CASTITA’ DEI FIGLI DI DIO

Cristo ha sempre proposto la castità come qualità dell’amore, poiché il Vangelo non concepisce la persona come soggetto che agisce in relazione al piacere. 
La piacevolezza di un atto può costituire la conseguenza all’azione, ma non la finalità principale, la quale rimane sempre soggetta a categorie morali più alte e spirituali, quali il bene, la verità, la giustizia, la bellezza e via dicendo, per quanto il termine “Bene” sia già onnicomprensivo di tutti gli altri elementi. Infatti noi diciamo “cosa buona” ciò che è vero, o ciò che è bello e cosa “non buona” ciò che offende gli elementi positivi dello spirito.
L’inclinazione naturale della coscienza ci spinge a giudicare “non buoni” quegli istinti e quelle passionalità disordinate, che tendono a sovvertire l’ordine con il caos.

Ordine è ciò che è disposto dal dominio dello spirito, il quale, ad immagine e somiglianza del suo Creatore, dispone con intelligenza le priorità umane che portano al bene e governa tenacemente quegli elementi della persona che, se lasciati a se stessi, si ribellerebbero facilmente. 
Passioni e istinti, infatti, non avendo in sé un’intelligenza ordinatrice, ed essendo intaccati dal peccato d’origine e dalle sollecitazioni del mondo e della natura, porterebbero facilmente a viziosità non degne dell’uomo, facilitate dal fatto che noi avvertiamo maggiormente gli aspetti percettivi e sensoriali che non gli elementi spirituali. 
Il dovere primo ed essenziale dello spirito, invece, è quello di dare intelligenza a ciò che propriamente non ne ha (passioni ed istinti), ordinando con armonia e governando con forza su ciò che si mostra ribelle all’obbedienza dell’amore.

Alla luce di questo, il piacere risulta in se stesso una componente lecita, ma solo se vissuta in ordine all’intelligenza ordinatrice dello spirito, il quale è chiamato a sviluppare la virtù della temperanza in modo eroico, al fine di gustare ciò che aggrada senza rendersene dipendente ed abbruttito con appetiti disordinati; è chiamato alla fortezza per rispondere efficacemente alle tentazioni di una carne corrotta e viziata (non buona); è chiamato alla giustizia, al fine di avere chiara ed equa consapevolezza del proprio agire; è chiamato alla prudenza, in modo da scegliere con saggezza in ogni circostanza; è chiamato alla fede ed alla speranza, per dare causa e finalità al proprio impegno di vita; è chiamato alla carità, perché, se senza amore, lo spirito diventa solo pieno di molti astratti concetti e di molte intenzioni, ma rimane vuoto di Dio, unico Maestro interiore di vita, capace di realizzare in noi ciò che è impossibile agli uomini.

L’essere casto non riconduce solo alla sessualità, ma ad ogni manifestazione dell’amore. La castità è la manifestazione dell’amore ordinata secondo lo spirito.
Tutte quelle azioni che sono dominate da egoismo, superbia, orgoglio, vanità, vanagloria, ecc… e che vorrebbero manifestarsi come espressioni di sentimento, in realtà nascondono alla radice il grave peccato contro la castità, ovvero contro la purezza, la trasparenza, la veridicità, la gratuità, l’abnegazione e via dicendo.
“Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo” (Mc 7,14-23).

Ad ogni modo non ci si può esimere dall’entrare nello specifico, ovvero nell’affrontare aspetti di morale sessuale che tanto sembrano affliggere gli uomini del nostro tempo.
Castità è vivere in modo positivo ed armonioso la sessualità nel proprio stato di vita. Esiste quindi una castità per le persone consacrate, una castità per i fidanzati ed una per coloro che si sono uniti in matrimonio.

I consacrati hanno assunto ed integrato nella propria vita quella castità che dovrebbe divenire relazione d’amore con ogni persona, perché in ciascuna va a ritrovare indistintamente Cristo. E’ una forma di sessualità sublimata, spiritualizzata, che domina gli aspetti della carne, per prediligere un’unione spirituale, la quale è piena e perfetta perché piena di quell’amore somigliante a quello che Dio prova per l’uomo.

E’ questo modello d’amore che dà senso e significato anche alle altre condizioni di stato (matrimonio, fidanzamento, ecc…), in cui l’aspetto carnale non va concepito come pratica animalesca, di scarico dei propri istinti o necessità, ma come dialogo particolare, relazione, complicità, comunione, coronamento di una condizione spirituale. Una dimensione che se vissuta secondo una corretta prospettiva diviene addirittura virtù, perché espressione del completo dono di sé e perciò manifestazione concreta di una perfetta manifestazione dello spirito.
Detto questo è dunque impossibile riuscire a concepire l’atto sessuale separato dalla sua emanazione spirituale, la quale, che sia di origine positiva o negativa, è sempre quella matrice che segna positivamente o negativamente il modo di amare, rimandando a ciò che è stato preliminariamente detto: o l’anima domina e governa sulle passioni e sugli istinti, generando ordine ed armonia o a prendere il sopravvento saranno quegli aspetti della persona che più la avvicinano alla bestialità.
L’unione sessuale di persone affette dall’egoismo del piacere o dal dominio dei sensi, uniscono solo le parti più brutte e degenerate di sé, trasformando la sessualità più in una celebrazione del proprio io che non l’attuazione di quel desiderio di completo dono di sé.

Ecco dunque l’ossessione del piacere, delle frustrazioni psicologiche, delle necessità di dimostrare a se stessi il grado di seduzione, il livello di virilità, la propria capacità di soddisfare il partner, ecc… elementi largamente permeati nella società e nell’intendere comune, che lasciano trasparire il culto di se stessi e lo squilibrio e l’insoddisfazione a cui porta il caos emotivo e sensuale non governato dallo spirito (da Dio), ma dal peccato (dal demonio).

Talvolta il rapporto sessuale viene concepito come dimensione senza la quale non è possibile concretizzare una relazione, così che impedimenti prolungati all’atto sessuale (una malattia, un incidente, un momento particolare, ecc…) portano alla fine della relazione stessa.
La sessualità è un modo dell’amore, certamente bellissimo e positivo se vissuto nei termini descritti, ma non è il modo dell’amore, l’unico modo dell’amore, e non ne determina né la qualità né la sopravvivenza, poiché il sentimento è superiore alla carne e situa la sua origine in ciò che ci rende simile agli angeli e non alle bestie: l’anima.

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