nov 24 2008

DOTTRINA E SPIRITO

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 16:29

Lo spirito può essere saggiato adeguatamente solo da quel palato già predisposto ad assaporare lo spirito stesso.
Il vero lavorio che logora il formatore non consiste tanto nell’indottrinare, quanto nel preparare il palato spirituale dell’anima ad assaporare nel modo più consono lo spirito della dottrina insegnata.
Se si fallisce su questo punto, ogni avanzamento non sarà solo inutile, ma dannoso per l’anima stessa e per l’ambiente in cui è inserita.


nov 23 2008

VIGILANZA RECIPROCA

Tag:Tag , , , , , Paolo De Bei @ 21:48

All’interno di un gruppo, oltre alla presenza di una guida, è necessario creare la responsabilizzazione di ogni singolo, per mezzo di un’adeguata vigilanza reciproca.
Ciascuno divenga custode del suo prossimo, senza cadere nella presunzione di averne la direzione.
L’amorevolezza reciproca che passa attraverso il riguardo dell’altrui integrità è il più adeguato mezzo che una guida saggia può utilizzare per la creazione di un ambiente sano e responsabile.


nov 22 2008

METODO E RISULTATO

Tag:Tag , , , Paolo De Bei @ 22:14

Un metodo ed un ambiente che permetta l’esercizio delle più comuni virtù e della morale, senza dover ricorrere ad eroismi di fatto, permetterà almeno a qualcuno non solo di non peggiorare, ma anche di progredire sensibilmente.
Qoelet dice che il giusto a stento si salva.
Alla gente non piace esercitarsi nella costante lotta e salvaguardarla dalla sua propria indolenza è sintomo di grande lungimiranza e conoscenza degli spiriti.


nov 22 2008

PRECETTISMO E GUIDE CIECHE

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 22:12

Il vero pericolo di una disciplina è quello di cadere nella mentalità precettistisca di chi vive un dottrinismo sentimentale od intellettuale.
La guida dovrà essere molto attenta a seguire passo a passo la persona e sferzare immediatamente gli errori, al fine di equilibrare gli eccessi ed i difetti.
Mai investire una guida di tale titolo prima di una comprovata testimonianza di irreprensibilità morale (non solo formale) e capacità concrete di discernimento dello spirito e delle situazioni.
Meglio non avere una guida che non un cieco alla guida di altri ciechi.


nov 22 2008

TRASFORMAZIONE

Tag:Tag , , Paolo De Bei @ 22:11

Saper essere severi ed amorevoli, far convivere ad un tempo le due dimensioni, non è tanto un’arte da imparare, quanto una spiritualità da incarnare.
Solo Dio può trasformare l’anima in Se Stesso.


nov 22 2008

UNA FACCENDA PER SANTI

Tag:Tag , , Paolo De Bei @ 22:10

L’unico modo per non cadere in metodi repressivi è sviluppare un adeguato equilibrio fra mansuetudine e fermezza, a seconda della circostanza e dell’individuo.
L’anima rimproverata deve riuscire a sentire ad un tempo la lama della giustizia che taglia ed il cuore infranto di chi scaglia il colpo.
Una faccenda per santi.


nov 22 2008

DOLCEZZA E FERMEZZA

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 22:09

Permettere all’errore di pronunciarsi è come permettere al male di mettere radici.
Transigere sul comportamento, significa dare spazio a comportamenti disordinati, prima nella persona, conseguentemente nel gruppo.
Permettere appetiti disordinati di manifestarsi, significa ostacolare chi vuol compiere un retto percorso.
E’ un torto sia alla giustizia che alla carità, ma ci si guardi bene dal creare ordine per mezzo della rigidità.
Dolcezza e fermezza sono le uniche vere ali della disciplina.


nov 22 2008

OPEROSITA’ E DOTTRINA

Tag:Tag , , , Paolo De Bei @ 22:07

Può darsi che avesse ragione don Bosco. E’ forse più saggio portare una filosofia attraverso la pratica di una dottrina che non attraverso la spiegazione della dottrina stessa.
La gente comprende più il fare che il concetto e attraverso la direzione attenta dell’agire, si possono portare le persone ad una comprensione vissuta della dottrina e attuare una selezione naturale su quelli mossi da ipocrisia o sentimentalismo.
La creazione di un ambiente adeguato all’operosità è forse il miglior servigio fatto allo spirito.
Creare un luogo adeguato in cui formare l’intera persona, dove non solo venga professata la verità, ma dove venga anche fatto tacere l’errore, è l’esigenza prima del nostro tempo.
Insegnare un S. Giovanni della Croce senza una sovrastruttura ambientale e comportamentale adeguata, è una fatica assolutamente inutile.


