PELLEGRINAGGIO A ROMA (16/06/2013)

Domenica 16/06/2013 l’Associazione Falco Bianco ed i suoi amici sono stati pellegrini a Roma, così da partecipare alla celebrazione del Santo Padre in Piazza San Pietro.

Nonostante il grande caldo, la giornata è trascorsa accompagnata da entusiasmo e solarità, nonché dalla grazia di essere benedetti dal Vicario di Cristo, transitato proprio adiacente alla nostra posizione.

Qui presentiamo 200 foto della giornata, scattate dal solerte Paolo Piccioli, che ringraziamo per la disponibilità.

Chi volesse contribuire e pubblicare le proprie foto non esiti a contattarci.

In primo piano un paio di scatti che riteniamo davvero rappresentativi e speciali. A seguire lo slide di tutte le foto.

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  1. RACCONTO: LA PROVA DI ESTER

    (Racconto completamente inventato. Ogni riferimento a persona o ad avvenimento è puramente casuale.)

    PREMESSA: LA PROVA DI ESTER

    “Accidenti” mi viene da esclamare ad alta voce.
    “Ha chiamato signora?”, accorre il maggiordomo.
    “No grazie, Walter, puoi andare”.
    Cerco quella soddisfazione che pensavo di ottenere, quell’appagamento che la ricchezza dovrebbe concedere…ho invece un surrogato di marito che concepisce il matrimonio come un passo che bisognava compiere e la bella moglie un oggetto costoso da mostrare come un ornamento desiderabile…Non lo vedo mai. E’ sempre impegnato con il suo lavoro e, finito quello, con la sua amante del momento. Ormai non le conto più e non faccio più domande. Ho troppa paura che lui si stanchi anche di me e chieda il divorzio. All’inizio ci sono stata malissimo, ma ora so che sono solo dei giocattoli usa e getta. Lui vive il suo mondo e io vivo il mio. Penso che tutto questo sia anche dovuto al fatto che non abbiamo potuto avere figli…no…sarebbe stato così ugualmente. Io coi bambini e lui lontano. Non voglio divorziare, sono troppo attaccata a tutto questo che è sfarzo, ma che per me ora é diventata necessità. Il contratto di matrimonio che ho firmato prima di sposarmi, che mi impedisce ogni rivalsa sull’intero patrimonio, mi tappa la bocca.
    “Signora, mi scusi se la disturbo, ma è arrivata la parrucchiera e l’estetista per cominciare la preparazione per il ballo di questa sera.”
    “Avverti che arrivo subito, Walter” gli rispondo senza girarmi ma so che dopo un inchino si allontana discreto.

    PRIMA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    “Sei affascinante come sempre mia cara!” mi saluta mio marito offrendomi la mano alla fine della scalinata.
    “Grazie Alberto. I tuoi complimenti lo sai che mi fanno sempre piacere”, gli rispondo allungandomi per dargli un bacio sulla guancia.
    “Meglio avviarci, così arriveremo alla cena con il giusto ritardo, come sempre”.
    “Ci saranno molte personalità questa sera, la moglie del senatore Roncato sono settimane che prepara questo evento.”
    “Il fidanzamento della figlia è certamente un’occasione importante e io devo sfruttarla per trovare alleati e sostegno in un progetto che mi piacerebbe realizzare.”
    “Di cosa si tratta?”
    “Meglio che tu non sappia niente. Ti potrebbe sfuggire qualcosa con la persona sbagliata. Il tuo compito è solo quello di farti amica la moglie del deputato Grasso e del parlamentare Verti oltre a quello, come sempre di ammaliare tutti…” Passandomi il dito leggero sulla scollatura dell’abito. “…ma sono certo che per questo non ci sono dubbi.”
    “Farò del mio meglio per aiutarti.”
    “Giorgio, domani sarai a disposizione della signora, userò la decapottabile.”
    “Sì signore”.
    “Pensi di andare a fare qualche acquisto?”
    “Ho già un appuntamento all’atelier di Valentino per scegliere i nuovi abiti per l’estate.”
    “Fai pure con comodo tanto domani non ci sarò per pranzo.”
    “Guarda, la festa è già in pieno svolgimento.”
    “Il nostro arrivo così farà più effetto. Giorgio non ti allontanare, resteremo il minimo necessario.”
    “Si signore”.

    SECONDA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Sdraiarsi sul letto è meraviglioso dopo la fatica di essere al meglio in un ricevimento. L’ultimo pensiero che ho è il volto famigliare di quella cameriera… chissà chi è, non ricordo…
    Ecco chi è! E’ una mia compagna di classe delle elementari! Come si chiamava? Non lo ricordo più. Il sonno è sparito mentre i ricordi affollano la mente. I miei genitori, il nostro modesto appartamento e tutti i problemi che avevamo per arrivare alla fine del mese. Mi assale subito il terrore di tornare povera, di dover contare l’euro, solo chi l’ha provato sa cosa significa. Tutto questo però era largamente ricompensato da quell’amore incredibile che univa i miei genitori. Si respirava nell’aria e io mi ci cullavo beata.
    Mi viene il desiderio di andare a rivisitare il mio vecchio quartiere.
    Quando mi alzo come prima cosa disdico l’appuntamento da Valentino e ci vado.
    Farmi accompagnare da Giorgio è escluso a priori. Non voglio assolutamente che Alberto venga a conoscenza del mio passato operaio.
    La sua discrezione è provata ma meglio essere prudenti. Prendo perciò la mia macchina.

    TERZA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Non è cambiato per niente. Costruito dal bisnonno di Alberto, per gli operai della sua vicina fabbrica, è rimasto invariato nel corso degli anni. Alveari di palazzoni tutti uguali di un colore grigio topo ormai un po’ fatiscenti lo caratterizzano. L’unica nota nuova sono le tantissime parabole attaccate in bellavista sulle ringhiere dei balconcini. I ragazzini, come allora, continuano a giocare, urlando a più non posso nelle piazzette a esagono che formano i vari stabili. Mi fermo davanti a casa mia e alzo lo sguardo, fino al sesto piano, in cerca delle mie finestre. Sul balconcino ci sono delle lenzuola colorate stese…Non scendo neanche dall’auto, un magone di ricordi mi riempie la testa.
    “Chi è lei signora? Cosa è venuta a fare qui?” mi dice un ragazzino che si è avvicinato senza che io me ne accorga.
    Sobbalzo per lo spavento e senza rispondere,
    riaccendo il motore e mi dirigo al cimitero posto proprio a lato della chiesa.
    Ho ancora il cuore accelerato. Mi ero dimenticata il modo diretto con cui si affrontavano le situazioni e le novità. Tutti si conoscevano e gli estranei venivano subito notati e controllati, per così dire.
    Voglio andare alla tomba dei miei genitori, sono anni che non li vado a trovare.
    C’è un uomo chinato a togliere le erbacce ai lati della tomba, ma chi è?
    Mi fermo e lo guardo curiosa da lontano.
    Ma è un sacerdote! Perché lo fa?
    Quando si gira lo riconosco subito: è Giovanni il mio amico, il mio compagno di giochi!
    Senza pensarci mi avvicino.
    “Giovanni ciao, ti ricordi di me? Sono Ester!”
    Lui si alza e mi sorride. “Come potrei averti dimenticato. Sono anni che ti aspetto!”
    Sbarro gli occhi senza rispondere.
    “Sì. Ho sempre pensato che un giorno saresti tornata. Nessuno può cancellare completamente il proprio passato.
    Sei soddisfatta della tua vita?”
    “Tutti i miei sogni si sono realizzati.”
    “Non mi hai risposto.”
    “Niente è cambiato. Tu riesci sempre a leggermi dentro come allora. Come fai a capire quando ti voglio nascondere qualcosa?”
    “Non te lo dico, altrimenti dopo non lo riconosco più” dice ridendo.
    “Ti sei occupato della tomba dei miei per tutto questo tempo?”
    “Sì. Gli volevo bene anche io. Abitare sullo stesso pianerottolo ci ha reso tutti una famiglia”.
    “Eravamo inseparabili”.
    “I tuoi sono ancora vivi?”
    “Ora c’è solo la mamma, vive con me in canonica. Adesso immagino che tu voglia rimanere qui con loro un po’ da sola, ma io Ti aspetto là, così saluti anche mamma e poi mi racconti i tuoi segreti” stringendomi l’occhio.
    “Se dicessi, a mamma. che sei venuta e non ti ho portato da lei mi mette in castigo! Lo sai che comandante che è”.
    “Dicendo così mi impedisci proprio di rifiutare!”
    “Bene, ti lascio un po’ sola con loro”.
    “Grazie.”

    QUARTA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    “Entra Ester, la mamma è tutta in fibrillazione. Ha deciso che devi rimanere a pranzo ed è già sui fornelli a prepararti quelli che erano i tuoi piatti preferiti, non hai scampo ti avverto”.
    “Non lo voglio avere!”
    “La mia bambina è diventata una donna bellissima! Vieni ad abbracciare mamma Sofia!” e mi butta al collo le sue mani tutte sporche di farina commuovendosi dalla gioia.
    “La mia piccolina…quanto ho sofferto quando ti hanno portato via! Lo sai che se avessimo potuto ti avremmo tenuto con noi?”
    “Sì che me lo ricordo”.
    “Sto preparando i cannelloni che ti piacevano tanto. Adesso vai a fare un giro con Giovanni che ti fa vedere tutte le novità e poi a mezzogiorno torni qua. Oh guarda ti ho già sporcato la tua bella giacca con della farina…” cercando impacciata di pulirmi.
    “Tranquilla è solo un po’ di farina!”
    “Adesso vai altrimenti ti sporchi a stare qui ma poi a tavola mi racconti tutto.” Impiastricciandosi anche la faccia cercando di asciugarsi le lacrime.
    “Sei sempre così generosa mamma Sofia che il tuo sorriso d’amore vale più che diamanti e rubini.”
    “Ma cosa vai a dire…” con una nota d’imbarazzo tipica di quando le facevano qualche complimento. “Hai visto il mio bambino cos’ha combinato? Si è fatto sacerdote. Io volevo invece che ti cercasse per sposarti. Saremmo stati tutti una famiglia e io avrei avuto tanti nipotini…” e i lacrimoni ora sono un torrente incontenibile.
    “I nipotini li hai ugualmente! Ho aperto un asilo per tutti i bambini del quartiere e lei ne è sempre sommersa. Tutti adorano la mamma. E’ diventata la nonna di tutti!”
    “Adesso fuori dalla mia cucina altrimenti non faccio in tempo!” Spingendoci via a forza.
    “Va bene andiamo non agitarti”.
    “Io non mi agito mai, ho solo fretta. Via ora che ho da fare”.
    “Sii mamma” ridendo di gusto.
    “Gli anni hanno aggiunto solo qualche ruga in più e fatto diventare argento i suoi capelli ma è sempre lei, meravigliosamente mamma.
    E’ quello l’asilo?”
    “No quella è la casa della carità. E’ una struttura di ricovero per gli anziani e i disabili che non possono essere assistiti dalle loro famiglie perché devono andare a lavorare. Può essere solo diurno o anche 24 su 24. Sono assistiti sia da personale specializzato che da volontari. L’asilo si trova dopo il campo sportivo.”
    “Hai fatto tantissimo. Non ricordavo che girassero così tanti soldi da queste parti…”
    “In effetti non circolano per niente. Sono la maggior parte quelli che non possono neanche permettersi di pagare le quote mensili dell’asilo o l’assistenza dell’anziano. Sono molto preoccupato. Le sovvenzioni statali con le quali ho costruito le strutture sono finite da un pezzo e i debiti che ho fatto si stanno accumulando. L’unica speranza che ho è un miracolo da Dio perché altrimenti a fine mese sono costretto a chiudere tutto. Mamma Sofia ancora non sa niente. Tu la vedi così ma è malata di cuore e un dolore così grande ho paura che sia un colpo troppo forte per lei. Ho ancora 12 giorni. Sto chiedendo a più nuovi sovvenzionamenti ma non vogliono ascoltarmi.
    Dicono che lo Stato è in crisi e che non possono fare niente. Ho provato anche a parlarne con il padrone della fabbrica…sai cosa mi ha detto?
    Quando si costruisce qualcosa bisogna prima controllare se può avere un rendimento tale da poter fruttare. Dovevi pensarci prima. Vivere sempre sulle spalle degli altri è comodo ma non possibile. Le faccio una piccola offerta per le necessità del momento ma poi dovrà trovare una soluzione alternativa. Passi dalla mia segretaria che le darà un assegno. Poche migliaia di euro che sono volate via in poco tempo. La situazione poi è ancora più drammatica. Sembra che ci sia l’intenzione da parte del cavaliere Alberto Marchesi di chiudere lo stabilimento per trasferirlo in Albania, dove la manodopera costa meno. Ti rendi conto? Quasi tutte le famiglie del quartiere vivono lavorando là. Il quartiere si trasformerebbe in un paese senza lavoro. Centinaia di famiglie non avrebbero più di che vivere…scusami se parlo con te… ho bisogno di sfogarmi ma qui nel quartiere non è possibile, si scatenerebbe il panico.” Si siede su un muretto e si passa le mani tra i capelli.
    Io rimango zitta e lo guardo. Che lui sappia chi sono io? Il dubbio mi assilla.
    “Perché mi hai detto queste cose? Speri in un aiuto?”
    “Il peso di tutto questo è enorme e sono scoppiato. Ti chiedo scusa. Qualsiasi aiuto anche se piccolo è utile ma non pretendo niente. E’ solo che non ho retto più, scusami ti prego”.
    “Chi ti ha dato questa notizia?”
    “E’ sicura. La nipote di una mia parrocchiana è stata assunta a tempo determinato presso lo studio commerciale di Marchesi per sostituire un’impiegata in maternità. E’ entrata nello studio del suo capo per portare delle carte e ha visto sulla scrivania questa pratica. Non ha avuto il tempo per leggerne bene tutte le parti ma è riuscita a carpirne pienamente il senso.
    Ha avuto anche il sangue freddo di farne alcune foto con il cellulare. Non si è sbagliata, purtroppo…”
    Mi siedo anche io sul muretto. Lo guardo mentre ha gli occhi chiusi e il volto rivolto al cielo. Sembra che stia pregando in silenzio.
    No, Giovanni non sa chi sono io, non mi mentirebbe anche se la situazione è così grave. Avrà visto la mia bella auto? Avrà notato i vestiti firmati che indosso? Magari potrebbe al massimo sperare in una offerta generosa…niente di più. Io ho sempre cercato di non far trapelare da dove provengo e non ho motivo di pensare che sia stato scoperto. I giornali scandalistici avrebbero avuto di che divertirsi…Il cavaliere Marchesi, l’uomo più ricco d’Italia sposa una ragazza di umili origini, i cui genitori erano operai della sua fabbrica. Il piatto sarebbe stato troppo succulento. La mia adozione ha cancellato ogni traccia del mio passato…
    “Meglio che tu mi racconti di te, di quei segreti che mi volevi nascondere. Ora sai i miei problemi, vedrai che sfogarti farà bene anche a te” mi dice guardandomi con un sorriso mesto.
    “Confronto ai tuoi, il mio è un soffio.” Dico abbassando gli occhi. “Mi ero fatta degli obbiettivi che ho raggiunto in pieno. Sono riuscita ad avere tutto quello che desideravo e come risultato mi sento insoddisfatta più che mai. Imprigionata in una vita che tutti vorrebbero: una villa meravigliosa, grandissima, circondata da un parco centenario. Domestici e giardinieri pronti a soddisfare ogni mio desiderio. Ogni mia futilità è soddisfatta all’istante…eppure mi ritrovo incompleta. Sono un bel pacco regalo, sfarzoso e ricco di nastri, ogni persona gradirebbe essere al mio posto, ma tolti i fiocchi e aperta la scatola troverebbero il vuoto! Questo è il problema! Mi sono circondata di feste e impegni mondani…ma con quale risultato? Vuoto intorno a me.
    Ho delle, così dette, amiche ma con loro si parla solo di vestiti, feste e di questo e quello con una tale malignità che ultimamente mi disgusta. Quando torno a casa mi sento sempre più sola e incompleta. Mi manca il sentirmi amata, una famiglia, persone vere che si mettono lì ad ascoltarti e abbracciarti non per interesse. Mi manca l’affetto che mamma Sofia dona con generosità a tutti. Dove vivo è tutto malizia e superficialità, sono stanca di tutto questo ma ne sono ugualmente irretita e incapace di staccarmi. La ricchezza mi ha ghermita con i suoi tentacoli. Ora non riuscirei a farne a meno. Sai chi sono Giovanni? Dimmi la verità, è molto importante per me”.
    “So che sei stata adottata dal fratello di tuo padre, Carlo, che lavorava come progettista nella sezione corse in una piccola casa di auto, ma poi non ho più saputo niente di te.”
    “Ti credo. Sei un sacerdote e non mi mentiresti per nessun motivo, vero?”
    “Non ti sto mentendo. Sei diventata molto diffidente con gli anni.”
    “Vivo in un mondo dove si fanno molte cose per denaro…E’ vero sono diffidente, lo puoi dire forte.
    Continuo il racconto della mia vita.
    Carlo, come hai detto giustamente tu, lavorava come progettista. E’ stato notato dalla Meklaren, e così ci siamo trasferiti in Germania per parecchi anni. Grazie al suo ingegno è salito ai vertici nel giro di un anno e i soldi cominciarono ad entrare a flotte.
    Non dissero a nessuno che mi avevano adottata e mi trattarono nel migliore dei modi facendomi frequentare anche le migliori scuole.
    Cominciai così a frequentare l’alta società e tutto ciò che questo comportava. Quando poi Carlo ha accettato il lavoro alla Ferrari siamo tornati in Italia. Il mio passato operaio era scomparso, svanito nel nulla. Un giorno lo accompagnai alla Corsa che si tiene a Monte Carlo. La sera davano una festa per festeggiare la vittoria e io partecipai.
    E’ stato lì che il cavaliere Antonio Marchesi mi ha notata. Ora sono sua moglie.”
    Giovanni rimane lì a bocca aperta e ad occhi sgranati.
    “Non tradirmi ti prego, non andargli a dire il discorso della copia dei documenti. Faresti del male a una povera ragazza che ha agito solo perché c’è tanta gente che rischia la povertà”.
    “Non ti preoccupare anche per questo. Sarò muta in proposito, in passato sapevi che ti potevi fidare di me. Per quanto riguarda i soldi al momento non dispongo di cifre ragguardevoli. Dovrei parlarne con mio marito…Ho però a mia disposizione una cifra per le mie piccole spese personali. Posso offrirti, perciò, una donazione mensile. 150 mila al mese, possono bastare? Pensavo di tenerne la metà per le mie necessità.”
    “Sarebbe meraviglioso! Basterebbero per pagare le necessità mensili di entrambe le strutture!”
    “Per il pagamento dell’ipoteca al momento non dispongo di cifre ragguardevoli. Dovrei parlarne a mio marito…devo pensarci per vedere cosa posso inventarmi. Non voglio che conosca le mie origini operaie.
    Mostrami intanto le strutture, come funzionano, magari ci viene qualche idea…”
    “Grazie Ester fin da adesso per quello che farai. Vedo che il Signore non ha mancato neanche questa volta di sostenere con la sua provvidenza i suoi piccoli figli. Grazie Signore…” alzando ancora il volto al cielo.
    “Per quanto riguarda la tua sensazione d’incompletezza, vedrai che se collaborerai a sostenere queste strutture e a salvare tutta questa gente dalla perdita del lavoro il signore non mancherà di aiutarti anche nel tuo problema.”
    “Dici davvero?”
    “Puoi starne certa”

    QUINTA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Passo tutta la notte senza dormire.
    Ho sempre davanti agli occhi quei meravigliosi bambini pieni di vivacità e quei poveri anziani, così sofferenti e soli. Vorrei fare qualcosa per loro ma non me la sento di parlargli, come potrebbe reagire? Ha visto sempre gli operai della sua fabbrica come degli avversari, degli oppositori alla sua politica di sviluppo e miglioramento. I sindacati sono tremendi con le loro proteste.
    Mi alzo e cammino nella penombra delle stanze appena illuminate dalla luce proveniente dall’illuminazione esterna del giardino. Guardo e accarezzo, facendo correre il dito, una statuina sulla credenza. Tutto un mondo senza vita…faccio parte di un mondo senza vita, freddo e arido. Quelle sono persone vere, che hanno, con l’operato di Giovanni, trovato finalmente una casa o l’aiuto necessario che permette loro di andare avanti. Se io non intervengo prestissimo tutte si troveranno senza nessuna speranza per il domani. Come potrei vivere con un peso così grande sulla coscienza? Ogni cosa che guarderò la paragonerò a un anziano abbandonato a se stesso, a un bambino per la strada o a una famiglia disperata perché non ha più di che vivere. Come potrò?
    Passano tre giorni tremendi.
    Sempre lo stesso pensiero in testa.
    Vado alla sfilata di alta moda sperando così di distrarmi ma niente da fare. Ogni vestito aveva un volto, un sorriso o una sofferenza con un nome: si chiamava Fausto, Luca e Oreste. Me ne vado che le modelle hanno da poco iniziato a passare. Non ho più pace. La sensazione di male alla pancia sempre presente…sto male? Vado dal dottore per esserne sicura ma niente. Sono perfetta. Allora è la mia coscienza che è talmente oppressa da debordare anche nel fisico.
    Prendo la macchina e torno da Giovanni, non so per quale motivo, forse solo per sperare che lui abbia trovato già una soluzione e io possa stare tranquilla.
    Lo trovo in chiesa in ginocchio davanti al tabernacolo tutto solo. Mi siedo in fondo alla chiesa e aspetto perché non mi va di disturbarlo. Quanto tempo era che non mi fermavo in una chiesa! Gli occhi spaziano in giro, guardo un quadro. una statua, dei disegni…forse fatti dai bambini del catechismo su un tema religioso…certo non è una chiesa antica con opere d’arte in ogni cantone! Alzo gli occhi e noto la grande ventola posta al centro. Dentro questa specie di capannone certamente farà molto caldo d’estate…io non sopporto il grande caldo e penso alla mia aria climatizzata in tutta la casa, sprecata in quelle stanze per lo più vuote di gente…Abbasso gli occhi e si fissano sulla porticina del tabernacolo. Signore quanto tempo è che non ti prego? Eppure io so che sei Dio…Sono troppo concentrata su di me per ricordarmi che ogni cosa che ho viene da Te. Perché sono qui? Sei Tu che mi hai fatto arrivare nella posizione che sono per salvare il tuo popolo? Niente capita per caso. Se credo in Dio so che a tutto ciò che capita ha una spiegazione. Tutta volontà di Dio? Non sempre, spesso anche perché ci comportiamo male e andiamo contro alla sua volontà. Non solo il nostro agire ma anche di chi ci ha preceduto nella storia dell’umanità e di chi la sta vivendo il presente con noi. Ho però come la certezza che tutti i traguardi che ho raggiunto siano stati concessi per portarmi a questo momento. Tremo al pensiero. E’ così allora? Mi hai dato per darmi la possibilità ora di donare a tutta questa gente la loro dignità di uomini? Mi stai chiedendo una cosa che va oltre a quello che mi sento di fare…ho paura, paura di perdere tutto. Mio marito non è così malleabile a cambiare idea e a perdere un grande profitto…verrebbe anche a sapere della mia provenienza? E’ probabile. Come la prenderebbe? Inizio ad agitarmi, non riesco più a stare ferma e comincio a camminare avanti e indietro sul fondo della chiesa. “E’ la mia punizione per non averti pregato in tutti questi anni?”, urlo ad alta voce senza rendermi conto di quello che stavo facendo fermandomi e guardando il tabernacolo.
    “Ester!” dice don Giovanni girandosi per guardare cosa stava succedendo.
    “Giovanni sono disperata! Questa cosa mi sta dilaniando!”
    “Quale cosa?”
    “Ero venuta a rivedere questi posti per…non so neanche io il motivo e ora mi trovo schiacciata da questa responsabilità che è più grande di me. Il tuo sfogo mi ha unita a te in questo tormento! Non ho più pace! Ti rendi conto! So di essere ormai l’unica a poter salvare la mia gente ma provandoci potrei perdere tutto quello per cui ho vissuto fino adesso. Dimmi cosa devo fare!” Scivolo in ginocchio sedendomi sui talloni e comincio a piangere disperata.
    Don Giovanni l’unica cosa che può fare è prendere questo straccio coperto da troppe firme del mondo per cullarlo e aspettare che torni alla ragione.
    “Dio ora ti chiama al tuo dovere. Sei però libera di rispondere come vuoi. Nessuno ti obbliga. Certamente ti ha guidata fino a qui per dare risposta a tutte le preghiere che salgono a Lui dal suo popolo. Ho purtroppo dovuto comunicare alla mia comunità la terribile situazione che stiamo vivendo. Ormai siamo vicini alla perdita di tutte le strutture. Inoltre le voci sulla possibile chiusura dello stabilimento per trasferire la produzione in paesi in cui la manodopera costa di meno è trapelata. Tutta la comunità è in subbuglio e da questa sera tutti quanti ci riuniremo per pregare e chiedere aiuto a Dio. In fondo l’unica fonte di sicurezza, l’unica certezza e l’unica speranza alla quale ci possiamo appoggiare è Lui.”
    “Sai quanto tempo è che non vado più a Messa? Sai quanto tempo è che non lo penso più? Come può caricare su di me un peso così grande? Come può fidarsi ancora di me?”
    “Tu ti sei allontanata da Lui ma il suo sguardo amoroso non si è mai tolto da te. Lo hai fatto soffrire con il tuo comportamento ma Lui sapeva che sarebbe arrivato questo momento. La risposta che ti avrebbe ricondotta da Lui. Ora sei al dunque. Dio ti sta guardando, da a Lui la tua risposta. Nel farlo sappi che nessuno che opera per Lui è solo ma è sempre guidato, sorretto e illuminato dalla potenza e sapienza di Dio. Lui sarà con te.”
    “Lui sarà con me?”
    “Puoi esserne certa. Era con Mosè mentre ha portato in salvo il popolo d’Israele? Era con Giovanna d’Arco mentre combatteva in testa alla sua guarnigione? E’ sempre al fianco di chi opera nel suo nome e ancora di più se mette in gioco tutto se stesso per compiere la Sua giustizia per amore dei suoi fratelli. Qual è il comandamento che racchiude ogni comandamento? Ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo tuo come te stesso. Per te tu combatteresti fino in fondo per salvare quello che hai e allora Dio dice che dovresti farlo per il tuo popolo. Ama, Ester e tutti i tuoi peccati verranno perdonati e disciolti come neve al sole e Dio ti riprenderà tra le sue braccia amorevoli come una delle sue figlie predilette. Ama Dio nei tuoi fratelli ridando la gioia della giusta serenità economica e vedrai che anche tutti i tuoi problemi di sentirti così vuota svaniranno perché Dio tornerà ad abitare nella tua anima. Non ti assicuro la riuscita, non ti assicuro che la tua posizione resterà sempre quella attuale ma il provarci con tutta te stessa ti darà la giusta ricompensa. Devi mettercela tutta però Ester, Dio legge nel tuo cuore, sa se metti dei paletti, dei punti fermi da non superare per salvaguardarti…Alla fine nella vita di ogni uomo capita quel momento in cui capisci che l’unico pilastro al quale puoi aggrapparti per non cadere è Dio. Questo è il tuo momento. Sei libera però di rifiutarti, di dire No. Sei libera Ester… Ora Dio sta aspettando la tua risposta. Ti lascio sola con Lui.”
    “Giovanni non andartene!” ma lui non si ferma e mi lascia sola. No sola, ma con Dio che silenziosamente aspetta.
    Come potrei vivere tutti i giorni della mia vita con il rimorso di aver abbandonato tutta questa gente? “Dammi la forza Dio perché sono così debole! Se puoi dare questo compito a qualcun altro fallo, ti conviene! Non vedi come sono? Io non ho mai affrontato mio marito. Neanche per i tradimenti che mi fa gli dico qualcosa. Ci sto male ma non faccio niente perché ho paura di perdere tutto…
    Non c’è nessun altro?….” Appoggio la fronte a terra e rimango in silenzio a piangere. “Se proprio non si può fare diversamente…sia fatta la tua volontà ma Tu rimani con me e dimmi quello che devo fare perché sono così debole!”
    Poi rimango lì stremata e piena di brividi. Sono gelata, anche se la temperatura è piuttosto mite. Svuotata e schiacciata da un peso che mi uccide. Passa un po’ di tempo, poi sento una mano che si appoggia delicata sulla mia spalla. Il mio amico don Giovanni è lì che mi sorride. Non so come lo sappia ma sembra che lui la mia risposta la conosca già.
    “Ora Ester ti consiglio di passare almeno tre giorni in penitenza prima di affrontare tuo marito.”
    “Mi ha comunicato ieri che sarebbe stato via proprio per quei giorni.”
    “Dio ha pensato anche a questo. Passali in preghiera e in penitenza. Sarebbe meglio che ti confessassi e partecipassi ogni giorno alla Messa per comunicarti.”
    “Facciamolo subito.”
    “Mettiamoci seduti su quel banco”.

