LA MUSICA, IL LINGUAGGIO DEGLI ANGELI

La Parola di Cristo dimori fra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali” (Col 3,16).

Con queste parole San Paolo si rivolgeva a dei cristiani che, in un ambiente difficile e ostile dovevano testimoniare la gioia della loro fede.
Doveva essere ancora così a Milano verso la fine del IV secolo quando sant’Agostino, cercatore della verità e della bellezza, fu affascinato dai canti e dagli inni che Ambrogio aveva composto per la sua Chiesa e che i cristiani milanesi cantavano conquistando il cuore di quel giovane tormentato e stanco di tante avventure intellettuali e umane insoddisfacenti.

Doveva essere così ancora ai tempi di San Francesco, quando questo giovane, figlio di una madre di origine provenzale, educato quindi con i canti di giullari e trovatori, capace di animare le feste della gioventù assisana con i suoi gusti raffinata, si convertì, mettendo al servizio della sua straordinaria e assolutamente nuova maniera di annunciare il Vangelo itinerando, la sua gioia di vivere e cantare: “A voce alta e chiara cantava in francese le lodi del Signore” (Leggenda dei tre compagni 33, FF 1436) e compose quel meraviglioso Cantico delle Creature per invitare tutti a benedire e lodare il Signore.

Francesco, postosi a riflettere, compose anche la melodia che insegno ai suoi compagni: “Altissimo, onnipotente bon Signore….“.
Il suo spirito era immerso in così grande dolcezza e consolazione, che ha voluto mandare i frati per il mondo a lodare Dio.
Voleva che dapprima uno di essi, capace di predicare, rivolgesse al popolo un sermone, finito il quale tutti cantassero al Signore come giullari di Dio.

Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno della bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione” (Concilio Vaticano II, Messaggio agli artisti).

I canti sono la medicina dell’anima, la terapia dell’angoscia e della sfiducia.

Giovanni Paolo II scriveva: “Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa, infatti, deve rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Ora l’arte, ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno e l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda e ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero” (Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, 12).

Il cantare per un cristiano non è un semplice gusto estetico o una maniera più appropriata per animare delle celebrazioni o degli incontri, ma una testimonianza della propria identità e la forma adeguata per trasmettere la fede e la speranza.
Nessuno come Agostino ha saputo esprimere meglio questa stupenda verità: “Ecco tu dici, io canto. Tu canti, certo, lo sento che canti. Ma bada che la tua vita non abbia a testimoniare contro la tua voce. Cantate con la voce, cantate con il cuore, cantate con la bocca, cantate con la vostra condotta santa” (Sant’Agostino, Discorsi, 34).

Anche colui che passa per essere omicida di Dio, Nietzsche, comprende quale sia la grandezza della musica: “Ho sete di un maestro nell’arte musicale” disse un innovatore al suo discepolo “che apprendesse da me i miei pensieri e li traducesse nel suo linguaggio: così mi sarebbe più facile insinuarmi nell’orecchio e nel cuore degli uomini. Gli uomini possono essere sedotti con i suoni ad ogni errore e ad ogni verità: chi potrebbe confutare un suono?“.

Che il Signore apra i nostri cuori al canto, così da poter essere sempre più vicini al linguaggio con cui gli angeli ed i santi lo osannano eternamente.

Ornella

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4 Comments

  1. Mi ha colpito tanto la possibilità di avvicinare il nostro linguaggio a quello degli angeli e dei santi per lodare incessantemente Dio con loro.
    Si può cantare esclusivamente con il cuore senza esprimere concetti e frasi finite?
    Non so se mi sono spiegata, con una lode di cuore e di mente, solo rivolta a quel Dio che ancora non si conosce completamente ma che sai che tutto fa, tutto sa, tutto è e che ama ama ama…..

  2. Si può fare tutto e tutto costituisce preghiera se l’intenzione è rivolta alla maggior gloria di Dio.
    Riguardo a ciò che scrivi aggiungo solo che è necessario stare attenti a non precipitare in quella falsa religiosità in cui si ritiene superflua la partecipazione dell’intelletto e del buon equilibrio che deve sussistere tra interiorità ed esteriorità.
    L’essere sconclusionati, se elevato a sistema e/o metodo di preghiera o altro, porta ad un intelletto indisciplinato, cosa assai grave per un cristiano che fa della ragione e della ragionevolezza uno dei suoi punti di forza.
    Negli angeli e nei santi vi è una perfetta corrispondenza in tutto ciò che essi sono e/o fanno. Noi, essendo formati di spirito ma anche di corpo, è necessario che quest’ultimo venga disciplinato dallo spirito e lo esprima nei migliore dei modi. Atteggiamenti scomposti e non armonici vanno corretti e disciplinati, al fine di risultare preghiera anche nelle movenze ed in tutto ciò che siamo.

  3. nena

    Spesso mi accade che mentre sto lavorando canto i nostri bellisimi canti del Rinnovamento,e mi stupisco di come cio’ mi venga nella spontaneita’ dal cuore,il mio animo e’ felice non c’e’ stanchezza svogliatezza uggia in cio che vado facendo,e’ in quel momento che ringrazio Dio di avermi mandato i suoi Angeli a soccorrermi nel lavoro,mentre dentro di me prende forma una pace e una gioia indescrivibile.Si cantiamo piu’ spesso e anche balliamo prima con il cuore poi potendolo fare anche con il corpo perche Dio e’ il Dio dell’amore della gioia della speranza ;se Dio abita in noi e se la Pace e’ nel nostro cuore cosa mai dovremo temere?Grazie Ornella della bella lezione

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