STROFE D’ESTASI (GIOVANNI DELLA CROCE)

La preghiera è una dimensione difficile della persona.
In essa Dio può portarti ai sommi capi dell’estasi, come trascinarti di fronte a tutte le tue miserie.
La desolazione dello spirito e l’aridità sono certo le prove di maggiore pesantezza per un uomo spirituale.
Avendo abbandonato la speranza nelle cose del mondo, per abbracciare fin da subito l’amore del suo Creatore, vivere non solo nella sensazione di essere separato da Lui, ma nella costante apparenza della condanna di Dio nei tuoi confronti, risulta essere di una sofferenza assai difficile da reggere.
L’anima entra nella sofferenza profonda della solitudine mistica e tutti quei traumi emotivi subiti nel passato tornano alla mente ripresentandosi come mostri invincibili e miserie incolmabili. A ciò si aggiunga pure la constatazione della propria incapacità a rimanere fedeli nella prova, la ripresentazione che il demonio ti offre di tutti i tuoi peccati presenti e passati e di quelle imperfezioni ed attaccamenti che non ti permettono una condizione unitiva con il Signore: il deserto interiore appare sconfinato.

Di tutto ciò, però, non bisogna emettere lamento. La pretesa di dire a Dio di elargire gioia, pace e serenità rappresenta bene la superbia che è presente nell’anima. Egli sa di cosa necessitiamo e soprattutto non gli è dovuto intrattenersi con la nostra stoltezza. Sarà certamente a riposare con qualche anima più degna della sua presenza.

Preghiamo così:
“Perdona Signore i miei pensieri, la mia vanità ed il mio orgoglio. Se questa desolazione ti è gradita la voglio portare con quel poco di amore che ho nel cuore. Solo ti chiedo, nella tua umilissima Persona, di aiutarmi nel tuo nascondimento, perché senza Te non sono capace neppure di quel poco. Perdona mio Dio la superbia del tuo servo malvagio ed infingardo.”.

Comprendere intellettualmente argomenti di carattere mistico e spirituale non significa necessariamente avere avuto accesso alla beatitudine che l’intelligenza considera per astrazione ed in via del tutto analogica ed approssimativa.
Solo coloro che hanno avuto accesso agli alti gradi dello spirito possono contemplare con tanta precisione ciò che inimitabilmente descrive San Giovanni della Croce:

Me ne entrai dove non seppi,
vi rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

1 – Non capivo dove entravo,
però quando lí mi vidi,
non sapendo dove stavo,
cose eccelse molto intesi;
non dirò quel che sentii,
ché rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

2 – Di gran pace e di pietà
scienza quella era perfetta,
in profonda solitudine
io l’intesi per via retta;
era cosa sí segreta,
che rimasi balbettando,
ogni scienza trascendendo.

3 – Mi trovai cosí rapito,
cosí assorto ed alienato,
che il mio senso ne rimase
privo d’ogni sentimento,
ogni scienza trascendendo.

4 – Chi vi giunge veramente,
da sé stesso viene meno;
quanto prima egli sapeva,
molto poco allor gli pare;
la sua scienza tanto cresce,
ch’ei rimane non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

5 – Quanto piú si sale in alto,
tanto meno si capisce,
ché una nube tenebrosa
va la notte illuminando,
perciò chi questo conosce
resta sempre non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

6 – Tal sapere non sapendo
ha un cosí alto potere,
che i sapienti argomentando
mai lo posson superare;
ché la scienza lor non giunge
ad un non saper sapendo,
ogni scienza trascendendo.

7 – Sí sublime è l’eccellenza
di cotesto alto sapere,
che non v’è potenza, o scienza
che lo possa conquistare;
chi sé stesso vincer sappia
con un non saper sapendo,
andrà sempre trascendendo.

8 – Or conoscere volete
questa scienza sovrumana?
Essa è un alto sentimento
dell’essenza di Dio vivo;
opra è di sua clemenza
farci stare non sapendo,
ogni scienza trascendendo

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