PEDAGOGIA IGNAZIANA

Riproponiamo in un file pdf un interessante articolo di Antonio Spadaro S.I. apparso ne “La Civiltà Cattolica” del 2007 (I 338-351 – quaderno 3760), riguardante una riflessione sul metodo e sulla finalità educativa del cristiano, nella lettura data da Sant’Ignazio e dalla Compagnia di Gesù.

“Il cuore della pedagogia ignaziana è la subordinazione dell’uomo e della società al fine ultimo: il Regno di Dio, da costruirsi sulla terra, nella linea del Vangelo. La cultura non rimane estranea a questa visuale. Essa di per sé è un affare puramente umano nella misura in cui prevale la tendenza a sviluppare le forze e le facoltà umane. Ma se scopo primo è l’uomo, scopo ultimo è l’attuazione della immagine di Dio nell’uomo, per mezzo del quale il creato è condotto a Dio.

Di conseguenza lo scopo del Collegio dei Gesuiti e il carattere del suo influsso differiscono da quelli della scuola «laica» perché questa ultima limita le sue funzioni alle nozioni di una scienza umana, mentre il Collegio non dissocia l’istruzione dall’educazione che interessa le facoltà dell’uomo nel corpo e nello spirito. Il sapere è destinato alla perfezione morale dell’alunno (Cost. n. 392).

L’esercizio della virtù nell’adolescente deve preparare la virtù dell’adulto. Con lo sforzo di acquistarla l’uomo diventa uomo. Si chiede quindi alle lettere di «renderci più uomini» (Possevino: De cultura ingeniorum).Non era ambizione da poco se si tiene conto del modello da imitare Gesù Cristo: «Se vuoi sollevarti all’antica dignità della natura umana conformati a quest’uomo» scrive il P. Costerus. E ancora: «Artes humanitatis nominantur, reddant nos humanos; a Deo optimo sunt traditae, reddant bonos (Meditationes de historia dominicae passionis).

Si capisce allora perché la pedagogia ignaziana supponga anche una vita spirituale intimamente correlata all’intellettuale. Infatti l’ultimo traguardo di questa educazione integrale non è solo Dio conosciuto ma anche Dio posseduto: «Per fare molto profitto in queste materie, gli studenti procureranno anzitutto d’avere l’anima pura e l’intenzione retta nello studio, cioè la gloria di Dio e il bene degli altri… E la stessa fatica dello studio è un’opera molto meritoria dinanzi a Dio». (Cost. n. 360).

S. Ignazio riteneva che non è mai troppo il tempo che si dedica a divenir padroni delle lingue e delle lettere; gli studi letterari, lungi dal distogliere da interessi più elevati, sono i più indicati per aprire le intelligenze ad entrare in cose di maggiore entità, i Collegi infatti sono istituiti oltre che per la diffusione della cultura anche per la formazione del cristiano e l’avvento del Regno di Dio” (Mario Guarino S.I.).

Un breve testo che ridefinisce l’orientamento della pedagogia cristiana in un tempo di confusione generale.
Consigliamo di stampare il testo in forma cartacea per una migliore lettura.

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