    SESTA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Appena arrivo a casa comunico subito a Walter: “concedo alla servitù tre giorni di vacanza a partire da subito. Deve rimanere al suo posto solamente il servizio di vigilanza. Tutti devono lasciare al più presto la residenza.”
    “Ma signora, non è mai accaduto una cosa del genere. Come farà da sola!” Dice Walter scioccato.
    “Per tre giorni sono sicura che me la saprò cavare! Ci rivediamo mercoledì sera.”
    “Come vuole madame”. Fa un inchino e si allontana per dare l’ordine a tutti in proposito.
    Mi vesto comoda con un vecchio pigiama trovato in fondo al cassetto e mi stravacco sulla poltrona. Giovanni ha detto che la Bibbia è piena di situazioni rischiose in cui di volta in volta i protagonisti sono sorretti dall’aiuto e dalla forza di Dio. Considerando il volume del Libro e non sapendo dove cercare apro a caso.
    Trovo l’introduzione a Isaia: ricevette nel tempio di Gerusalemme la vocazione profetica, di annunciare la rovina di Israele e di Giuda come castigo delle infedeltà del popolo. Certo non era un compito facile e sicuramente a lui non piaceva quel ruolo. Non poteva essere ben visto dalla comunità.
    Riapro ancora il libro e mi compare la lettura delle beatitudini. E’ difficile da comprendere per me ma una cosa è certa: beati si sarà poi e non nel momento in cui si opera.
    Apro per l’ultima volta: storia di Nabal e Abigàil.
    La leggo perché non ne ho memoria: sembra fatta su misura per me.
    La moglie che deve intervenire per riparare al male fatto dal marito…e la punizione di Davide che incombe su tutto il suo popolo se lei non agisce immediatamente e poi quella Divina solo sul marito. (Primo libro di Samuele, capitolo 25)
    Appoggio il libro e provo a riportare nella situazione mia attuale il suo contenuto.
    Alberto ha dato ai suoi operai uno stipendio, stabilito sì dai sindacati ma ai giorni nostri utile solo per le prime necessità. Hanno bisogno di strutture di appoggio che non si possono permettere per i familiari a carico. Lui, negli anni passati, ha avuto molto guadagno dal lavoro di tutta questa gente ma non ha condiviso con loro assolutamente nulla.
    Io devo unirmi a mio marito in questo peccato perché ho chiuso in tutti questi anni le mie orecchie e indurito il mio cuore per non sentire il richiamo di aiuto della mia gente.
    Don Giovanni, è riuscito a porre un po’ rimedio a questi bisogni con delle sovvenzioni dello stato ed europee ma ora anche queste sono finite. Perciò cosa significa? Fino ad ora tutto il nostro patrimonio è stato protetto e nulla è andato perso ma se noi non daremo una parte del nostro guadagno in aiuto dei figli di Dio più poveri come ringraziamento e offerta di lode, anche noi come loro, non so in che modo, avremo disgrazie e problemi.
    Dio nella sua grande generosità ci ha mandato il suo ultimo avvertimento. Tremenda sarà la sua ira su di noi se non porremo rimedio al più presto. La consapevolezza di una colpa così grande mi schiaccia trascinandomi in una contrizione non solo di paura per quello che devo fare ma anche di schifo per me stessa.
    Non tocco cibo per tutto il giorno e la sera mangio solo qualcosa che trovo pronto. Merito tutto questo. Dio ha diritto e ragione di scatenare la sua ira in qualsiasi momento e di togliere a noi tutto ciò che ci ha donato. Noi non lo abbiamo amministrato nel giusto modo. Ora Signore mi prostro davanti a te in cerca del tuo aiuto. So di essere colpevole e meritare il tuo sdegno e la tua collera ma ora con tutta me stessa mi impegno, con il Tuo aiuto, di porre rimedio al male che abbiamo compiuto. Assistimi e aiutami a trovare il modo e le parole giuste per affrontare mio marito e di aprire anche il suo cuore al loro richiamo che ora mi sta straziando. Sono così misera e indegna di chiederti aiuto ma confido nella tua grande misericordia. Io ho enormemente peccato ma voglio riparare ridando serenità alla mia comunità. Confido nel tuo aiuto, nella tua forza, nella tua grande sapienza ma anche nella tua capacità di leggere nel cuore la via giusta per fare breccia e raggiungere lo scopo.
    Tu sei l’unica mia forza, l’unico che possa sostenermi e a cui posso chiedere aiuto perché Tu tutto puoi e niente ti è negato.

    SETTIMA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Mi risveglio in piena notte di soprassalto.
    Nel sogno ero già davanti a mio marito e non sapevo cosa dirgli. Che incubo! Mi convinco che devo anche prepararmi il discorso e stabilire una strategia. E’ giusto chiedere aiuto a Dio ma è anche vero che Lui ci ha donato intelligenza e ragione. Devo sforzarmi di usarle al meglio.
    Il mio vantaggio qual è?
    Io conosco il suo modo di agire, il suo carattere.
    Lui non ha la minima idea di quello che voglio attuare.
    Non mi vede come un avversario ma come un gioiello solo da mostrare.
    Lati negativi?
    Tutto ciò che non è come lui vuole lo manda in escandescenza. In quella situazione nulla può venire di buono.
    Bisogna perciò prepararlo con attacchi e imbeccate laterali. Ma come?
    Ultimo punto è che lui è abituato a trattare con la gente, percepisce perfettamente se c’è qualche complotto, è malizioso e sveglio. Io? Ho fatto la vita da oca giuliva troppo a lungo per dimenarmi bene in queste cose… Il resto della notte è adibito a questo. Ecco la strategia definitiva.
    Invitare le mie amiche a un pranzo al club e dentro alla conversazione far cadere la pillola di quanto ci perderebbero in voti adesso i politici se dessero agli industriali la possibilità di trasferire i loro stabilimenti all’estero. Con la crisi che c’è la plebaglia disoccupata si rivolterebbe certamente contro i governanti. Inoltre dimostrarsi stupita nel constatare l’incapacità dei nostri mariti nel comprendere che se tolgono il lavoro al popolo chi comprerà i loro prodotti? Anche loro quindi nel giro di poco tempo troverebbero la crisi. L’unica politica che assicurerebbe la nostra prosperità è puntare tutto sull’orgoglio italiano. Prodotti e manodopera tutta italiana e incentivare questi acquisti magari con sgravi fiscali. Per la voglia di apparire faranno loro questo pensiero e così non diranno la fonte. Le conosco troppo bene per sbagliarmi.
    Poi bisogna fare incontrare le mie amiche con le mogli del parlamentare Grasso e del senatore Verti con un ricevimento. Se mio marito mi ha chiesto di diventare amica delle loro mogli devono sicuramente essere loro i personaggi chiave.
    Il parere della moglie interessata alla carriera del marito, come sono loro, certamente ha un peso decisamente importante su certe scelte. Quelle donne da vedere sembrano civette ma sotto al belletto sono sicuramente dei mastini ringhiosi capaci di farsi rispettare dai mariti per salvaguardare il loro potere.
    C’è troppo poco tempo però per prepararlo, spedire gli inviti e … trovare la scusa per farlo con mio marito. Vado alla mia scrivania e inizio a cercare…ricordo che da qualche parte ci deve essere quell’invito a casa del marchesa Reversi, per sole signore, al quale non volevo partecipare… Spero di non averlo cacciato via!
    Eccolo ormai avevo perso le speranze. Dunque è tra tre giorni…bene! Dirò alle mie amiche che ci vado e le incalzerò di venire, non rifiuteranno. All’ultimo momento troverò poi un malessere a doc per rimanere a casa così non potrà, mio marito, in nessun caso associarmi alle nuove tendenze politiche. Come invitare le mogli dei politici? Dovrò telefonare alla marchesa chiedendo se può mandare l’invito anche a loro. Troverò sicuramente un motivo plausibile.
    Vedo già la scena: “ma come non hai chiamato la signora Verti e la signora Grasso! Lo sai che erano presenti in tutti gli ultimi ricevimenti? Magari non le conosciamo benissimo ma non vorrei che ti capitasse di fare una figuraccia non invitandole…”.
    Per la loro presenza, se non per gravi motivi, è sicura. Non mancherebbero mai a una festa con le mogli di tutti i personaggi più illustri del paese vicino alle elezioni.
    Il tam tam femminile è sperabile che faccia il resto.
    Per i soldi?
    Si potrebbe fare una cena di beneficienza?
    No, c’è troppo poco tempo e il ricavato non copre sicuramente l’intero debito. Purtroppo per i soldi non posso fare altro che chiederglieli direttamente. Non vedo altra alternativa.
    Signore non m’interessa di prendermi il merito della riuscita. Quello che mi piacerebbe è che si possa aiutare tutte quelle persone…ricordo come nella Bibbia si raccontino battaglie incredibili vinte solo con la forza della fede in Te. Non voglio riconoscenze. Tua sarà la gloria e tuo sarà l’onore per il successo riportato ma intervieni su tutta la linea perché io sono proprio un misero soldato, incapace di cavarsela da solo.
    Visibile a tutti sarà la presenza della tua potenza…Ricomincio a piangere per il dolore di vedermi come mi sono ridotta. Ho come una visione immaginaria della mia anima. La paragono a un piccolo laghetto senza acqua ormai ma pieno di sabbie mobili che risucchiano tutto. Gesù è giunto in questo fango e cerca in tutti i modi di salvare quel poco che è rimasto. Intorno al laghetto uno spettacolo orrendo. Nel buio, che tutto copre, mi è permesso di notare una discarica di rifiuti a cielo aperto e sentire l’olezzo che tutto questa putredine emana.
    Umanamente parlando è impensabile pensare a un perdono…no, io confido in quell’amore che è misericordia. Volto gli occhi e lo guardo sopra la testata del mio letto appeso alla croce…Io devo avere fede.
    Cado in un sonno profondo.

    OTTAVA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Mi sveglio con delle urla che si avvicinano.
    E’ mio marito! Cosa fa a casa oggi! Faccio in tempo a pensare prima di trovarmelo tutto agitato davanti.
    “Ester stai bene? In casa non c’è nessuno! Tutta la servitù è sparita! Cosa sta succedendo qui?” mi domanda tutto d’un fiato.
    “Calmati Alberto, tutto bene. Ho dato a tutti tre giorni di ferie, avevo voglia di starmene un po’ da sola. Ti credevo impegnato all’estero per qualche giorno, scusami se ti sei spaventato, se avessi saputo del tuo ritorno certamente non lo avrei fatto.”
    Mi guarda attentamente silenzioso e poi si avvicina e si siede sul letto.
    “Ho passato una notte quasi tutta in bianco per venire a casa. Sono stanchissimo e ho solo voglia di farmi una doccia e di riposarmi. Ester, dimmi però che è successo. In tanti anni di matrimonio non ti è mai venuta questa balzana idea di mandare via la servitù tutta insieme. In più, non credo che tu ultimamente ti sia guardata allo specchio!”
    Mi fa alzare e mi accompagna al grande specchio davanti alla toilette.
    “Non ti ho mai visto così dimessa e spettinata. In più tutto il rimmel riga la faccia. Questo è un segno evidente che hai pianto, oltre naturalmente agli occhi gonfi e arrossati.”
    Prendo paura di me stessa. Non mi ero mai vista in quelle condizioni!
    Mi gira e mi guarda intensamente.
    “Ester, dimmi cosa ti è successo di così tremendo da sconvolgerti fino a questo punto.
    Non posso stare tranquillo altrimenti”.
    “Non ho niente, stai tranquillo.” dico pensando che devono ancora passare tre due giorni di penitenza prima di poter parlare con lui. “Ora è meglio che mi vada a fare una doccia anche io. Sono veramente impresentabile!”
    Mi chiudo in bagno e mi appoggio alla porta agitata. Che ci fa a casa così presto! Poi velocemente entro dentro alla doccia. Non ho tempo da perdere, devo rimettermi a posto in fretta. Ho gli occhi che mi bruciano tantissimo.
    Quando esco dal bagno Alberto non c’è. Mi sdraio sul letto e curo gli occhi con un collirio anti congestionante. Spalmo anche sul contorno occhi una crema veramente miracolosa in queste situazioni. Mentre mi vesto mi guardo le mani, tremano tutte. Volgo gli occhi verso il crocefisso in una preghiera di aiuto silenziosa e poi mi affretto giù dalle scale.
    Voglio andare in cucina a preparare una veloce colazione.

    NONA PARTE: LA PROVA DI ESTER

    Lui è già in cucina e sta aprendo tutti gli armadietti in cerca di qualcosa.
    “Posso aiutarti?” cercando di sorridere tranquilla.
    “Volevo prepararmi la colazione. Sto cercando il caffè.” Girandosi a guardarmi. “Così va molto meglio”.
    “Ci penso io. Siediti pure al tavolo”.
    “Quando dovrebbe ritornare la servitù?”
    “Dopo domani sera” rispondo aprendo le mani impotente.
    “Vedremo di cavarcela.”
    Cala il silenzio. Si sente solo il rumore delle cose che muovo.
    Ognuno è perso nei suoi problemi, o almeno così penso io. La realtà è diversa, quando mi giro lui è lì attento ad osservarmi.
    Quasi mi viene un sussulto ad accorgermene mentre gli porgo la tazza di caffelatte.
    Facciamo in silenzio anche la colazione.
    Mi metto a lavare le stoviglie. Di sua iniziativa prende un asciugamano e si mette ad asciugarle. Gli sorrido come ringraziamento.
    Alla fine mi prende cortesemente il braccio e mi tira gentilmente verso il salottino della servitù che c’è nella stanza attigua.
    “Siedi qui con me sul divano e raccontami tutto quello che ti è successo. Il non sapere m’innervosisce. Quando non si sa si pensano le cose più tremende. Non potrei riposarmi tranquillo, dimmi tutto Ester. Lo sai che prima o poi lo verrei a sapere, è meglio che tu me lo dica ora. Forza sputa il rospo”.
    Cosa faccio? Ho promesso ha Giovanni di pregare per tre giorni prima di parlare…
    “Adesso non è il momento, ne parleremo un’altra volta” e faccio per alzarmi.
    “Non ci si muove di qui fino a quando non mi metti al corrente di tutto.” Mi dice in tono risoluto.
    Allora mi decido, non ho altra soluzione.
    “Sto molto male Alberto. Non fisicamente ma moralmente. Sono andata a visitare i luoghi della mia infanzia. A rivedere dopo tanti anni le persone che mi sono state amiche, il mio quartiere…” Abbasso gli occhi, non riesco a guardarlo in faccia e la mia voce è un filo sottilissimo. Ho trovato la mia casa e le persone che mi hanno voluto bene in una situazione economica difficile. Non sanno come fare ad andare avanti. Sai, il mio amico d’infanzia, è diventato sacerdote della parrocchia. Si chiama Giovanni, don Giovanni ora. E’ riuscito a portare tante migliorie utilizzando i fondi Europei o statali, non ricordo bene. Ha costruito un asilo e poi anche una casa per gli anziani. I fondi sono finiti però e lui per completare i lavori ha dovuto chiedere prestiti su prestiti. Ora però entro qualche giorno dovrebbe pagarli ma non ha soldi e tra una decina di giorni deve svuotare e dare via gli stabili e anche la canonica e l’oratorio. Aveva impegnato tutto sperando di trovare soldi in qualche modo, ma niente. Tutto quello che è stato fatto andrà perso.
    Io provengo da un quartiere povero, Alberto, esattamente nel quartiere Delfino che tuo nonno ha costruito anni fa per i suoi operai.
    Desidererei aiutare la mia gente pagando tutti quei debiti e magari aiutandoli ad andare avanti.”
    Alzo gli occhi un attimo per sbirciare la sua reazione. Credevo che andasse in escandescenza nel sapere una notizia così tremenda, invece sembrava più tranquillo di quando avevamo cominciato a parlare, anzi aveva un sorriso dolce sulle labbra. Rimango a guardarlo silenziosa con la bocca un po’ aperta.
    “Devi amare molto la tua gente per arrivare a rivelarmi una realtà così segreta. Sono contento che tu ti sia finalmente fidata di me fino a questo punto. Io già conoscevo la tua origine umile. Quando ti ho vista la prima volta ho assunto un investigatore per conoscere tutto di te, del tuo passato, delle tue abitudini e delle storie che avevi avuto. M’interessavi e per non perderti ho agito come faccio di solito, informandomi su tutto prima di agire. Lo sai che faccio così”.
    “E’ vero”.
    “Non preoccuparti, telefono subito alla banca l’ordine di pagare tutti i debiti di Don Giovanni.”
    “Ti avverto che sarà una cifra altissima…”
    “Non ha importanza. Finalmente ti sei fidata di me, mi hai aperto il tuo cuore e i tuoi segreti. Qualche milione in più o in meno non ci cambierà la vita. In più ora so che non ho per moglie una bella statuina ma una donna generosa e pronta anche a sacrificarsi per gli altri. Tu sai, infatti, cosa penso degli operai…capaci solo a fare scioperi, a creare ostacoli e per giunta sono spesso sfaticati. Non ho molta stima di loro e ti assicuro che ho le mie buone ragioni.
    “Grazie Alberto, grazie”.
    “C’è qualcos’altro?”
    “Tutto a posto”. Scuotendo la testa.
    “Ester io ti conosco molto bene. C’è ancora qualcosa che mi nascondi. Dimmelo, non mi arrabbio promesso.”
    Possibile che io non riesca a nascondere niente?
    “E’ una cosa troppo grossa, interessa la tua attività…”
    “Mi hai appena dato una grande gioia Ester, non distruggere tutto ora”.
    “Ho saputo che vuoi chiudere lo stabilimento vicino al mio quartiere per trasferire la produzione all’estero. Tutta la mia gente resterà senza lavoro…”
    “Questa è un’operazione importante, ci permetterà di restare competitivi coi prezzi. Le altre case automobilistiche ci stanno facendo una concorrenza spietata. I costi di produzione qui in Italia sono troppo elevati, qui la manodopera costa troppo, stiamo andando fuori mercato.”
    “Ma se la gente perde i guadagni chi comprerà poi le auto? Non si può cercare di dare un prodotto di qualità tutto italiano e spingere la gente a comprare mezzi nostri per aiutare il lavoro? Puntare sull’orgoglio della gente!”
    “Sono tutte utopie. Ognuno purtroppo guarda al proprio tornaconto e se ne frega del bene comune. Troppo pochi sono quelli su cui si può fare affidamento. Ester, per te, io terrò aperto quello stabilimento…Il tuo sguardo mi dice che stai già soffrendo per tutti gli altri…Al momento non ti posso promettere di più. Cercherò comunque di non chiuderne nessuno, guarderò se riesco a trovare altre soluzioni. Vorrei solo che ora tu ti metta tranquilla.
    C’è qualcosa d’altro?”
    “No, grazie. Non potevo chiedere di più.”
    Gli butto le braccia al collo e sto così un po’. Dentro di me intanto ringrazio Dio.
    Signore hai vinto su tutta la linea, che vittoria grandiosa! Grazie infinitamente. Gloria e Onore al Dio altissimo!
    Poi mi stacco da Alberto e gli sorrido.
    Lui invece è serio. Che cosa succede adesso?
    “Ester ora tocca a te”.
    “A fare che cosa?”
    “A perdonarmi”.
    “Cosa è successo?”
    “Se non è oggi è domani usciranno sui giornali servizi e foto scandalistiche di me con una donna. Ho avuto un’amante. Per l’esattezza ho avuto parecchie amanti. Fino adesso la mia discrezione non ha fatto trapelare niente ma questa volta ci sarà un grosso scandalo. Non ho scuse in mia difesa. Ho preferito parlartene io prima che tu lo scopra sui giornali.”
    E’ per questo allora che mi ha concesso tutto questo? Ha paura che allo scandalo si unisca anche quello più grande del nostro divorzio!…Sarebbe un grave smacco per la sua immagine! Non ha importanza, la vittoria è quello che conta.
    “Come tu sapevi del mio passato, io sapevo delle tue amanti.”
    “Perché non hai mai detto niente?”
    “Vedevo che erano avventure, toccata e fuga. Avevo paura ad affrontare l’argomento. Perciò l’unica cosa che ho fatto è chiudermi sempre di più in me stessa cercando di distrarmi più che potevo comprando vestiti e con le amiche…Cosa vuoi fare?”
    “Lo chiedi a me?”
    “Quello che i giornali diranno ora non mi interessa. Se tu puoi sopportare le mie origini e tutti questi anni di silenzio, aiutare tutti i miei amici e impegnarti nel cercare di non chiudere nessun stabilimento qui in Italia, io sarò cieca e sorda a tutto quello che accadrà in proposito.”
    “Allora non chiederai il divorzio?”
    “No non chiederò il divorzio, anzi ti perdono per tutti i tradimenti che hai fatto fino a questo momento. Non tradirmi più, però.”
    “Non lo farò. Vieni qui.” Mi abbraccia anche lui sollevato.”
    “Sai cosa faremo adesso? Tu telefonerai subito alla banca e io subito dopo a Don Giovanni per dargli la bella notizia. Avvisiamo le guardie di aumentare la sorveglianza e d’impedire a chiunque di entrare. I giornalisti vedrai che cercheranno di avere qualche maggiore informazione. Infine stiamo fino a domani sera tranquilli insieme.”
    “Mi piace come idea. Ester, ti piacerebbe seguirmi nei miei viaggi? Non mi sentirei più così solo.”
    “Sarà meraviglioso!”
    Giovanni me lo aveva detto che anche il mio problema si sarebbe risolto!

    FINE RACCONTO
    Tutto frutto di fantasia, nessun riferimento a persone o situazioni della realtà.

  2. a.b.c.

    RACCONTO: YURI E GIUSEPPE

    STORIA DI PURA FANTASIA, NESSUN RIFERIMENTO A PERSONE E VICENDE REALI.

    YURI E GIUSEPPE: PREMESSA

    SETTE ANNI PRIMA
    In famiglia io vengo sempre dopo di lui, come il poverino, quello che ha qualcosa che non va…quando si deve prendere una decisione Giuseppe è ascoltato, preso in considerazione, io invece…sì, mi ascoltano, ma in modo diverso, con quello sguardo di pena e sopportazione che mi fa andare in bestia…Perché ci sono queste differenze tra me e lui? Eppure a guardarci siamo due gocce d’acqua, completamente identici. Cambia forse l’espressione del volto, il nostro modo di atteggiarsi e di vestire ma per il resto è impossibile distinguerci. Se voglio però sono capace d’imitarlo… provando guardandomi allo specchio. E’ il mio cervello allora che non funziona? No, impossibile, perché con gli amici sono io il capo. Ho conquistato il posto di leader mentre Giuseppe è isolato e lasciato stare da prese in giro solo perché è mio fratello. Sicuramente è tutto dovuto al fatto che io ho priorità diverse da quelle dei vecchi. Giuseppe invece è già come loro, è il classico secchione e cocco di mamma.
    “Yuri sei pronto? È ora di andare!”
    “Arrivo mamma!”