nov 20 2008

DON BOSCO: SULLA BUONA STAMPA

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 20:42

Proponiamo, qui di seguito, lo stralcio di una lettera di San Giovanni Bosco riguardante l’apostolato della buona stampa, che, volendo estendere al tempo odierno, vogliamo ricollegarla anche al nostro piccolo contributo in rete.
Uomo e santo di riferimento alla nostra associazione, ci indica l’equilibrio che deve sussistere tra il calore di un cuore attento alla verità ed il rigore di un’intelligenza aperta alla carità.
——————–
[...]
Fra questi quello che io intendo caldamente raccomandarvi, per la gloria di Dio e la salute delle anime, si è la diffusione dei buoni libri. Io non esito a chiamare Divino questo mezzo, poiché Dio stesso se ne giovò a rigenerazione dell’uomo. Furono i libri da esso ispirati che portarono in tutto il mondo la retta dottrina. Esso volle che in tutte le città e in tutti i villaggi della Palestina ve ne fossero copie, e che ogni sabbato se ne facesse lettura nelle religiose assemblee. Sul principio questi libri furono patrimonio solamente del popolo Ebreo, ma, trasportate le tribù . in cattività nell’Assiria e nella Caldea, ecco la Santa Scrittura venir tradotta in siro-caldaico e tutta l’Asia centrale possederla nel proprio linguaggio. Prevalendo la potenza Greca, gli Ebrei portarono le loro colonie, in ogni angolo della terra, e con esse si moltiplicarono all’infinito i Libri Santi; e i Settanta, colla loro versione, arricchirono con questi eziandio le biblioteche dei popoli pagani; sicchè gli oratori, i poeti, i filosofi di que’ tempi attinsero dalla Bibbia non poche verità… Iddio, principalmente co’sizoi scritti ispirati, preparava il mondo alla venuta del Salvatore.

Tocca adunque a noi imitare l’opera del Celeste Padre. I libri buoni, diffusi nel popolo, sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime. I pensieri, i principii, la morale di un libro cattolico sono sostanza tratta dai libri divini e dalla tradizione Apostolica. Sono essi tanto più necessari in quanto che l’empietà e la immoralità oggigiorno si attiene a quest’arma, per fare strage nell’ovile di Gesù Cristo , per condurre e per trascinare in perdizione gli incauti e i disobbedienti. Quindi è necessario opporre arma ad arma. Aggiungete che il libro, se da un lato non ha quella forza intrinseca della quale è fornita la parola viva, da un altro lato presenta vantaggi in certe circostanze anche maggiori. Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote, è tollerato eziandio dai cattivi come memoria o come regalo. Presentandosi non arrossisce, trascurato non s’inquieta, letto insegna verità con calma, disprezzato non si lagna e lascia il rimorso che talora accende il desiderio di conoscere la verità; mentre esso è.sempre pronto ad insegnarla. Talora rimane polveroso sovra un tavolino o in una biblioteca. Nessuno pensa a lui. Ma vien l’ora della solitudine, o della mestizia, o del dolore, o della noia, o della necessità di svago, o dell’ansia dell’avvenire, e questo amico fedele depone la sua polvere, apre i suoi fogli, e si rinnovano le mirabili conversioni di S. Agostino, del Beato Colombino e di S. Ignazio. Cortese coi paurosi per rispetto umano, si intrattiene con essi senza dare sospetto a veruno famigliare coi buoni è sempre pronto a tener ragionamento; va con essi in ogni istante, in ogni luogo. Quante anime furono salvate dai libri buoni, quante preservate dall’orrore, quante incoraggiate nel benel Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio. Eppure quanto di meglio si ottiene! Un libro in una famiglia, se non è letto da’ colui a cui è destinato o donato, è letto dal figlio o dalla figlia, dall’amico o dal vicino. Un libro in un paese talora passa nelle mani di cento persone. Iddio solo conosce il bene che produce un libro in una città, in una biblioteca circolante, in una società d’operai, in un ospedale, donato come pegno di amicizia. Nè bisogna temere che un libro possa essere da certuni rifiutato perchè buono. Al contrario. Un nostro Confratello, tutte le volte che a Marsiglia andava sui moli di quel porto, recava sue provviste di libri buoni da regalare ai facchini, agli artigiani, ai marinai. Or bene, questi libri furono sempre accolti con gioia e riconoscenza, e talora erano letti subito con viva curiosità.

