OLTRE LA CONSOLAZIONE
Alcuni pensano che la validità di un insegnamento spirituale si manifesti nella piacevolezza che ad esso segue.
In realtà non vi è nulla di più estraneo allo spirito di quel compiacimento che porta a gustare la parte sensibile della verità e non il suo messaggio di privazione e spogliazione dell’io.
Gli effetti sensibili dello spirito, consolazioni o desolazioni che siano, non fanno che distrarre l’individuo da una crescita di fede.
La fede non aspira né alla gioia né al dolore, ma solo alla trasformazione dell’anima in un alter Christus. L’anima realmente impegnata in una crescita interiore non è affatto distratta dalla piacevolezza o dall’asperità del cammino, poiché essa deve essere del tutto concentrata nella via purgativa, illuminativa ed unitiva, affatto vincolata alle parti più sensuali dello spirito.
Pertanto, l’anima che procederà per la via di Cristo, non sceglierà tanto la strada più conforme alla sua propria comodità, ma quella più austera e giusta, al fine di purificare quella parte sensibile che tanto la rende instabile in quella fede che presuntuosamente professa.
E’ sconfortante osservare quante anime muovano i propri passi nel cammino spirituale più per giovare di una sensualità emotiva che non per praticare reale virtù, più per usare Dio a soddisfazione del proprio compiacimento che non per immergersi in un’ascesi che abbia per mira il distacco da sé e la contemplazione.
Sarebbe meglio per costoro gonfiare il proprio orgoglio in attività più neutre che non offendendo le piaghe di un Dio che morì privo di quella consolazione a cui loro tanto aspirano.










Nella lettera ai Filippesi S.Paolo si esprime con termini molto chiari, conformi all’attuale modo di pensare: perdita e guadagno.(3,3-8a)
Ci riferisce un concetto che ancora oggi noi facciamo fatica a mettere in pratica e cioè che il rispetto dell’osservanza della legge (frequentare la S. Messa, pregare ecc.) è solo una perdita di tempo se dentro di noi non cerchiamo la conoscenza di Cristo. (E per conoscenza intende fare esperienza, cercarlo con tutto noi stessi)
La pratica delle varie forme di osservanza non ha alcun valore di salvezza se non siamo mossi, nel compierli, dallo Spirito di Dio che alberga in noi.
L’unico vero guadagno eterno e sicuro sta proprio nella ricerca, nella conoscenza e nel donarsi completamente a Cristo nostro Signore e nostro Fine.
Ora ci si chiede di fare un ulteriore passo.
Siamo soliti a soffermarci, a gustare e a considerare il nostro grado di riflessione davanti a Gesù con il metro delle sensazioni di gioia e di dolore che sperimentiamo.
La realtà non è però questa.
Esse sono espressioni superficiali del nostro sentire e come tali non necessarie o anche ingannevoli.
All’inizio della nostra vita spirituale è Dio stesso che magari le dona come aiuto e sostegno al nostro avvicinarsi a Lui ma non dobbiamo attaccarci ad esse altrimenti basiamo la nostra spiritualità sulla pula e non sulla roccia.
Qui ci è dato un grande consiglio, ora però sta a noi metterlo in pratica e assicuro, per esperienza personale, che non è facile.
Il serpente trova sempre il mezzo per insinuarsi e brancarti con le sue spire!
Procuriamo di avere vicino a noi sempre l’antidoto giusto.