    YURI E GIUSEPPE: PRIMA PARTE

    “Buon giorno a tutti!”
    “Ciao Giuseppe, ai dormito bene?”
    “Veramente bene. Ho fatto anche un bel sogno.”
    “Te lo ricordi?” dice papà interessato mentre inzuppa la pastina nel caffè.
    “Certo che sì.” Queste sono le grandiose domande di papà dalla risposta scontata tipo: dove sei? Mentre ti sta telefonando al fisso.
    “Bevi il latte che si fredda”. Dice mamma premurosa.
    Giuseppe allunga una mano e le accarezza il viso sorridente.
    Io abbasso gli occhi, invidioso. Li vorrei io quei riguardi e quelle coccole.
    “Allora cos’hai sognato?” incalza papà.
    “Ho sognato che voi eravate vecchi, avanti negli anni e io mi prendevo cura di voi e di Yuri.”
    “E’ lodevole prendersi cura dei genitori. Tu non sai come ci fai contenti nel sapere che questo pensiero lo hai già nel cuore! Vero mamma?”
    “Sì caro. Tutti si ha la preoccupazione di quello che succederà quando non si potrà più essere autosufficienti. Avere la consapevolezza che un figlio ha questo desiderio ci fa stare più tranquilli.” Poi si alza e abbraccia stretto e a lungo Giuseppe.
    “Anche io mi prenderò cura di voi! Anzi vi terrò in casa con me e vivrete come dei nababbi!”.
    “Grazie anche a te, Yuri” dandomi un bacio sulla fronte e una carezza.
    Tutto qui? Voglio anche io l’abbraccio! Mi viene una rabbia dentro contro Giuseppe che riesce sempre a primeggiare…esplodo con uno scatto improvviso che fa prendere paura alla mamma che si fa indietro:“Quanto a te Giuseppe potevi risparmiarmela questa.”
    Lascio la cucina in fretta ma faccio in tempo a intendere il papà che dice: “Giuseppe questa volta hai fatto male a dire che ti saresti preso cura anche di Yuri. Lo hai fatto sentire come un fallito. Poverino!”
    Quello che avevo udito mi bastava!
    Ma chi crede di essere Giuseppe!
    Poverino e fallito ha detto papà!
    Rabbia, odio e non so che altro mi rodono le viscere. Adesso non ho ancora trovato un lavoro giusto per me, ma questo non significa che io sia un imbecille! La mamma poi ha detto: grazie anche a te, Yuri! Ma è il come lo ha detto che mi fa imbestialire! Lo poteva capire anche un handicappato che lo diceva con condiscendenza. Papà poi …Cos’ho fatto io per essere trattato così? Tutta colpa di Giuseppe, con i suoi sogni e le sue moine! Ok, ho voglia di divertirmi e i miei interessi non sono di loro gradimento, ma andare in discoteca e nei pabs non è un delitto! Tutti i giovani ci vanno! E’ sempre stato così. Adesso che lui ha avuto la fortuna sfacciata di trovare un buon impiego sembra che gli pendano dalle labbra…lo odio, quanto lo odio.
    Ho diritto anche io a essere considerato e amato. I genitori non dovrebbero fare differenze così palesi. Cosa posso fare per cambiare le cose? Parlare con loro ci ho già provato e il risultato è stato contro di me. E’ il solito ritornello che si ripete tutte le volte: Noi vogliamo bene a tutti e due, è solo una tua impressione…ed è logico che lo ascoltiamo di più, lui è addentro a tutti i problemi della famiglia ma se tu partecipassi di più e ti impegnassi a cercarti un lavoro come si deve, invece di perdere tutto il tuo tempo a zonzo con gli amici, ti sentiresti anche tu più realizzato e questi pensieri non ti verrebbero…
    Se Giuseppe combinasse un fattaccio certamente l’adorazione che hanno di lui si cambierebbe in riprovazione e la mia posizione rivalutata…questa è una considerazione che deve essere sviluppata e meditata…

    YURI E GIUSEPPE: PARTE SECONDA

    Siamo già a tavola quando Giuseppe rientra dal lavoro.
    Subito la mamma gli corre incontro. “Sei in ritardo questa sera. Hai avuto dei problemi?” sento che parlano dalla cucina.
    “Vi dico tutto a tavola così lo racconto una volta sola. Vai pure a mangiare io mi cambio e poi arrivo subito.”
    “Come preferisci” e la mamma torna al tavolo. “Mi ha detto che ci racconta tutto appena si è cambiato.”
    “Io ho finito, vado fuori.”
    Lo incrocio sulla porta della cucina. Lo vedo più serio e preoccupato rispetto al solito. La cosa mi solletica. Provo a dilungarmi facendo finta di leggere la posta per sentire cosa racconta nell’attiguo ingresso.
    “Raccontaci cosa ti è capitato, mentre la mamma ti scalda la cena!” dice papà in tono un po’ preoccupato.
    “Questa sera dopo il lavoro sono passato a casa del mio capo per riportare della documentazione che avevo preso perché mi era servita in ufficio. Lui è via per qualche giorno e la moglie era a casa da sola. Mi ha fatto delle forti avances. Non voleva accettare l’idea che io non volessi avere un rapporto intimo con lei. E’ stata una cosa…” dice passandosi una mano tra i capelli.
    L’argomento m’interessa, così torno a sedermi al tavolo.
    “E tu da bravo ragazzo non ti sei tirato indietro dal compiere il tuo dovere servile e ti sei dovuto fare un barbagianni grasso e vecchio. Io mi sarei tirato indietro…non eri obbligato.”
    “Yuri ma cosa vai a pensare! Non è quello il problema! Anzi la signora è molto bella, giovane e sensuale. Il mio capo ha sposato una ragazza molto più giovane di lui e ogni uomo sarebbe attratto da lei, ma non voglio! Il signor Valeri ha avuto fiducia in me e anche se non avevo esperienza mi ha assunto come suo assistente personale e nel giro di poco tempo mi ha dato grandi responsabilità. Non merita da me che rispetto, non potrei mai fargli un affronto simile. E’ già un po’ che la signora Carla mi corteggia facendo allusioni di ogni tipo ma io cerco sempre di schivarla in qualche modo, oggi però eravamo soli. E’ il giorno libero della servitù e col marito che sta via fino a domani…è stata una cosa…alla fine sono scappato via mentre mi strattonava e mi teneva per i vestiti. Mi dispiace per il mio capo che non si merita una moglie così e sono preoccupato per me. Ho paura a tornare in quella casa di ritrovarmi solo con lei. Dovrò stare molto attento nell’andarci solo quando sono sicuro della presenza del marito o della servitù. Non voglio che ricapitino situazioni di questo tipo.”
    “Su ora rilassati. E’ passato tutto. Hai fatto una brutta esperienza ma non è successo niente d’irreparabile. Ora sai come ti dovrai comportare in avvenire”
    “Mi sconvolge l’idea che esistano mogli che tradiscano il marito e con una tale leggerezza…senza pensare al peso che si porteranno poi nella loro coscienza per tutta la vita.”
    “Giuseppe tu sei riuscito a comportarti bene davanti a Dio e agli uomini, credo che in pochi si sarebbero trattenuti.” Commenta mamma.
    Il mio cervello è già in frenetica attività. Mi sa che sia proprio questa l’occasione giusta per compiere al suo posto il fattaccio. Tu, fratello, sei proprio un idiota. Lei non avrebbe mai parlato al marito e tu avresti avuto un’amante favolosa senza spese. Ti farò io il piacere di occuparmi di lei e sollevarti da questo peso così insopportabile per te…Non preoccuparti lei non si accorgerà dello scambio. Sono diventato bravissimo a imitarti, peccato però che io sia così sbadato nel lasciare sempre delle cose in giro…penso ridendomela fra me. Poi mi alzo e, passandogli accanto, lo bacio sulla guancia.
    “Come mai questo bacio?” mi chiede stupito.
    Non gli rispondo, i miei pensieri sono già al piano che subito questa notte devo attuare.

    YURI E GIUSEPPE: SECONDA PARTE

    Non ci vuole molto prima che tutti quanti si siano addormentati. Mi vesto con gli abiti che Giuseppe aveva portato in quella giornata e prendo la sua valigetta.
    Lo guardo dormire profondamente: prendo in prestito la tua auto, vado dalla signora a compiere il tuo dovere, lo informo senza parlare e poi scappo via, con un sorrisetto cattivo sulle labbra.
    Al cancello la guardia mi fa entrare facendomi un gesto di saluto appena vede la mia faccia. Uau! La villa che comincia a comparire dietro alla folta vegetazione del parco è grandiosa, illuminata ad arte per mettere in mostra tutte le sue bellezze.
    Ma io non ho il tempo di soffermarmi.
    Un sorvegliante con un cane si sta avvicinando.
    Come con l’altro gli faccio un segno di saluto. Mentre frugo nella valigetta in cerca delle chiavi, noto gli occhiali da lettura di Giuseppe. Li prendo subito in mano esultante! Li appoggerò sul comodino così saranno la prova che lui è entrato in camera da letto…sogghigno soddisfatto dell’idea mentre mi avvicino al portico d’ingresso.
    Controllo le chiavi una a una…proviamo con questa che non conosco. La serratura gira ripetutamente le sue tre mandate senza un lamento. Magnifico. Che ci sia l’allarme inserito? No, ci sono le finestre aperte. Provo ad aprire, tutto è silenzioso. Salgo le scale e mi dirigo alla porta a destra in fondo. Provo ad aprire, c’è come un salottino con un intenso profumo femminile. Ci siamo. Entro e vado verso la luce fioca che esce dalla porta in fessura sulla sinistra. Lei è sul letto, mezza svestita per il caldo a guardare la tv. E’ proprio una bella donna. Non ti preoccupare Giuseppe non ti farò fare una brutta figura con lei…Apro la porta.
    “Perché sei tornato?!”
    “Mi permette di entrare signora Carla? Oggi mi ero dimenticato che dovevo discutere con lei di alcuni documenti urgenti così ho pensato di ritornare…”
    “Vieni pure avanti Giuseppe. Appoggia pure le pratiche sul letto.”
    Prima cosa appoggio gli occhiali sul comodino del marito e poi apro la valigetta facendo finta di muovere le carte all’interno ma senza staccare gli occhi da lei. Prendo un foglio a caso e poi giro intorno al letto per andare dalla sua parte.
    “Vede signora deve firmare proprio qui…” chinandomi vicinissimo al suo volto.
    “Dove Giuseppe, fammi vedere bene…”

    E’ notte ancora fonda quando lascio la villa e ritorno a casa.
    Pienamente soddisfatto per la riuscita del piano. Rimetto i vestiti e la valigetta al loro posto e vado a coricarmi, stanco ma finalmente fiducioso che in famiglia le cose avrebbero preso una piega ben diversa.

    YURI E GIUSEPPE: TERZA PARTE

    “Ben tornato signore!”
    “Sei senza occhiali questo pomeriggio, Giuseppe, hai messo le lenti a contatto?”
    “No signore, è che non li trovo, devo averli lasciati da qualche parte”.
    “Vieni subito nel mio ufficio, Giuseppe, con il contratto Salce”.
    “Bene signore”.
    Quando entro lo trovo di spalle mentre guarda fuori dalla finestra.
    Mi siedo sulla mia solita seggiola e appoggio gli incartamenti sulla scrivania. “Ecco dove avevo lasciato i miei occhiali!” dico a voce alta. Lui si volta e mi guarda mentre li pulisco con il fazzoletto e me li metto.
    “Ho trovato questi occhiali sul mio comodino. Come hanno fatto a finire lì, Giuseppe?”
    Spalanco gli occhi meravigliato: “Io non lo so signore. Non ne ho la minima idea.”
    “Io mi sono fidato di te. Ho visto che, anche se giovane, sei molto competente e ti ho dato libero accesso a tutti i miei documenti e addirittura alla mia casa per permetterti di entrare nell’ufficio che ho là con gli incartamenti personali. Tu, mi hai tradito Giuseppe. Io so che ho una moglie giovane e bella, vogliosa per così dire, di nuove esperienze ma pensavo di potermi fidare almeno di te. Non cercare delle scuse. Qualsiasi cosa tu dica peggiorerebbe la tua posizione. Ho chiesto alla sorveglianza e solo tu sei entrato in casa ieri per ben due volte, la sera e anche di notte. Poi i tuoi occhiali sul mio comodino sono la prova inconfutabile. Ora dovrei licenziarti in tronco ma sei troppo bravo e mi dispiace cederti alla concorrenza con tutti i miei segreti. Ti faccio una proposta: sai che noi abbiamo una sede a Montreal (Canada), ti metto a dirigere quello stabilimento. Voglio che tu lo sviluppi e lo faccia crescere a dovere sia in efficienza che in fatturato. Partirai domani mattina presto. Ora lascia l’ufficio, non voglio più vederti almeno per un bel po’ di tempo.”
    “Ma, signore, sicuramente c’è una spiegazione, io non ho mai avuto rapporti con sua moglie, come pensa lei…e non sono mai stato nella sua camera da letto!”
    “Addio Giuseppe, non farmi pentire della possibilità che ti ho dato”.
    Si rigira verso la finestra e mi volta intenzionalmente le spalle
    fino a quando non sono uscito chiudendo adagio la porta.
    Qualsiasi cosa avessi detto non mi avrebbe creduto. Le prove che c’erano, erano tutte contro di me. Libero la scrivania di tutta fretta e poi vado alla villa. Voglio anche io parlare alla sorveglianza, a quanto pare è lei la testimone e quindi la chiave, di tutto.

    YURI E GIUSEPPE: QUARTA PARTE

    “E’ lei il capoturno?”
    “Si signore, posso esserle d’aiuto?”
    “Dovrei parlare immediatamente con le guardie che sono state in servizio questa notte. Mi dispiace disturbarle ma è necessario.”
    “Sono già state chiamate e interrogate dal padrone a fine mattina e ora sono ritornate a casa.”
    “Le faccia ritornare ancora, per cortesia, è una questione importante e urgente”.
    “Subito signore”.
    “Mentre aspetto che loro arrivino mi mostri il video di sorveglianza della casa di ieri notte”.
    “Immediatamente”
    “Grazie. Dove posso visionare il dischetti?
    “Qui non abbiamo un computer. Il posto più vicino è dentro casa, signore.”
    “Bene. Andrò là. Avvertitemi quando arrivano.”
    “Sarà fatto”.
    “Grazie”.
    Trovo nella mia cartella le chiavi di casa. Strano che il signor Valeri non mi abbia chiesto di restituirle…Si sarà dimenticato. Apro ed entro.
    “Buon giorno Giorgio. Sto aspettando del personale di sorveglianza, appena arrivano me li può far accomodare nello studio?” dico al maggiordomo.
    “Sarà fatto signore, buona giornata a lei”.
    “Grazie.”
    Mi chiudo nello studio e comincio a visionare i due dischetti.
    Nel primo mi vedo arrivare nel pomeriggio e uscire dopo un quarto d’ora in fretta e molto agitato. Poi tutto è tranquillo fino verso mezzanotte quando vedo la mia macchina avvicinarsi ancora al cancello e la mia faccia sorridente che risponde al saluto della guardia! Non è possibile! Torno appena un po’ in dietro per guardare meglio i particolari. Sono proprio io e ho anche la stessa camicia che portavo ieri.
    Vado avanti con le immagini. Cambio il dischetto per guardare quello della telecamera che da sulla porta d’ingresso.
    Mi vedo parcheggiare, ma non nel solito posto. Qui la macchina si ferma proprio davanti a casa! Scendo dall’auto e saluto con un cenno la guardia che si sta avvicinando.
    Prendo dalla borsa le chiavi, che osservo molto attentamente, e poi anche gli occhiali! Mi dirigo e apro la porta. Mi appoggio allo schienale della poltrona a pensare.
    Le immagini parlano chiaro. Io però non ero…La telecamera ha ripreso perfettamente il mio volto, non ci sono dubbi.
    Vado subito a visionare anche il momento in cui io esco. Eccomi qui, verso le tre di notte. Chiudo a chiave la porta e, alzando lo sguardo, sorrido alla telecamera…lo ha fatto apposta!…poi mi avvio alla macchina. Saluto al cancello il sorvegliante che mi apre con il solito cenno.
    “Sorveglianza?” dico al telefono.
    “Dica signore”.
    “Può avvisare i suoi colleghi che non ho più bisogno di loro perché quello che m’interessava l’ho già visionato dalle immagini registrate. Mi scusi con loro per l’impiccio che ho creato.”
    “Non si preoccupi, li chiamo subito”
    Adesso posso pensare con calma.
    L’unico che avrebbe potuto sostituirmi è Yuri. Perché lo ha fatto? Ieri sera era presente mentre ho parlato dei miei problemi con la signora Valeri. Gli ho parlato del suo bell’aspetto e la sua età…mi ha anche detto che secondo lui io avrei dovuto accontentarla…che non abbia deciso di venire lui al mio posto? Oh Yuri cos’hai combinato! Bisogna che me ne vada subito prima che la signora si accorga che sono qui, la situazione sarebbe alquanto imbarazzante e problematica da sostenere. Faccio due copie dei dischetti ed esco di casa in fretta.
    Al cancello mi scuso ancora e riconsegno i due dischetti originali.
    “ E’ successo qualcosa di grave? Il padrone non ci ha voluto dire niente, si è per caso introdotto qualcuno questa notte che noi non abbiamo notato?” chiede la guardia turbata da tutte queste richieste.
    “Non si preoccupi. Avete fatto un lavoro ottimale come al solito. Tutto tranquillo.”
    “Li mettiamo nell’archivio.”
    “Buon lavoro”.
    “Anche a lei”.
    L’unica cosa che posso fare adesso è andare a parlare con Yuri e farmi spiegare perché ha fatto una cosa del genere.
    Speriamo di trovarlo a casa.

    YURI E GIUSEPPE: QUINTA PARTE

    “Giuseppe cosa ci fai a casa a quest’ora!” mi dice la mamma allarmata.
    “Tranquilla mamma.” Dandole un bacio sulla fronte e sorridendole per calmarla.
    Non volevo precipitare le cose e neanche farli star male più del dovuto. “Avevo bisogno di chiedere un piacere a Yuri, sai dov’è?
    “E’ andato in camera sua a riposare.”
    “Grazie, mi dispiace svegliarlo ma ho un po’ di fretta. Vado subito”.
    “Ha già dormito un paio di orette. E’ ora che si alzi, vai tranquillo”.
    Busso alla porta.
    “Avanti. Giuseppe cosa ci fai a casa?”
    “Ho un problema da risolvere e ho bisogno di parlare con te”.
    Dico, guardandolo negli occhi, per cercare di carpire qualche informazione. Non notando più di tanto per la forte penombra che c’è nella stanza vado ad aprire le tende scure e fare più luce. “Yuri pensi di poter immaginare per quale motivo ho bisogno di parlarti?”
    Vedendo la sua smorfia di negazione specifico meglio.
    “Questa notte dove sei andato?”
    “Allora l’hai già incontrata!” con un sorrisetto malizioso sulle labbra.
    “Come hai potuto farlo!”
    “Senti, c’era una bella signora tutta disponibile e desiderosa di attenzioni e tu non volevi accontentarla…mi sono comportato da gentiluomo…Giuseppe dai non arrabbiarti, se hai bisogno di altri servizi io sono pronto a sostituirti ancora, ti assicuro che lei non è niente male. Se non vuoi subentrarmi puoi dirle che durante il giorno devi lavorare così non ti disturberà più, stai tranquillo io l’affaticherò tanto la notte che mentre lavori non ti darà più noia!”
    “Non ti rendi proprio conto di quello che hai fatto?” passandomi una mano tra i capelli e sedendomi distrutto sul letto.
    “Ti ho fatto una grande cortesia. Faccio per te il lavoro sporco, per così dire. Dai fratello, dici a tavola che c’è una bella donna tutta attizzata e tu non la vuoi, è palese che io possa sostituirti. In più ti ho fatto anche un gran piacere”.
    “Yuri quella è la moglie del mio capo! Sei stato scoperto perché avevi lasciato i miei occhiali sul comodino della camera da letto. E’ stato il mio capo che mi ha riferito l’accaduto oggi pomeriggio…”
    Silenzio.
    “Il tuo discorso non mi quadra. Perché ti servivano i miei occhiali? Per fare quelle cose non ti servono e per giunta tu non li usi neanche! Non solo, ho guardato le telecamere della sorveglianza e tu li hai tirati fuori dalla borsa quando eri ancora vicino all’auto, come se avessi paura di dimenticarli…Mentre uscivi dalla casa, poi, hai guardato dritto dentro all’obbiettivo e hai sorriso. Non me la racconti giusta Yuri, perché lo hai fatto?”
    “Giuseppe, l’ho fatto per aiutarti! Mi servivano gli occhiali perché sono entrato nella stanza della signora con la scusa di doverle fare firmare dei documenti, ecco perché mi servivano gli occhiali. Quando poi mi sono avvicinato li ho appoggiati sul comodino e poi, mi sono dimenticato di riprenderli. Sai, io non li porto e non ci ho più pensato…”
    “Perché erano sul comodino del marito e non sul suo allora?”
    “Giuseppe è andata così, ormai non posso più tornare indietro e riprenderli, mi dispiace!”
    “Con tutte le donne che puoi avere, perché non hai lasciato stare! Eppure te l’avevo detto che io non volevo! Non hai mai voluto aiutarmi in tutti questi anni, Yuri, perché cominciare proprio con una cosa simile e per giunta contro la mia volontà? No, Yuri, tu l’hai fatto per te, per uno scopo che in questo momento non mi vuoi dire, ma certo non per aiutarmi. Tu potevi immaginare benissimo le conseguenze che essere scoperti può comportare, vero Yuri? Il rischio era troppo alto rispetto al vantaggio per averlo fatto per il mio bene…L’unico motivo che ora mi viene in mente potrebbe essere quello di volermi danneggiare volontariamente. E’ una possibilità così tremenda che non riesco neanche a poterla prendere in considerazione. Dovresti provare invidia e rancore verso di me…Cosa ho fatto, Yuri, per meritare questo?…” Meditavo ad alta voce con un dolore che mi riempiva le viscere. “Dimmi la verità, Yuri, te ne prego…”dico ancora in modo accorato.
    “Cosa vuoi che ti dica, Giuseppe, i fatti sono questi. Volevo farti una sorpresa e farti contento. Mi dispiace che sia andata così. Perdonami”.
    “Tu hai affinato negli anni la grande capacità di riuscire a dare una parvenza amorevole ai tuoi piani subdoli agli occhi delle povere vittime. Ti conosco troppo bene per accettare questa tua spiegazione. Sei un attore incredibile e privo di pietà. La tua coscienza non si ribella più alle tue malefatte?”
    Mi guarda con gli occhi spalancati e inorriditi per quello che dico. “Giuseppe è questo che pensi di me? Di tuo fratello, del tuo gemello…?” Si copre la faccia con le mani e lacrime di disperazione scendono dai suoi occhi.
    “Ormai le conseguenze ci sono già state…Potremmo andare dal mio capo insieme e raccontare come sono andati i fatti…si potrebbe provare, anche se non credo che accetti una spiegazione simile. Siamo esattamente uguali e la mia potrebbe essere interpretata come una buona via di uscita…non ci sono prove che eri tu e non io…E’ inutile non riuscirebbe a mettersi tranquillo”.
    “Ti ha licenziato?”
    “No. Domani mattina però devo partire per Montreal e rimanere là per non so quanto tempo per sviluppare l’attività di quella filiale: o accettavo o venivo licenziato.”
    “Allora te ne devi andare di casa!”. Con un bagliore di contentezza che sul momento non riesce a nascondere ma Giuseppe ha gli occhi bassi e non la vede.“Cosa ho fatto! Perdonami fratello!” Dice buttandomi le braccia al collo e con un mugolio lamentoso.
    “Ho accettato perché non potevamo permetterci di perdere il mio stipendio. Con la crisi che c’è in giro chissà quando potrei trovare un altro posto con queste caratteristiche…Yuri non voglio dire al papà e alla mamma come sono andate le cose, soffrirebbero troppo: per il mio allontanamento e perché la colpa del fattaccio è tua. Dirò che è stata una mia scelta per avere nuovi stimoli, avanzare di carriera…Non è nel mio carattere fare una cosa simile e per giunta così immediata, senza preavviso, faranno fatica a crederci e gli spezzerò il cuore, ma sempre meno che dando a te la colpa…Yuri questa sarà l’ultima volta che parliamo da soli in tranquillità, forse per moltissimo tempo, promettimi che ti farai un esame di coscienza su quello che è accaduto e cercherai di prenderti veramente cura dei nostri genitori, te li affido. Manderò parte del mio stipendio a casa e farò qualche visita, ma stando così lontano non posso fare di più se non correre a casa per dei grossi problemi. Approfitta della mia assenza per avvicinarti a loro, sostenerli e affiancarli nei loro interessi quotidiani. Cambia, cerca di non pensare più solo a te stesso ma allarga il tuo sguardo a quello che il tuo comportamento può provocare in chi ti è vicino. Cerca di amare veramente gli altri senza crearti dei giochi mentali che ti nascondono la vera natura del tuo agire che è il tuo interesse. Ora andiamo e cerca di sostenermi in questa messinscena. Sei bravo in queste cose…vero? Quando ripenserai a questa situazione ricordati che quello che ora dirò loro serve per non fargli provare una delle sofferenze più grandi che un genitore può avere: quella di scoprire quanto un figlio può cadere in basso per il proprio interesse.”
    Nessuna risposta.
    “Cerca di riprenderti in fretta mentre ti vesti, la mamma e il papà non devono avere il minimo dubbio su quello che ci siamo detti. Diremo che ti volevo parlare per chiederti se potevi accettare di prenderti cura di loro, anche per me, per il periodo della mia lontananza. In fondo, ho fatto anche questo.” Poi mi alzo e mentre lui si veste apro la finestra e respiro a pieni polmoni l’aria calda dell’imbrunire in cerca di un po’ di refrigerio. Niente, nessun sollievo vi è per chi è stato venduto per una manciata di…? Non riesco a comprenderlo. Sono comportamenti così estremi che non riesco neanche ad immedesimarmi, li rigetto.
    “Sono pronto”.
    Chiudo lentamente la finestra. Il peso di dover far soffrire gli altri mi toglie le energie. La fitta che mi attraversa le viscere e il conato di vomito che mi colpisce nel guardare quel me stesso così diverso da me è tremenda. “Andiamo”.
    “No, non andiamo, prima ti voglio dire anche io due cosette…”mi dice puntandomi il dito. “Non credere di essere un santarellino, pure tu hai le tue colpe e anche grosse. Solo che, come me, tu le sai raccontare, non agli altri, ma a te stesso e questo è ancora più notevole, non credi?”
    “Che cosa vai dicendo, io valuto e medito ogni mia azione e cerco di agire per il meglio!”
    “Allora come puoi comportarti così con me, cercando sempre di emergere con il papà e la mamma. Fai di tutto per essere il loro preferito portandomi via anche quella fetta d’amore che è nei miei diritti di avere. Non solo ma metti le mani avanti anche sul futuro raccontando i tuoi sogni. Come credi che io mi sia sentito quando lo hai fatto? -Mi prenderò cura di voi e di Yuri-” ripete facendomi il verso. “Come credi che io mi sia sentito quando lo hai detto? Bè caro fratellino, non credo che tu ti sia mai immedesimato nella mia posizione e neanche preoccupato minimamente dei miei sentimenti!”
    Rimango sbigottito. Trovarmi davanti alla mia colpa così evidente, che dura da anni e così nascosta ai miei occhi mi annienta definitivamente. Se Yuri è arrivato a tanto, allora, alla radice, c’è anche della mia responsabilità.
    Vedermi così misero mi fa scendere da quel piedistallo che anni di sentirmi “il meglio” hanno creato. Mi siedo sulla poltroncina vicino alla finestra e appoggio la testa tra le mani.
    Nel silenzio che segue le parole di Yuri, rivivo in un flesch tante immagini di vita famigliare, discorsi e sguardi che si sono succeduti negli anni…è vero. In ogni occasione io dovevo emergere per assorbire tutto l’orgoglio, l’amore che i nostri genitori potevano dare. Assettato di approvazione mi spingevo a muovermi come in una competizione e dovevo primeggiare, mi piace sentirmi il prediletto…se fossi stato io al suo posto, messo da parte e denigrato per anni, come mi sarei comportato? Anche il mio carattere sicuramente ne avrebbe risentito…Io sono colpevole allora anche di questo suo modo di comportarsi? Me disgraziato, ho distrutto la vita a mio fratello! Sotto questa prospettiva, anche io, dopo anni di questo tormento interiore avrei potuto avere un momento in cui perdo la pazienza e reagisco? E’ facile.
    “E’ per questo che hai agito così?” dico con tutta la sofferenza e il dolore che provo in questo momento.
    “Sì, provo invidia e odio verso di te. Tutto ti riesce bene e loro ti preferiscono, ti adorano, mentre io sono il figlio poverino, quello che ha bisogno di aiuto, quello da compatire. Volevo che commettessi anche tu un atto vergognoso per farti apparire più simile a me…ora lo sai”.
    “Grazie per avermi aperto gli occhi. Mi pare che entrambi dobbiamo migliorarci sia come persone sia nel nostro rapporto. Ormai i danni sono fatti, fratello, da entrambe le parti e non possiamo cancellare quello che abbiamo fatto. Perdoniamoci a vicenda e cerchiamo di non ripetere ancora questi errori. A questo punto faccio fatica sì ad andarmene in Canada ma almeno ho la certezza di non impedire a te di avvicinarti ai nostri genitori. La mia presenza sicuramente ti sarebbe d’impaccio. Vogliamoci bene, perdoniamoci e chiediamo a Dio la sua misericordia. I nostri peccati sono grandi ai suoi occhi, ma sono convinto che il nostro pentimento e perdono reciproco non passerà inosservato a chi è infinito amore.”
    “Non sono ancora pentito di averlo fatto”.
    “Arriverai a esserlo e visto che io voglio darti la mia fiducia ti perdono fin da adesso. Il saperlo ti darà sollievo quando accadrà. Tu mi perdoni?”
    “Anche questo faccio fatica a farlo. Ho alle spalle troppi anni di magoni da dimenticare…”
    “Capisco. Spero che tu possa farlo in futuro…aspetterò.”
    Vieni qui. Allargo le braccia e aspetto che lui si avvicini.
    “Non sono pronto…”
    “Ricordare questo abbraccio ci aiuterà a imparare a volerci bene”.
    “Non sono le smancerie che creano i rapporti”.
    “Yuri vieni qua e basta” e lo abbraccio mentre lui rimane rigido. Piango, cosa gli ho fatto! Me lo merito quello che è successo!
    “Ora andiamo di là e cerchiamo di fare quanto è meglio per i nostri vecchi.”

