mar 28 2009

SCIENZA E FEDE

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mar 21 2009

GESU’: VERO DIO E VERO UOMO

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mar 13 2009

LA RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

Tag:Tag , , , , , , , , , , Paolo De Bei @ 23:56

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso – dalla lettera enciclica Fides et ratio (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

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mar 06 2009

STORIA DEL PENSIERO, DELLA MORALE, DELLA FEDE

Tag:Tag , , , , , , , , Paolo De Bei @ 13:02

Pubblichiamo qui a seguito la registrazione video dell’incontro tenutosi a Codena (MS) il 05/03/2009.
In modo semplice e scorrevole, per quanto inevitabilmente non esaustivo, vengono percorsi 2000 anni di storia cristiana, nel tentativo di tracciare il sottile filo rosso che ci porta alla nostra quotidianità.
Il tentativo è stato quello di proporre la storia del pensiero non come un discorso astratto e accademico, ma come manifesta e necessaria premessa alla comprensione della morale, della società, dei costumi e dell’esistenza personale di ciascuno.

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mar 05 2009

TRA VERITA’ E TOLLERANZA

Tag:Tag , , , , Paolo De Bei @ 16:10

Breve intervista riguardante l’impossibile conciliazione tra verità ed errore e quindi la conseguente assurdità di tollerare l’errore in vista della carità dovuta all’errante.
Singolar cosa è il vedere introdotta nella Filosofia la riverenza allo spirito umano (ed è la sola riverenza che conoscono costoro), come se questo o alcun altro simile sentimento potesse valere assai nel decidere questioni di verità e di falsità”. Solo la verità è “l’onore dello spirito umano, non perché egli la formi ma perché ne è informato” e ciò contro quanti “s’immaginano che lo spirito umano meriti un onore per se stesso, indipendentemente dalla partecipazione della verità, e sembra che onorino questa come una creatura di quello, alla stessa maniera dell’errore, che certamente è una creatura, una pura creatura del medesimo” (Antonio Rosmini).


mar 01 2009

MAESTRO E AMICO

L’intima vocazione di chi si prefigge la formazione spirituale è quella di custodire e preservare.
Come un padre accoglie, come una madre ascolta, come un fratello aiuta, come un guerriero difende, come un angelo consiglia, come un maestro insegna, come un pedagogo esorta, come un profeta annuncia, come un amico soffre delle cadute dell’assistito.

Riottoso alla presunzione di conoscenza consuma l’amore per l’amico nella sua propria debolezza, schiaffeggiato dalla consapevole limitatezza del proprio essere. Eppur si compiace delle sue infermità, perché non lui vuole affermarsi, ma la verità che ha in cuore di testimoniare, che lo rende forte opportune et inopportune.

Il suo dire non desidera né gloria né ammirazione, ma scaturisce dalla forza e dal vigore per quell’ideale di cui è sposo e di cui dona la sovrabbondanza che gli sgorga dall’anima.
Con spirito vigile veglia incessantemente su di sé, affinché le ombre del mondo non offuschino la sua limpidezza e con eguale solerzia sorveglia le anime di quegli amici che a lui hanno voluto affidarsi.

Con amore ammonisce, con giustizia punisce e con sapiente mano opera sui proliferanti mali dei suoi protetti, saldo e forte in quel coraggio di chi, pur amando, sa di dover ferire per spurgare le infezioni.

Obbediente alla propria coscienza non invade l’altrui libertà, ma infonde senso di responsabilità e schiettezza di spirito.
Custode del libero arbitrio non rinuncia all’ammonimento e alla rispettosa correzione, poiché non riesce a concepire sincerità di relazione senza verità di fatti ed intenti.

Come padre e maestro si prodiga per incarnare non solo la verità che annuncia, ma la vita stessa di chi assiste, soffrendo e gaudendo per l’amico come se ogni evento accadesse a se stesso.

La responsabilità che il formatore di spiriti si addossa è quella di chi, nell’orto del Getsemani, in attesa di esser braccato, torturato ed ucciso come il peggiore dei briganti, ebbe in cuore di dire: “Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto” (Gv 17,12).