Archivio di agosto, 2010
L’UNIVERSO CREDE IN DIO
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«La fede in Dio è la visione del mondo più razionale». A dirlo è l’astronomo John Linder, professore del College of Wooster, riconosciuto come un’autorità nella dinamica non lineare. Lo scienziato, in un discorso presso l’Università di Portland, ha continuato: «La scienza può essere più feconda se incorporata in una visione teistica piuttosto che in un contesto naturalistico». Per Linder, il naturalismo può spiegare il “come” del mondo, ma non è all’altezza del compito di riconoscere idee più grandi, come ad esempio il “perché”. « Dio ha creato l’universo con un apertura tale da permettere il libero arbitrio umano. L’universo non è irrazionale. Mi piace sempre chiedermi il “perché” delle cose: perché dovrebbe esserci qualcosa, anzichè il nulla? Anche completato totalmente lo studio della fisica, non saremmo comunque in grado di spiegare l’universo. Il teismo, invece, completa ottimamente la grande storia della scienza. Scienza e teismo sono più efficenti di scienza e ateismo». L’astronomo si sofferma poi sulla questione della eccezionalità della mente umana e del male nel mondo in presunta contrapposizione alla presenza di Dio. Chiude il suo intervento dicendo: «Dio come creatore e sostenitore immanente dell’universo sembra avere sempre più credibilità nel mondo scientifico». Ampie parti del discorso sono comunque leggibili su The Beacon.net
RECENSIONE: INDAGINE SUL CRISTIANESIMO
0Secondo una diffusa pubblicistica di stampo laicista, dovremmo attribuire al cristianesimo la maggior parte delle sventure e delle calamità che hanno contraddistinto gli ultimi due millenni della storia occidentale: dall’Inquisizione alle Crociate, dalla compravendita della salvezza con le indulgenze alla lotta della Chiesa per il potere temporale. Ma negare l’influenza positiva che il cristianesimo ha avuto nel promuovere lo sviluppo della cultura, dell’arte e della civiltà a livello mondiale sarebbe non solo segno di pregiudizio religioso, bensì indizio di profonda miopia storica. Eppure le pseudo-inchieste che oggi vanno per la maggiore tendono proprio a ridurre il cristianesimo a un’abile mistificazione, a una accozzaglia di racconti folcloristici che avrebbe tenuto l’umanità nelle tenebre della superstizione per secoli, causando discriminazioni, persecuzioni e delitti.
Se si esamina con obiettività la storia, non possono non vedersi gli enormi contributi che il cristianesimo ha portato in tema di sviluppo della civiltà: dalla protezione dell’infanzia all’abolizione della schiavitù, dalla lotta contro la magia alla rivalutazione della figura e del ruolo della donna, dall’impegno per la giustizia sociale alle lotte per i diritti di libertà e rappresentanza politica, dalla promozione all’istruzione alla fondazione degli ospedali e delle opere sociali, fino alle più recenti battaglie in favore della vita e della famiglia.
Alla fine di questo viaggio appassionante il bilancio è nettamente in favore di quanti riconoscono che il cristianesimo ha avuto l’indubbio merito di far fiorire i valori più profondi, originali ed essenziali della nostra civiltà.
LA PILLOLA DELL’IRRESPONSABILITA’
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Il suo meccanismo di azione è analogo a quello della pillola abortiva Ru486, ma EllaOne – indicata come «la pillola dei cinque giorni dopo» – è registrata dall’azienda produttrice come contraccettivo di emergenza.
In altre parole, è fra quei farmaci usati per impedire una gravidanza, ma che si assumono solo dopo un rapporto sessuale nel quale vi sia stata la possibilità di un concepimento, quando ancora non è possibile effettuare un test di gravidanza.
In Italia c’è già la «pillola del giorno dopo», che funziona se presa entro 72 ore dal momento della possibile fecondazione; con EllaOne, non ancora approvata nel nostro Paese, i giorni di efficacia arrivano a cinque. La differenza è nel meccanismo di azione, ma in entrambi i casi non si esclude che in presenza di un embrione le due pillole ne impediscano l’annidamento in utero.
