Archivio di ottobre, 2008

DISTINZIONE SENZA DIVISIONE

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contingo%20mani%20sito DISTINZIONE SENZA DIVISIONEA noi non interessa il fascino della logica, per ridurre il mondo ad un quadro fisso, ad una grandezza invariabile. Desideriamo emanciparci, almeno in parte, dal mondo della rappresentazione che abbiamo edificato alle spalle della realtà contingente, per un piacere dell’esistenza, piacere per le cose prossime, vissute da un’anima mite, consapevole e affidabile, capace di esteriorizzare l’interiorizzato.
Vogliamo uomini veri, concreti ed un avvicinamento collaborativo di ruoli: dall’estrosità dell’artista al temperamento sobrio del lavoratore dei campi, dal raziocinante filosofo all’operoso volontario operante nel sociale. Vogliamo un differente significato nell’evoluzione culturale della civiltà, con custruttori di sistemi fatti di moderazione, equità, temperanza, pacatezza, pazienza, coraggio, semplicità, discrezione.
Noi vogliamo sviluppare sentimenti, conservando la nostra personalità, riconducendola a valori di rango elevato, con il libero sguardo di fronte alla realtà, con la cautela del prudente, il coraggio dell’avventuriero, la lungimranza dello stratega, la pazienza e il rigore nelle più piccole cose, l’intera onestà della coscienza.
La democrazia moderna, prima di essere alla ricerca di nuovi sistemi politici, ha la necessità di trovare uomini capaci di superare l’egoismo della polis contemporanea, capaci di rendersi élite,
L’élite è nobiltà d’animo, coraggio, onore, sincerità, limpidezza, fedeltà, sacrificio, saggezza, sapienza, virtù, che, se incarnate, creano una saldatura inscalfibile nel rapporto tra uomini, conseguendone i presupposti per una nuova prosperosa Atlantide.
In Falco Bianco le idee che si sviluppano non sono il prodotto polveroso che avviene nel chiuso sapere accademico, ma vorrebbero essere la spontanea e naturale crescita di un confronto di persone legate da fiduciosa e salda amicizia.

PRONTI A CREARE

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creazione PRONTI A CREARED’ogni radice io cerco l’anima. Solo così posso donare agli altri la commozione e l’ispirazione che mi ha spinto a creare.
Ecco, il pittore che si libera dal superfluo, per mettere al mondo la figura che ha individuato ancora prigioniera nella informe vitalità delle radiche.
Allora l’artista dà forma alla sua immaginazione e diventa poeta, perché sia che operi sulle sue tavole o nei suoi gruppi scultorei, egli, riscoprendo il senso vitale della natura, dà forma concreta alle sue visioni, dove vibra una luce che offre la percezione del trascorrere del tempo e la inchioda ad un presente infinito.
La vera arte del pittore affascina, coinvolge, perché ha la capacità di rivelare, un poco alla volta, l’anima dei personaggi che si offrono alla nostra attenzione, come autentiche opere di poesia.
Ci consoliamo con l’efficacia della sua fantasia, cogliendone il bello e l’ignoto.
Forse Falco Bianco è una finestra spalancata sul futuro e, per la sua originalità, è come una pittura che si lascia ammirare in molteplici forme, da una perizia raffinata, che rivela sensibilità ed innata delicatezza.

VIDEO: STRALCIO DI PELLEGRINAGGIO

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Quello che segue è un breve video che racconta uno spaccato di preghiera durante la salita al monte Krizevac, percorso “obbligato” per i nostri pellegrini sulla via della croce.

La pratica della costante orazione è stata vissuta nell’intento di affondare le radici del cuore nella dimensione stessa di quella gratuità di relazione che si va ad instaurare in un rapporto d’amore. Prima di ogni richiesta, prima di ogni lode, prima di una qualunque ragione che vada a giustificare il “perché” del proprio fare, la preghiera è l’incarnazione di un gesto fine a se stesso, incapace di un calcolo e di un tornaconto di qualsivoglia natura, poiché l’amore vero, il desiderio di relazionarsi e quindi di incarnarsi vicendevolmente, è dato da uno slancio del cuore così completo da non salvaguardare nulla del proprio io, per abbandonarsi fiduciosi tra le braccia di Dio.
Questa totalità, questa completa dimenticanza di sé sarà poi ad esempio del proprio rapporto con il prossimo, troppo spesso annacquato dal perbenismo spurio dell’ipocrisia o da una concettuosità religiosa che presume di cambiare le persone non solo secondo un metro di misura personale, ma anche in vista di un egoismo vestito di religiosità.
L’educazione ad una preghiera vera, disinteressata, libera dalle rigidità autoimposte dagli schemi costruiti a tavolino e dalle ottusità fecondate da ciò che non si è disposti a mutare di sé, deve essere riferimento di una precisa e costante dimensione dell’essere, capace di mutarsi in uno stato di coscienza e di discernimento, ramificato ad ogni strato dell’uomo.
Non vana ricerca di emozioni o religiosità a basso costo, ma impegno reale verso una riforma di se stessi, anche lontani da luoghi che possono facilitare lo sprone a tale riforma.
Una fede che deve sapersi mutare in coscienza, precisa nel discernere e forte nella volontà, indirizzata alla formazione di un pensiero consapevole che possa portare a ragioni solide che aiutino la crescita della fede stessa ed il concreto perseguimento di un ideale, non più fumoso sentimentalismo da sagrestia, ma con matura compenetrazione di mente e cuore.

