foglia 1  IN RICERCA DELLA FORESTAOggi sono andato alla ricerca di sguardi capaci di rinvigorirmi con la gentilezza di una foresta, ma ho trovato solo ciarpame secco.
Ho scrutato le movenze degli uomini per piroettare nelle estasi della loro danza, ma non ho uito alcuna musica.
Ho auscultato il cuore delle donne pronto a perdermi nell’abisso del sentimento, ma mi sono imbattuto solo in pozzanghere.
Abbiamo reso lo spirito flaccido e pigro, rendendolo incapace di un parto poetico, di una riflessione capace di spingersi oltre l’intellettualmente istruito.
Lo abbiamo sterilizzato con i mezzi di consumo, addomesticandolo con le accademie.
Abbiamo frantumato il vero sapere in specializzazioni autocefale, creando l’intellettuale, colto replicante impossibilitato al soffio di vita.
Ci siamo resi insensibili al colore favorendo il concetto, sgretolato la montagna per preferire l’astrazione, crocifisso l’estetica per un più comodo “de gustibus”.
Fra le pagine di un libro ho ritrovato una foglia autunnale d’acero messa lì da un me stesso molto più giovane. È bene essere saggi già in gioventù e conservare un poco di foresta in qualche scrigno di sè: viviamo in un’epoca barbara ed incerta, dall’anima astratta e monocromatica, incapace di giocare con le essenze dell’estasi.
Il cielo è divenuto cemento, così che siamo in grado di concepirlo solo secondo una scala di grigi.