L’espressione «contraccezione d’emergenza» è un’invenzione lessicale del mercato farmaceutico per cercare di diffondere surrettiziamente farmaci che possono avere anche un effetto abortivo, evitando le polemiche che questi suscitano, e al tempo stesso aggirando le leggi nazionali che regolano l’aborto.
La vicenda della Ru486 ha pur insegnato qualcosa: una pillola abortiva, di per sé, è un prodotto che non si presenta bene, e che non si riesce ad associare a un’esperienza positiva. Ma soprattutto l’introduzione di un farmaco abortivo deve sempre avvenire nel rispetto delle normative che regolano l’aborto, diverse da Paese a Paese. E anche quello più favorevole alla Ru486, la Francia, che ha voluto modificare la legge nazionale appositamente per favorirne la diffusione consentendo l’aborto a domicilio, lo ha potuto fare solo dopo dieci anni di tenace impegno di medici e politici nella promozione del metodo farmacologico.
Per regolare la diffusione dei prodotti contraccettivi, invece, non ci sono leggi come quelle sull’aborto: il mercato li può assorbire più facilmente, quindi, spesso nella disattenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico.
Ma c’è un elemento ulteriore che accomuna tutti i «contraccettivi d’emergenza», importante dal punto di vista educativo: l’incertezza. Al momento in cui si utilizzano queste sostanze, non c’è sicurezza sulla presenza di un embrione, e quindi neppure sulla sua eventuale eliminazione. Un aborto precocissimo, ma incerto, che sfugge persino al più blando dei controlli: il conteggio. Nessuna donna che abbia utilizzato un «contraccettivo d’emergenza» saprà mai se ha interrotto una gravidanza nelle sue prime ore. Impossibile contare il numero degli embrioni eliminati in questo modo: al massimo si può sapere quante pillole sono state vendute, ma quelle effettivamente consumate e gli eventuali aborti possono essere solo ’stimati’ in modo approssimativo.
L’aborto è incerto perché lo sono la gravidanza e il consumo stesso del farmaco, ma anche perché altrettanto insicuro è il rapporto che, forse, ha generato quell’embrione: legami sentimentali poco stabili, spesso occasionali, magari del sabato sera.
Sono le pillole dell’incertezza del vivere, quando tutto è precario e al tempo stesso possibile, e non si è più sicuri di niente. Come si può educare una generazione alla responsabilità nei rapporti se non si riesce neppure ad avere la percezione di cosa effettivamente si sta facendo? Come è possibile educare al rispetto della vita nascente, se non si sa neppure se ci sia o no? E come si potranno poi giudicare i propri atti, se non c’è neppure la possibilità di sapere cosa realmente è successo? Se un fatto è incerto, ancor più lo sarà la possibilità di valutarlo: è l’ennesima faccia dell’emergenza educativa che segna il nostro tempo.
Assuntina Morresi – tratto da SaFe Salute Femminile
500 FOTO DA MEDJUGORJE – AGOSTO 2010
0Sono state inserite più di 500 foto dell’ultimo pellegrinaggio a Medjugorje.
Qui sotto alcuno esempi. Per ingrandire la foto cliccarci sopra.
Sul nostro spazio flickr (clicca qui) la serie completa delle foto.
COMUNITA’ CENACOLO: LA FELICITA’ A PARTIRE DA ORA
0La felicità è un dono che può gustarsi già in questo mondo.
