SOGNO O REALTA’ POLITICA

“Il sogno del cardinale Bagnasco”: la questione dei cattolici in politica sarà forse chiamata così dopo che il presidente dei vescovi italiani, introducendo i lavori del comitato permanente della CEI l’altro ieri a Roma, ha rivelato di avere – nonostante tutto, viene da aggiungere – il sogno che “questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni”. Una vocazione, insomma, in una società in cui ogni vocazione, e non solo quella politica, sembra profondamente in crisi. Viene in mente quanto Benedetto XVI aveva auspicato in un famoso discorso tenuto a Cagliari il 7 settembre 2008: “Serve una nuova generazione di politici cattolici”. Con una differenza, però. Quello di Bagnasco è “un sogno”, qualcosa di irreale e destinato a rimanere tale, oppure destinato a diventare realà? Le interpretazioni sono aperte. Forse il “sogno” di Bagnasco ha a che fare con la speranza cristiana, che non muore mai e purifica la ragione dal suo pessimismo. Ma cosa ci vorrebbe perché il sogno si avverasse?

Giustamente il cardinale ricorda che ormai la questione sociale è diventata la “questione antropologica”. La crisi ci attraversa trasversalmente perché vogliamo mettere le mani sulla identità umana senza più sapere cosa l’uomo sia. Viene allora da pensare che ciò di cui hanno bisogno i cattolici della sognata “nuova generazione” sia di ripartire dall’uomo, dalla dignità della persona. Però questo è già stato fatto e, purtroppo, i cattolici adulti e non adulti si sono ampiamente divisi proprio su cosa significhi dignità della persona. Da quando Emma Bonino si è candidata per la presidenza della regione Lazio fioriscono molte indagini su come potrebbe essere il voto cattolico in quella regione. Dalle interviste e dalle statistiche non risulta affatto che i cattolici siano compattamente schierati per il no alla Bonino e le donne cattoliche del Pd, come Mariapia Garavaglia per esempio, hanno dichiarato che la candidata radicale saprà ampiamente andare incontro alle attese dei cattolici.

Ora, se la dignità della persona umana non è nemmeno in grado di motivare agli occhi di molti cattolici un voto contrario ad Emma Bonino, con tutto ciò che questo nome significa nei campi della vita e della famiglia, potrà essa costituire il terreno ove far maturare e fruttificare una nuova generazione di cattolici? Il problema politico dei cattolici, prima ancora che un problema di fede, è un problema di ragione. Credono in modi talmente diversi nella capacità della ragione di vedere la verità delle cose che questo si ripercuote perfino sulla loro concezione della fede e molti ritengono che i veri peccati siano votare Pdl, sprecare l’acqua quando ci si lava i denti, non andare a far spesa al kilometro zero; pensano che nella loro parrocchia tutto va bene se ci sono i pannelli solari sulla canonica come forma di lotta contro il riscaldamento globale e ritengono che affermare delle verità naturali sul matrimonio o il diritto alla vita sia una forma superata di ideologia. Ma se alla Cattolica di Milano nessun docente parla più di Tommaso d’Aquino e se l’editrice Vita e Pensiero, fondata da Padre Gemelli, pubblica un “Lessico dei diritti umani” in cui non si parla del diritto alla vita e dei diritti della famiglia, come sarà possibile formare una nuova generazione di politici senza che rimangano vittime delle più trite ideologie dei nostri tempi e da esse divisi? In Francia, ove i cattolici in politica non ci sono più da tempo, si sta discutendo se vietare il velo integrale usato da certe donne islamiche. Come potranno uscirne ricorrendo alla dignità della persona umana se si è persa la fiducia di conoscere con la nostra ragione cosa questo significhi? Alla fine ridurranno gli argomenti per vietare il velo alla tutela dell’ordine pubblico e alla necessità di impedire le sostituzioni di persona agli esami universitari. Ben poca cosa rispetto alla dignità della persona.

Ma nel discorso del cardinale Bagnasco c’è anche una frase che indica una vita d’uscita: i cattolici “imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita”. Il cardinale ha ragione. In fondo, dal punto di vista cattolico, la questione sociale è non tanto la questione antropologica quando la questione teologica. Secondo la Rerum novarum non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo e che per la Caritas in veritate, la recente enciclica sociale di Benedetto XVI, il cristianesimo non è solo utile ma indispensabile alla costruzione di una società veramente umana. Non è questione di sistema elettorale né di contingenze politiche. Una nuova generazione di politici richiede che i cattolici pensino che ci sia un posto per Dio nel mondo. Niente di più e niente di meno. Secondariamente, che pensino che questo Dio non toglie nulla alla legittima autonomia della politica, non le si sovrappone, ma la invita dall’interno ad essere più pienamente se stessa, ad essere compiutamente adulta. Concetto questo che il cardinale Bagnasco ha espresso dicendo che la fede “include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani”.

Può essere utile, allora, ribadire i principi “irrinunciabili”, come ha fatto il cardinale nel suo discorso alla Cei. Forse bisognerebbe però non moltiplicare troppo questi elenchi. Li ha già enumerati il papa, bisognerebbe ricorrere a quelle sue espressioni altrimenti ci saranno i principi irrinunciabili secondo Enzo Bianchi, secondo il cardinale Bagnasco o secondo il Padre Sorge. Secondariamente bisognerebbe distinguere meglio tra alcuni di questo principi che, secondo la morale cattolica non permettono deroghe – come il diritto alla vita – ed altri che possono venire perseguiti in molti modi discrezionali, come per esempio la solidarietà e il lavoro, per attenermi all’elenco proposto dal cardinale.

Da loccidentale.it

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