ODE ALLA POVERTAIl legame che abbiamo con beni e oggetti ci impedisce un reale distacco dalle cose di questo mondo, cosa di cui necessita invece una buona ascesi.

La materialità della nostra vita è ciò che utilizza il Maligno per impedirci una reale vita dello spirito ed una concreta testimonianza di Cristo.

Vecchi discorsi che, di tanto in tanto, sentiamo pronunciare da qualche vecchio sacerdote o rispolveriamo in impolverati cassetti della memoria.
Ma come si fa ad essere poveri, come si fa a scegliere cosa avere o meno?

E’ presto detto: è cosa buona tutto ciò che serve materialmente nell’immediato e perciò è utile al conseguimento di un’utilità necessaria. Un fabbro non può lavorare senza un martello, un cuoco non può cucinare senza coltelli, un’autista non può esercitare il mestiere senza un’auto, ecc…

La qualità di questi beni deve essere proporzionata in base alle reali necessità che la circostanza richiede. Maggiore è la qualità del risultato che voglio ottenere, maggiore deve essere la qualità del mezzo che devo utilizzare.

Non è cosa buona possedere solo il mezzo materiale che mi serve per produrre o lavorare altra materia. E’ cosa lecita e assai più utile anche tutto ciò che materialmente mi facilita ed aiuta la crescita spirituale. Un quadro rappresentante un’immagine che mi facilita la contemplazione, un vestito che mi ridona una dignità perduta, un libro che mi istruisce, un album musicale che mi arricchisce, o comunque tutto ciò che mi porta ad una maggiore elevazione del cuore e della mente.

Il possesso di un oggetto, sia per motivi materiali che spirituali, trova sempre e comunque il suo fine nella lode di Dio. L’utilizzo di ciascuna cosa non è mai fine a se stessa, bensì è trampolino per lanciarsi in una dimensione superiore al mezzo utilizzato. Quando ciò non avviene significa che ci siamo legati a quell’oggetto, che in quella cosa troviamo il nostro compiacimento e perciò ecco che si viene a creare passo a passo l’ancoraggio a questo mondo.

Tutto ciò in cui rinveniamo esserci un attaccamento del cuore, non si riscontri un’utilità materiale evidente e/o mezzo per una crescita spirituale, è certamente da intendersi come superfluo e mezzo del demonio per ostacolarci nella virtù.

E’ per questo motivo che gli antichi padri ed i santi di ogni tempo elargivano i propri beni a chiese e cattedrali: ogni ricchezza era in onore alla regalità di Dio e ad una scienza del bello che a lui potesse elevare, senza riservare nulla per se stessi. Povertà dell’uomo e ricchezza a Dio. Quando questo binomio si è invertito lungo la storia abbiamo assistito a ciò che ancora oggi ci è di scandalo ed accusa. Quando le ricchezze materiali servono per gonfiare l’uomo di un benessere fine a se stesso, il demonio si accampa nel cuore di ciascuno di noi e saccheggia ciò che di buono vi è in esso.

E questo valga egualmente per un falso umanesimo che appesantisce la mente più che elevarla: uomini e donne che si attaccano alla propria arte o al proprio sapere non per lodare Dio nella verità e nella bellezza, ma per mostrare se stessi in una divinazione del proprio intelletto.

Povertà è operare sempre e comunque secondo ciò che riteniamo vantaggioso al Vangelo e all’anima: il resto è il superfluo del demonio.