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Nell’incontro di domenica è stato commovente ascoltare l’esperienza di alcuni ragazzi, intervenuti a portare la loro testimonianza. Giovani come tanti, arrivati da suor Elvira dopo essersi persi nelle false luci del mondo, dopo aver messo tutte le proprie energie nelle cose sbagliate perché, come dice Chiara, “tutto era senza Dio, tutto era senza base: non erano entrati nel cuore i valori. In comunità mi sono sentita accolta e amata”. |
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| Il percorso non è facile, piano piano però la Provvidenza di Dio entra nei cuori, si ricostruiscono i rapporti e i ragazzi imparano a diventare responsabili e ad affrontare la vita. “In questa comunità si riaccende la speranza in noi che arriviamo sfiduciati e pieni di fallimenti alle spalle”. Questo perché, senza tante medicine, senza tanta psicoanalisi, molto più semplicemente suor Elvira ha incentrato la sua opera su verità, condivisione, preghiera e i ragazzi la seguono, arrivando a risultati impensabili, recuperando le loro vite e guarendo le loro ferite. “È una guarigione interiore che riceviamo come grazia da Dio, ricostruendoci giorno dopo giorno”. La giornata in comunità è vissuta alla luce del Vangelo e improntata su diverse attività lavorative che consentono di mantenersi. La comunità diventa dunque la salvezza, dove si rinasce per la grazia della preghiera, dove scompare la paura del sacrificio, attraverso il lavoro e il donarsi agli altri, riscoprendo il desiderio di fare il bene. Seguendo il motto di Elvira “amare, amare, amare, servire, servire, servire”, ognuno è chiamato a riscoprire il proprio essere, la propria vocazione, le cose belle e “a capire che il Signore ha un progetto più grande per ognuno”. La comunità propone uno stile di vita ben preciso, senza imporlo, aiutandosi gli uni con gli altri e dando a ciascuno la consapevolezza di non essere solo. Infatti ogni nuovo ragazzo che arriva è seguito ventiquattrore su ventiquattro da quello che viene chiamato l’ “angelo custode”, un giovane che gli sta accanto e non lo lascia mai e che precedentemente ha vissuto le stesse esperienze e ha alle spalle la stesse storie di chi gli è stato affidato. |
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| Elvira chiede anche ai genitori la conversione, chiede infatti anche a loro di fare un cammino parallelo a quello dei figli, perseguendo il cambiamento di tutto il nucleo famigliare. E molti genitori cominciano a “capire come portare la croce”, seguendo quello che è uno dei motti della Comunità “dalle tenebre alla luce”. Famiglie quindi che intraprendono un cammino con la Comunità, ritrovandosi in gruppo con altri genitori che vivono la stessa esperienza, per pregare, recitare il rosario, leggere il Vangelo, discutere e accogliere nuovi genitori. E ci si accorge che una vita migliore non è un’utopia, ma è possibile, che la serenità può tornare e che la felicità può arrivare anche dopo tanto dolore e tante sofferenze. Perché è proprio la felicità, la gioia, che caratterizza l’esperienza di Suor Elvira: “la felicità è sempre presente in tutta la Comunità”.
“Madre Elvira è una santa, sono stato vicino a una santa” dice papà Antonio “è una donna mandata dal Signore, la sua è un’opera di Dio, a cui lei ha detto sì, proprio come la Madonna”. Sì, perché quest’incredibile donna è riuscita a rigenerare questi figli, ridando loro una seconda vita, una vita nuova, dove hanno riconquistato il rispetto di se stessi e degli altri. Infatti, dopo il cammino della comunità molti ragazzi ritornano nel mondo, alla vita di tutti i giorni, altri invece decidono di restare in comunità, intraprendendo un cammino di servizio nelle missioni in America Latina, che nel tempo sono nate proprio dall’idea di alcuni giovani della Comunità. Per saperne di più sulla Comunità Cenacolo e le attività di suor Elvira potete consultare il sito: www.comunitacenacolo.it. (Eleonora Cornaglia) – Foto: Andrea Cerini Fonte: http://vco-flash.it/index.php/home |
UN BIMBO DI NOME EINSTEIN
0Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?
Se Dio esiste, da dove viene il male?
Questo breve filmato invita a riflettere sull’antica questione trattata dalla teodicea.
L’acuta risposta al problema viene da un bambino, un piccolo genio di nome Albert Einstein. Il filmato infatti ripropone ciò che la storia attribuisce al grande fisico.


























