A ciascuno l’onere di testimoniare il proprio assenso.

LA MIA ESPERIENZA A MEDUGORJE

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mappa%20di%20medugorje LA MIA ESPERIENZA A MEDUGORJECome annunciato segue la prima delle testimonianze riguardanti il pellegrinaggio a Medugorje appena conclusosi.
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di Annalisa Della Rosa

E’ la prima volta che sono andata in pellegrinaggio a Medugorje e non nascondo di essere stata un po’ nervosa e titubante prima della partenza. Mi avevano raccontato tante cose e vedevo tanto entusiasmo da parte di tutti, ma mai mi sarei aspettata di poter assaporare un’esperienza così intensa.
La bellezza di cui sono stata riempita non è stata data da una realtà facilmente descrivibile, perché è stata una sensazione che pian piano si è impadronita della mia persona: pace.
Eravamo in tantissimi: ben due pulman pieni pieni, ma nel giro di pochissimo tempo eravamo già diventati una bella famigliola allargata, dove i giovani aiutavano i più anziani a raggiungere i luoghi un po’ più difficoltosi e impervi, mentre tutti insieme si pregava e si meditava.
Credo che la famigliarità formatasi, facilitata anche dall’idea degli organizzatori di cambiare sempre posto a tavola, sia stata una delle caratteristiche più autentiche e vissute provate in questa settimana intensissimai: era come se tutti fossimo stati più inclini all’essere gentili e sorridenti, generosi e caritatevoli, vogliosi di aiutare e di partecipare.
Tante le iniziative e conseguentemente la stanchezza si faceva sentire, ma non ci si risparmiava in niente, poiché è come se ciascuno di noi fosse stato consapevole dell’irripetibile opportunità data. Molti si conoscevano ma non si sono chiusi e hanno accettato senza problemi anche i nuovi arrivati, come me e mio marito, con un sorriso e un abbraccio sincero.
Il pellegrinaggio, organizzato dall’Associazione Falco Bianco e dal circolo “Maria il Giglio” era pieno di appuntamenti: dai momenti di preghiera sui monti delle apparizioni, a quelli di catechesi, dai momenti di visita ai centri di accoglienza con i racconti di testimonianze vissute, a quelli di adorazione eucaristica nella chiesa del paese e alla Santa Messa giornaliera.
E’ stata una settimana tanto intensa che sul momento non si riusciva sempre a comprendere profondamente quello che, a posteriori, è rimasto nel cuore pulito da tutte le suggestioni passeggere. Ho avuto comunque la dimostrazione pratica di quello che Falco Bianco cerca di promuovere e cioè lo sviluppo della coscienza di ogni individuo nelle sue particolarità e nei suoi carismi, grazie anche al sostegno dei suoi tutors, che si prodigavano senza sosta sia nel rispondere alle necessità individuali sia nell’insegnamento comunitario.
La validità di un pellegrinaggio, comunque, si valuta a posteriori e cioè valutando in che misura ciascuno di noi, ed io in particolare, riuscirà a tenere fede gli impegni presi. Qui si è chiamati da Maria a un cammino diretto alla semplicità, intesa come eliminazione a ritroso di tutto ciò che ingombra lo spirito e lo appesantisce: il peccato ed il frastuono del mondo.
Ringrazio perciò l’associazione con tutti i suoi membri per il lavoro fatto e spero che continuerete, come già fate, a seguire persone come me in questo lungo e difficile cammino.

RITORNO DA MEDUGORJE

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In tempo quasi reale ecco alcune foto dello sbarco dei pellegrini di ritorno da Medugorje.
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Ore 1,30: all’orizzonte ecco giungere uno dei due pullman mandati in missione, mentre il secondo ha già imboccato la strada per un percorso alternativo.

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Stanchi ma felici ciascuno si è recato alla propria abitazione, base da cui si ripartirà per testimoniare quanto si è imparato e vissuto nella breve ma intensa settimana di preghiera e vita comune.
A breve la pubblicazione delle foto del pellegrinaggio e alcune testimonianze da parte dei diretti protagonisti.

