SPIRITO SANTO: CHI E’?

di Don Renzo Lavatori

Lo Spirito Santo è il mistero dei misteri perché è la più nascosta, la più misteriosa delle Tre divine Persone. Il Figlio lo abbiamo visto, lo abbiamo toccato – dice Giovanni – lo abbiamo contemplato, l’abbiamo sentito. Quindi Gesù di Nazareth è a noi vicino perché è uguale in tutto a noi, pienamente uomo come noi eccetto nel peccato; è nato, è cresciuto, ha parlato, ha fatto i miracoli, ha sofferto, ha patito, è stato condannato ingiustamente, è morto ed è risorto.

Nel Verbo incarnato, che è il Figlio, noi possiamo contemplare i lineamenti stupendi del Padre, che nessuno ha mai visto. Il Padre è inaccessibile perché è il principio delle altezze vertiginose dell’essere divino. Solo l’Unigenito che è nel seno del Padre, lui ce lo ha rivelato facendosi uomo. Quindi nel Verbo incarnato, il Figlio unigenito, noi possiamo intravedere la figura dolcissima del Padre.

Ma lo Spirito Santo come facciamo a vederlo? Sappiamo che la Scrittura, la Tradizione, i Padri, il Magistero hanno indicato dei simboli in riferimento a Lui, ma sono molto lontani dalla sua personalità, dalla sua identità propria: il fuoco, l’acqua, la colomba, il soffio, il respiro, il bacio, anche lo stesso termine “Spirito” – in ebraico ruah – è concettualmente impalpabile. Gesù lo dice: potete sapere che cos’è il vento? Noi lo sentiamo ma non sappiamo da dove viene e dove va; così è lo Spirito di Dio. È difficilissimo conoscerlo. Anzi, secondo alcuni Padri della Chiesa, in particolare San Basilio, di cui ho avuto modo di studiare il capolavoro De Spiritu Sancto, dice che lo Spirito Santo più che vederlo, si sente, si percepisce, come il vento. Diversamente dal Figlio fatto uomo, che possiamo comprendere con i nostri occhi umani, lo Spirito Santo non è visibile né raffigurabile. Tra le divine Persone, egli è la più nascosta, appunto perché è invisibile, ma è anche la più intima in ciascuno di noi, perché solo nello Spirito possiamo conoscere il Figlio e nel Figlio il Padre; solo lo Spirito ci fa capire chi è Gesù di Nazareth, il suo rapporto profondissimo di filiazione con il Padre, perché Lui è il vincolo eterno d’amore che unisce il Padre al Figlio. Solo attraverso di Lui possiamo entrare nella comunione d’amore ineffabile, stupenda, che è la vita nuova del cristiano in cui anche noi piccole creature possiamo gridare: «Abbà, papà mio»; il Padre può dire a noi: «Figlio mio tu sei, io ti ho generato». Questo colloquio eterno d’amore tra il Padre e il Figlio può risuonare dentro di noi, misere povere limitate creature, attraverso lo Spirito Santo.

È molto difficile parlare di Lui, anzitutto per rispondere alla domanda: chi è lo Spirito Santo; qual’è la sua costituzione personale rispetto al Padre e al Figlio? Il Padre, come il nome stesso dice, è colui che dà, comunica la vita, genera il Figlio da sempre e per sempre; il Figlio nella sua personalità è colui che è generato da sempre e per sempre. Ma lo Spirito Santo chi è? qual’è la sua identità propria? Questa domanda costituisce la difficoltà che già gli antichissimi Padri sentivano. Agostino stesso, nella sua opera De Trinitate, non riesce a determinare in modo chiaro la definizione dello Spirito Santo; ugualmente poi, San Tommaso D’Aquino e anche i teologi contemporanei, quando si tratta di fermare l’attenzione sullo Spirito Santo e chiuderlo in una definizione, restano interdetti; lo Spirito Santo sfugge, non si lascia afferrare. Ma non è questo l’argomento di queste riflessioni, perché richiederebbe una trattazione altamente teologica; entreremmo nell’essere intimo di Dio, una realtà che va al di là del nostro compito. Una seconda questione, a noi più accessibile, risponde alla domanda che cosa fa lo Spirito Santo, qual’è la sua opera, la sua particolare missione.

La funzione propria dello Spirito Santo
Per rispondere alla domanda, dobbiamo tener presente tutto l’arco della divina economia, come la Dominum et Vivificantem lo suggerisce in modo chiaro. Il Papa dice che non c’è alcuna azione divina ad extra, cioè fuori della Trinità Santissima, in tutta la storia della salvezza che non sia stata compiuta per mezzo dello Spirito Santo, cominciando dalla creazione, ma in particolare nella incarnazione del Figlio, come noi ripetiamo nel Credo: «si è incarnato per opera dello Spirito Santo». L’incarnazione è veramente il capolavoro di questo divino artista che è lo Spirito Santo; è il capolavoro perché è il mistero più profondo attuato nella storia, l’unione sostanziale tra la carne umana e la natura divina, unione in modo che le due nature fossero un solo essere senza confusione, senza che la natura umana di Gesù si mischiasse alla natura divina. Gesù è rimasto perfetto Dio e perfetto uomo, in un solo essere, una sola Persona. Questo unire senza confondere è l’opera grandissima dello Spirito Santo.

