L’EUROPA DEI SANTI

L’uomo per comprendere se stesso deve indagare e conoscere il suo passato e i suoi antenati. Per comprendere se stesso e il suo presente l’uomo europeo deve conoscere la storia del cristianesimo e anche comprendere la vita e l’opera dei santi europei. Per la storia dell’Europa e per l’«ethos» dell’uomo europeo decisivo è stato -e lo è ancora- l’incontro con il cristianesimo, cioè l’incontro con Dio-Persona che è entrato nella storia umana in un momento e luogo concreto, e che non abbandona mai l’uomo. Gli evangelizzatori hanno portato in tutta l’Europa l’annuncio di questo avvenimento, insegnando inoltre a vivere la storia, creare la cultura e costruire l’ordine sociale con Cristo.

I santi di oggi e di ieri testimoniano Cristo, senza di loro Cristo sarebbe forse dimenticato, messo da parte per comodità o ignoranza. I santi insegnano anche come seguire Cristo, personificano e rendono reale un ideale di vita cristiana. La ragione più importante dell’attività dei santi è servire Dio; essi però non vivono mai fuori dalla storia, fuori dalla realtà, bensì sono inseriti nella realtà concreta e cercano di cambiarla in meglio, di convertire gli uomini e rendere il mondo più umano. Solo i santi riescono ad illuminare la vita temporale con la luce dell’eternità e inserire ció che è fugace in una realtà durevole.
Nei primi secoli della storia europea proprio i santi erano fondatori delle nuove strutture sociali, politiche e culturali. Costruendo la Chiesa universale, europea in quei tempi, hanno contribuito in modo notevole alla costruzione di questa grande comunità chiamata «christianitas», che significava Europa. Il cristianesimo ha plasmato ogni sfera di vita, ha proposto una nuova gerarchia dei valori, aprendo l’uomo all’infinito, al trascendentale.

Santità e politica

La sfera della politica è propria della Chiesa come istituzione, ma i cristiani non possono rimanere completamente indifferenti a tutto quello che è di Cesare. Numerosi santi europei fanno vedere come si può servire Dio e gli uomini nell’attività politica.

Durante le invasioni barbariche la Chiesa era l’unico punto di riferimento stabile; i santi erano uomini di grande autorità. San Benedetto testimonia lo sforzo della Chiesa, di tanti uomini santi, nella costruzione di un ordine sociale e politico sulle macerie del mondo antico. San Benedetto e gli altri santi non sono intervenuti direttamente nelle guerre e conflitti locali, ma non sono rimasti inerti nei momenti di grave pericolo. Ricordiamo solo il papa san Leone Magno, che con le parole e con la preghiera ha fermato le orde di Attila davanti alle porte di Roma; e numerosi vescovi che hanno difeso le loro città: san Lupo – Troyes, san Remigio – Reims, ecc. Ma nell’attività politica (una parola non molto adatta a quel tipo dell’impegno politico) dei santi non è il successo che conta; conta la testimonianza di vita e l’insegnamento dei valori. I santi agiscono indipendentemente dai successi e dalle congiunture politiche. I primi evangelizzatori d’Europa nella loro missione non sempre hanno trovato l’appoggio dei sovrani dei paesi cristianizzati. Anzi, spesso hanno trovato ostacoli e hanno subito persecuzioni. Nonostante apparenti sconfitte, sono riusciti introdurre i valori cristiani e i concetti di vita cristiana nell’ordine sociale e politico europeo ancora in via di sviluppo. La civiltà medioevale era fondata sui valori cristiani. Basti ricordare la «tregua Dei» oppure il diritto di asilo nelle chiese; due fenomeni nati dal cristianesimo e strettamente legati con l’«ethos» europeo.

