PATATE O BAMBINI?

Invece dei bambini abortiti a milioni, molti quotidiani ( Corriere della sera, Repubblica, Libero, Stampa, Messaggero, Riformista, Manifesto, mercoledì 3) hanno messo in prima pagina le patate transgeniche: nessuno sembra essersi accorto che a Bruxelles l’Istituto di Politica Familiare aveva presentato il suo annuale rapporto demografico con uno studio su «L’aborto in Europa», di cui ha dato notizia solo Avvenire.

Si sa, ai giornali piace raccontare non la normalità delle cose, ma i fatti straordinari. Hanno ritenuto, evidentemente, che 2.863.649 aborti praticati e censiti in un anno in Europa (solo quelli ‘ufficiali’: più di 7.800 al giorno, 327 ogni ora, uno ogni 11 secondi) costituiscano l’ordinarietà della vita nel Vecchio Continente; e che l’aborto, divenuto ormai la principale causa di morte (peggio del cancro e dell’infarto; in dodici giorni più dei decessi per incidenti stradali di un intero anno), sia, insomma, un avvenimento normale e trascurabile.

D’altronde nel mondo del femminismo è ormai pacifico che l’aborto volontario costituisce nemmeno più un «trauma» o «una sconfitta», bensì nient’altro che (letteralmente) «un momento» o «un aspetto fisiologico della vita femminile». È questo ciò che fa più paura. Invece di chiedersi che cosa succede quando si uccidono milioni di speranze del futuro, la ‘grande stampa’, il giornalismo di successo, quello che si preoccupa del gossip , cioè del pettegolezzo telefonico degli uomini del potere, si chiede «se l’uomo si fa del male» con le patate ogm o indaga su «il Paese dei figli di papà» (Repubblica, stesso giorno), ma non sui figli di mamma buttati nel lavandino; o se davvero Dell’Utri possiede il capitolo scomparso di ‘Petrolio’ di Pasolini ( La Stampa ) e censurano le notizie sulla moderna strage degli innocenti: questo – dicevano (mercoledì 3) dodici pagine speciali di Repubblica – è «Tempo di benessere, è l’ora della vacanza­relax ». Che se ne senta il bisogno, per non vedere l’assedio di quei piccoli fantasmi che, a milioni, si aggirano per l’Europa?

Piergiorgio Liverani – Tratto da Avvenire.it

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