Questo è stato vero per l’incarnazione del Verbo, è vero anche nella Chiesa che costituisce un corpo solo, il corpo mistico di Cristo, ma possiede una molteplicità di membra, di funzioni, di carismi, una ricchezza di composizione stupenda. Ma spesso succede che questa molteplicità di funzioni, di carismi non trova l’unione fra tutti, la comunione nell’interscambio, disperdendosi per mille rivoli. Se invece vogliamo attuare l’unione, soffochiamo la diversità dei ruoli e dei doni. Questo è il grande dramma della Chiesa di tutti i tempi. Ci si chiede: chi può unire realtà diverse pur conservandole nella loro esplicita distinzione? Solo lo Spirito Santo, il quale svolge la medesima funzione nella Trinità: egli unisce in modo profondissimo lo Spirito del Padre con lo Spirito del Figlio perché i due siano un solo Spirito d’amore e di effusione, ma il Padre resta Padre che genera, il Figlio resta Figlio che è generato; mai il Padre potrà confondersi con il Figlio né mai il Figlio può o potrà identificarsi con il Padre, ma tutti e due sono un solo soffio sussistente eterno d’Amore. La Persona dello Spirito Santo, è Lui che, in seno alla Trinità, compie l’opera mirabile di unire le due divine Persone in modo così profondo che sono un solo Spirito, ma lasciando che ognuna conservi la propria distinzione personale.

Un’altro esempio per capire come lo Spirito Santo sia l’artefice di unione della diversità nella complementarietà: la vita familiare esprime l’unione dello sposo con la sposa, una unione profondissima, poiché i due sono una sola carne, ma ognuno è diverso dall’altro; lo sposo non può pensare la sua sposa perfettamente identica a se stesso, né la sposa può desiderare lo sposo uguale a se stessa. Come fanno i due, nella loro diversità di carattere, di temperamenti, di ideali, di visioni, di sentimenti, di sensibilità, a formare un solo essere, una sola carne? Ciò avviene per opera dello Spirito Santo. Quindi anche una autentica vita matrimoniale è possibile, in tutta la sua profondità e la sua realtà, in virtù dello Spirito Santo.

L’opera dello Spirito Santo nel cristiano
La nostra considerazione ora riguarda in specifico l’opera che lo Spirito Santo compie nel cristiano. Ce lo dice la Scrittura, ce lo dice la Tradizione, il Magistero, la Liturgia: lo Spirito Santo imprime nell’uomo la figura di Gesù, cioè rende l’uomo figlio di Dio, similmente al Figlio, l’Unigenito. Su tutti i cristiani, che partecipano di questa medesima filiazione divina, lo Spirito ha impresso questo sigillo, questa raffigurazione splendente che è il Figlio. Ciò è avvenuto nel nostro battesimo, la prima grande effusione dello Spirito Santo che noi abbiamo ricevuto. In esso lo Spirito Santo ci ha configurati a Cristo, rendendoci simili al Figlio di Dio. Questa è un’opera straordinaria. Tuttavia, nel momento in cui imprime in noi l’immagine di Gesù e noi diventiamo un altro Cristo, Egli rispetta la diversità di ciascuno di noi. Si vede qui il capolavoro che lo Spirito Santo compie in ciascuno di noi. Quante persone si sono battezzate in questi duemila anni di vita della Chiesa? Credo miliardi. In ciascuno di noi è rappresentata la figura di Gesù, ma in modo diverso uno dall’altro. Tutti siamo configurati a Cristo, ma ognuno nella sua costituzione propria, personale, che Dio stesso ha creato.

A questo punto sarebbe importante considerare il fatto che la vocazione alla santità di tutti i battezzati, come dice la Lumen Gentium, non consiste semplicemente nell’imitare i santi che ci hanno preceduto o con cui noi viviamo (perché alle volte viviamo in presenza di santi), ma nel riprodurre in noi i lineamenti stessi di Cristo, in modo che lo Spirito trasfiguri noi in Gesù, secondo il nostro carattere, secondo il nostro temperamento, secondo la nostra sensibilità. Ogni santo rappresenta uno sprazzo di luce del Verbo incarnato.

Pertanto l’opera compiuta dallo Spirito Santo è questa: ci ha resi figli, in modo tale che il giorno del nostro battesimo Dio Padre ha detto a noi come nel battesimo di Gesù al Giordano: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» e dall’altra parte noi rispondiamo con tutta la comunità cristiana come Gesù: «Abbà, sono qui per riconoscerti come mio amatissimo Padre e Signore. Abbà, nelle tue mani affido il mio spirito. Abbà, sia fatta la tua e non la mia volontà». Con il battesimo inizia un colloquio meraviglioso tra noi creature umane resi figli nello Spirito e il Padre celeste. Dal battesimo dunque nasce questa familiarità con Dio che spesse volte dimentichiamo, ma che costituisce la vita nuova nello Spirito: attuare giorno dopo giorno la vita filiale nei confronti di Dio. Non è facile, perché purtroppo noi portiamo ancora dentro di noi il vecchio sigillo del servo che ha paura del padrone, che si tiene lontano da lui, lo riverisce, gli obbedisce, ma per forza, per obbligo, per dovere; ogni comandamento lo sente come un peso, perché è un servo, non è figlio. Il figlio che è stato toccato dal cuore paterno del Padre, che ha vissuto l’amore del Padre, che si sente perdonato, rigenerato pienamente dal Padre, non ha più questa paura, si abbandona fiduciosamente, serenamente «come un bimbo in braccio a chi lo ha generato», per sentire tutti i palpiti dell’Amore paterno, che continuamente usa perdono, misericordia, riversa amore. Alle volte certamente, da buon educatore, richiama all’obbedienza, invita alla disponibilità senza condizionamenti, mette anche alla prova in modo doloroso e impegnativo. Ma tutto compie per il bene pieno e totale dei suoi figli amati e prediletti. Riconosce le loro debolezze, i loro peccati, ma intende purificarli e farli maturare nella sua stessa purezza di amore e di santità, se i suoi figli implorano il suo perdono e si affidano alla sua misericordia.

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