    YURY E GIUSEPPE: SESTA PARTE

    Passano sette anni frenetici per Giuseppe. Riesce ad approfittare del periodo di grande sviluppo e fermento commerciale che vi è in Canada per ingrandire più di ogni dire la filiale, fino a renderla il cuore di tutta l’impresa.
    L’esilio di Giuseppe ha anche portato i suoi frutti.
    Yuri è riuscito con fatica a riscattarsi. Si è avvicinato ai genitori e ha stravolto in meglio, con grande fatica e volontà, la sua vita scapestrata e ribelle. Sono già sei anni che lavora come magazziniere proprio nella stessa ditta del fratello. Ha una moglie e tre piccoli discoli che fanno ammattire di gioia i nonni.
    La sua coscienza, però, rimorde, persevera a rimproverarlo di non aver ancora sistemato il suo rapporto con il fratello. Allora un giorno, non resistendo più a quel tormento, si decide. Si mette giacca e cravatta, si pettina come il fratello e sale ai piani alti dell’azienda.
    Facendo un bel sospirone si avvicina alla scrivania della segretaria: “Buon giorno vorrei parlare con il cavalier Valeri”.
    “Giuseppe sei tornato! Quanto tempo è che non ti vedevo, finalmente! Tutti sanno del tuo grande successo in Canada, saranno contenti di rivederti!”
    “Signora, mi scusi, c’è un errore, io mi chiamo Yuri e sono il fratello di Giuseppe.”
    “Mi scusi, è che siete così uguali…si accomodi pure, è molto impegnato ma ora sento se la può ricevere qualche minuto”.
    “La ringrazio e non si preoccupi è normale”.
    “Il cavaliere la sta spettando, può entrare”.
    Fa un altro respiro profondo ed entra.

    YURI E GIUSEPPE: SETTIMA PARTE

    “Permesso”
    “Avanti si accomodi”
    “Grazie” mi siedo in una delle due poltroncine davanti alla sua scrivania.
    “Allora il mio caro Giuseppe ha un fratello, anzi un gemello direi da quanto siete uguali.”
    “Ha detto bene cavaliere”
    “Di cosa deve parlarmi?”
    “Ho la coscienza che mi rimorde, signore. Sono venuto qua per confessarle la verità sul fatto di sette anni fa”.
    “Ma cosa sta dicendo! Io non sono un sacerdote” dice con un ghigno “non si vede forse?” Quello è un argomento che lo mette in agitazione: allora si è saputo in giro del tradimento che ha subito!
    “Sono stato io quella sera ad andare da sua moglie e non mio fratello Giuseppe”.
    “Perché dovrei crederle e perché me lo viene a dire dopo tutti questi anni?”
    “E’ meglio che io le racconti tutto dall’inizio…Da quanto ho memoria io mi sono sempre sentito inferiore a mio fratello.
    Giuseppe è sempre stato bravo in tutte le cosa in cui si cimentava e i nostri genitori, hanno avuto, per questo motivo, una predilezione particolare per lui.
    Con gli anni ho accumulato un rancore, un’invidia e un odio che non riuscivo più a contenere. Decisi perciò di screditarlo, compiendo, con le sue spoglie, un’azione che avrebbe fatto vergognare i nostri genitori. L’avrei reso più simile a me così anch’io avrei potuto essere amato. Quando quella sera Giuseppe arriva a casa sconvolto dalla discussione più forte del solito, che aveva avuto con vostra moglie, a me non è parso vero di aver trovato finalmente l’occasione giusta che aspettavo.”
    “Lo sa per quale motivo avevano discusso?”
    “Il motivo era sempre lo stesso. Vostra moglie si era invaghita di lui e voleva che diventassero amanti. Lui invece era risoluto nella sua intenzione di non tradire per nessun motivo la fiducia che lei, cavaliere, aveva avuto in lui. Dal racconto che Giuseppe aveva fatto a casa, ero al corrente che quella notte la signora sarebbe stata in casa da sola. Così mentre tutti dormivano mi sono vestito con gli abiti di Giuseppe, ho preso la sua ventiquattrore con dentro documenti e chiavi e con la sua macchina sono andato a casa vostra. Quella notte io sono stato con vostra moglie spacciandomi per mio fratello e ho lasciato volutamente sul vostro comodino gli occhiali da lettura di Giuseppe per far scoprire l’avvenuto tradimento e il presunto colpevole. Quando lei, cavaliere, lo ha incontrato il pomeriggio successivo, mio fratello era all’oscuro di tutto. Aveva solo la sua parola contro tutte le prove e i testimoni che lo condannavano.”
    “Chi sa del tradimento?”
    “Solo io e Giuseppe. Non ne abbiamo mai parlato con nessuno.”
    “Non poteva portare lei qui e farmi vedere che aveva un gemello?”
    “E lei, cavaliere, avrebbe creduto senza alcun dubbio che ero io quella notte?”
    “In effetti, no. Era lui che frequentava casa mia e che quindi conosceva mia moglie…”
    “Quando Giuseppe ha lasciato l’ufficio, dopo la vostra denuncia, è andato direttamente alla villa per indagare sull’accaduto. Controllando i filmati delle telecamere notturne, ha visto se stesso compiere azioni che non aveva mai fatto e così è arrivato a me.
    Subito dopo è venuto a casa nostra a chiedermi chiarimenti.
    All’inizio ho provato a fargli credere che era stato un colpo di testa: tu non lo hai voluto fare allora io ti ho sostituito per fare un piacere a te e poi anche alla signora che soffriva per essere stata scaricata. Giuseppe, però, non cadde nell’inganno. Capì immediatamente che la verità era un’altra più tremenda da accettare: io l’avevo fatto per odio, ira, rancore e vendetta. Volevo colpire il mio rivale nel peggiore dei modi e renderlo così infame da non essere più un pericolo per la mia rivalsa.
    A questo punto prese una decisione che mi lasciò per un attimo disarmato, pur sapendo quello che io provavo per lui mi perdona immediatamente, anche se io non provavo al momento nessun rimorso. Per di più, decide di non rivelare niente ai nostri genitori, per proteggerli dal dolore grande di sapere quanto loro figlio era giunto in basso. Per farlo si assume tutta la responsabilità della decisione di lasciarli qua e andare in un paese così lontano. Ma poiché si sentiva colpevole di essere stato considerato il preferito e voleva permettere a me di avere il terreno completamente libero, per riuscire a conquistare la fiducia e la predilezione dei nostri genitori, tramuta il suo esilio in momento di espiazione per quello che aveva fatto. In tutti questi anni non si è mai lamentato con me per quello che stava vivendo, mi ha sempre solo guardato con un sorriso triste di attesa. Una delle ultime cose che mi ha detto prima di andarsene è stata quella che aspettava il mio perdono…Questo suo agire così totale nel dimostrare il suo pentimento ha fatto scattare la molla per la mia conversione. Non un attimo di questi anni è passato senza che io abbia avuto le parole e il comportamento di Giuseppe davanti ai miei occhi! Tutto il mio cammino è stato accompagnato da quell’atto d’amore totale che lui ha avuto per me. Ho dovuto imparare a pentirmi veramente e meritare, con il mio comportamento perseverante nel bene, il perdono che Giuseppe mi aveva già donato. Quando si è consapevoli della propria miseria è più facile comprendere gli errori degli altri e concedere il perdono. Ora io vorrei che tornasse a casa. I nostri genitori cominciano ad invecchiare e desiderano tanto riaverlo qui, la prego di concedergli il permesso di tornare a lavorare in questo stabilimento.”
    “Non c’è più motivo che Giuseppe rimanga là. Gli comunicherò oggi stesso che abbiamo bisogno di lui qui e che perciò deve assolutamente ritornare in Italia in pianta stabile. Gli faremo anche una festa di benvenuto, se la merita per i successi che ha avuto.
    Ora passiamo a lei…”
    Digita alcune cose sul computer che ha davanti: “anche lei è un mio dipendente!”
    “Sì, sono magazziniere”.
    “Non ha paura che io possa riversare la condanna di Giuseppe su di lei?”.
    “Sì, ed è stata una delle cause per le quali ho tardato qualche anno nel venire. Io ora ho una famiglia composta da una moglie e tre bambini dai due ai quattro anni, la prego non mi licenzi. Come vede non ho più molestato sua moglie e non ho rivelato a nessuno, nel corso di questi anni l’accaduto. Mi lasci lavorare qui, in questo stabilimento vicino alla mia famiglia.”
    “Giuseppe, ha deciso di pagare al suo posto la condanna, calmando la mia ira e pagando il prezzo che io avevo stabilito. Può rimanere al suo posto.
    Ora la prego di andare, ho degli incartamenti urgenti da visionare.”
    “La ringrazio infinitamente di tutto, cavaliere.” Facendo un inchino mi dirigo alla porta.

    YURI E GIUSEPPE: OTTAVA PARTE

    Il cavalier Valeri, appena Yuri lascia lo studio, si copre con le mani la faccia e pensa a tutto quanto è accaduto.
    La rivalità tra i due fratelli ha distrutto tutta la mia famiglia.
    Forse da Carla avrei divorziato comunque, mi avrebbe tradito con qualcun altro, ma sicuramente il rapporto con mia figlia sarebbe ora più disteso.
    Mi viene ancora in mente quando Margherita irrompe nel mio ufficio e mi domanda: “Perché non dai il permesso di frequentarci?” e rimane lì a guardarmi in attesa di una risposta.
    “Giuseppe non ti ha raccontato niente?”
    “Mi ha detto che, pur provando i miei stessi sentimenti, non può andare contro la tua decisione. Non vuole rovinare il nostro rapporto. La sua coscienza gli impedisce di far del male a me, che ama, e a te, per cui ha un così grande rispetto. Ti rifaccio la domanda: perché?”
    “Non riesco ad accettare che l’uomo che ha distrutto il mio matrimonio diventi il marito di mia figlia.”
    “Giuseppe non può aver fatto una cosa simile, mi rifiuto di pensarlo. E’ troppo corretto e rispettoso per aver compiuto un atto del genere.”
    “Ci sono le prove!”
    “In ogni caso sono passati almeno quattro anni da quella storia. Le persone possono pentirsi e cambiare. Se tempo fa lui poteva tradirti in una maniera così grave, ora io conosco profondamente il carattere di Giuseppe e ti assicuro che non potrebbe mai farlo.
    Tu non puoi rovinare la mia vita per un tuo blocco mentale!
    Ricordati anche di come tu ti sei comportato: hai lasciato mamma per sposare quella ragazzina senza cervello! Hai così rovinato la mia famiglia e mi hai mandato anche in collegio per non avermi tra i piedi mentre stavi con lei. Davanti a tutto questo desideravi che io continuassi a volerti bene e a comportarmi con te come se niente fosse. Non ti sei mai fatto un minimo di esame di coscienza?”
    “Non tirare più fuori quella storia! Ho sbagliato e me ne pento tanto.”
    “E Giuseppe non può aver commesso anche lui un errore ed essersi pentito?”
    “Non ci riesco, non riuscirei a guardarlo senza pensare a quello che mi ha fatto”.
    “La stessa cosa allora vale per me. Non mi vedrai più fino a quando non ti lascerai il passato alle spalle e lo perdonerai, dandoci il tuo consenso”. Mi volta le spalle e senza più una parola se ne va da me. Sono tre anni che non mi telefona e non ci vediamo se non per un puro rapporto di lavoro… Come potevo immaginare che andando a lavorare in Canada si sarebbe innamorata proprio di Giuseppe?
    Comunque lo conosce proprio bene, Giuseppe non mi ha mai tradito.
    Avrei dovuto fare come suo fratello e imparare a superare il mio rancore e perdonare. L’odio tormenta e acceca l’animo e non fa vivere in pace. Anche solo questo suo rispetto verso i miei sentimenti avrebbe dovuto farmi ragionare e desistere…
    Ora che so che Giuseppe è innocente posso dare il mio consenso senza rodermi il fegato!…Se si sposano avrò anche un successore degno a cui lasciare il mio impero industriale…
    “Signorina, cancelli tutti i miei impegni per i prossimi tre giorni e mi prenoti immediatamente un volo per Montreal, parto appena possibile”.
    “Subito cavaliere”.

    FINE RACCONTO. Tutto il racconto è di pura fantasia.

  3. a.b.c.

    RACCONTO: MACCABEI
    Nessun riferimento a persone. Racconto di fantasia.

    PRIMA PARTE: MACCABEI
    Mi viene solo voglia di guardare continuamente l’orologio sperando che sia passato qualche minuto per andare al più presto a casa.
    Il tempo è interminabile.
    Fare un’ora di adorazione è diventata, una lotta senza esclusione di colpi contro il mio desiderio: andarmene.
    Guardo, attraverso la porta a vetri la grande sala adibita a camera mortuaria, i parenti che parlottano di aneddoti vari intorno ai loro cari defunti. Neanche davanti alla morte il loro spirito si eleva in cerca di eternità?
    “Non giudicare!” mi dico. Per come prego oggi sembro anche io uno di quei morti. Mi siedo a pochi passi dal Tabernacolo e faccio un sospirone: “Caro Gesù ti nascondi proprio bene lì dentro!”
    Si apre la porta e io sono così concentrata che non faccio nessuno sforzo a girarmi e controllare con curiosità chi è entrato.
    E’ un ometto rinsecchito con gli occhi arrossati.
    Subito ritorno composta, ci tengo a farmi vedere concentrata.
    Mi si siede alle spalle.
    C’è tutta la chiesetta vuota, proprio dietro a me si deve sedere?
    Si mette anche in ginocchio e così mi fiata nei capelli: che situazione sgradevole!
    Comincio ad agitarmi.
    Già non stavo tranquilla per conto mio e ora con questo…potrei spostarmi ma ho idea che si noterebbe troppo il motivo.
    “Qual è la strada giusta?” dice non forte ma comprensibile al mio orecchio.
    Sta parlando con me? Provo a stare zitta.
    Continua: “Io penso che sia seguire la Croce …quando però, poi, succedono queste cose tutto piomba addosso, tanti dubbi e pensieri…”.
    Si soffia rumorosamente il naso.
    “Per lei qual è la via giusta?”
    Sono spiazzata. Dopo anni da cristiana questa sola domanda mi lascia muta. Boh mi viene da pensare…Ho il vuoto più completo.
    Lui aspetta.
    Alla fine devo ammettere la mia ignoranza: “Sicuramente è una strada valida”.
    “Io ne ho la certezza, capisce?”
    “Capisco”.
    “Quando la guardo mi meraviglio sempre di quello che Lui ha fatto per me e mi perdo in quell’Amore e dico: vado avanti.”
    Mi si mette davanti in piedi. Non riesco a dargli un’età, penso che ne dimostri di più di quello che realmente possa avere, e mi guarda con quegli occhi angosciati ma incredibilmente grandi e profondi.
    “Penso che sia la strada giusta” gli dico più convinta e imbarazzata per quell’esame. Appare un accenno di sorriso sulle sue labbra mentre condivide muovendo ritmicamente la testa poi si allontana a testa bassa verso la porta a vetri.
    Mi lascia così ancora più consapevole dello schifo che sono. Neanche alla domanda più banale che esista ho saputo dare certezza! Grande testimonianza di sapienza teologica!
    E’ probabile che pensasse che anche io abbia un defunto qui. La morta sono solo io!
    Decido di andarmene.

    SECONDA PARTE: MACCABEI
    Raggiungo l’altezza della porta bianca e vi guardo attraverso. Cerco istintivamente quell’uomo, voglio essere certa che stia bene, circondato dalle persone care.
    Eccolo, seduto con la testa tra le mani in fondo alla stanza lunghissima, solo.
    Così non va bene! e senza pensare a quello che posso andare in contro apro la porta, percorro tutta la distanza che ci separa, piena di morte, e mi ci siedo a lato. Allungo una mano e gliela appoggio sulla spalla.
    “Non c’è nessuno con lei?”
    “Non sanno neanche che sono qua, a casa c’è troppa gente…”
    Rimango in silenzio ma con la testa piena di domande. Perché sono a casa e non qui? La cosa mi pare sospetta. Nessuno si preoccupa di lui. Strano, meglio andarsene prima di trovarsi in qualche guaio. Faccio per alzarmi quando lui mi prende la mano e mi guarda: “Mia moglie era al settimo mese!”
    Rimango disorientata ancora di più perché, prima passando, avevo notato che tutti i defunti erano anziani…Si deve essere accorto della mia occhiata che ricontrolla velocemente la sala, perché aggiunge: “E’ successo vent’anni fa. Per la ricorrenza ogni anno vengo qui…a ricordare.”
    Ricambio il suo sguardo supplichevole e mi rilasso un poco mettendomi più comoda sulla panca.
    “Vuole che lo facciamo insieme?”
    Mi sorride, poi, si appoggia anche lui allo schienale e chiude gli occhi.
    “Eravamo in macchina io e mia moglie. L’avevo appena accompagnata a fare l’ecografia ed eravamo euforici. Il bambino era sano e tutto procedeva benissimo. Il cellulare suona, faccio per rispondere ma cade la linea. E’ nuovo e comincio a trafficarci per capire chi ha telefonato.
    Sara fa appena in tempo a dirmi: “Carlo lascia stare è pericoloso, sta attento alla strada!”, quando, alzando gli occhi, mi accorgo di un’auto, che procede in senso inverso, apparsa da dietro a una curva…Nel tentativo di schivarla cappottiamo giù dal dirupo oltre il parapetto. Sento un dolore fortissimo alle gambe poi più niente…La prima cosa che vedo è il corpo di mia moglie straziato dalle lamiere e ricoperto di sangue. Faccio per uscire dall’auto per aiutarla ma mi accorgo di essere incastrato dalla vita in giù. Rimango fino all’arrivo dei vigili del fuoco, un tempo interminabile, accanto a lei senza poter fare niente. La chiamo, la chiamo tante volte…ma non ho risposta. Ho sentito il suo corpo raffreddarsi lentamente…
    Ci sono voluti mesi e qualche operazione per risistemare le ossa rotte in mille punti delle gambe ma il vero dramma è stata l’inattività. Bloccato in un letto di ospedale ho avuto tutto il tempo di realizzare la conseguenza della mia disattenzione.
    Mi hanno affiancato una psicologa ma non è servito a molto. Ogni volta che chiudevo gli occhi rivivevo quei momenti, resi ancora più vividi dalla consapevolezza della mia colpa. Ho dovuto lasciare il lavoro, il rapporto con gli altri era diventato per me insopportabile.”
    “Di cosa si occupava?”
    “Pubbliche relazioni.
    Mio fratello Giacomo ha insistito perché andassi a vivere con la sua grande famiglia. Ero talmente sconvolto che aveva paura che mi potessi uccidere. Così diventai un babysitter a tempo pieno per i suoi cinque piccoli angioletti.

    TERZA PARTE: MACCABEI
    L’insufficienza renale di Giacomo si aggravò.
    Eravamo compatibili, così decidemmo per il trapianto di un rene.
    Mentre eravamo in ospedale, incontrai don Raffaele che raggiunse l’obbiettivo che nessun dottore aveva neanche sfiorato: mi ridona la pace.”
    “Come ha fatto?”
    “Prima di tutto mi rammenta il fondamento del nostro credere: l’uomo si colloca al posto giusto davanti a Dio quando, animato dalla fede in Gesù, accoglie il suo perdono gratuito. Nella prospettiva di Dio credere equivale ad essere riscattati perché permette alla potenza salvifica del Figlio di agire in noi e, da peccatori che eravamo, renderci giusti.
    Rimanere chiusi e bloccati dal nostro peccato significa non accettare il suo perdono, il suo dono d’amore. Quello che dobbiamo fare è mettere tutti noi stessi nell’amarlo evitando di ricadere nel peccato e nel dimostrargli la nostra gratitudine imitandolo nel suo modo di agire come Lui ci ha chiesto di fare.
    Subito intervenni dicendo che io già lo facevo, ci mettevo tutto me stesso in questo sforzo ma che ultimamente mi sentivo bloccato. Avevo un desiderio grande di fare di più ma che non sapevo come. Appena sentivo dell’esistenza di una nuova preghiera la univo a tutte le altre che dicevo. Anche se pregavo ore e ore al giorno questo sentimento continuava a persistere. Desideravo più di ogni altra cosa non far soffrire Gesù con i miei peccati. Il solo pensiero mi faceva stare male.
    Ogni momento della mia giornata era sempre vagliato e riconsiderato: “Avevo fatto soffrire Gesù?” Non sapendo spesso cosa rispondere mi rivolgevo continuamente a dei sacerdoti per confessarmi e chiedere consiglio.
    Allora don Raffaele mi guardò e mi amò.
    Decise di assumersi questo grande compito: togliermi dall’angoscia dell’incertezza diventando lui la mia coscienza e il mio discernimento.
    Credo che il suo incontro sia stato una grazia.
    Dio concede la guida solo dopo aver constatato che tutto quello che si poteva fare da soli lo si è compiuto e che, disperati perché impantanati nel desiderio di crescita amorosa, glielo si chiede con preghiere sincere. Incontrare un uomo come lui non è così facile. Tanti sono i sacerdoti che possono dare l’assoluzione dei peccati ma pochissime sono le persone che hanno raggiunto un grado spirituale e ricevuto i doni necessari per portare alla luce quali sono le vere mancanze, consigliare, affiancare per sradicarle e aiutare nella salita verso la purificazione spirituale. Ancora meno quelli che accettano di diventare il tuo direttore spirituale. Per loro, infatti, comporta responsabilità verso Dio e verso l’assistito e sofferenze non indifferenti. Tutte le volte che penso a don Raffaele non posso fare altro che ringraziare il Signore per avermelo donato e lui per quello che ha fatto.

    QUARTA PARTE: MACCABEI
    “Scusi la divagazione.”
    “Non si preoccupi, ora, però, continui la sua storia.”
    “Dove ero arrivato? Ah sì…
    Don Raffaele, allora, mi disse: “Carlo, ora è arrivato a un punto in cui deve scegliere tra due possibilità: continuare così oppure crescere, lasciare la via semplice del bambino e imparare a diventare adulto nella fede. Se sceglierà questa possibilità dovrà imparare a camminare da uomo integro, nel quale Dio può confidare anche di fronte alle avversità della vita. E’ una vera e propria guerra che deciderà d’intraprendere, contro se stesso, il mondo e il demonio. Ogni attimo che vivrà sarà il terreno dello scontro e la sua decisione, su come comportarsi, la vittoria o la sconfitta.
    I piccoli momenti piacevoli con il Signore che adesso prova e ricerca scompariranno perché Dio, come un padre amoroso che cerca di svezzare il figlio, la toglierà dalle sue ginocchia e proverà a farla camminare da solo. Diventerà un Signore nascosto ma ancora più presente nella sua vita. Pronto a correggerla e punirla per ogni pur piccola mancanza.
    Non mi guardi meravigliato!
    Dio è padre e soffrirà con lei.
    La pena, però, è necessaria per farle ricordare e rifiutare a priori ogni condiscendenza al male. Il dolore in questo caso è la medicina amara che bisogna prendere per guarire dalla nostra predisposizione cronica a peccare.
    E’ la consapevolezza di avergli fatto un torto, di averlo fatto soffrire e quindi il suo giusto allontanamento da noi.
    Questa è la via per diventare servi di Dio, amici di Dio, confidenti di Dio.
    In un’immagine che ormai si conosce: non sono più io che vivo ma è Dio che vive in me.
    Io potrò consigliarla, ma è lei che si deve impegnare costantemente e con tenacia ricordando sempre la meta alla quale vuole giungere: diventare di Dio qui sulla Terra e salire nei piani alti del Paradiso poi.
    Cosa vuole fare?”
    Ho risposto: “Io non sono amante del dolore e mi fa tanta paura. Riuscirò a resistere?”
    “Chieda al Signore la forza della perseveranza e Lui, che è Padre, non può mancare di donargliela. Si comunichi il più possibile, almeno quattro volte la settimana, meglio sarebbe tutti i giorni e passi molto tempo in adorazione di Cristo. E’ Lui che opera in noi il miracolo della purificazione e ci dona le grazie necessarie per la perseveranza. Prima della sua risposta le dico solo un’ultima cosa. Se vuole che l’aiuti deve promettermi che seguirà i miei consigli e che accetterà con umiltà le correzioni che le farò. So per esperienza che è molto difficile ammettere le proprie colpe. L’orgoglio, che è re del nostro spirito, tenterà con ogni mezzo di non essere detronizzato.”
    “Prima che la conoscessi desideravo solo di morire per non fare soffrire più Gesù. Ora lei mi ha aperto gli occhi sulla via giusta da seguire e mi prende anche per mano per aiutarmi a percorrerla, accetto e ringrazio Dio e lei per la grazia che mi fate.”