Premesse queste osservazioni e ommessene molte altre che voi stessi già conoscete, vi pongo sott’ occhio le ragioni per cui dovete essere animati a procurare con tutte le forze e con tutti i mezzi la diffusione dei buoni libri, non solo come Cattolici, ma specialmente come Salesiani.

1. Fu questa una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza;, e voi sapete come io dovetti occuparmene con istancabile lena, non ostante le mille altre mie occupazioni. L’odio rabbioso dei nemici del bene, le persecuzioni contro la mia persona dimostrarono, come l’errore vedesse in questi libri un formidabile avversario e per ragione contraria un’impresa benedetta da Dio.

2. Infatti la mirabile diffusione di questi libri è un argomento per provare l’assistenza speciale di Dio. In meno di trent’anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo. Se qualche libro sarà rimasto trascurato, altri avranno avuto ciascuno un centinaio di lettori, e quindi il numero di coloro, ai quali i nostri libri fecero del bene, si può credere con certezza di, gran lunga maggiore del numero dei volumi. pubblicati.

3. Questa diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della nostra Congregazione. L’articolo 7 del paragrafo primo delle nostre Regole dice dei Salesiani: “Si adopereranno a diffondere buoni libri nel popolo, usando” tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira. Colle parole e con gli scritti cercheranno di porre un argine all’empietà ed all’eresia, che in tante guise tenta insinuarsi fra i rozzi e gli ignoranti. A questo scopo devono indirizzarsi le prediche le quali di tratto in tratto si tengono al popolo, i tridui, le novene e la diffusione dei buoni libri”.

4. Perciò fra questi libri che si devono diffondere, io propongo di tenerci a quelli, che hanno fama di essere buoni, morali e religiosi, e debbonsi preferire le opere. uscite dalle nostre tipografie, sia perché il vantaggio materiale che ne ‘ proverrà si muta in carità, col mantenimento di tanti nostri poveri giovanetti, sia perché le nostre pubblicazioni tendono a formare un sistema ordinato, che abbraccia su vasta scala tutte le classi che formano l’umana società. Non mi fermo su questo punto; piuttosto con vera compiacenza vi accenno una classe sola, quella dei giovanetti alla quale sempre ho cercato di far del bene, non solo colla parola viva, ma colle stampe. Colle Letture Cattoliche, mentre desiderava istruire tutto il popolo, avea di mira di entrar nelle case, far conoscere lo spirito dominante nei nostri Collegi e trarre alla virtù i giovanetti, specialmente colle biografie di Savio, di Besucco e simili.

Col Giovane provveduto ebbi in mira di condurli in chiesa, loro istillare lo spirito di pietà e innamorarli della frequenza dei Sacramenti. Colla collezione dei classici italiani e latini emendati e colla Storia d’Italia e con altri libri storici o letterarii, volli assidermi al loro fianco nella scuola e preservarli da tanti errori e da tante passioni, che loro riuscirebbero fatali pel tempo e per l’eternità. Bramava, come una volta essere loro compagno nelle ore della ricreazione, e ho meditato di ordinare una serie di libri ameni che spero non tarderà a venire alla luce. Finalmente col Bollettino Salesiano, fra i molti miei fini, ebbi anche questo di tener vivo nei giovanetti ritornati nelle loro famiglie l’amore allo spirito di S. Francesco di Sales e alle sue massimo, e di loro stessi fare i salvatori di altri giovanetti. Non vi dico che io abbia raggiunto il mio ideale di perfezione: vi dirò bensì che a voi tocca coordinarlo in modo che sia completo in tutte le sue parti.