La Chiesa, ancora di più i santi, trascendono la politica e sono liberi dalle ideologie e dalle opinioni che condizionano gli statisti e i politici in senso stretto. Dove la politica divide e distrugge, la fede unisce e costruisce, aiuta anche a sorpassare gli insuccessi giudicandoli secondo criteri non-politici. La fede porta, in ogni momento della storia, a ogni uomo credente la speranza della vittoria finale e la certezza della vita eterna. Entrando nella sfera di politica con questo atteggiamento, i santi si sentono liberi ma anche obbligati a giudicare la politica. Così san Stanislao si sente obbligato a condannare l’ingiustizia del suo sovrano, pagando con la propria vita la fedeltà alla dignità della persona e ai valori della morale cristiana. Così Tommaso preferisce la prigione e la morte alla carriera e alla stessa vita, pur di non tradire la Chiesa di Cristo, per non negare se stesso.

Il grande ruolo del cristianesimo nella formazione dell’ethos europeo, nel concetto europeo di politica, si intravvede benissimo nelle figure dei santi-re. Molte nazioni europee venerano come santi patroni i re che hanno introdotto e difeso il cristianesimo -con tutte le sue conseguenze- nella vita sociale e politica. Olaf in Norvegia, Clotilda in Francia, Vladimiro in Russia, Venceslao in Boemia, Stefano in Ungheria erano buoni regnanti e abili politici, ma nella loro attività ponevano al primo posto le leggi evangeliche e l’insegnamento della Chiesa. Grazie a questa loro «meta-politica» sono riusciti a fondare stati, a emanare legislazioni giuste anche in tempi di guerra, di miseria e di instabilità politica. Dall’insegnamento evangelico e dalla spiritualità di san Benedetto è scaturito l’unico progetto nel Medioevo dell’Europa unita intorno ai valori cristiani di libertà, del rispetto per ogni uomo e ogni nazione, della giustizia e della sovranità dei popoli militarmente deboli. Dal cristianesimo attingeva la forza santo Stefano per condurre il suo regno dal paganesimo e dalla barbarie alla «christianitas» europea. Nei turbolenti tempi dei Merovingi santa Clotilda, grazie alla sua forte fede, è riuscita a impregnare per sempre la vita sociale e politica dei Francesi di valori della giustizia e dell’amore del prossimo. San Luigi trattava tutto il suo regnare come servizio a Dio, come strumento per realizzare la perfezione cristiana; ogni suo atto politico testimoniava la sua fede ed era accompagnato dalla preghiera.

I santi hanno dimostrato come si possano risolvere i problemi politici con la saggezza acquistata nell’unione con Dio, con la forza proveniente dall’amore di Dio. Questo straordinario «intervento» della santità nella politica illustra in modo migliore la vita e l’azione «politica» di santa Giovanna d’Arco e di san Nicola da Flue. Tutti e due semplici contadini, illetterati ma infiammati dal grande amore di Dio e illuminati dalla grande saggezza proveniente esclusivamente dall’unione mistica con Dio. Diciassettenne contadinella di Domrémy, per obbedire alla «voce interiore» si mette a capo dell’esercito francese e lo guida alla vittoria, mentre porta il Delfino all’incoronazione a Orléans. Grazie al suo intervento, la Francia viene liberata dagli invasori inglesi. Un contadino della Svizzera centrale, un eremita e mistico, è intervenuto una volta sola negli avvenimenti politici; ha dato alcuni consigli ai delegati dei cantoni riuniti a Stans (dicembre 1481). Così ha riconciliato gli avversari e ha scongiurato l’imminente scontro armato. Ma non solo; ha influenzato profondamente il modo di fare la politica degli abitanti dei diversi cantoni. Gli svizzeri -che dopo la Riforma professano religioni diverse- fino ad oggi osservano i consigli di Bruder Klaus, come ad esempio quello che sta alla base della secolare neutralità della Svizzera, cioè evitare le alleanze e l’intervento straniero. Tuttora gli abitanti dei cantoni si identificano con questo eremita del Quattrocento che raccomandava loro: «Unitevi con il comune vincolo di amore, di fedeltà e di ordine». Tutti gli svizzeri riconoscono san Nicola come il loro patrono.