    QUINTA PARTE: MACCABEI
    Arrivano così immediatamente le prime consapevolezze che capovolgono radicalmente il mio umore.
    La fede non è negazione della vita perché deve esserne lo sprone per giungere al traguardo. La nostra esistenza non ci appartiene perché è Dio che ci ha creati e questo sentimento di distruzione, che era in me, non faceva altro che portare altro dolore al Signore. Lui non vuole la morte ma la conversione del peccatore. Conosce i nostri limiti ma desidera che li superiamo con il suo aiuto.”
    “Ma non era quello che aveva cercato di fare e non c’era riuscito?”
    “Oh sii, ma la mia coscienza era malata e priva di discernimento. Agivo senza guida, senza sapere esattamente cosa fare. Cercavo di procedere, senza eliminare e correggere alcuni peccati e vizi che bloccavano la mia scalata. Mi sentivo misero per delle imperfezioni quando non sradicavo peccati enormi e abitudinari che non vedevo. La situazione, in cui mi trovavo, agitava e tormentava il mio spirito.
    Cominciavo, così, la via della purgazione. La chiamo io così, perché è il purgatorio per chi ancora fa parte di questo mondo e vuole giungere alla perfezione.
    Perché esiste il purgatorio?” mi domanda a bruciapelo.
    “Quando si pecca esiste una colpa e una pena. Con la confessione viene perdonata la colpa ma la pena deve essere scontata. Ci sono poi anche tutti i peccati che non abbiamo confessato per qualche motivo…”
    M’interrompe: “Che cos’è il peccato se non mancanza d’amore? Io penso che il purgatorio non sia altro che un cammino di crescita d’amore. Con il giudizio, dopo la morte, realizziamo quanto poco abbiamo amato e quello sarà il punto dal quale dobbiamo partire per incamminarci e giungere al paradiso. E’ un dolore interiore per ogni peccato commesso che noi riviviamo in un presente continuo fino a quando la giustizia di Dio non giunge alla soddisfazione. Così si procede dal buio e dolore completo verso la visione e l’amore di Dio che è beatitudine eterna. Più ci si avvicina alla meta, meno è la sofferenza perché si percepisce sempre più l’approssimarsi del traguardo che è la visione di Dio.
    Per il vivente la situazione non è molto diversa.
    Dopo i nostri primi sforzi per migliorarci comincia un periodo tremendo nel quale noi dobbiamo scontare tutti i peccati del nostro passato. Dio ci dona la consapevolezza di quanto siamo giunti in basso, di quanto siamo miserabili e inaffidabili. Sprofondiamo in un dolore continuo per ogni nostro peccato, commesso nel corso della nostra vita, che si somma al precedente e al successivo senza nessuna pausa.
    L’unica nostra possibilità di andare avanti è l’assoluta certezza che Dio perdona: lo ha promesso ed è morto per questo. Senza di lei raggiungeremmo la disperazione.
    –Ritornerà- dobbiamo pensare risoluti.
    E’ la fede l’unica luce che ci allunga una mano per superare questo lungo grande incubo. Si è costretti a realizzare quanto male abbiamo fatto senza abbellimenti e scusanti. Nessuno comprenderà quello che stiamo provando se non chi ci è già passato. L’unico problema è che, in quel momento, è necessario che la persona sia lasciata sola ed essi lo sanno.
    Finalmente giunge il perdono di Dio.
    La sua misericordia, conoscendo esattamente la verità che siamo, ci fa comprendere quanto grande è il suo amore verso di noi.
    La combinazione tra dolore e amore ricevuto ci rende “schifati”, ci fa provare ribrezzo per ogni nostro peccato passato ma anche futuro.
    Come vedi il dolore è la medicina.
    Soffriamo perché ci sembra che Dio ci abbia abbandonato, ma la realtà è molto diversa. La luce dello Spirito di purificazione è così intensa che non ci permette di vedere. Siamo come in una lavatrice che sbatte continuamente, nel suo ruotare, il bucato perché ritorni lindo.
    Rispetto al purgatorio quello che cambia è il tempo. Qui tutto è molto più veloce, anche se a noi sembrerà infinito. Non vi sono tempi stabiliti ma è Dio che lo regola. Dipende non solo da quale livello miserabile partiamo ma anche dalla nostra capacità di sopportare la sofferenza. In altri termini regola l’intensità e le pause del dolore anche a seconda delle nostre capacità di sopportazione. Intercalando momenti di riposo con altri di grande intensità e di prova. Non solo, Dio stabilisce anche il grado di altezza spirituale al quale devi giungere e anche questo è causa di variante. Di questo però non bisogna preoccuparsene, quello che conta è raggiungere la massima perfezione che Dio concede di avere alla nostra anima.”

    SESTA PARTE: MACCABEI
    “In concreto come si comincia?”
    “Adesso ci arrivo. Dove siamo? Quando prendo la tangente mi dimentico quello che stavo dicendo.”
    “Mi deve dire cosa ha fatto per cambiare!”
    “E’ vero. Dunque… quello che dovevo fare era convogliare tutto lo schifo che sentivo e la gratitudine che provavo per il suo perdono in una forza esplosiva che spinge in alto, bruciando tutto ciò che mi lega alle vecchie abitudini. Dio perdona ma dobbiamo dimostrargli che comprendiamo la grandezza della sua misericordia cambiando vita. La colpa non va dimenticata ma usata da incentivo per migliorarsi e non più ricadere negli stessi errori.
    Potermi appoggiare con sicurezza a chi conosce esattamente la via e mi presta la sua coscienza mi concede un primo periodo di gioia e di esaltazione euforica. Il peso dell’incertezza si era volatilizzato e potevo iniziare le prime prove con serenità spirituale.
    Ho così il mio proposito e il mio obbiettivo ultimo e più importante: riuscire ad amare Dio con tutto me stesso. Tutta la mia vita deve essere convogliata a questo unico traguardo.
    Per prima cosa mi consiglia don Raffaele di sopprimere tutte quelle abitudini che a Dio non sono gradite e incentivare attività adeguate. E’ qui che l’euforia cade.
    Perciò, subito dopo la convalescenza, riesco a trovare un lavoro presso questa struttura ospedaliera. Niente d’importante, pulisco le camere, ma don Raffaele era qui e, inoltre, potevo entrare in contatto con tutti i problemi e le necessità più gravi delle persone. Sono contento che anche il lavoro possa fornirmi possibilità di atti d’amore. Non puoi immaginare quanta sofferenza e quanti problemi ci sono in ogni famiglia!”

    SETTIMA PARTE: MACCABEI
    Capisco in quel momento che non è stato un incontro casuale e che non si è avvicinato a me per avere aiuto ma per donarmelo. Come faceva a sapere di cosa avevo bisogno?
    “Perché oggi ha scelto me?” gli domando.
    Mi guarda e mi fa uno di quei suoi sorrisi mesti. “Ho bussato e lei ha aperto la porta ed è venuta…Lei è come ero io, vero?”
    Colpita e affondata.
    “Come ha fatto a capirlo?”
    Come risposta mi sorride ancora e abbassa gli occhi. A quanto pare sono domande a cui ora non vuole dare una risposta. Forse sono io che vorrei farmi sentire dire: “Ti ho visto mentre eri sotto il fico”? Il mio orgoglio avrebbe da nutrirsi. Perciò mi umilio dicendo:“Ho tanto da farmi perdonare. Io non ho provocato la morte di nessuno ma…” e abbasso la testa io ora.
    “Bastano le parole per distruggere una persona, basta un atteggiamento per annientare un animo sensibile…Ci sono colpe gravi che neanche ci accorgiamo di commettere. Di solito sono abituali e noi ci conviviamo come se niente fosse. Magari all’inizio la nostra coscienza ci dava qualche segnale, avvertendoci che così non bisognava fare ma poi si inibisce, si ammala e non reagisce più, non si ribella più, come un moribondo non è più in grado di difendersi dagli attacchi del nemico. Ecco allora la richiesta di aiuto che dobbiamo fare a Dio:
    donami un vero conoscimento e pentimento dei miei peccati!
    Quando si intraprende la via della purgazione non bisogna pregare per nessun altro scopo né per se stessi e né per altri. Quello è l’obbiettivo più importante, qualunque cosa gli altri possano dire. Solo alla fine della purificazione, infatti, la preghiera, unita all’offerta che si farà di se stessi, avrà grande valore.
    Sapendo questo, bisogna agire di conseguenza.

    OTTAVA PARTE: MACCABEI
    Fare l’esame di coscienza la sera non basta, bisogna eseguirlo in continuazione. Come? Valutando ogni azione e ogni parola prima ancora di compierla. Non si può parlare a vanvera ma è necessario pensare e agire sempre sapendo che Dio guarda e valuta.
    Ogni pensiero, parola, opera ed omissione provoca delle conseguenze sia sulla nostra anima che negli altri, è necessario perciò considerare, prima di compierle o rifiutarle, le loro possibili conseguenze. Basta una parola per creare dei seri problemi a noi stessi o a chi è vicino. Bisogna perciò avere la coscienza ben allerta durante ogni attività ma anche nei momenti di riposo. Sono quelli, infatti, i periodi più tremendi perché le nostre difese tendono ad allentarsi ed è più facile essere tentati.
    Prima d’immergersi in un’altra attività, fare sempre un controllo riassuntivo per verificare che tutto si sia svolto senza sbandamenti.

    NONA PARTE: MACCABEI
    A volte ci si ritrova a ricordare con rimpianto i momenti spensierati di quando si era liberi di muoversi e agire come più piaceva. Soprattutto se si vive in casa con altre persone che, davanti ai nostri occhi, fanno quello che si è dovuto rinunciare. Tremende da eliminare sono le abitudini gratificanti perché tornano continuamente a insidiarci, in forme sempre più sottili e diverse, accompagnate da pensieri di compatimento e necessità di gratificazioni personali per andare avanti. Un esempio tipico è prendere in mano il telecomando e scegliere il programma che più piace. Bisogna scacciare questi pensieri appena giungono con un No fermo e deciso. Se noi ci trastulliamo in essi, diventano più esigenti, crescendo d’intensità, e sarà più difficile allontanarli. Buona norma, infatti, è controllarli. Ricordi come venivano vagliati i pensieri da Dio mentre gli Israeliti erano nel deserto? Non voltiamoci per guardare il nostro passato se non per deplorarlo, schifati per come eravamo.

    Una cosa che mi colpisce, è il fatto di essermi sempre considerato al massimo nel mio vivere da cristiano tanto da poter insegnare agli altri ed essere da esempio. Quando succede è il caso di fare un bell’esame di coscienza e considerare la miseria che siamo.

    Chi comincia questo percorso, non deve decidere di fermarsi perché è peggio di rifiutare subito. Perciò, bisogna andare avanti assolutamente imparando la costanza, la pazienza, la risolutezza e il timore verso Dio. Si è entrati nella sua scuola, dove è Lui stesso il maestro e il giudice.

    La fede, in qualcosa che non si conosce, bisogna che si trasformi in una certezza che va oltre la realtà che vediamo e tocchiamo: deve diventare la nostra dimensione.
    La vita diventerà così: il corpo vive nel mondo ma non si sentirà di nessun posto che vi è qui sulla Terra. Vedrà le persone intorno a se ma le sentirà lontane come se facessero parte di un film tridimensionale. Parlare con loro le costerà uno sforzo grande, come se dovesse immergersi con la testa dentro a un recipiente e non poter più respirare né vedere la luce.
    Ridurrà perciò i rapporti al minimo indispensabile o a situazioni come questa, aiutare chi ha bisogno”.

    “I rapporti con le persone con cui si vive come potranno essere?”
    “Anche questo è un capitolo che fa soffrire. Si avrà rapporti con loro solo per amore. Difficile che accettino con entusiasmo i cambiamenti che si vedranno. Spesso sono proprio le persone più vicine che possono metterci gli ostacoli più grandi imponendoci delle scelte difficili. E’ tipico il loro lamento di sentirsi posizionate in secondo piano, il loro imporre dei limiti che per noi diventano inaccettabili, spesso non ci comprenderanno più, potrebbero arrivare a pensare che siamo strani e impazziti o, in altri casi, provare invidia e odio. Il consiglio che posso dare è non divulgare il cammino che si vuole fare. Se non ne sono a conoscenza meno se ne accorgeranno, almeno all’inizio.

    Bisogna imporsi il silenzio esteriore ed interiore perché lo Spirito lo si può intendere solo in esso. Le immagini del mondo sono immediate, tante, facili da recuperare e ci riempiono inesorabilmente la testa…rifiutiamole! Spegnendo tv, radio, sistemi musicali vari, romanzi, riviste e le conversazioni inutili. Possono creare periodi di traffico mentale, problemi e peccati che si possono evitare. Più difficile è imporsi il silenzio interiore. Tendiamo a riempire gli spazi vuoti con i pensieri più vari mentre l’unica cosa sarebbe quella di fissare i nostri occhi in Dio.
    Anche il lavoro deve essere sempre compiuto con Lui. Se si fanno delle cose manuali e ripetitive è facilissimo e il compito sembrerà anche più leggero perché la mente non è più impegnata a dire “Ma che fatica!”.
    Più difficili sono i lavori di testa, nei quali si deve stare concentrati. Bisogna ricordare però, anche quelli si possono fare con Lui: la mente è impegnata ma il nostro cuore rimane in preghiera.

    Non bisogna lamentarsi mai e accettare con un sorriso anche i compiti più umili e miserabili. Se ci si troverà davanti a qualche lavoro che fa schifo lo si deve compiere con un sorriso pensando che si sta dando un forte smacco alla superbia che è in noi.
    Tutto è scuola e necessario per imparare l’umiltà che è la base di ogni altra qualità.
    La superbia allontana Dio.

    DECIMA PARTE: MACCABEI
    Quando don Raffaele mi rammentava che bisogna pregare sempre io dicevo che era impossibile. Dire continuamente giaculatorie alla fine faceva venire una barba che avevo voglia solo di dire basta. Poi ho imparato l’adorazione interiore. E’ lo slancio d’amore che prega e non la parola: guardare con gli occhi innamorati della mente il suo volto…”
    Mentre lo dice mi accorgo che smette di parlare, allora lo guardo…Dov’è quel piccolo uomo insignificante? E’ così bello…rimango incantata.
    Tutto poi svanisce.
    Che sia stato solo un miraggio?.
    Mi guarda e riprende a parlare come se niente fosse successo.
    “Quella è la preghiera più bella perché non vi è solo una voce ma un interscambio d’amore. Bisogna ringraziare Dio, sempre, per quello che sta facendo nella nostra vita perché, la nostra disposizione, non è altro che il nostro sì all’azione che Dio compie in noi. E’ Lui che fa la parte più grande del lavoro, purificarci, insegnarci e donarci le sue grazie. Tutti i cambiamenti che si faranno e la sapienza che ci rivestirà sono suo dono.

    Si cadrà, più e più volte. Lo schifo di noi stessi, quando peccheremo, sarà enorme perché ci si vedrà alla luce dello sguardo di Dio e un dolore profondo, irromperà anche nelle nostre viscere. Delle volte mi viene a pensare che si riversi su noi un po’ del dolore per il nostro peccato che ha il Signore. Questa sofferenza presuppongo derivi nel sentire l’allontanamento e il vuoto di Dio. Con la purgazione, la nostra anima, avanzando, impara a nutrirsi della sua presenza a larghe mani. Si rigenera e riprende il suo posto di preminenza sul fisico. Quando noi pecchiamo essa sente subito che la Sorgente della sua vita cala o dissecca. Si accorge che è vuota di Colui che la colma d’amore e la fa sentire in pace. Comincia ad agitarsi e controlla ogni sua stanza in cerca di Lui… ma le trova vuote. Lo spirito, allora, sbatte la testa contro le pareti disperato, punta il dito contro di noi e ci accusa inesorabile del male che gli stiamo facendo. Ecco la fonte del dolore.
    Lentamente il pentimento placherà il dolore e ritornerà la pace che è presenza di Dio.
    I fallimenti ci faranno conoscere la nostra piccolezza, si saprà di essere vigliacchi e insignificanti.
    Si deve giungere a sentire un tale orrore e schifo per ogni piccola deviazione dalla perfezione da preferire subire una perdita, un’umiliazione, ogni cosa pur di non commetterla. La medicina per la tua correzione è il dolore, come ti ho detto prima. Più andrai avanti e più questo aumenterà anche nelle imperfezioni più piccole.
    Si conoscerà il tribunale più spietato e severo nel quale uno possa capitare: si chiama coscienza personale. Dio istruisce l’anima alla verità e le dona la luce del discernimento. Non si può ingannare se stessi perché il nostro spirito, che è eterno presente, rivivrà l’attimo giudicato, con ogni sfumatura del suo pensiero e della sua azione conseguente, fino a quando non si ammetterà la colpa o valutato con verità e giustizia che il comportamento è conforme alla legge di Dio. Ci si prova a difendere con tutti gli argomenti a nostra disposizione ma implacabile, la nostra coscienza, dimostrerà che abbiamo torto, che le nostre repliche non hanno basi solide. Si verrà condannati alla pena più dura, sempre: ripristinare ciò che si è modificato con la nostra parola o con la nostra azione. Se non si può, a compiere azioni riparatrici in merito. Il ricordo del dolore che si è provato aiuterà a non ripetere l’impresa. Si comprenderà che seguire subito la via perfetta, anche se tremenda, porta meno dolore che riprenderla dopo, tornando sui nostri passi.

    Capita comunque di cadere e Dio lo sa. Per ogni uomo, ma soprattutto per questi suoi figli prediletti, Gesù ha deciso di sacrificarsi. Devono diventare l’incenso profumato e l’offerta viva che volontariamente si offre in unione al sacrificio Eucaristico per dare gloria e amore alla Santissima Trinità. Se questa si esaurisse la Terra non avrebbe più senso di esistere.

    UNDICESIMA PARTE: DAL LIBRO DEI MACCABEI
    L’Ave Maria che ti fa dire il sacerdote come penitenza lo sai che è solo l’inizio, vero?”
    “Dio ci perdona tutte le volte che cadiamo!”
    “Ci perdona e ci aiuta se noi siamo risoluti a non farlo più, se seguiamo la strada che ti ho detto prima. Se impegniamo, insomma, tutti noi stessi nel cambiare. Saremo perdonati quando inesorabili riusciremo a dire: no! al nostro peccato.
    Adesso si usa che appena esci dal confessionale tutto ritorna come prima, niente cambia. Confessarsi in questo modo non si approda ad altro che rafforzare ancora di più la nostra perversione e prendere alla leggera un sacramento così importante. Se uno pensasse che Gesù, per ogni nostro peccato, ha versato sangue non si comporterebbe in questo modo.
    Continuare a peccare pensando: – Signore mi dispiace ma non ce la faccio, sono così miserabile – non approda a niente se non ci metti tutto te stesso per cambiare, ricordando, però, che Dio sa veramente quanto ti sei prodigato. Questa frase è una bella presa in giro. Pensa se si comportassero così con te. Uno ti da un pugno e poi un altro e un altro ancora. Si ferma il tempo per chiederti perdono e poi, invece di malmenarti almeno con meno frequenza e un po’ più piano, le botte diventano più incalzanti e forti. Non vedi neppure, in lui, lo sforzo per migliorarsi. Cosa penseresti? – Questo mi prende in giro! – e ti arrabbi con lui. Dio è buono ma anche sapiente e giusto perciò non trattiamolo da mentecatto!”
    “Sì, ha ragione.”

    DODICESIMA PARTE: MACCABEI
    “Ora devo andare. Mio nipote Andrea deve portare a casa la sua ragazza per la prima volta e c’è un po’ di agitazione. A presto”. “Come potrò contattarla se avrò bisogno?
    Mi può dare il suo telefono?”
    “Quando avrà messo in pratica e interiorizzato le disposizioni che le ho dato o avrà veramente necessità, sarà Dio stesso che le verrà in contro illuminandola o mandandole un suo servo. Ognuno ha i suoi compiti. Questo era il mio, ma non posso andare oltre, non ho le capacità per esserle padre spirituale”.
    Stupita per l’umile risposta: “Grazie di tutto.”
    “Ringrazia Dio”. Mi sorride e poi si allontana senza più girarsi. So che non se ne è andato per la festa ma perché non era il caso di prolungare la conversazione. Tutto ciò che vi era d’importante era stato detto.
    Rimango seduta a riflettere, spossata nello spirito, come se avessi fatto una scalata.
    Grazie Dio perché ora conosco la via che devo seguire. Se voglio starti vicinissima per l’eternità ho l’obbligo e voglio impegnarmi con tutta me stessa in questa missione: l’unica veramente importante e per la quale Tu ci hai donato la vita.
    Ci sono ma non vedo più nessuno mentre riattraverso tutto il lungo stanzone, oltrepasso la porta a vetri bianca e mi perdo nella grandezza dell’amore sapiente e misericordioso di Dio che non ha soddisfatto la mia preghiera ma ha agito come meglio è per la mia anima mandandomi Carlo a indicarmi la via.

    FINE RACCONTO.

  4. a.b.c.

    Preso da internet.
    IL MATRIMONIO CRISTIANO E’ UN SACRAMENTO
    perché sposarsi in chiesa?
    Il matrimonio cristiano si distingue dal matrimonio civile perché è un “Sacramento”.
    Diremo quattro parole:
    1. Una parola sui Sacramenti.
    I Sacramenti sono “segni misteriosi” del Dio cristiano
    1) La parola Sacramento significa “segno, mistero”.
    I Sacramenti sono segni misteriosi, cioè segni che rivelano il mistero di Dio, dicono che Dio ama, salva, vuole
    bene, perdona.
    2) Quanti sono i Sacramenti?
    I sacramenti, cioè i segni che parlano di Dio che non si vede, sono tantissimi, basta saperli leggere.
    Noi siamo circondati da tantissimi segni che parlano Dio.
    I sette Sacramenti sono quei segni voluti da Gesù.
    Si rifanno ad azioni compiute da Gesù e che Gesù ha affidato alla sua Chiesa da ripetere nella storia perché noi
    (tutti gli uomini nel corso della storia) possiamo incontrare Gesù, essere perdonati, diventare suoi discepoli.
    Ecco le azioni (i sette Sacramenti) che Gesù ha comandato alla sua chiesa di ripetere lungo la storia:
    * chiamare a diventare suoi discepoli: battesimo
    * mandare a testimoniare il suo Vangelo: cresima
    * perdonare i peccati, ridare all’uomo la possibilità di ricominciare: confessione
    * mangiare il suo corpo dato per noi per vivere in comunione con lui: eucaristia
    * guarire i malati, curare i malati: unzione degli infermi
    * dire a tutti che Dio ama con una amore totale, unico, tenere, fedele: matrimonio
    * essere memoria della sua presenza in mezzo agli uomini: ordine
    3) La Chiesa è il Sacramento generale.
    Gesù affida alla sua Chiesa i sette sacramenti e solo la Chiesa li può ripetere.
    La Chiesa continua la presenza di Gesù nella storia.
    La Chiesa non è padrona dei Sacramenti, ma serva: è chiamata a custodirli gelosamente e a ripeterli con responsabilità.
    Solo vivendo nella Chiesa, sentendosi parte della Chiesa è possibile accogliere queste azioni di Gesù.
    I sacramenti non sono fatti privati.
    4) Gesù è il Sacramento fondamentale, principale
    nel senso che sta a fondamento di tutti i Sacramenti.
    La Chiesa per fare i Sacramenti deve fare continuamente riferimento a Gesù; deve credere in Gesù., deve ripete questi
    gesti in memoria di Gesù
    Gesù è l’immagine visibile del Dio invisibile, il segno che più di tutti ci parla di Dio, ci dice chi è Dio, come agisce
    Dio, ci rimanda a Dio.
    Se non si crede in Gesù e non si vive nella Chiesa i sacramenti non hanno alcun senso.
    2. Una parola sul matrimonio civile: è un contratto che regola la convivenza nella società
    tra l’uomo e la donna.
    E’ una realtà molto positiva: dà stabilità, che regola la convivenza dell’uomo e della donna nella società
    E’ un contratto regolato dalle legge civile. Cfr. articoli del Codice civile: 143, 144, 147.
    La Costituzione parla della famiglia costruita su un contratto chiamato matrimonio.
    Perché ci sia il matrimonio civile si domanda la libera decisione dell’uomo e della donna
    3. Una parola sul matrimonio cristiano:
    è un Sacramento, un dono e un compito.
    Anche il matrimonio cristiano è un contratto: viene celebrato in chiesa, ma vale anche agli effetti civili.
    Il matrimonio cristiano è un Sacramento, cioè un segno misterioso di Dio: è un’azione di Gesù compiuta dalla Chiesa
    attraverso la quale Gesù vuole continuare a dire agli uomini che Dio ama in modo totale, unico, tenero, fedele.
    Come avviene?
    Il matrimonio cristiano domanda che l’uomo e la donna siano credenti (o almeno che uno sia credente).
    Il Credente è colui che ha conosciuto Dio, lo ha incontrato, ha toccato con mano il suo amore e allora si fida, si
    affida, si rende disponibile a Dio, vuole mettere la sua vita al servizio di Dio e del suo amore.
    Nel sacramento del matrimonio l’uomo e la donna che si sono incontrati e hanno scoperto l’amore totale, unico, tenero
    e fedele come la cosa più bella e più preziosa della loro vita decidono di affidarla a Dio, di metterla a disposizione di
    Dio perché si fidano (credono) di Dio.
    Potrebbero tenersela per sè, ma siccome credono, cioè si fidano di Dio, la mettono a disposizione di Dio.
    Dio accoglie questo dono: interviene nella vita dell’uomo e della donna, li unisce per sempre e affida loro il compito
    di essere in mezzo agli uomini segno del suo amore totale, unico, tenero e fedele.
    L’uomo e la donna allora devono camminare sempre insieme nella vita, non possono più perdersi perché a loro è
    stato affidato il compito grande e bello di essere con la loro vita il segno che Dio non smette di amare gli uomini in
    modo totale, unico, tenere e fedele, anche se gli uomini si dimenticano di Lui e spesse volte lo tradiscono
    Il matrimonio cristiano non è allora un fatto privato che riguarda solo l’uomo e la donna, ma viene celebrato in una
    comunità e riguarda tutti .
    Tutta la comunità deve sentirsi responsabile del vostro matrimonio.
    (Cfr. il significato delle pubblicazioni nella comunità)
    Il matrimonio cristiano è un dono e un compito.
    4. Alcune conseguenze per la vita:
    Il matrimonio cristiano non è una convivenza provvisoria,
    non è un contratto di lavoro, non è una comunanza di vita che può iniziare
    e interrompersi secondo l’arbitrio di ciascuno
    Il matrimonio cristiano è unico e indissolubile:
    L’unità è opera e dono di Dio. Si dice nel rito del matrimonio: “l’uomo non separi ciò che Dio unisce”
    L’unità va coltivata ogni giorno, esige all’uomo e alla donna di crescere nell’amore vero; l’unità va chiesta sempre
    al Signore nella preghiera.
    Il matrimonio cristiano esige maturità, cioè capacità di amare in modo totale, unico, tenero, fedele un
    uomo/una donna e di fare comunione con lui/lei. Senza capacità di amare non ci può essere matrimonio cristiano.
    Il matrimonio cristiano domanda all’uomo e alla donna di camminare sempre, di sentirsi sempre sulla
    strada, perché l’unità non si improvvisa e non è mai pienamente posseduta, ma va continuamente cercata e
    costruita anche quando costa fatica.
    Il cammino verso l’altro non finisce mai; l’amore è un viaggio: è il viaggio più lungo del mondo.
    5. Una conclusione:
    “L’amore non è vero se non supera la prova della fedeltà” ( S. Kierkegaard),
    Come è possibile superare la prova della fedeltà?
    E’ necessario guardare al mistero di Dio e percorrere tre sentieri:
    1) Il sentiero della gratuità.
    Dio è il Padre, è amore, è l’eterno amante, l’eterna sorgente dell’amore, colui che da sempre ha iniziato ad
    amare e che mai si pentirà d’amare.
    Dio Padre è la pura gratuità dell’amore.
    Il primo sentiero dell’amore è la gratuità. La gratuità di Dio Padre fonda ogni gratuità dell’amore.
    A nulla serve un rapporto di amore se non è costruito sulla gratuità.
    Dice un proverbio napoletano:
    Si può vivere senza sapere perché, ma non si può vivere senza sapere per chi.
    Amare significa dare nella gratuità, prendere l’iniziativa dell’amore, senza aspettare che l’altro ami. Un rapporto di
    amore nel matrimonio è vero se sa inventare l’amore, se sa lanciare ponti di amore sempre.
    Come Dio Padre è la sorgente dell’amore, è la gratuità pura, così il rapporto uomo donna nel matrimonio deve avere il
    coraggio dell’amore gratuito, senza alcune condizione: si ama per amare
    E’ l’amore che fa esistere, è l’amore che schiude la vita, com’è il sole che tocca il fiore e lo fa sbocciare (Blondel)
    2) Il sentiero della gratitudine.
    Se Dio Padre è l’eterno amante, la pura gratuità dell’amore, il Figlio, Gesù è l’eterno amato, colui che si è
    lasciato consegnare in obbedienza di amore sulla croce. Gesù è colui che si lascia amare.
    Gesù ci fa capire che non è divino soltanto il dare, ma anche il ricevere; non è divina solo la gratuità, ma è divina
    anche la gratitudine.
    Lasciarsi amare non è meno difficile che amare.
    Ci si ama anche quando si sa ricevere l’amore, anche quando si sa dire “grazie”
    Dove non c’è gratitudine il dono è perduto
    L’amore non è solo ciò che tu puoi dare all’altro, ma l’amore è anche capacità di ricevere dall’altro, di dirgli “grazie”,
    di dirgli la gioia di esistere perché ti ama, di dirgli “grazie” perché lui esiste. La Parola più bella che in un rapporto di
    amore ci si può dire è: grazie di esserci, grazie di esistere, la tua vita è importante per me e io esisto perché tu esisti
    3) Il sentiero dell’unità e dell’apertura.
    Nella vita di Dio lo Spirito Santo è il vincolo dell’amore tra l’amante e l’amato. Lo Spirito è unità dell’amore, è pace
    nell’amore, è stare bene insieme nell’amore, è la gioia della condivisione.
    Lo Spirito non solo unifica, ma anche apre al futuro, a ciò che sta fuori, all’altro. L’amore è vero non solo quando
    unifica, ma anche quando apre.
    Lo Spirito è colui che mentre ci dà la gioia della comunione, ci dà l’inquietudine di aprirci agli altri.
    Lo Spirito è colui che fa vivere all’uomo e alla donna la bellezza dello stare insieme, perché questa bellezza possa
    essere partecipata ad altri.
    Bisogna ricordarlo sempre che l’amore se non è l’impegno di ogni giorno è il rimpianto di tutta la vita.
    Ricorda allora che
    * amare allora è fare esperienza di Dio, è toccare con mano che Dio vive.
    * gli sposi cristiani guardano a Dio per imparare ad amare e per superare la prova della fedeltà:

    Parrocchia S. Zeno, Treviglio via C. Terni 24,
    tel. 0363/49752, fax. 0363/596189,
    e mail: parrocchia@sanzenotreviglio.it
    Incontri di preparazione al matrimonio

  5. a.b.c.