Vi prego e vi scongiuro adunque di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione. Incominciatela non solo fra gli stessi giovanetti che la Provvidenza vi ha affidati, ma colle vostre parole e col vostro esempio fate di questi altrettanti apostoli della diffusione dei buoni libri.
Al principio dell’anno gli alunni, specialmente i nuovi, si accendono di entusiasmo alla proposta di queste nostre associazioni, tanto più vedendo che si tratta di corrispondere con una esigua somma. Procurate però che siano spontanee e non in qualsivoglia modo imposte le loro adesioni, e con ragionate esortazioni inducete i giovani ad associarsi, non solo in vista del bene che questi libri faranno ad essi,. ma eziandio riguardo al bene che con questi possono fare agli altri, mandandoli a casa di mano in mano che son pubblicati, al padre, alla madre, ai fratelli, ai benefattori. Eziandio i parenti poco praticanti la religione restano commossi a questo ricordo di un figlio, di un fratello lontano, e facilmente si inducono a leggere il libro, se non altro, per curiosità. Procurino però che queste spedizioni non prendano mai l’aspetto di predica o di lezione ai parenti, ma sempre e solo di caro dono é di affettuosa memoria. Ritornati poi a casa, col regalarli agli amici, coll’imprestarli ai parenti, col darli per compenso. di qualche servigio, col cederli al parroco, pregando che li distribuisca, col procurare:e nuovi associati, si sforzino di accrescere i meriti delle loro opere buone.

Persuadetevi, o cari miei figliuoli, che simili industrie attireranno su di voi e sui nostri fanciulli le benedizioni più elette del Signore.

Finisco: la conclusione di questa lettera deducetela voi, col procurare che i nostri giovani attingano i morali e cristiani principii, specialmente dalle nostre produzioni, evitando il disprezzare i libri degli altri. Debbo però dirvi che provai grave pena al cuore, quando seppi che in alcune nostre Case le opere da noi stampate, appositamente per la gioventù, fossero talvolta sconosciute o tenute in nessun conta Non amate e non fate amare dagli altri quella scienza, che al dire dell’Apostolo in fiat, e rammentatevi che S. Agostino, divenuto Vescovo, benché esimio maestro di belle lettere ed oratore eloquente, preferiva le improprietà di lingua e la niuna eleganza di stile, al rischio di non essere inteso dal popolo.

La grazia del Nostro Signore Gesù Cristo sia sempre con voi.
Pregate per me.

Torino, 19 Marzo, festa di S. Giuseppe, 1885.
A f mo in G. C.
Sac. Giovanni Bosco.


nov 16 2008

SPIRITO AMICO

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 23:53

L’intima vocazione di chi si prefigge la formazione spirituale è quella di custodire e preservare.
Come un padre accoglie, come una madre ascolta, come un fratello aiuta, come un guerriero difende, come un angelo consiglia, come un maestro insegna, come un pedagogo esorta, come un profeta annuncia, come un amico soffre delle cadute dell’assistito.

Riottoso alla presunzione di conoscenza consuma l’amore per l’amico nella sua propria debolezza, schiaffeggiato dalla consapevole limitatezza del proprio essere. Eppur si compiace delle sue infermità, perché non lui vuole affermarsi, ma la verità che ha in cuore di testimoniare, che lo rende forte opportune et inopportune.

Il suo dire non desidera né gloria né ammirazione, ma scaturisce dalla forza e dal vigore per quell’ideale di cui è sposo e di cui dona la sovrabbondanza che gli sgorga dall’anima.
Con spirito vigile veglia incessantemente su di sé, affinché le ombre del mondo non offuschino la sua limpidezza e con eguale solerzia sorveglia le anime di quegli amici che a lui hanno voluto affidarsi.

Con amore ammonisce, con giustizia punisce e con sapiente mano opera sui proliferanti mali dei suoi protetti, saldo e forte in quel coraggio di chi, pur amando, sa di dover ferire per spurgare le infezioni.

Obbediente alla propria coscienza non invade l’altrui libertà, ma infonde senso di responsabilità e schiettezza di spirito.
Custode del libero arbitrio non rinuncia all’ammonimento e alla rispettosa correzione, poiché non riesce a concepire sincerità di relazione senza verità di fatti ed intenti.

Come padre e maestro si prodiga per incarnare non solo la verità che annuncia, ma la vita stessa di chi assiste, soffrendo e gaudendo per l’amico come se ogni evento accadesse a se stesso.

La responsabilità che il formatore di spiriti si addossa è quella di chi, nell’orto del Getsemani, in attesa di esser braccato, torturato ed ucciso come il peggiore dei briganti, ebbe in cuore di dire: “Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto” (Gv 17,12).


Pagina successiva »