I FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO

La Parola di Dio dà un equilibrio fondamentale tra i doni e il frutto.
Leggendo 1 Corinzi 13, arriviamo immediatamente ad una conclusione: qualsiasi cosa faremo senza l’amore, davanti a Dio non ha valore; i doni senza l’amore non servono, l’azione verso gli altri non garantisce l’amore.

Ma che cos’è l’amore? La Scrittura in esame non dà una definizione, ma spiega cosa fa l’amore (versi 3 a 7). L’uomo naturale non può avere quest’amore. L’amore di cui parla Paolo è: Amore Agape, Amore di Dio, Amore dello Spirito. L’apostolo conclude poi con questa affermazione: “tre cose durano: fede, speranza e carità (amore), ma la più grande di tutte è l’amore”.

L’amore è il frutto dello Spirito; Galati 5:22 dice: “Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”.
Il frutto è il risultato della vita: prima viene il germoglio, poi il fiore ed in ultimo il raccolto maturo. E’ la vita, che è nell’albero stesso, a portare frutto, coadiuvato dalle forze della natura, del sole e della pioggia. Non può esserci frutto dove vi è morte.

La figura è precisa: il frutto dello Spirito è il risultato diretto della vita di Cristo comunicata al credente per mezzo dello Spirito. Filippesi 1:11 dice: “ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio”.
Il frutto spirituale è la conseguenza di una vita di comunione completa ed ininterrotta con Cristo: “Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla” Giovanni 15:5.
La spiegazione dell’assenza del frutto nella vita del credente risiede nella mancanza di comunione con Cristo. Non vi è lavoro cristiano, per quanto grande sia, o esercizio di doni spirituali che possano sostituire il nostro dialogo con Dio.

È incoraggiante ricordare che la comunione ininterrotta con Cristo nel cammino quotidiano produce la rinuncia a noi stessi e il prendere la croce, come lo stesso Gesù afferma in Matteo 16:24-25: “Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà”.

Ed è così che il frutto è prodotto in abbondanza; in Galati 5:22-25 è scritto: “Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. Contro tali cose non vi è legge. Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito”.
Contemplando Gesù Cristo veniamo trasformati: “Or il Signore è lo Spirito, e dov’è lo Spirito del Signore, vi è libertà. E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” 2 Corinzi 3:17-18.
Saranno gli altri a vedere il frutto così prodotto prima in noi stessi, ed è bene che sia così.

Sia i doni che il frutto provengono dallo Spirito Santo

Ogni cristiano nato di nuovo ha ricevuto lo Spirito di Dio nella nuova nascita, quindi può produrre il frutto dello Spirito, dimorando in Cristo. In Giovanni 3:5-8 Gesù dice: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: “Dovete nascere di nuovo”. Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va, così è per chiunque è nato dallo Spirito”.

Il battesimo nello Spirito Santo ha prodotto in ogni credente la potenza per il servizio e per la testimonianza. In Atti 1:8 è scritto: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra”.
I segni iniziali del battesimo dello Spirito Santo sono manifestazioni soprannaturali dello Spirito sulla linea dei doni spirituali:

Atti 2:4: “Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi”.
Atti 10:46: “perché li udivano parlare in altre lingue e magnificare Dio….”
Atti 19:6: “E, quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano”.

Questa pienezza genuina dello Spirito Santo deve però condurci al frutto, per l’arricchimento che ha prodotto in noi la potenza di Dio. Purtroppo queste due esperienze rimangono spesso divise. Per tale ragione accade, alle volte, che un credente ricevi evidenti manifestazioni della potenza dello Spirito ma continui a mostrare una palese immaturità in ciò che concerne il frutto dello Spirito, ossia il carattere cristiano.
Questo è abbastanza normale per un “bambino in Cristo”; ma lo scopo di Dio è portarci alla piena maturità della vita cristiana. Non a caso la parola “testimoni” viene dal latino “martirus” da dove fu poi coniato il termine “martire”. In Apocalisse 12:11, confermando questa verità, notiamo che è scritto: “Ma essi l’hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte”.

La scalata verso l’amore

L’apostolo Paolo alla fine del capitolo 12 della 1° lettera ai Corinzi, dopo aver fatto un elenco di doni carismatici e descritto l’importanza dell’esercizio di questi doni nel corpo di Cristo, ci mostra una via eccellente: l’amore, il primo frutto dello Spirito.

1 Corinzi 12:31: “Ora voi cercate ardentemente i doni maggiori; e vi mostrerò una via ancora più alta”.
1 Corinzi 13:1: “Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo”.
C’è un legame tra il frutto e i doni. Più avanti, l’apostolo scriverà: “Desiderate l’amore e cercate ardentemente i doni spirituali”.