    RACCONTO: RUT, LA BALLERINA
    Racconto di fantasia, nessun riferimento ad avvenimenti e persone.

    RUT, LA BALLERINA: PRIMA PARTE

    Oggi pomeriggio a Porto Empedocle, Agrigento Sicilia.

    “Signora Amalia, mi dispiace averle dato questo dispiacere ma è giusto che lei lo sappia…”
    “Il mio bambino non può farmi una cosa del genere. E’ sempre stato così studioso e rispettoso…non mi pare possibile che abbia lasciato l’università per mettersi con una ballerina. Lo sa quanti sacrifici fa la sua mamma per farlo studiare…”
    “Signora Amalia non pianga così, vedrà che si troverà una soluzione”.
    “Non starò qui piena di dolore a pensare che quella rovini il mio bambino, andrò a Milano a sentire da mio figlio come stanno esattamente le cose!”
    “Il viaggio è così lungo, può telefonargli!”
    “Di queste cose preferisco parlarne a faccia a faccia. Se è così sono sicura che il mio Giuseppe ha le sue buone ragioni”.
    “Signora, ma cosa crede, ha perso la testa per una sgualdrinella, non è la prima volta che accade e continuerà a succedere!”
    “Prima di accusare una persona bisogna verificare, signor Antonio. Non dica a nessuno quello che mi ha detto.”
    “Non sarò io a dirlo ma quella pettegola di Alfonsina dalla quale l’ho saputo.”
    “A lei chi l’ha detto?”
    “La cognata del farmacista ha un nipote, Luigi, che fa il rappresentante a Milano. E’ stato lui che lo ha visto amoreggiare con la ragazza…”
    “E questo Luigi come faceva a conoscere Giuseppe?”
    “Può darsi che si siano conosciuti qui in paese…”
    “Prenderò questa scusa per andare a trovare il mio ragazzo. Ma tutti questi passaparola sa che non mi piacciono. La verità è facile da modificare, basta che ognuno ci metta un suo pensiero o commento e il gioco è fatto.”
    “Lo so, signora Amalia. Non la lascio però viaggiare da sola. Verrò con lei. Penso io a tutte le spese di questo viaggio e dell’albergo.”
    “Non voglio che spenda tutti questi soldi per me. Mi farò venire a prendere alla stazione da mio figlio e troverò una sistemazione nel suo alloggio. Non si preoccupi, signor Antonio.”
    “Pago tutto io, sa che posso permettermi la spesa. Voglio accompagnarla e lo farò. Giuseppe lo conosco da sempre e, da quando è morto il suo povero marito, io lo vedo come un figlio mio. Starei troppo male a saperla sola in viaggio e, delle volte, serve un uomo per parlare e risolvere certe cose.”
    “Lo so che ci vuole bene e ci ha soccorso più volte nei momenti più difficili…”
    “Allora non esiti e accetti il mio sostegno!”
    “Andremo insieme, grazie.”
    “La passo a prendere domani mattina con la macchina. Porti con se qualche abito. Magari possono servire dei giorni per risolvere la questione…”
    “Seguirò il suo consiglio. Avere un amico come lei è una grazia del cielo”.
    “Io non le voglio essere solo amico. Ho sempre la speranza che lei un giorno mi conceda la sua mano.”
    “Non la voglio sposare per bisogno, né per gratitudine. Con tutti i problemi che ho avuto in questi anni non sono mai riuscita a vedere bene dentro di me se il mio è solo desiderio di scaricare su di lei tutto il fardello o è vero amore.”
    “Sono passati vent’anni dalla morte di suo marito, non mi lasci ancora solo. Penso di averle dimostrato la mia fedeltà e il mio rispetto abbastanza a lungo…la prego usi questo viaggio anche per considerare un futuro insieme come marito e moglie.”
    “Ora ho il problema di mio figlio, non mi carichi di altri pensieri importanti. Lei sa comunque che conosco le sue intenzioni e so il valore della sua proposta. Non è di lei che sono titubante ma è di me stessa. Le prometto che continuo a pensarci seriamente.”
    “E’ giusto occuparci di Giuseppe, ma, dopo, penseremo a noi. E’ sbagliato fare le cose di tutta fretta ma penso che sia anche tenere una persona in attesa tanto tempo.
    Per quanto riguarda il viaggio conviene partire presto domani mattina. La passo a prendere alle sette.”
    “Sarò pronta. Buona notte!”
    “Buona notte signora Amalia” le sorride con una dolce tristezza.

    RUT, LA BALLERINA: SECONDA PARTE

    Circa due anni prima a Milano

    “Pronto?”
    “Ciao Giuseppe sono Claudia, ti disturbo?”
    “No dimmi pure.”
    “Mi sono presa una brutta influenza e non mi sento di andare a lavorare, mi puoi sostituire questa settimana?”
    “Dipende dai tuoi orari, lo sai che sono già impegnato anche con l’ospedale e l’università. Se è possibile volentieri.”
    “Oh ti ringrazio tanto. Ho telefonato in ufficio ma mi hanno detto che ci siamo troppi in malattia e non hanno più persone per sostituirmi. Allora ho proposto te e, visto che hai già lavorato per loro, non avrebbero problemi per riprenderti per una settimana. Sarebbero tutte le mattine dalle quattro alle sette, riesci?”
    “Non posso dirti che ci sono delle lezioni vero?” ridendo.
    “In effetti è proprio un brutto orario”.
    “A me va benissimo, non coincide né con i miei turni all’ospedale né con lo studio, ti sostituisco io non preoccuparti.”
    “Grazie sei un angelo! In giornata ti faccio allungare le chiavi della scuola di danza”.
    “Benissimo. Cerca di guarire in fretta, ciao”.
    “Ciao e non ti preoccupare, un piacere così te lo restituisco appena posso.”
    “Prima o poi a tutti capita di avere bisogno. Ciao”.

    RUT, LA BALLERINA: TERZA PARTE

    Anche se si è abituati a cambiare spesso orari, alzarsi alle tre di notte è tremendo. Gli occhi non si vogliono aprire e piangono dal sonno. Ho proprio bisogno di una bella tazza di caffèlatte e biscotti. Speriamo che mi diano un po’ di carica.
    Arrivo alla scuola con un po’ di anticipo. Apro ed entro.
    Appena accendo la luce mi accorgo di una bella ragazza riversa scomposta ai piedi della scala.
    Accidenti dev’essere caduta!
    “Signorina, signorina mi sente?”
    Svolgo i primi controlli di prassi e poi chiamo un’ambulanza.
    “Ho male da ogni parte mi aiuti”. Apre due occhi azzurri bagnati di lacrime, sono bellissimi.
    “Ho già chiamato l’ambulanza sta arrivando, non si muova. Penso che sia caduta dalle scale, ricorda qualcosa?”
    “Mi ero fermata per fare delle prove extra per il balletto, avevo finito e volevo tornare a casa perché ero così stanca…poi non ricordo altro”.
    “Che ore erano circa?”
    “Poco dopo mezzanotte”.
    E’ di una bellezza…è meravigliosa. “E’ Russa?”
    “Sono tedesca, ma lei chi è?” tra una smorfia di dolore e l’altra.
    “Sono della ditta di pulizie, sostituisco Claudia, mi chiamo Giuseppe, e lei come si chiama?”
    “Mi chiamo Rut”.
    “Penso che abbia una gamba, un braccio fratturati e un possibile trauma cranico, ma da un primo esame non presenta lesioni alla spina dorsale. Le conviene comunque non muoversi per precauzione e cerchi di stare sveglia. Posso prendere i suoi documenti dalla borsetta?”
    “Sì, sono dentro al portafoglio”.
    “Ha la tessere sanitaria?”
    “Sì, ma troverà solo la patente, gli altri documenti sono a casa.” “Manderà qualcuno a prenderli. Serviranno per il suo ricovero. Deve informare qualcuno dell’accaduto?”
    “No”.
    “Ecco l’ambulanza, stia tranquilla.”
    “Ciao Giuseppe, cosa ci fai qui?”
    “Ciao Walter, sono venuto a imparare a ballare.” Scherzando. “La signorina Rutelia Levi presenta fratture a entrambi gli arti sinistri e una possibile contusione alla testa ma al primo controllo non dovrebbero esserci lesioni alla spina. Conviene comunque metterla in blocco per precauzione. La caduta dovrebbe essere avvenuta poco dopo la mezzanotte.”
    “Quando sei di turno?”
    “Oggi pomeriggio.”
    “Buongiorno signorina, adesso la carichiamo in barella e le posizioniamo dei blocchi al collo e alla schiena. Sentirà un po’ di male mentre la solleviamo. Faccia un bel respirone! Pronti? Via”.
    “Ha con se solo la patente. E’ tedesca ma ha la tessera sanitaria, è a casa però. Portatela al pronto soccorso poi vedremo di farci arrivare la documentazione da un famigliare.”
    “Faremo così. Vieni un attimo.” Prende Giuseppe per un braccio e lo allontana un po’. “E’ tuo quel bocconcino?”
    “Non provarci, è occupata!”
    “Tranquillo so rispettare le precedenze e l’anzianità!”
    “Trattala con il dovuto rispetto”.
    “Sarò professionale al massimo, dottore”. Tornando all’ambulanza.
    “Ciao!”
    Aspetto che l’ambulanza si allontani e poi vado a prendere i miei attrezzi da lavoro. Accidenti sono in ritardo sui tempi di marcia, devo darmi da fare!

    RUT, LA BALLERINA: QUARTA PARTE

    Alla sera dello stesso giorno all’ospedale.

    “Come andiamo, signorina?”
    “Ma è vestito da dottore!”
    “Sono un dottore, sto prendendo la specializzazione per medicina cardiovascolare. L’anno ricoverata in questo reparto per accertamenti sul mancamento che ha avuto.”
    “Mi aveva detto questa mattina che sostituiva Claudia.”
    “Era vero. Stavo facendo un piacere a un’amica ammalata. Ora pensiamo a lei. Come si sente?”
    “Ho un forte male alla testa e tanta sete ma mi proibiscono di bere”.
    “Ha avuto parecchi episodi di vomito oggi, non le è consentito. Domani sicuramente andrà meglio.”
    “Voglio ringraziarla del suo aiuto…”
    “Non c’è di che, lo avrebbero fatto tutti. Torno domani mattina per sentire come si sente. Questa notte è probabile che sentirà un forte dolore alle parti contuse e gli arti ingessati si gonfieranno ulteriormente. E’ normale, stia tranquilla. Vorrei augurarle una buona notte ma è facile che non lo sia.”
    “Passerà anche questa. Quanto crede che ci vorrà prima che possa ritornare a ballare?”
    “Se parla per le fratture, questa è una domanda che dovrà fare all’ortopedico che la segue. Comunque consideri che di solito, dopo il mese previsto per l’ingessatura, c’è la riabilitazione.”
    “Dottore può venire?” Dice un’infermiera apparendo sulla porta.
    “Arrivo subito. Devo andare, a domani.”
    “Ancora grazie”.

    RUT, LA BALLERINA: QUINTA PARTE

    Dopo una decina di giorni.

    “Buongiorno dottore!” lo saluta con un bel sorriso.
    “Buongiorno, oggi la vedo più in forma.”
    “I dolori sono passati, adesso c’è il fastidio di aver bisogno di tutto ma per il resto sto bene.”
    “Benissimo. Anche i controlli che dovevamo effettuare procedono per il meglio. Sembra che il mancamento non sia dovuto a un problema di cuore ma ad altri fattori. Quanto tempo era che non mangiava?”
    “Non ricordo, ma so che quel giorno ero stata piuttosto impegnata.”
    “Le è solito saltare i pasti o mangiare in maniera frugale?”
    “Succede spesso, le ballerine devono stare attente alla linea.”
    “Abbiamo allora trovato la possibile causa. Non lo faccia più. Il suo corpo ha bisogno di un’alimentazione costante e proporzionata all’attività che compie. Le consiglio di essere seguita da un dietologo, almeno per un certo periodo, per aiutarla ad abituarsi a un’alimentazione più corretta.
    Sono venuto anche ad informarla che pensavamo di dimetterla, a metà della settimana prossima. Dovrà quindi trovare una persona che la possa assistere in questo periodo.
    Conosce qualcuno in proposito?”
    “Purtroppo no”.
    “Scusi se mi permetto ma io ho diritto a un periodo di ferie proprio in quei giorni. Vorrei offrirmi per quel lavoro, se può prendermi in considerazione…”
    “Sicuramente, ma io avrei bisogno di assistenza giorno e notte, come farà con la sua famiglia?”
    “Io non sono sposato e non posso tornare a casa, ad Agrigento, per via di un esame che devo sostenere proprio in quei giorni. Questo è un impegno che mi darebbe anche la possibilità di continuare a studiare a casa sua nei momenti liberi oltre a qualche soldo in più.”
    “Mi mette un po’ in imbarazzo il fatto che lei è un uomo…”
    “Io sono un dottore abituato a vedere persone spogliate e immagino che qui ci siano anche addetti maschi…”.
    “Sì, è vero…il posto è suo.”
    “La ringrazio, signorina, le prometto la massima professionalità. Buona giornata”.
    Sono contento, con quei soldi potrò pagarmi la retta universitaria del prossimo semestre!
    Rut intanto comincia a farsi domande su quello strano ragazzo. E’ abituata ad avere uomini che le svolazzano attorno e la guardano con pensieri proibiti ma il dottore no.
    Da come si comporta potrebbe essere sua nonna!
    Con uno così certo non corro pericoli, però la cosa comincia a darmi un po’ fastidio.

    RUT, LA BALLERINA: SESTA PARTE

    Tre settimane dopo il ritorno a casa dall’ospedale.

    Mi hanno tolto la parte di prima ballerina nel balletto. La scuola di danza fatica a tirare avanti e io l’unica cosa che ho in testa è quel ragazzo che studia nella stanza a fianco. Ha dell’incredibile! E’ premuroso, gentile, delicato, mi aiuta in tutto, sempre sorridente. Quello che mi sconcerta di più è la sua umiltà. E’ un dottore eppure si adatta a lavori anche umili per aiutare gli altri e a compiti anche sgradevoli per pagarsi la retta. Perché, diciamolo pure, sarò una bella ragazza ma portami la padella a letto non è sicuramente piacevole. Non capisco perché non è attratto da me. Potrei pensare che abbia un’altra ragazza ma ha detto che non ha famiglia qui e non gli squilla mai il telefono. Che abbia problemi sessuali? Accidenti ai gessi! Non posso neanche vestirmi sexy! E se glielo chiedessi?…-Cosa pensi di me?-…E’ una domanda troppo diretta? Non ce la faccio più a comportarmi con lui come se niente fosse!…Ha smesso di studiare… che ore sono? Mezzogiorno, va a cuocere la pasta.
    Adesso vado in cucina e gli parlo.
    Solo il tempo di salire su questa maledetta seggiola…
    Mi fermo sulla porta e me lo guardo trafficare sui fornelli. Decisamente non è il mio tipo. Il portafoglio è sicuramente vuoto, non è bello come un modello, per il suo carattere certamente non s’impone sugli altri ma allora cosa mi attira in lui? Poi si gira e il suo sorriso mi penetra dentro e raggiunge il cuore facendolo battere più forte…mi sono innamorata dell’amore che emana la sua persona…
    “Ti sei riposata?”
    “Sì, certo” balbetto la risposta.
    “Sono proprio contento.” Facendomi un altro sorriso che mi fa accapponare la pelle. “Questa mattina sono stato al supermercato e ho trovato in offerta un bel preparato per spaghetti allo scoglio, non me lo sono fatto scappare! 15 minuti e poi si mangia! Hai fame?”
    “Il giusto, ho la testa piena di altri pensieri…” cercando di preparare il terreno.
    “Ti va di parlarne? Spengo i fuochi e sono da te.”
    Mi spinge la carrozzina vicino al divanetto del salotto e si siede. Mi studia il volto in silenzio con un mezzo sorriso come incoraggiandomi a sfogarmi. Io rimango in silenzio, per la prima volta in vita non riesco a emettere un suono.
    “Stai pensando ai problemi finanziari della scuola?” cerca di venirmi in contro.
    “No, è una questione completamente diversa, riguarda me e te…” Si fa serio in volto, preoccupato.
    “Ti ho forse mancato di rispetto? Se ho fatto qualcosa che non va dimmelo pure, cercherò di rimediare per quanto è possibile”.
    “No, no, assolutamente! Il problema sono io!… Mi sono innamorata di te!” Ecco, l’ho detto… e si vede. Chiude un attimo gli occhi e fa dei respiri profondi. Riapre gli occhi e mi guarda attentamente stando fermo e serio. Niente di quello che avrei sperato che facesse: buttarsi avanti e baciarmi a più non posso dichiarandomi anche lui il suo amore segreto per me.
    “Sei bellissima e lo sai. Qualsiasi uomo farebbe di tutto per stare con te. Ammetto che provo anche io attrazione nei tuoi confronti ma questo non significa che tra noi possa nascere qualcosa”. Mentre lo dice mi prende le mani e le stringe, sapendo di darmi un grande dolore. In effetti è come se cadessi di nuovo giù dalle scale!”
    “Perché?…Se anche tu provi qualcosa per me potremmo provare a vedere come va…magari anche per te l’attrazione si potrà trasformare in amore…è un inizio.”
    “Il problema è molto più grande. Mettiamola così, io non voglio avere rapporti personali con te che esulano il lavoro. Impongo a me stesso di non superare il limite che abbiamo raggiunto. Rut io ho dei valori che voglio portare avanti che devono avere più importanza di qualunque altra necessità. Questa morale fa parte del mio desiderio di seguire le leggi di Dio e so che sposandoti renderei la vita difficile a te e a me. Mi troverei spessissimo davanti a situazioni tremende di scelta tra rispettare la volontà di Dio o far contenta te. Arriveresti a non sopportarmi, a non comprendermi…non basta il desiderio per mettersi insieme, bisogna anche considerare razionalmente i possibili sviluppi.”
    “Non vado a messa la domenica ma anche io credo in Dio. Non avrei problemi ad accompagnarti alla funzione.”
    “Se fosse il problema di un’ora alla settimana! Amare Dio è a tempo pieno! Ogni attimo della tua vita, ogni tua azione dev’essere compiuta a imitazione di quello che Lui farebbe! Sai che l’attrazione fisica fra due persone ha un picco iniziale e poi lentamente si attenua raggiungendo una pacata necessità o addirittura svanisce completamente. Se mancano i valori di fondo che ci uniscono cosa potrebbe portare avanti il nostro rapporto di coppia? Capisci cosa voglio dire? Le relazioni usa e getta non fanno per me e questa sarebbe una di quelle. Mi dispiace se ti ho dato delle speranze con il mio comportamento ma non era mia intenzione e mi da dolore doverti far soffrire ma così stanno le cose…” Ha parlato abbassando il volto e vedo che stringe forte i pugni come per farsi forza. Anche lui sta soffrendo ne sono sicura. Poi alza il volto e mi guarda stando in silenzio… “Se vuoi che trovi un sostituto comprendo perfettamente”.
    “No, non voglio che te ne vada. E’ vero adesso sono alquanto imbarazzata e scossa. Devi darmi il tempo di meditare su quello che mi hai detto. Ho bisogno di stare un po’ da sola.”
    Mi riprende le mani tra le sue e poi mi alza il volto. Mi fa uno di quei sorrisi tristi che lo caratterizzano e mi da un leggero bacio sulla fronte. Vuole lenirmi il dolore che ha dovuto infliggermi con il suo affetto. Perché sei così meraviglioso?
    “Non ne parliamo più. Questa conversazione non c’è mai stata così nessuno dei due sarà in imbarazzo. D’accordo?”
    “Sì”
    Torna in cucina dai suoi fornelli.

    RUT, LA BALLERINA: SETTIMA PARTE

    L’ultima settimana che rimaneva in casa mia, Giuseppe, ha continuato a comportarsi sempre nello stesso modo.
    Io ero cambiata. Passavo tutto il mio tempo a studiarlo, soprattutto quando lui pensava di non essere osservato. Mi accorgevo che spesso e volentieri si fermava e sorrideva illuminandosi in volto, come se vedesse qualcosa o continuava a lavorare sempre con quell’espressione strana. Eppure tutto era come al solito dentro la mia casa…A dire il vero una cosa era cambiata: regnava il silenzio e si respirava pace.
    Oggi è stato il giorno fatidico: Giuseppe ha terminato il suo lavoro a casa mia. Il tempo che lui aveva stabilito era corretto. In effetti, adesso che mi hanno tolto i gessi, comincio a cavarmela senza l’aiuto di nessuno anche se con un po’ di difficoltà.
    Sono tornata sola e la casa sta perdendo velocemente quell’aurea di serenità che lui emanava.
    Decido di immergermi nel lavoro, la mia attività ha bisogno della mia massima concentrazione.
    Passo i successivi tre mesi dedita completamente alla mia scuola e a ritornare perfetta nel ballo.
    La fatica e il lavoro m’impedivano di pensare ad altro? Purtroppo no. Alla fine mi arrendo. So dove abita e voglio togliermi la curiosità di seguirlo per sapere dove va tutti i giorni alla stessa ora mattina e pomeriggio.
    Dovevo immaginarmelo! Vi è una chiesa non lontano da dove abita: quella è la sua meta. Aspetto un po’ e poi entro anche io. Si è inginocchiato non davanti all’altare ma in un angolo, proprio davanti al tabernacolo. Poi si siede e rimane immobile. Io mi stufo di guardarlo, ma come fa? Ormai la curiosità è stata soddisfatta così decido di andarmene.
    E’ quello l’Amore che lui ha e che ci divide?
    Poi ricordo una frase che un giorno mi aveva detto: “E’ in Dio che io prendo la mia forza e solo in Lui io riesco a rigenerarmi per andare avanti.”
    Forse allora l’energia amorosa, che lui emana e che mi attira tanto, viene da Dio?
    E’ probabile. Allora mi volto e riguardo la chiesa, o meglio quello che contiene, con occhi diversi, interessati.
    Credo che sia stato quello il momento del mio cambiamento. Per la prima volta, dopo tanti anni, decido, la sera, di recitare il Padre Nostro. Ha un suono strano e poco convincente detto dalle mie labbra…ma come una commozione nasce dentro di me. E’ una sensazione di abbraccio spirituale. Respiro profondamente con gli occhi chiusi gustandomela tutta. Poi svanisce lasciandomi, però, la convinzione che quella è la strada giusta che dovevo intraprendere.

    RUT, LA BALLERINA: OTTAVA PARTE

    La mattina mi sveglio prestissimo. Voglio cominciare ad andare in chiesa mattino e pomeriggio proprio come fa Giuseppe. Se si fa una cosa bisogna farla bene, questo è il mio motto. Ero già con le chiavi in mano per prendere la macchina quando mi blocco.
    Una domanda importantissima mi frulla nella testa: per chi decido di cominciare questo cammino? Perché voglio riavvicinarmi a Dio o per avere Giuseppe? Rimetto le chiavi nella borsetta. Ciò che faccio non deve assolutamente essere condizionato dal desiderio che ho ancora di poter essere amata da Giuseppe. Voglio dimostrarlo a me stessa. Andrò nella chiesa Maria Assunta che ho qui attaccata a casa. Purtroppo Giuseppe fa parte del passato e non può influire sulle mie attuali decisioni. Certamente potrò prenderlo come esempio da imitare ma niente di più. Perciò mi avvio a piedi.
    Apro la porticina cigolante e rimango colpita da quello che vedo. Gesù è esposto sull’altare. M’inginocchio e ripeto il Padrenostro. Mi siedo e lo guardo. Ancora quel dolce calore mi avvolge. Allora è proprio da Dio quello che sento…ora ne sono certa. Recito le poche preghiere che ricordo poi comincio a guardarmi un po’ in giro. La chiesina è proprio piccola ma molto confortevole. Ci sono due vecchiette che iniziano a confabulare con un libretto in mano. Poi una si alza e si avvicina sorridendo allungandomene uno già aperto. Lo prendo ringraziando. C’è scritto: Lodi mattutine. Entra il sacerdote e cominciano a leggere alternandosi. Io seguo a bassa voce. Viene poi deposto il Santissimo nel tabernacolo e comincia la S. Messa. Alla fine viene esposto ancora Gesù. E’ ora di andare a lavorare, come prima volta è andata piuttosto bene, penso soddisfatta.
    Più volte durante la giornata mi ritorna in mente il volto di un Gesù sorridente di un santino che mi aveva regalato la mamma da piccolina. Chissà dove posso averlo messo?
    Finalmente arriva la sera, chiudo la scuola con in testa l’unico pensiero che non mi va di fermarmi anche in chiesa, soffiando per il cruccio di aver preso quell’impegno. Ci passo davanti e tiro dritto dando solo una sbirciatina. Tutto il resto della strada mi metto a parlare con Gesù senza rendermi conto di quello che stavo facendo: “sono così stanca, mancava anche Patrizia oggi e ho dovuto sostituirla anche in tutte le sue lezioni, ho solo voglia di andarmi a fare una bella dormita, verrò domani mattina promesso.” Il senso di colpa continuava…ho già le chiavi di casa in mano quando mi volto e ritorno sui miei passi. Gli dico: “Solo pochi minuti, non di più”.
    Gesù è ancora esposto ma in chiesa c’è solo una persona. E’ un sacerdote. “Eccomi qua, ti ho fatto contento.”: dico al Santissimo esposto. Rimango lì a guardarlo senza pensare a niente in particolare, sono così stanca!
    Sono le otto quando vedo il sacerdote salire sull’altare e portare Gesù nel tabernacolo. Decido di andare a casa.
    Prima di dormire mi ricordo di anticipare l’ora della sveglia per andare in chiesa, poi sprofondo in un sonno ristoratore.
    A metà notte mi viene in mente che il santino con quel volto dovrebbe essere dentro alla Bibbia. Mi alzo e vado a cercarla. Dopo il trasloco devo averla imbucata da qualche parte…eccola! Mi siedo sul letto e comincio a far scorrere velocemente le pagine per cercarlo. Trovato! Mentre lo prendo gli occhi mi si posano sulla frase: “Chiunque beve di quest’acqua avrà ancora sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna. “Di cosa io ho sete?” mi domando. Penso a Giuseppe…no qui non parla di quel genere di cose. Mi riguardo il volto di Gesù e poi spengo la luce. Quella frase mi frulla nella mente fino a quando al mattino mi ritrovo seduta in chiesa davanti a Lui esposto. “Di cosa io ho sete Signore?…Sono così sola…Ho sete d’amore…Allora cosa vuoi dirmi? Se io mi accontento dell’amore come lo conosco continuerò a cercarlo ma se io mi nutrirò di quello che Tu mi offri finalmente troverò la soddisfazione?…Allora Gesù insegnami come devo fare per poterti raggiungere!