Riflettendo sull’attività politica dei santi si deve constatare che il loro successo e la loro influenza erano garantiti dal fatto che non aspiravano alla conquista del potere o dei territori, ma hanno cercato umilmente di rendere la politica più umana, più santa. «Se possiedo l’amore e l’umiltà non posso sbagliare», diceva san Nicola da Flue. Infatti non ha sbagliato né lui, né Giovanna d’Arco, né tanti altri che hanno agito secondo le leggi di Dio e non dei partiti. Il ruolo dei santi sorpassa il momento in cui hanno vissuto e operato.

Santa Giovanna d’Arco e san Nicola da Flue, come santo Stefano, san Luigi e altri, hanno contribuito alla formazione degli stati e delle identità nazionali. Ogni francese di ogni epoca si identifica con santa Giovanna e san Luigi (forse più che con De Gaulle), ogni svizzero per conservare la sua identità e la sovranità del suo stato deve coltivare i valori proposti da san Nicola.

Con il passare dei secoli, la politica si è allontanata sempre più dalla santità e i politici dalla sequela dei santi. Però ogni europeo, anche se non crede e non tende alla santità, deve qualcosa a san Luigi, san Nicola de Flue, a san Tommaso Moro e accetta molti valori introdotti dai santi nella politica.

Santità e cultura

La laicizzazione degli ultimi due secoli e la divisione politica degli ultimi 43 anni, ha offuscato l’unità dell’Europa, l’unità fondata sulla cultura. La cultura europea si è formata nel corso della cristianizzazione e i suoi fondamentali valori sono cristiani. Quell’impronta incancellabile è l’opera di evangelizzatori che, portando il messaggio cristiano e battezzando i popoli, hanno favorito la creazione della cultura europea e delle culture nazionali. La cultura non è solo scrivere, costruire, inventare o indagare, ma anche «far crescere l’uomo intero», soddisfare la sua fame di bellezza e la sua sete di felicità, rispettare la sua irrepetibilità e il suo bisogno di infinito. “E’ non conoscere l’uomo il proporgli solo l’umano”, constatava Aristotele. I santi hanno proposto all’uomo medioevale un ideale, una possibilità di realizzazione della eterna nostalgia per la perfezione; il cristianesimo la chiama santificazione e la rende visibile grazie all’esempio di tanti santi.

La fede non rimane mai solo una realtà della vita interiore, ma si rispecchia in ogni tipo di attività esteriore. Soprattutto, «la fede si incarna nella cultura», è un’esauribile fonte dell’ispirazione e della creatività umana. La fede introduce l’uomo in una realtà ricca di significati, valori ed esperienze, lo aiuta a trascendere se stesso e a liberarsi dai limiti del tempo e dello spazio perché lo fa vivere in comunione con Dio Eterno.

I santi europei dall’inizio hanno insegnato e hanno dimostrato che la fede si deve esprimere nella creatività, nella cultura, per rendere l’uomo felice. San Bendetto, in un’epoca di decadenza culturale, ha elaborato il programma per lo sviluppo culturale dei singoli uomini e di intere comunità. Il suo «ora et labora» abbraccia tutte le sfere della vita umana e radica la vita stessa nel divino. Santo patrono d’Europa, egli ha incoraggiato i suoi contemporanei a costruire i monasteri, salvare i codici antichi, scrivere la storia e dipingere i quadri nonostante la miseria economica e l’instabilità politica. La causa principale di questo coraggio e di questo slancio culturale era la convinzione che l’uomo credente sempre vive, dunque crea, in quella dimensione che sta fra il «senza tempo» e il tempo, fra temporale ed eterno. La cultura creata da san Benedetto e dai suoi seguaci ha sopravvissuto a grandi imperi e a potenti regnanti, costituendo uno dei più importanti elementi di unità nella stessa Europa delle guerre e dei particolarismi.
L’opera missionaria dei santi Cirillo e Metodio sta all’inizio della cultura dei popoli slavi. Le prime parole in lingua slava sono quelle del Vangelo di san Giovanni tradotte da san Cirillo: “In principio era il Verbo”. E’ un fatto che ha valore di simbolo, perché rispecchia non solo l’inizio, il «principio» della cultura slava, ma decide il suo sviluppo e il suo carattere per sempre. I santi missionari dei popoli slavi hanno introdotto nella cultura europea di allora il patrimonio culturale dell’Oriente, mentre agli slavi hanno aperto la strada per conoscere la civiltà occidentale con l’insegnamento di san Benedetto, ma anche con l’eredità dell’antichità.