LE RAGIONI DEL NOSTRO ESSERCI

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Intervento del Presidente Paolo De Bei al consiglio direttivo di Falco Bianco, in data 3/10/2008
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In un recente colloquio ho tentato di sottolineare la necessaria coincidenza tra la coscienza personale, la formazione del pensiero e l’esperienza vissuta. Senza la dinamicità e l’effettivo intrinsecarsi di queste dimensioni, qualunque sia lo stato d’essere della persona, non ci è dato possibile una matura operatività associativa.
Se la quantità delle iniziative organizzate e svolte ci propone come una realtà viva, ciò non significa essere conseguentemente capaci di un’affermazione di identità personale e sociale, che, in ultima analisi, vorrebbe e dovrebbe essere l’anima creatrice di una qualunque praticità.
Disgiungere le proprietà dello spirito dal filamento operativo ed organizzativo non può che portare ad un’alienazione dell’intenzionalità del nostro impegno. Raccogliere denaro e materia di prima necessità per i bisognosi, animare realtà locali, proporre incontri culturali, cineforum, ritiri spirituali o qualunque altro genere di attività, rischia di ridursi in un palliativo spirituale per un pubblico in cerca di intrattenimento.
La reazione a questo modello per civiltà decadenti, ampiamente diffuso in ogni ramificazione sociale e religiosa, fu uno sprone che mosse i fondatori di Falco Bianco ad istituire un’associazione che fondasse il motivo del suo esserci proprio nell’obiettivo di formare se stessi ad una relazione inscindibile e necessitante fra teoria e prassi, fra ciò che si comprende e ciò che si attua, fra diversità ed identità, fra coscienza ed esperienza, fra singolo e comunità.
Trattare come astrattismo intellettuale una delle basi spirituali che dovrebbero fondare la nostra appartenenza all’associazione non è che la manifesta ammissione verso noi stessi di una mancato senso dell’onore nei confronti di un ideale che la nostra presenza qui vorrebbe invece pretendere di servire.
Un ideale si serve con il cuore, con la mente con il corpo: la dissonanza di una delle componenti non è che l’inizio di un tradimento che, presto o tardi, collasserà nelle più inconciliabili contraddizioni dell’essere.

Con ciò non voglio insinuare di voler sacrificare l’aspetto quantitativo del nostro agire, ma solamente di sviluppare nella giusta proporzione quello qualitativo, poiché per noi il rapporto che unisce la coscienza con l’esperienza è ciò che ci permette di dare una sostanzialità, un carattere metafisico, un fondamento identitario, un fine ultimo da perseguire che supera il significato dell’agire strettamente inteso. E’ per tale motivo che è strettamente necessario il non limitarsi ad una vaga percezione selvatica della coscienza personale e comunitaria, ma dobbiamo costringerci ad un pensiero che ne traduca adeguatamente le vibrazioni, ne discerna i contenuti e ne assimili le risultanti.
L’intelletto, inteso come impegno di comprensione e sviluppo delle ragioni del cuore e della mente, non è un’opzione facoltativa dell’essere umano, ma un preciso dovere che, nella nostra associazione, assume un carattere formale ed imprescindibile. Se la misura dell’intelligenza, intesa come talento naturale, è data da un’imperscrutabile decisione della sorte, ciò non toglie che ciascuno debba farne adeguato uso secondo quanto gli è concesso.
La teoria non deve valere né più né meno della prassi, poiché se aspiriamo ad una coincidenza di queste componenti, non possiamo prediligere l’una all’altra.
Potremmo dire che per noi il pensiero deve essere la traduzione effettiva della coscienza e dell’esperienza, e a tale rapporto noi diamo mediazione e movimento per mezzo di Falco Bianco. Al di fuori di questa dialettica, la nostra dimensione associativa verrebbe a mancare, nonché la ragione più profonda del nostro esserci costituiti in un organismo che, sì, vuole essere di utilità sociale, ma vuole esserlo secondo quel codice d’onore che rende un uomo degno di essere tale.

L’identificazione tra il nostro pensiero ed il nostro agire e tra la nostra coscienza ed il nostro essere vuole e deve divenire il nostro carattere identificativo, la condizione senza la quale il molteplice operare rimane privo di vero significato e di reale identità personale e associativa, poiché senza onore non può esserci né l’uomo né Falco Bianco.

IN PARTENZA PER MEDUGORJE

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Alle ore 12 di oggi sono partiti i due pullman aventi meta Medugorje.
Come di consueto la nostra associazione, in collaborazione con il circolo parrocchiale “Maria il Giglio“, ha raccolto cifre importanti e beni di prima necessità, al fine di aiutare le comunità religiose locali nel protrarre le importantissime attività sociali e spirituali svolte:
Con a capo la guida spirituale di don Massimo e l’intramontabile stratega operativo Walter, 92 pellegrini, provenienti da Toscana, Emilia e Lazio, hanno deciso di dedicare 7 giorni alla preghiera ed alla vita di comunità, alla luce della ferma convinzione per cui la vita attiva altro non è che un filamento pratico di quella contemplativa.
Ai nostri amici auguriamo la più proficua crescita spirituale ed un incontro vero e amorevole con il Dio che che tutto dà, ma che di te tutto vuole.

Alcune foto in preparazione della partenza

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