    Alcune settimane dopo.

    Sono in ritardo speriamo che la chiesa non sia già chiusa! Eccomi! Spingo la porticina ed entro ansimante dalla corsa.
    Gesù è ancora sull’altare, sono felice! Rimango in ginocchio davanti al Lui.
    Vedo don Fabio che si avvicina sorridendo.
    “Posso sedermi qui accanto a lei?”
    Accenno un sì.
    “La stavamo aspettando…” accennando a Gesù.
    “Grazie. Mi scusi allora del ritardo, cercherò di non farlo più”.
    “L’ho aspettata perché c’è una questione che m’impensierisce ma ho la preoccupazione di essere troppo invadente ponendole delle domande personali senza che sia stata lei la prima ad avvicinarsi a me. Non vorrei farla allontanare e non rivederla più…”
    “Non accadrà. Se posso rispondere, lo farò”.
    “Non mi piacciono i giri di parole perciò sarò diretto: sono settimane che viene qui e non ha mai fatto la comunione, perché?”
    Abbasso la testa per il dolore che provo. Don Fabio ha proprio posto il dito nella piaga. “Non sono degna di avvicinarmi al Sacramento. Non ho pensato a Dio per così tanti anni che non merito un dono così grande. Mi limito perciò a venirlo a trovare sperando che mi possa perdonare per tutto il male che ho commesso. Sono una peccatrice delle più grandi. Ho avuto più uomini, per interesse e per orgoglio, non mi reputo degna di avvicinarmi di più di così a Lui. Aspetto che mi chiami.”
    “Figlia mia!” dice mentre con uno slancio inaspettato mi abbraccia forte. “Ti voglio raccontare di una cena a cui Gesù aveva partecipato. Era stato invitato a mangiare in casa da un ricco possidente e conoscitore della legge di Mosè. Mentre cenavano entrò nella stanza una donna riccamente abbigliata, conosciuta da tutta la città come una grande peccatrice. Senza dire niente si inginocchia e comincia a versare sui piedi di Gesù olio profumato di grande valore contenuto da un vaso che aveva portato con se. Poi comincia a baciarli, a lavarli con le sue lacrime e ad asciugarli con i suoi capelli continuando a versarvi sopra l’unguento così prezioso. Il fariseo, che l’aveva invitata per mettere Gesù alla prova, pensa che se Egli fosse un profeta saprebbe chi è e non si sarebbe mai fatto toccare da lei. Ma Gesù conoscendo i suoi pensieri gli fece una domanda. Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. Essi non avevano però la possibilità di restituire le rispettive somme allora il creditore condonò ad entrambe il debito. Chi dei due lo amerà di più? Per il fariseo fu facile dare la risposta.”
    “Quello con il debito più alto”.
    “Esatto. Allora Gesù indicando la donna disse: “ Quando io sono entrato in questa casa tu non mi hai dato la possibilità di rinfrescarmi mentre questa donna mi lava i piedi con le sue lacrime e me li asciuga con i suoi capelli. Tu non mi hai baciato mentre lei da quando è qui non fa altro che baciarmi i piedi. Tu non mi hai unto il capo mentre lei non fa che cospargere i piedi di profumo. Per questo io ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece a colui che si perdona poco, ama poco. Poi disse alla donna: i tuoi peccati sono perdonati…Capisci figlia cosa ti voglio dire? Tu sei quella donna. Tutti i giorni mattino e sera vieni qui a cospargere il tuo profumo d’amore, a lavarlo con lacrime di pentimento per il tuo passato lontano da Lui e ad asciugarlo con la tua ferma volontà di seguirlo. Sono anche sicuro che durante la giornata non lo dimentichi, vero?”
    “Oh no, non potrei! Ora quando ballo e insegno penso che Lui sia seduto sulla poltroncina riservata, la più bella che ho, posta nella sala dove lavoro, così posso guardarlo e ogni mia parola e danza è per Lui.”
    “Allora figlia, non credo che Gesù ti possa rifiutare il suo perdono, se tu sei veramente pentita di tutto quello che hai commesso e hai la ferma intenzione di non più ricadere negli stessi errori.”
    “Oh no padre, non potrei mai!”
    “Allora raccontami tutto fin dall’inizio senza dimenticare niente. Fa finta di dire tutto a Gesù. Lui sa quello che hai commesso ma per perdonarti ha bisogno del tuo sforzo e della tua umile vergogna nel doverlo riferire a un sacerdote che lo rappresenta. Non preoccuparti non ti giudicherò perché io sono un peccatore proprio come te e come te conosco la mia miseria. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

    RUT, LA BALLERINA: NONA PARTE

    Un anno dopo gli ultimi avvenimenti raccontati.

    “Giuseppe quanto tempo è che non ti vedo!” dice don Fabio.
    “Sono stato a Chicago per un anno. Ho voluto fare esperienza su una nuova tecnica operatoria. Adesso mi manca solamente di completare la tesi sull’argomento e poi finalmente ho finito anche la specializzazione.”
    “Bravo, la tua mamma sarà orgogliosa di avere un figlio come te!”
    “Sono andato a trovarla prima di ricominciare a lavorare qui all’ospedale, sembra che abbia messo le ali! Ma lei cosa fa nel mio reparto, ha dei problemi al cuore?”
    “Grazie a Dio no. Sono venuto a trovare una mia parrocchiana, è vecchia e non ha nessuno poveretta.”
    “Mi ha fatto piacere rivederla” dandogli la mano per salutarlo.
    “Giuseppe, mi stavo dimenticando di darti una bellissima notizia! Ti ricordi quella ragazza per la quale tu pregavi tanto?”
    “Come potrei dimenticarla…” abbassando un attimo gli occhi perso nel ricordo. “Le è successo qualcosa?”
    “Frequenta giornalmente la chiesa, mattina e sera da più di un anno. Vedessi quanti passi avanti ha fatto nel cammino di fede! Ora è bella fuori ed è un angioletto dentro.”
    “Dice sul serio?” Incredulo!
    “Ogni mattina partecipa alla S. Messa e la sera dalle sette alle otto fa un’ora di adorazione!” dice orgoglioso come se fosse lui il padre.
    “Sono contento e diamo lode a Dio! Don Fabio devo proprio salutarla mi aspettano in sala operatoria.”
    “Va pure e scusami perché ti ho fatto perdere del tempo!”
    “Non è così e lei lo sa. Benedetto sia il Signore!”
    “Ora e sempre”.

    Faccio fatica a concentrarmi nel lavoro, l’immagine di Rut mi torna prepotentemente davanti agli occhi. Il desiderio di rivederla è grande. Don Fabio è veramente un furbacchione. Sa perfettamente che il vero valore del cristiano non si misura con la quantità di volte che partecipa alla S. Messa ma da come mette in pratica, anche davanti ai problemi, la volontà divina. Ha detto così per informarmi sugli orari in cui la posso trovare, si è comportato proprio da vero Cupido! Sorridendo tra me. Così a fine giornata decido di andare nella chiesetta di Maria Assunta. Mi metto un po’ in penombra e in fondo per non farmi vedere. Lei arriva puntuale, un po’ ansante come se avesse corso per arrivare in tempo. Non si guarda neanche in torno e va ad inginocchiarsi nel primo banco. Il cuore batte più forte nel rivederla…poi cerco di calmarmi e di concentrarmi nella preghiera di lode, di ringraziamento ma anche chiedendo perdono per i pensieri verso Rut che continuamente in quel momento mi distraggono.
    Don Fabio, alle otto, depone il santissimo. Io esco per primo indeciso se aspettarla o andarmene.
    “Giuseppe” sento dire come un sussurro alle mie spalle.
    Mi giro e lei mi sorride un po’ titubante. Per poco non ho un mancamento. Ho la bocca secca e sono senza parole.
    “Sono contenta di rivederti!”
    “Anche io…come stai?” studiando il suo volto.
    “Bene direi. A parte il fatto che fa molto freddo qua fuori.”Dice stringendosi nel cappottino e alzando un piede dopo l’altro.
    “Hai già cenato?”
    “No, sono venuta direttamente dalla scuola”.
    “Ti va di parlare un po’ davanti a un bel piatto caldo?”
    “Mi manca il tuo risotto ai frutti di mare…” dice sorridendo.
    “Sarà per la prossima volta, al momento mi sa che ti devi accontentare del menu di Orlando.”
    “Fa un risotto allo zafferano niente male”.
    “Questa sera hai la fissa del risotto!”
    “E’ da oggi pomeriggio che ci penso!”
    “Vada per quello allora”.
    Si avviano insieme verso il ristorantino più vicino, sbirciandosi ogni tanto.

    RUT, LA BALLERINA: DECIMA PARTE

    Ritorniamo al presente dopo l’arrivo di mamma Amalia e del signor Antonio nell’albergo a Milano.

    “Signora Amalia glielo dico io, con questo genere di persone l’unica soluzione da proporre è una ricompensa in denaro se lasciano il malcapitato. Loro guardano solo il loro interesse! Guardi ho portato con me una bella sommetta in contanti…” aprendo un marsupio che teneva legato in vita sotto al maglione.
    “Sono tanti soldi!”
    “Quella gentaglia è famelica di danaro. Vedrà non potrà rifiutare. Per un po’ di carta farebbero qualsiasi cosa”.
    “Lei darebbe via tutto quanto per farmi contenta?”
    “La sua felicità è più importante!”
    “Allora mi lasci prima provare come desidero io. Voglio prima conoscere la ragazza e parlare con mio figlio.
    Magari la situazione è diversa da quella che ci hanno riferito o che pensiamo.”
    “Possibile che lei sia così ingenua?” guardandola negli occhi adorati. Poi fa un lungo sospirone: “In fondo l’amo proprio per questa sua bontà che fluisce in ogni sua azione…” Allargando le braccia in segno di resa, le sorride. “Il contatto continuo con la cattiveria del mondo fa dimenticare il comportamento giusto da tenere. Le chiedo scusa per il mio malevolo giudizio a priori. Anzi se riaccade mi avverta…”
    “Signor Antonio io…” abbassa il volto. “Ora è meglio che vada a letto, domani sarà una lunga giornata.”
    “Buona notte signora Amalia…” ed esce dalla stanza.

    “Quella è la scuola di ballo dove insegna.”
    “Mi può aspettare qui al bar? Vorrei parlarle da sola…” supplicandolo con lo sguardo.
    “Aspetterò qui, ma fra un’ora le do un colpo di telefono. Ha il cellulare acceso?”
    “Aspetti che controllo…Ora vado”. Salutandolo con la mano.

    “Sono Amalia Della Scala dovrei…”cerco di dire ma vengo subito interrotta.
    “E’ la stiratrice? Sono contenta che sia già arrivata! Venga mi segua. Oggi è una giornata tremenda! Facciamo la festa di fine anno e tutti i genitori e i parenti degli allievi sono invitati a vedere lo spettacolo per permettere loro di valutare i miglioramenti degli iscritti. La signorina Levi, la titolare, le mostrerà quello che deve fare. Io sono Penelope, la segretaria.
    “Rut, c’è la stiratrice mandata dall’agenzia”.
    “Mi copro e vengo subito signora, solo un attimo!” dice sorridendo.
    “Prima di andare via passi dall’ufficio che le firmo le ore. Ci vediamo più tardi.”
    E’ molto bella e aggraziata…mio figlio ha davvero un buon gusto.
    Si avvicina sprigionando una gioiosa energia vitale.
    “Mi chiamo Amalia. Sono venuta per…” non riesco a terminare la frase imbarazzata.
    “So per quale motivo è venuta, non si preoccupi. Ora le faccio vedere che cosa deve fare. Qui ci sono tutti i vestiti che gli allievi utilizzeranno oggi, bisogna che siano tutti ben stirati. Io intanto vado subito a farmi una doccia e poi rimango qui con lei per apportare su alcuni abiti delle modifiche che mi sono rimaste da fare. Si metta pure a suo agio e cominci pure, dieci minuti e torno”.
    Si allontana in fretta.
    Cosa faccio? Le dico chi sono? Questa sarebbe un’ottima occasione per conoscerla un po’…la tentazione è grande. Decido di approfittare della situazione e comincio a stirare.
    “Eccomi. Vedo che si è già messa al lavoro! Perfetto”. Dice Rut, sempre sorridendo, e poi si accomoda davanti alla macchina da cucire.
    “Essere bravi nel cucito è molto importante per una donna quando si sposa. Ci sono sempre dei rammendi, orli e piccoli lavoretti da fare soprattutto quando si mette su famiglia.” Dico per introdurre l’argomento.
    “Un tempo di più, adesso si tende a comprare tutto già confezionato. Lei ha figli?”
    “Sì uno ma ormai è grande, mi sono sposata molto presto! Lei ha figli? E’ sposata?”
    “No a tutte due le domande ma mi piacerebbe averne e sono fidanzata”. Con un sorriso di gioia sul volto.
    “Allora auguri! A quando il lieto evento?”
    “Non abbiamo ancora deciso la data. Giuseppe deve terminare la tesi ma ci vuole un po’ di tempo perché lavora anche in ospedale, poi ci sposeremo”.
    “Fate bene a pensarla così, con il matrimonio studiare diventa molto più complicato.”
    “Mi hanno detto che lei è una grande ballerina.”
    “Lo ero. Sono stata prima ballerina alla Scala, ma ora non più, mi sono ritirata.”
    “Come mai? Una sera ho avuto un mancamento e sono caduta dalla scala fratturandomi gamba e braccio destro. Sono dovuta stare ferma per mesi, prima con il gesso e poi per la riabilitazione. Mi hanno sostituita immediatamente per la prima che stavo preparando e poi io non ho più chiesto di rientrare. Avevo già aperto questa piccola scuola preparando il mio ritiro. Ero stufa di quella vita sempre al massimo. Ora amo questa realtà più tranquilla e piena”.
    “Non le mancherà con il tempo il palcoscenico, la vita lussuosa, gli onori e gli alti guadagni?”
    “Sono due anni circa che ho lasciato tutto e non un solo momento ho rimpianto la vita passata. Ora sogno la dolce serenità di una famiglia”.
    “Scegliere la persona giusta però non è così semplice. Spesso ci si lascia incantare dalla bellezza del’uomo, dal titolo, dai soldi o anche solo dal sogno del matrimonio che ogni ragazza ha nel proprio cuore, rimanendo ciechi e sordi alle vere affinità che due persone devono avere”.
    “Io e Giuseppe abbiamo parlato di tutti questi problemi. Entrambi siamo d’accordo nell’utilizzare solo il metodo naturale per avere figli e se si avranno come educarli.
    Siamo entrambi credenti in Dio e perciò, con il suo aiuto cercheremo in ogni momento di seguire e accettare la sua volontà. Non ci facciamo illusioni, i problemi ci saranno, ma bisogna cercare di risolverli insieme. Se si segue questa linea ci sono più speranze che il matrimonio sia come dev’essere.”
    “Come vi siete conosciuti?”
    “Mi ha soccorso quando sono caduta. Poi mi ha assistito per tutto il periodo della mia disabilità”.
    “Convivete già?”
    “Abbiamo deciso di aspettare il matrimonio ma come mai tutte queste domande?”
    Smetto di stirare e abbasso gli occhi. “L’ho ingannata non dicendole veramente chi sono. Mi sono lasciata sedurre dalla tentazione di conoscere i suoi pensieri non come la madre ma con mentite spoglie. Le chiedo perdono per quello che ho fatto, mi sono comportata veramente male. Chissà cosa penserà ora di me.”
    “Lei è la mamma di Giuseppe?” dice alzandosi in piedi e venendomi incontro.
    “Sì” dico coprendomi il volto pieno di lacrime per il dolore di quello che avevo fatto abbinato però al sollievo di sapere che è una brava ragazza.
    Rut prende dei fazzoletti di carta da un tavolo, me li allunga e poi mi abbraccia tranquilla. “Quando uno ha tanto peccato ed è stato perdonato non può far altro che comprendere e perdonare il suo fratello caduto nella tentazione, non trova?” Accarezzandomi il capo.
    Io mi metto a piangere più forte, un vero sfogo. Ero così agitata e preoccupata! Mi accompagna a sedermi su un divanetto posto in un angolo. Si siede anche lei e mi tiene una mano per confortarmi tranquilla come se non avesse la minima fretta.
    “Ero così preoccupata. Sa ci sono state delle voci che sono giunte nel paese che non erano certo belle su di lei e mio figlio.”
    “Le malelingue proliferano in tutti i paesi, soprattutto quando c’è anche invidia. L’importante per me è quello che lei pensa.”
    “Io sono contenta di quello che mi ha detto. Sapevo che mio figlio non poteva perdere il senno ma purtroppo la carne e debole e, come io ora ho mancato, così poteva essere successo a lui.”
    “E’ venuta a Milano da sola o è stata accompagnata?”
    “C’è il signor Antonio al bar all’angolo che mi aspetta.”
    “Giuseppe mi ha parlato tanto anche di lui. E’ stato così buono e presente in tutti questi anni che è per lui come un membro della famiglia.”
    “E’ una bravissima persona! Non so come avremmo potuto fare senza di lui in tutti questi anni. Mi è stato vicino senza pretendere mai niente in cambio, non si trovano spesso persone così.”
    “Perché non venite tutti e due allo spettacolo oggi pomeriggio, così potrete tutti e due conoscere meglio il mio lavoro. Poi questa sera potremmo cenare insieme. Se vi accontentate di una pasta e pomodoro potreste venire tutti a casa mia così parleremo tranquilli, altrimenti andremo in un ristorante.”
    “A me piacerebbe tanto ma bisogna sentire mio figlio e il signor Antonio cosa gradiscono.”
    “Ha ragione lasciamo scegliere a loro.”
    “Lei è molto fortunata ad avere le idee così decise su quello che vuole, io purtroppo non sono così.”
    “C’è qualcosa che non va?”
    “Va tutto bene ma mi è stata fatta una proposta…di matrimonio” dico imbarazzata e vergognosa “e non so come comportarmi”.
    “E’ il signor Antonio?”
    Annuisco.
    “Cosa la preoccupa?”
    “Sono così titubante perché ho avuto una cattiva esperienza con il mio defunto marito. Sa, volevo lasciare la mia famiglia al più presto possibile e a quel tempo, nel mio paesello, quello era l’unico sistema. Accettai di sposare il primo che cominciò a farmi la corte. Compresi subito l’errore ma ormai era troppo tardi. Fui subito istruita quale era la mia posizione. Mio marito era iroso e avevo paura di lui quando era a casa. Facevo di tutto per non inquietarlo…Quando è morto con un infarto prematuro mi trovai sola e senza sostentamento per me e per Giuseppe e distrutta dall’accusa che mi facevo di non essere riuscita ad amarlo.
    Ora il signor Antonio mi chiede la mia mano ma ho paura di ripetere l’errore. Ho sempre avuto bisogno di lui e non voglio che sia un matrimonio di gratitudine o di bisogno. Capisce quello che voglio dire?”
    “Penso di sì. Credo che lui la ami tanto da aver accantonato il suo interesse per poterle stare vicino nell’unica maniera che lei era disposta a concedergli. Sono anche convinta che, nel corso di questi lunghi anni, vi siate fatti compagnia e abbiate risolto insieme tanti problemi ed avversità. In fondo il rapporto tra uomo e donna nel matrimonio non è basato sul coraggio dell’amore gratuito, senza alcuna condizione? Ma il lasciarsi amare, come lei ha fatto, non è meno difficile che amare. L’amore non è solo ciò che tu puoi dare all’altro, ma è anche capacità di ricevere dall’altro, di dirgli “grazie”, di dirgli la gioia di esistere perché ti ama, di dirgli “grazie” perché lui esiste. La vedo dubbiosa?”
    “Non sono molto convinta che la gratitudine sia amore. L’amore è dare ma ricevere no!”.
    “Lei è credente?”
    “Certamente.”
    “Bene. Ora provi a pensare perché lei ama Gesù.?”
    “Per quello che ha fatto per noi: ci ha redenti morendo in Croce.”
    “Cristo ci ama mentre ancora noi lo denigriamo. Ci chiama e ci salva con il suo sacrificio gratuito, basta che noi riconosciamo chi è e affidiamo il nostro pentimento alla sua misericordia. Non è qui che parte il nostro amore? Tutto quel poco che riusciamo ad amare parte proprio dalla gratitudine. Ci fa restare senza respiro tutta l’immensità di questo Amore Divino per le sue creature. Non è tanto che mi sono riavvicinata a Dio ed è forse per questo che è per me più facile ricordare. Dicevo di credere in Dio ma come si può pensare di dire credo quando non fai nulla per ricambiare questo amore?
    E’ da qui che parte la fiamma che incendia i nostri cuori. Lo lodiamo, lo ringraziamo e sappiamo che continuiamo ad avere bisogno di Lui e Dio, senza sosta, ci nutre del suo amore per darci la gioia di poterlo ricambiare riamandolo: seguendo la sua volontà e aprendoci verso gli altri imitandolo con le nostre opere. Grazie perché ci sei, Grazie perché ti sei fatto piccolo fino alla morte di croce per ridarci la salvezza e la vita eterna come figli del Padre, noi che non siamo altro che creature di Dio. Amiamo perché per primo Dio ci sovrabbonda del suo amore. Ecco perché bisogna imparare ad avere gratitudine. Essa ti cambia la vita se la fai come conviene.”
    “Non ci avevo pensato…Ora riprenda a considerare il suo rapporto con Antonio. Lui ha fatto tutto quello che poteva per lei, non si è mai tirato indietro, non l’ha mai abbandonata davanti ad ogni difficoltà?”
    “Assolutamente no”.
    “Ma anche nei momenti belli siete stati vicini imparando a conoscervi e a crescere insieme nella fede. Se lei non fosse contenta di averlo al suo fianco, almeno nei momenti tranquilli, lo allontanerebbe, non le pare?”
    “Sempre insieme” dico annuendo.
    “Ma invece lei è contenta quando la viene a trovare anche solo per bere un caffè o sedersi davanti a casa la sera a guardare insieme la luna che fa capolino”.
    Continuo ad annuire cominciando a commuovermi, realizzando per la prima volta l’amore per il signor Antonio che avevo così grande nascosto dentro di me.
    Con il sacramento del matrimonio, lo Spirito di Dio vi donerebbe il sigillo di unità e la gioia della condivisione benedetta da Dio e dalla comunità per ciò che già vivete e che anzi lo completerà.
    Perciò signora Amalia, per mio piccolo parere, lei ama il suo signor Antonio e deve avere ora il coraggio di ammetterlo non solo a lei ma anche a Lui e poter rendere così tutti partecipi del vostro volervi bene, perché, l’amore, non è mai chiusura ma apertura verso gli altri.
    Per poter cancellare ora definitivamente queste paure bisogna affrontarle anche andando nei particolari. Sembra superfluo ma non lo è. Saranno i ricordi concreti che torneranno subito alla mente e cancelleranno all’istante tutti i dubbi che potrebbero riaffiorare. Provi a ricordare in tutti questi anni con esempi quando Antonio ha rispettato i suoi desideri più profondi e le sue necessità morali, magari anche non capendone pienamente dentro di lui il motivo?”
    “Anche ieri mi ha detto che potevo parlare al telefono con mio figlio invece di venire ma poi capendo che per me era importante mi ha anche accompagnato e ora è giù che mi aspetta perché io volevo parlarle da sola. Ma cosa penserà mio figlio e tutto il paese?” incalzo con gli altri miei problemi che mi assillano comprendoni il volto con le mani per nascondermi al solo pensiero.
    “Alle malelingue sicuramente non sfuggirà la possibilità di malignare. Questo, però, non deve impedirle di dare anche un po’ di felicità al povero signor Antonio che le è stato fedele per così tanti anni. Ma non ne ha mai parlato con Giuseppe per sapere cosa pensa?”
    “Ancora no, mi vergogno. Ormai abbiamo una certa età e sono vedova…potrebbe pensare male di me.”
    “Non credo proprio, ha una venerazione per la sua mamma che ha pulito milioni di gradini per crescerlo e farlo studiare.”
    “E’ tutto quello che ho.”
    “Ne parli con lui vedrà che saprà consigliarla al meglio. Lo sa già che lei è venuta a trovarlo?”
    “No, siamo partiti di tutta fretta”.
    “Allora penso che sia il caso di fargli una telefonata. Venga con me.” Entriamo nell’ufficio. “Penelope, avevamo scambiato la signora per la stiratrice ma era venuta per parlare con me. Ora deve fare una telefonata, la lasci da sola nel mio ufficio. Quando avrà finito può riaccompagnarla da me?”
    “Sì certo” poi rivolta a me “mi scusi, credo che sia stata tutta colpa mia, dalla fretta non l’ho lasciata neanche parlare”.
    “Non si scusi, la colpa è mia che non l’ho corretta”.
    “Dimentichiamo la faccenda. Venga l’accompagno”.
    “Un’altra cosa, Penelope. Dopo vai subito al bar all’angolo, cerca il signor Antonio e accompagnalo qui, lo aspetteremo nel guardaroba.”
    “Ci vado subito”.
    “Grazie”.

    RUT, LA BALLERINA: UNDICESIMA PARTE.

    Qualche anno dopo.