In tutta l’Europa, i primi monasteri, scuole e centri culturali sono stati fondati dai santi. I primi santi europei sono anche i primi intellettuali, i primi maestri dell’uomo europeo uscito dalla barbarie e dal paganesimo. Beda il Venerabile ha scritto la prima storia delle Isole Britanniche e ha elaborato il primo martirologio della Chiesa universale; ha insegnato come si può realizzare la vocazione alla santità svolgendo un lavoro intellettuale. Sant’Anselmo, san Bonaventura e san Tommaso d’Aquino hanno cercato di scrutare i misteri divini e di aiutare gli uomini a conoscere Dio. Il loro lavoro «scientifico» era in piena armonia con la preghiera costante e il contatto intimo con Dio era la loro forza. Scopo principale dei santi filosofi, teologi e artisti è stato sempre predicare la «potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Cor 1,24). La principale caratteristica dei santi intellettuali ed artisti è l’umiltà e l’immersione totale in Dio. Grazie a questo sono riusciti a creare la cultura lontano dai grandi centri, a concentrarsi sui valori intramontabili, a essere liberi dall’influenza delle mode effimere e dagli ordini del potere politico.

I santi intravvedono quello che nella cultura è più importante, più bello e necessario per l’uomo. Grazie a questa profetica visione della cultura, hanno saputo distinguere il bello dal brutto, il vero dal falso; hanno saputo anche creare il nuovo nel momento e nel modo giusto. Questa intuizione dei santi si vede in ogni campo della creatività, ma forse più eloquente è l’esempio del loro ruolo come precursori della letteratura nelle lingue nazionali. Oltre ai santi Cirillo e Metodio, bisogna citare san Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena, che con la lingua dei mercanti ed artigiani hanno espresso i più sublimi sentimenti dell’anima. Grazie all’opera dei santi la sfera dell’umano, dello spirituale, nei diversi campi della vita culturale europea, è rimasta fino ad oggi segnata dai valori cristiani. Anche coloro che rifiutano la Rivelazione, ma creano cultura, devono proclamare i valori propri al cristianesimo.

Senza il cristianesimo, senza la santità, l’uomo di cultura – cioè in realtà ogni uomo – è chiuso nel temporale, nell’effimero ed è schiavizzato dalle ideologie o dalle stravaganze dell’élite. L’uomo contemporaneo ha sperimentato fino in fondo la sterilità dei concetti culturali privi di ogni punto di riferimento al di sopra dell’uomo, privi di valori che rimandano al Dio Eterno. La cultura, più della politica, è sensibile al «sacrum», al trascendentale; e facilmente viene distrutta con la negazione dei valori spirituali propri del cristianesimo. Il cristianesimo ha ripreso e ha tramandato i più grandi valori e opere della civiltà antica creando una nuova cultura orientata verso l’eterno, radicata nella «potenza di Dio e sapienza di Dio». Così l’umano è stato attirato verso il divino e l’uomo ha cominciato a creare in armonia con la sua fede in Dio. Così anche un semplice monaco oppure una figlia del tintore diventa creativo, offre agli altri un’esperienza che arricchisce ed educa.

Per non cadere nel nichilismo o nella disperazione, l’uomo europeo deve ritrovare i valori eterni, le radici della sua cultura. Deve aprire la cultura a tutto quello che succede nell’incontro dell’uomo con Dio, deve ispirarsi a tutto quello che è sacro e spirituale. Conservare la memoria dei santi, venerarli, vuol dire chieder il loro aiuto e la protezione ma soprattutto seguirli in ogni ambito della vita, anche nel lavoro culturale. Per creare le opere belle e durevoli, bisogna seguire i santi fino a quel «punto d’inserzione del senza-tempo col tempo», dal quale scaturisce la cultura che dura e santifica.

di Ludmila Grygiel
da: Litterae Communionis, anno XV, aprile 1988, p. 137-141


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