EDITH STEIN: SULLA DONNA

Edith Stein, La donna, ed. Città Nuova, 2001, p. 51-52: “Solo chi è accecato dalla focosa parzialità della disputa può negare la realtà evidentissima che il corpo e l’anima della donna sono strutturati per un particolare scopo. E la parola chiara e inoppugnabile della Scrittura esprime ciò che fin dall’inizio del mondo l’esperienza quotidiana c’insegna: la donna è conformata per essere compagna dell’uomo e madre degli uomini. Per questo scopo il suo corpo è particolarmente dotato, e a questo scopo si confanno anche le particolari caratteristiche della sua anima […]. Il modo di pensare della donna, e i suoi interessi, sono orientati verso ciò che è vivo e  personale e verso l’oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni, veramente materni. Ciò che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve al vivente e alla persona, non in se stessa. E a ciò è connessa un’altra caratteristica: l’astrazione, in ogni senso, è lontana dalla sua natura. Ciò che è vivo e personale, oggetto delle sue cure, è un tutto concreto, e dev’essere tutelato e sviluppato nella sua completezza […]. E a questo suo atteggiamento pratico ne corrisponde uno teoretico: il suo modo naturale di conoscere non è tanto concettuale e analitico, quanto contemplativo e sperimentale, orientato verso il concreto. Queste doti particolari la rendono atta a curare e a educare i propri bambini; ma si tratta di una disposizione fondamentale che  non giova solo a questi, ma viene incontro anche ai bisogno del marito, e di tutti gli esseri che vengono a trovarsi nell’ambito della sua attività. A queste disposizioni materne si uniscono quelle proprie della compagna. Saper partecipare alla vita di un altro uomo, cioè saper prendere parte a tutto ciò, grande e piccolo, che lo riguarda: alla gioia e al dolore, come al suo lavoro e ai suoi problemi: ecco il dono e la felicità della donna”.

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