RAGIONI DELLA MENTE E DEL CUORE
Il concetto può diventare una specie di sovrappeso del pensiero, un lardelloso apparato della ragione, che, se non gestito e potato a dovere, rende gelatinoso lo spirito invece di rinvigorirlo.
Il concetto ha la necessità di una base d’appoggio, di un’esperienza concreta (esteriore od interiore che sia) che porti a certezze personali e ad evidenze condivise, che talvolta sfuggono a verifiche sperimentali.
Portare a dimostrazione inoppugnabile la soluzione ad un problema non è cosa semplice: ciò comporta l’accettazione comune dei presupposti argomenentativi. Se, ad esempio, mi trovo ad articolare un discorso intorno al positivo influsso che la religione esercita nel sociale, in qualche modo chiedo che mi venga accettato il presupposto per cui l’uomo è naturalmente religioso o che comunque è possibile una religiosità fondata su una verità.
Ciò significa che la premessa al ragionamento, che ne rende valido lo svolgersi, deriva da una convinzione antecedente al ragionamento stesso, ovvero da un’esperienza personale che trova contatto con un’intuizione esistenziale e spirituale della vita.
In qualche modo è possibile sostenere che ogni discorsività logica di natura umanistica (il senso della vita, della religione, dell’uomo, ecc…) è il tentativo di dimostrare una certezza proveniente ad un tempo da un piano esperienziale e sovrarazionale, il quale non esclude le categorie della ragione, ma le comprende e le fa sue, fintantoché non ne è richiesto il superamento in avvallo di motivazioni qualitativamente superiori, perché fondanti il procedere dell’intelletto (amore e odio).
Amore e odio si dicono fondanti non perché diano l’oggetto all’intelletto su cui discorrerre e giudicare, quanto perché indicano ed influenzano la via da perseguire in funzione di un giudizio di valore.
L’intuizione originaria è quindi più degna di attenzione che non il procedere del ragionamento, poiché quest’ultimo è da intendersi come conseguenza di un presupposto soggettivo, che comunque non può dirsi chiuso ad una condivisione oggettiva sulla base di una stessa natura umana.
Più che curare l’espandersi del pensiero in troppe e confuse frammentazioni è necessario rendere lucida l’intuizione originaria, la quale, così fragile ed innocente, sa farsi maliziosa ed infingarda a seguito di una natura incline al male ed al disordine e talvolta liberamente assecondata nel distorcersi ulteriormente.
La logicità interna ad un concetto, quindi, non dà necessariamente verità, poiché quest’ultima deve essere già presente nel suo presupposto spirituale, nella ragione del cuore. Se lì non è presente la corretta percezione della realtà, il ragionare percorrerà strade inevitabilmente false.
Il concetto troppo elaborato, perciò, potrebbe risultare un sovrappeso del pensiero, una cavillosità inutile e pericolosa, talvolta ingegnosamente atta a mascherare un intimo sofisma del cuore che si ostina a chiamare buono ciò che, al contrario, un cuore puro non esiterebbe a sentenziare cattivo.









