nov 07 2009
CIVETTERIA EMOTIVA
Quando la stanchezza avvolge le membra, si avvertono le emozioni quasi ovattate. Ciò che la forza e la lucidità portano ad avvertire con intensità, una fatica prolungata sparpaglia dentro noi stessi i frammenti di ciò che emotivamente rimane.
Anche la sofferenza, ad esempio, si trasforma nel modo di essere percepita, ma la profondità del suo lavorio interiore rimane immutata a causa della sua differente natura rispetto agli elementi emozionali.
Quel che realmente si riferisce ad una dimensione aristocratica dello spirito si nutre di profondità più che di intensità, così che, anche nella situazione più impervia dell’esistenza, permane a riferimento quel punto fermo dell’anima attraverso cui ci riesce possibile distinguere il movimento degli altri punti.
È dunque questa la differenza tra sentimento ed emozione: il primo troneggia nella profondità dell’anima, sia esso gaudio o dolore, amore od odio, e suppone un moto di perpetuità; la seconda risulta essere florida di grandi intensità, ma è affetta da caduca ed irregolare manifestarsi.
Solo nel sentimento è possibile godere l’intensità che vive nella verità: il resto è solo civetteria emotiva, il male del nostro tempo.



















