VENTI IDEOLOGICI
Purtroppo la mia sensibilità tende a sottovalutare il problema liturgico, che, al contrario, altri utilizzano, a torto o a ragione, come una specie di unità di misura di cattolicità. Nonostante in passato abbia frequentato persone con al centro dei propri interessi la perfetta riuscita cerimoniale, non sono mai riuscito a farmi conquistare dai pizzi e merletti, a cui preferivo (e preferisco) propedeutiche spirituali di altro genere. E’ una prospettiva che riuscirei a comprendere qualora la scelta preferenziale per una data ritualità, fosse un mezzo (e non il mezzo) attraverso cui il credente trovasse concreta crescita nella fede.
Ora io non ho un inquadramento tale da potermi permettere una disamina adeguata sulla liturgia, ma due parole sull’intendimento ideologico della fede mi sento di spenderle.
Che cosa è un’ideologia? La si potrebbe definire una logica di un’idea ben ordinata e sistematica, in cui ogni pezzo del mosaico è sapientemente incastrato, una stanza chiusa in cui ogni cosa presente è linda e perfetta.
Forse la più bella definizione di ideologia la diede Hegel, quando, parlando del suo sistema filosofico, disse: “Se i fatti non si adattano alla teoria, tanto peggio per i fatti“.
In sostanza un’ideologia è l’atteggiamento totalitario dell’intelletto sulla realtà, che pretende di dominare al fine di conservare l’ordine interno alla propria logica. Una logica rigida ed intransigente, così come è la sua natura.
A mio modo di vedere la Chiesa sta vivendo un profondo momento di transizione, un Cristianesimo ideologico che vive nel tentativo di racchiudere il Cristo in un magisterialismo che non diviene più orientativo e mezzo di discernimento per illuminare la realtà, ma si fa sistema teologico con cui dominarla.
Chi si riconduce direttamente alla dottrina, chi si sente allergico ai documenti e predilige l’approccio diretto alla Sacra Scrittura, chi se ne infischia della banda e di chi la suona e insinua di conoscere per via emotivo-sentimentale Iddio che è nei Cieli, ma, fatto sta, che ciascuno di questi atteggiamenti è vincolato all’egoismo di gestire Dio secondo quella sensibilità personale propria all’individuo.
Da qui viene a ramificarsi la Babele costantemente vigilante, affinché nessun elemento estraneo entri a turbare l’organicità fissa e sistematica del proprio intendere, pronti a fagocitare e ad espellere quella parte di realtà inconciliabile con il proprio mondo.
E’ difficile riuscire a trovare anime capaci di essere distaccate dal binomio mi piace/non mi piace, per apririsi ad accettare il fatto che Dio compie opere diverse e di eguale dignità, che vanno accettate e amate anche se non necessariamente sposate. La nostra vista non si estende oltre i 180 gradi, così che non possiamo pretendere che esista solo ciò che vediamo e sappiamo ordinare, ma dobbiamo accettare il fatto che altri guardino nella direzione opposta alla mia e descrivano quella realtà che, essendo alle mie spalle, non riesco ancora a vedere. Non dico l’accettazione acritica e l’apertura ad un malsano relativismo, ma attenzione e rispetto verso colui che mi comunica una realtà descritta e vista con altre parole, con altri colori e altre sfumature, evidenziante nuovi particolari, grandi e piccoli, e non per questo necessariamente falsa.
Oggi la Chiesa vive a compartimenti stagni, suddivisa nei suoi nuclei tradizionalisti e progressisti ed in tutti i loro relativi sottoinsiemi, chiudendosi a tutti quei Gesù diversi dagli stereotipi ideologicamente predefiniti.
Alla base morale e spirituale del Cristianesimo ideologico… solo tanto male.
Spesso mi pare che la lotta liturgica intestina alla Chiesa non sia altro che una branca di questa malattia del cuore estesa alla mente, chiamata ideologia.