Anche qui vediamo non solo l’equilibrio tanto messo in evidenza dalla Parola di Dio tra doni e frutto, ma anche un escalation: “Desiderare l’amore attraverso i doni”.
L’amore deve diventare un’energia nell’uso dei doni
Chiarito ulteriormente lo scopo del nostro studio, leggiamo 2 Pietro 1:3-8: “Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza. Anche voi per questa stessa ragione usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza l’autocontrollo, all’autocontrollo la perseveranza, alla perseveranza la pietà, alla pietà l’affetto fraterno e all’affetto fraterno l’amore. Perché, se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo”.

Nei primi versi appena letti comprendiamo che il Signore ha provveduto a tutto per renderci partecipi della sua natura divina.
Ma c’è una scala di valori da percorrere: fede, virtù, conoscenza, autocontrollo, perseveranza (pazienza) pietà, amore fraterno e carità (amore).
Notiamo che, dopo i primi tre valori (fede – virtù – conoscenza), troviamo un elenco simile, anche se più breve, in Galati 5:22: “Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”.

Quindi la scalata di questi valori ci conduce al frutto dello Spirito: l’amore.
Esaminiamo ora: fede, virtù e conoscenza.
Questi primi valori non contengono il frutto dello Spirito, ma sono i valori che precedono il frutto.

La fede

È sicuramente la fede della salvezza che ci introduce nella vita cristiana. Efesini 2: 8-9 afferma: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. e anche la misura di fede per comunicare ed esercitare i doni spirituali che il Signore ha donato ad ognuno di noi”.
Ancora Romani 12:3 dice: “Infatti, per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno”.
Senza fede è impossibile piacere a Dio, tutto quello che dobbiamo esercitare è per fede (Ebrei 11:1-6).

La virtù

Nel dizionario della lingua italiana il significato di virtù è: disposizione d’anima volta al bene. Poi le virtù posso essere intellettuali, morali, naturali.
Quando poi veniamo alle Scritture leggiamo che le “virtù” che uscivano da Gesù (in altre traduzioni leggiamo anche potenza o potere) guarivano i malati e liberavano dai demoni, come si evince da questi versi:
Luca 6:19: “E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una potenza che guariva tutti”.
Marco 5:30: “Ma subito Gesù, avvertendo in sé stesso che una potenza era uscita da lui, voltatosi nella folla, disse: “Chi mi ha toccato i vestiti?”.
Quindi virtù è sinonimo di potenza, potenza per guarigioni e liberazione, ricevuta nel battesimo nello Spirito Santo per esercitare con vigore i doni spirituali: “Poi disse loro: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; prenderanno in mano dei serpenti anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno” Marco 16:15-18.

La conoscenza

Fermarsi all’uso dei doni significa commettere lo stesso errore fatto dai fratelli della chiesa di Corinto, che, malgrado l’uso di tutti i doni dello Spirito, erano ancora “bambini in Cristo” (1 Corinzi 3:1), non era ancora manifesto nella loro vita il frutto dello Spirito (1Corinzi 13:1-3), mancavano della maturità cristiana e della conoscenza dell’intero consiglio della Parola di Dio.
Il consiglio di Dio non si limita ad insegnare sui doni

L’apostolo Paolo, infatti, deve riprendere l’istruzione sulla conoscenza che porta il frutto dello Spirito: “la croce”, la morte a noi stessi. In 2 Corinzi 5:14-17 egli scrive: “Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d’ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro. Perciò d’ora in avanti noi non conosciamo nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove”.

L’autocontrollo

Il Signore, attraverso l’uso dei doni o ministeri che ci ha donato, ci permette di entrare nella vita dello Spirito. Quando arriviamo a questo punto, ci sono due cose che possiamo fare: continuare il nostro cammino, prendere la croce, rinunciare a noi stessi e portare frutto:
Marco 8:34-35: “Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: “Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà”.
Galati 5:24: “Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze”.

Oppure vivere la vita cristiana senza produrre frutto, continuando forse ad usare i doni senza che questi possano giovare a noi stessi. Un giorno, però, il Signore non ci riconoscerà, come è scritto in Matteo 7:22-23: “Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”.
Anche nel frutto ovviamente, come abbiamo visto, c’è una crescita; la croce ogni giorno ci porta a realizzare la morte a noi stessi nelle varie aree della nostra vita dove siamo ancora carnali.
Dimorando in Cristo, possiamo portare un frutto sempre più abbondante. Gesù in Giovanni 15:4-5 dice: “Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla”.
Quando portiamo frutto, anche i doni o ministeri che il Signore ci ha donato diventeranno più potenti in Lui perché consacrati ad un impegno costante a servire Lui, l’Altissimo, l’Iddio Onnipotente.

Dio ci benedica
Anziano Enrico Morra

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