    Scrivo sul mio diario:
    -Mi godo, orgoglioso, nell’ammirare mia moglie Amalia che culla amorevolmente sul divano il più piccolo dei nostri tre nipotini. Ricordo ancora con quale fierezza, inaspettata in lei, ha affrontato le critiche malevoli sul nostro rapporto. In quel dolore ho compreso quanto mi ama…-
    Lei alza gli occhi e mi sorride e io ricambio felice.
    “Si è addormentato. Antonio prendilo tu in braccio, non riesco ad alzami da qui con lui, lo portiamo nel lettino”.
    “Puoi aspettare solo un minuto che scrivo una frase e poi arrivo?”
    Annuisce. E’ sempre di poche parole la mia Amalia.
    -Esserci trasferiti qui a Milano nell’appartamento attiguo a quello di Giuseppe e Rut mi ha fatto scoprire la bellezza di far parte di una famiglia. Ora posso affrontare gli anni della mia vecchiaia con la pace di Dio e la consapevolezza dell’affetto sincero di chi mi ama che appaga ogni desiderio.-

    FINE RACCONTO: RUT, LA BALLERINA
    Ogni avvenimento e personaggio è puramente inventato.

  6. a.b.c.

    CONTINUO DEL RACCONTO PRECEDENTE: I PENSIERI DI ZACCHEO

    ZACCHEO: QUATTORDICESIMA PARTE

    Muovo ritmicamente il liquido ambrato nel bicchiere, ne assaporo i profumi intensi…
    Se la mia vita fosse un liquore che apprezzamento ne darei? Da esperto sommelier quale sono comincio a valutarne:
    – LA DENSITA’. Sollevo il bicchiere, lo agito e considero la costanza di aderire alla legge di Dio. Il liquore non aderisce per niente alle pareti e scivola via troppo velocemente… impossibile neanche attribuirgli la stima più bassa tanto è scadente.
    – IL COLORE. Avvicino il bicchiere a un’ipotetica fiamma di candela, lo faccio ruotare inclinandolo contemporaneamente e ne osservo la dedizione e la limpidezza nel mio rapporto con Dio. Quanto ho pensato e usato del tempo concessomi dal Creatore per occuparmi delle sue sostanze? Sono stato coerente ai suoi desideri o ho cercato di fare i miei interessi? Il giudizio della luce è implacabile: la tonalità del liquore conferita dalle sostanze naturali presenti è difettosa e realizzata male. Non si riscontra assolutamente il caldo colore ambra lucente, il liquido è troppo bruno scuro quasi nero.
    LA TRASPARENZA: rialzo il bicchiere davanti alla fiamma e valuto il mio sforzo a cambiare, a migliorare il mio modo di agire. Quanto è stata dura la battaglia che ho sostenuto per la mia conversione? Non esiste nel mio passato neppure una scaramuccia. Come una calamita ho agguantato tutte le potenziali offerte che mi solleticavano il nasino. Non si riscontra assolutamente nel liquore nessuna necessaria trasparenza, il liquido risulta decisamente opaco e impenetrabile dalla luce. Anzi buona parte della bevanda è caratterizzata da una folta presenza di sedimenti di diverse dimensioni che ne formano quasi un unico fondo nero.
    PROFUMO: Mi basta passare il bicchiere una volta sotto al naso per rendermi conto che gli oli essenziali sono invecchiati male, si sono caricati di muffe e sporcizie che il vento freddo della cantina offriva generoso. Puzza di marcio e di morte.
    SAPORE: Dopo le precedenti considerazioni non mi degnerei neanche di assaggiarlo ma per completare l’opera provo ad appoggiare appena il calice alle labbra.
    Il sapore è orrendo, fa ribrezzo. Il semplice assaggio fa schernire, arricciare il naso e scuotere la testa.
    La valutazione completa del liquido è totalmente insufficiente.
    Un sorriso amaro di auto derisione appare sul mio volto.
    Questa mattina eri orgoglioso per il tuo successo mentre ora scopri di essere un fallito!

    ZACCHEO: QUINDICESIMA PARTE

    Mi alzo e cammino nella notte più lunga del mio giardino pensando con dolore a quanto tempo ho buttato via. Mi siedo su una grossa radice sporgente di un vecchio salice piangente e getto alcuni sassetti con forza nella grossa pozzanghera che c’è a un passo dai miei piedi. L’acqua s’increspa dolcemente e poi più niente. Essa è la morte che ho dentro. I miei ragionamenti sono riusciti a intorpidirla per un istante. Per combatterla devo usare una pietra enorme che calchi completamente la buca occludendola sotto di lei e faccia schizzare tutta quell’acqua via in tante piccole gocce senza più energia distruttiva.
    Devo prendere la decisione!
    Se voglio rimanere a essere io il capo, il potente continuerei la strada che ho percorso fino ad ora. Sarebbe lineare e facile come un’autostrada. Passerei il resto della mia vita come un re tra possedimenti e prostitute. Tutti mi vedrebbero come il grande signore, intoccabile nella sua potenza…tranne me. Dentro mi rimarrebbe il vuoto e guarderei la morte che mi ghigna in attesa della mia dipartita. Come potrei continuare a vivere guardando la sua orrenda immagine ogni giorno insensibile alle mie suppliche?
    Accettare il Figlio di Dio come mio Signore complicherebbe la mia esistenza non poco.
    Predica l’amore e il perdono. I miei nemici se ne approfitterebbero subito e mi scavalcherebbero in poco tempo.
    Dovrei anche rimborsare tutti i soldi che ho truffato. Quasi tutto il mio capitale non è pulito…alzo gli occhi e guardo le luci della casa in lontananza…perderei quasi tutto, dovrei vendere la mia bella villa e andare ad abitare in qualcosa di modesto. Sicuramente tutti i miei amici mi prenderebbero in giro e si allontanerebbero… e le vite che per causa mia sono finite? Copro il volto con le mani mentre mi scorrono davanti qualche nome, qualche volto…non li ricordo neanche tutti…
    E’ impossibile cancellare tutto il male che ho compiuto, quanto dolore ho provocato! Un momento! A quel punto dovrei andare a costituirmi, confessare e passare tutto il resto della mia vita in prigione!
    La strada da percorrere diventerebbe una salita piena di dolore…ne cerco un’altra più semplice ma non vedo alternative. Le vie di mezzo non sono accettabili, si terrebbe un piede nel bene e uno nel male, sarei spaccato in due.
    Dio potrebbe accettare di convivere con la morte?
    La soluzione sarebbe improponibile.
    Torno alla mia bottiglia di cognac e verso un altro bicchiere. Lo assaggio e poi lo scaglio con forza nel buio in un atto di rabbia contro me stesso. Sento il rumore del vetro che s’infrange nel muro poco lontano e alcuni pezzettini brillano in un raggio di luce. Se morissi ora tutto il mio spirito si perderebbe, come quel cognac, prigioniero per sempre nel luogo destinato a chi è nemico di Dio. Prendo in mano un pezzetto di vetro e penso…Tutto quello che ho se lo spartiranno i potenti ancora liberi e a me non resterà niente. Stringo il vetro con forza nel palmo della mano, sento dolore e la riapro. Il vetro si è conficcato nel palmo provocando la fuoriuscita di sangue. Per portare con me il mio tesoro bisogna che io lo incarni, scambiandolo con valuta celeste e, per farlo, suderò sangue.
    Ciò che è materia non può unirsi allo spirito. Devo trasformare il mio patrimonio in valuta spirituale affinché possa essere assorbito e accrescere il valore della mia anima. Resterebbe con me per l’eternità e nessuno potrà mai togliermelo. Il problema è sconfiggere la mia bramosia di possesso che mi attanaglia da sempre…sarà come strapparsi di dosso il cuore…rimango pensieroso valutando la prova che mi attende.
    Voler rimanere attaccati al Figlio del Creatore non è come seguire un uomo.
    Non si può dire a Dio ti seguo con la parola e poi con il pensiero progettare di scavalcarlo e fregarlo, Lui può leggerci dentro, conosce le nostre vere intenzioni.
    Il cambiamento deve essere reale e definitivo. Non si può tornare indietro.
    Estraggo il vetro e verso sulla ferita un po’ di liquore poi la fascio con un fazzoletto. Vado a letto stanco e solo, domani prenderò la decisione.

    ZACCHEO: SEDICESIMA PARTE

    Mi sveglio il mattino presto, ho dormito male e pochissimo, quei pensieri tolgono il sonno.
    Mentre mi dirigo al tavolo sulla terrazza per la colazione l’occhio mi si sofferma sull’alone del cognac che è rimasto sul muro chiaro della grande balconata. I cocci per terra non ci sono più. Divento pensieroso e a testa bassa mi siedo al tavolo. Su un carrellino ci sono i giornali che avevo richiesto. Comincio a sfogliarli. La notizia della resurrezione di Lazzaro ha fatto effetto, è sulla prima pagina di quasi tutte le testate. Tutti gli articoli però si mostrano titubanti ad annunciare la verità, pensano che ci sia un trucco e che Gesù sia un grande illusionista. Me lo immaginavo!
    C’è anche scritto che oggi visiterà il quartiere Delfino… non è lontano da qui!
    Voglio guardare con attenzione il Figlio di Dio per non dimenticarmelo, per fotografarlo nella mente per sempre. Meglio andare subito, chissà quanta gente è già presente tra seguaci, curiosi e oppositori.

    La folla già riempie le strade e la piazza. La polizia ha messo transenne e personale per convogliare i malati e i bisognosi nei luoghi prestabiliti. Impossibile pensare di avvicinarsi di più.
    E’ meglio usare un sistema alternativo.
    Questa volta però non voglio usare il mio nome, voglio avvicinarmi a Gesù come un piccolo uomo, consapevole del male che ho compiuto fino a questo momento, e con umiltà chiedergli se ho delle possibilità di essere accettato tra la sua gente.
    Conosco la città e questo luogo come le mie tasche e so perfettamente quali sono i percorsi che le scorte prediligono per far giungere il personaggio nel posto desiderato. Corro avanti lasciando la folla ferma ad aspettarlo. Il mio spirito esulta già di gioia solo nell’attesa d’incontrare il suo Signore. Non mi ero mai sentito così felice, tanto che grossi lacrimoni mi inumidiscono le guance. Ho scelto già, la decisione l’ho presa e non torno più in dietro.
    La mancanza d’aria mi obbliga a fermarmi per riprendere fiato. Guardo intorno e memorie penose mi sommergono. E’ il Vicolo Stretto, la viuzza dove abitavo quand’ero bambino, così misera che neanche il sole vuole visitarla, abitato ancora da povera gente come lo ero io.
    Una bambinetta si avvicina e mi guarda con curiosità.
    “Ciao, abiti qui?”
    Lei non risponde ma fa segno con il ditino prima di rimettere il pollice in bocca.
    Il ricordo doloroso di quella vecchia porta ricompare prepotentemente davanti a me come un incubo. Quante sofferenze e quanta fame ho patito dietro a quell’uscio!
    Il desiderio di scappare e la curiosità di entrare e rivedere quella stanza si affrontano.
    “Perché mi guardi tanto?”
    “Sei tutto rosso” e fa segno verso la mia faccia e poi ride.
    Rimango un attimo stupito e poi rido anche io. Era così tanto tempo che non correvo…
    Una signora esce tutta preoccupata e dice: “Maria vieni qui, non disturbare il signore!” e poi rivolta a me: “La perdoni è solo una bambina non voleva mancarle di rispetto!”.
    Le sorrido. “Non si preoccupi non mi ha disturbato” intanto la guardo. Noto le mani arrossate e ruvide, il volto accaldato e sudato, i capelli scomposti e il vestito usurato. “Vivete qui?”
    Mi da conferma segnando la porta.
    “Potrebbe darmi un bicchiere d’acqua, ho così tanta sete…”
    “La inviterei ad entrare ma la mia casa è molto povera, mi aspetti qui.”
    “Se mi permette la seguo, sedermi un po’ mi aiuterebbe sicuramente a riprendermi. Non si preoccupi le conosco bene queste case!”
    Mi guarda con curiosità ma non osa pormi domande.
    Dice solo: “Venga si accomodi, mi scusi il disordine.”

    ZACCHEO: DICIASSETTESIMA PARTE

    L’ambiente è molto buio e caldissimo. Per terra bacinelle piene di biancheria da stirare e sul piccolo tavolo un ferro acceso.
    Sposta un po’ di bucato per liberare una seggiola, dove mi siedo soddisfatto e poi gusto l’acqua fresca a piccoli sorsi. Intanto mi guardo intorno. Quando io ero piccolo questi ambienti erano nuovi e accettabili, ora sono fatiscenti e pieni di macchie di muffa! “Fa la stiratrice?”
    “Stiro tutto il bucato della grande villa Ferrante, la conosce?”
    “E’ molto nota.”
    Rimane in silenzio in un angolo della stanza tenendosi stretta la bambina contro il grembiule in attesa che io finisca di bere.
    “Ora devo andare, la ringrazio per la sua gentilezza. Maria ti va di accompagnarmi alla fuori? Saresti molto gentile.”
    La piccola sorride e mi precede.
    Nella testa ho la consapevolezza che è quella l’occasione che Dio mi offre per dimostrargli che voglio cambiare e faccio sul serio.
    La mano in tasca accarezza tremante il portafoglio. Vorrei dare qualche soldo a quella famiglia bisognosa ma una forza enorme dentro di me pone resistenza. Sono teso per lo sforzo di estrarre il portafoglio, ho perfino il respiro che ricomincia ad affannarsi. Mi chino e allungo alla bambina tutti i soldi che contiene. “Portali alla tua mamma subito, hai capito bene?” Maria si volta e corre dentro alla porta facendomi ciao con la manina.
    Sento l’urlo di gioia della madre mentre io, ancora scosso, ansante e privo di forze, piangendo come uno scolaretto, cerco di allontanarmi il più possibile, perché non voglio farmi trovare ancora lì, se la sua mamma decidesse di uscire per ringraziarmi. Mi fermo nella viuzza successiva per riprendere fiato e asciugarmi le gocce di sudore dalla fronte. Quell’atto, in teoria così semplice, mi ha distrutto più che la corsa. Le gambe fanno fatica a sorreggermi e sono costretto a camminare lentamente.
    Quella signora non ha detto niente di male su di me ma lo sfacelo di quella casa parla da solo. Io sono il proprietario di quel quartiere e mando i miei aguzzini a raccogliere la pigione. Non ammetto pietà per chi non paga; cado in ginocchio e piango. Guardo le mie mani e vedo quelle di un boia che si diverte a torturare lentamente le sue vittime! Lo schifo per come sono mi rende amara la bocca, provo a sputare raschiando bene ma il fiele non se ne va. Sono incoerente, corro per andare a conoscere il Signore della vita e intanto tratto male le sue creature che ama tanto.
    Se si presentasse da me un uomo simile io lo disprezzerei e lo allontanerei puntando il dito contro di lui: – Come osi presentarti davanti a me chiedendomi amicizia mentre fai scorrerie nei miei possedimenti? Dimostra la tua buona volontà allontanando le tue truppe e poi potremo parlare, altrimenti vattene dalla mia presenza perché la mia collera è grande!-
    Così gli direi. In tutti questi anni non mi sono neanche preso la briga di venire a vedere questi vecchi palazzi. Ne sono venuto in possesso con la dipartita di Trielli, un brutto affare anche quello, ma che mi ha reso molto.
    Ero stato contento di esserne diventato il proprietario perché era il mio quartiere quando ero piccolo ma da allora non c’ero più voluto tornare, mi ricorda la miseria che mi fa tanta paura e per cui ho dato tutto per farla dimenticare a me e agli altri.
    Eppure ho convissuto per anni con la povertà spirituale, ben più grave, senza mai ribellarmi ad essa…subivo le sue conseguenze come se fossero la normalità.
    La colpa è mia ma un poco anche di tutto questo mondo che ha reso la cecità del peccato normalità e la vista una rarità che si cerca di nascondere per non essere annientati.
    Ho immolato il mio spirito al dio denaro e al dio superbia, ecco quello che ho fatto. Con coerenza alla mia religione l’unica esigenza che avevo era controllare se le entrate degli affitti erano costanti…non mi sono mai preoccupato di verificare lo stato in cui erano ridotti gli stabili, sapevo già in precedenza che era più comodo sfruttarli fino alla fine e poi demolirli… Renderli più confortevoli non sarebbe poi stata una grande cosa…il punto è che non l’ho mai fatta!…
    Voglio presentarmi davanti al Maestro con un atto grande per potergli dire: -Vedi, voglio esserti amico.
    I pochi soldi che ho dato a quella bambina sono solo l’inizio!-
    E’ tutto qui quello che il grande Ferrante si può permettere di regalare al Signore andando alla sua presenza?
    Nella mia testa l’immagine del degrado in cui vive tutta quella gente che Dio ama…il mio atto deve essere esemplare…come io lo richiederei se fossi al suo posto.
    Prendo il cellulare e avviso il notaio di preparare subito gli atti di donazione di ogni appartamento del Vicolo Stretto al rispettivo inquilino. Ogni tassa e spesa notarile sarà a mio carico. Inoltre ad ogni famiglia sia elargita una somma considerata adeguata per la ristrutturazione dei locali abitativi e al condominio per le parti comuni.
    Strano, la telefonata mi è costata meno fatica che dare i soldi alla bambina, perché?…
    Credo che sia la stessa differenza di compiere personalmente un omicidio e esserne solo il mandante. Sporcarsi le mani nell’atto concreto è più difficile perché sei più consapevole di quello che fai. Certamente tutto il desiderio di ritornare sui miei passi si manifesterà nei giorni di attesa di andare dal notaio e, soprattutto al momento della firma dei documenti… Mi aiuterà guardare la gioia di quella gente e, spero, la grazia di Dio.

    ZACCHEO: DICIOTTESIMA PARTE

    Soddisfatto proseguo a camminare e presto arrivo al grande albero. Con un suo grosso ramo copre completamente la stretta strada che comincia a salire. In quel punto il Maestro sarà sicuramente costretto a passare…Con un ricordo affettuoso guardo le tavolette che avevo inchiodate al sicomoro quando ero ragazzino per salirci sopra. Stare su quel ramo mi piaceva perché potevo sognare di guardare tutti dall’alto in basso. I miei piani e progetti fantastici erano nati su quel ramo… Non sei cambiato in questi anni vecchio mio, sembra che tu mi abbia atteso in vista di questo momento. Su di te ho sognato e giurato che avrei fatto di tutto per giungere in alto, ed è quello che ho fatto… Proprio qui, dove tutto ebbe inizio, rigetto la mia vita passata considerandola spregevole e indegna per qualsiasi essere umano. I propositi si devono fare ma con i dovuti limiti, che sono il rispetto delle leggi di Dio con l’amore insegnatoci dal Figlio. Così dovrebbe essere la via da seguire e così sarà la mia vita futura.
    In fondo non rinnego il mio giuramento, andare verso Dio non è andare in alto?
    Non rinnego la mia legge: mi metto al servizio del più forte e non lo tradisco perché non conviene.
    Ci rido sopra. Do all’albero una pacca affettuosa sulla spessa corteccia, salgo la scala, controllando ogni piolo che non sia marcito, mi posiziono seduto cavalcioni e aspetto fiducioso: da qui potrò guardarlo passare sicuramente.

    ZACCHEO: DICIANNOVESIMA PARTE

    Prima ancora di vederlo sento un forte vociare avvicinarsi da dietro un palazzo. Comincio ad agitarmi, la mia speranza presto si sarebbe realizzata. Una folla preme intorno al Maestro impedendogli di avanzare velocemente.
    Il suo atteggiamento è calmo e sorridente, non contrariato né indisponente per quello che gli sta succedendo.
    Il sobbalzo del mio cuore mi avverte che Gesù si è accorto della mia presenza sul ramo e mi sta fissando. In un lampo ho una chiara visione del marcio che vi è in me, dolore all’addome e amaro in bocca, che ne sono la diretta ripercussione. E’ questo Signore l’effetto che fa la tua presenza? Ci doni di guardarci attraverso i tuoi occhi per poter finalmente prendere atto della cancrena che rende moribonda la nostra anima? Mi viene voglia di scappare, perché la consapevolezza dell’enormità del mio peccato provoca una tale ripugnanza per me stesso che secerne l’idea di non poter essere perdonato e accettato.
    Ormai però è troppo tardi, ora che io scenda dall’albero la folla vociante e agitata mi avrà raggiunto e potrei esserne inghiottito, spintonato e calpestato. Decido di aspettare che tutto sia passato.
    Quando mi arriva proprio vicino, Gesù si ferma, guarda in alto e mi dice: “Zaccheo scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua!”.
    Per poco non collasso dalla sorpresa e subito dopo avrei potuto spaccarmi il cranio, cercando di scendere velocemente da quel ramo impacciato e tremante come sono, ma niente accade. Ancora con il sorriso stampato in faccia approdo a terra e finalmente alzando gli occhi incontro lo sguardo del mio nuovo Signore…
    Per la prima volta, dopo tanto tempo, lo riabbasso vergognoso e sottomesso.
    Il Maestro riprende a camminare e io comincio a seguirlo standogli attaccato e stringendo con forza la sua veste nella mano per paura di perderlo, strattonato via dal subbuglio circostante.
    Mi sembra di vivere un sogno. Sa il mio nome e mi ha chiesto di essere ospitato a casa mia. E’ un onore grandissimo che non lo merito assolutamente… Perché lo fa? Farsi vedere amici di un peccatore quale sono io di certo non favorisce la sua fama di rispettabilità e purezza! Sapersi così schifosi fa vedere tutto in modo diverso. Alzo gli occhi e lo ammiro, non per il suo bel profilo ma per l’amorevole generosità che ha rivolto verso di me, dandomi la possibilità di dimostrargli che voglio cambiare, perché lui sa come sono. Certo non viene a casa mia per il mio gran nome! Merita e voglio riceverlo nel migliore dei modi.
    Il mio desiderio più grande in questo momento è che si trovi talmente bene da non voler più andare via.
    Telefono subito al mio maggiordomo perché prepari le camere più belle per lui e i suoi discepoli e organizzi un pranzo di benvenuto oggi stesso in giardino in cui tutti sono invitati.
    Ogni persona vorrei che partecipasse alla mia gioia!
    “Signor Ferrante è impossibile!”, mi dice Carlos.
    “Contatti un’agenzia di catering che prepari i tavoli e telefoni a tutti i ristoranti, alle gastronomie e alle pasticcerie del circondario perché portino tutto quello che hanno di pronto. Non badare a spese. Sarà un grande self service. Manda anche a chiamare tutti gli abitanti del Vicolo Stretto, voglio che siano invitati personalmente e che possano gioire anche loro con me.”
    “Farò del mio meglio per accontentarla, Signore”
    “Conto su di lei”.

    ZACCHEO: VENTESIMA PARTE

    Arrivati al luogo dove Gesù era atteso, Zaccheo si siede in un angolo del palco.
    Il Maestro comincia a guardare la folla per chiedere silenzio, ma un forte rumore dal cielo si avvicina sempre di più coprendo anche il forte chiacchierio inarrestabile.
    Tutta la nostra attenzione si sposta verso un elicottero che si arresta in volo sopra le nostre teste per calare lentamente una barella e degli uomini sul palco. Chi sono e cosa vogliono? La folla si agita pensando a un complotto e le guardie accorrono circondandoli con armi spianate. I nuovi arrivati alzano le mani in gesto di resa e s’inginocchiano in direzione di Gesù che calmissimo osserva la scena accanto a me. Tutto si ferma in attesa che l’elicottero si allontani e si possa ricominciare a sentire, senza quel rumore assordante e il vento mosso dalle grandi eliche.
    Rimanendo in ginocchio a mani alzate quello che sembra il capo di quel gruppo si rivolge al Maestro direttamente: “Perdona l’irruzione, ma il nostro unico desiderio era avere la sicurezza che il nostro amico ti potesse incontrare.”
    Vedendo la loro fede, Gesù guarda l’uomo impotente sdraiato sulla lettiga e dice: “Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati”, mentre con un cenno chiede alla polizia di allontanarsi.
    I curiosi e gli studiosi presenti cominciano a discutere dicendo: “Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati se non Dio soltanto?”.
    Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, risponde: “Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile dire -Ti sono perdonati i tuoi peccati-, oppure dire -Alzati e cammina-? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te (dice al paralitico): alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
    Tutti sono colti da stupore e danno gloria a Dio e pieni di timore dicono: “Oggi abbiamo visto cose prodigiose”.
    Scende, poi, dal palco e va nel luogo dove tutti i malati lo aspettano.
    Due uomini, che sembrano venuti da lontano per il loro abbigliamento, riescono a farsi largo tra la folla e gli dicono: “Giovanni Battista ci ha mandati da te per domandarti: – Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?-”.
    Gesù dice solo:“Osservate!”.
    Ma Giovanni non è quello che battezzava dentro a un fiume in nome di Dio e annunciando il prossimo arrivo del Messia?
    Poveraccio ora è in carcere per aver denunciato a un potente che il suo comportamento non è lecito. Lo ammiro…dovrei prenderlo come esempio. Presto dovrò andare alla polizia a confessare… Avrò la forza di non tirarmi indietro? Guardo il mio Signore che sorride a un ragazzo tetraplegico prima di guarirlo…sono così misero e incapace di eroicità… ritorniamo a Giovanni è meglio. Capisco la sua necessità di avere conferme… Ricordo però, di aver letto questa mattina, che Gesù andò a farsi battezzare e subito, mentre usciva dall’acqua, si squarciarono i cieli e lo Spirito di Dio discese verso di lui come una colomba. Si sentì una voce proveniente dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
    Ha partecipato a questo evento e poi ne ha dato testimonianza, perché allora adesso ha bisogno di conferme?…
    Me lo raffiguro incatenato da solo in una cella, in attesa di dover testimoniare anche con la vita la sua fedeltà a Dio. Sa che è arrivata la sua ora. Le sue accuse sono troppo dure per un mondo che nasconde le proprie colpe coprendosi gli occhi con una mano e tappandosi le orecchie alla Verità con l’altra. Vuole farlo tacere a qualsiasi costo.
    In quelle condizioni, sicuramente Giovanni è assalito prepotentemente da enormi dubbi. Si sentirà ormai privo di forze nel combattere quella voce continua che lo tenta sulle Verità che prima proclamava con sicurezza. Quello che prima era certo, sarà diventato privo di fondamenta e campato in aria. Dio lo ha abbandonato nella prova più ardua, quella della fede eroica. Solo la fede cieca lo può far restare risoluto nella sua missione. Certamente ha delle tentazioni fortissime di dare tutto a mucchio e rinnegare per salvarsi la vita.
    Gesù, infatti, non si è scandalizzato della sua domanda ma l’ha assecondata.
    Da quando ha detto a quei due di osservare, non ha fatto altro che compiere miracoli su miracoli, uno dopo l’altro senza sosta e davanti agli occhi di tutti: guarisce molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e dona la vista a tanti ciechi.
    Quale riscontro potrebbe portare la smentita di Giovanni?
    Sarebbe in grado di dare origine a una confusione e a uno sbandamento nel popolo tale da portare danni incalcolabili alle anime in tutti i tempi! Ecco l’obbiettivo che l’avversario vuole raggiungere!
    Poi, Gesù ritorna a voltarsi verso i due uomini e dà loro questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. E questi, dopo essere stati benedetti, vanno portando con loro la preziosa risposta.
    La sensazione provata durante la resurrezione di Lazzaro ricompare in me con forza mentre lui compie i miracoli. La presenza di quell’energia circonda il Verbo e quello strano venticello da pace interiore… Lo respiro ancora ad occhi chiusi famelico. Nello stesso tempo però non mi astraggo dal presente, anzi sembra quasi che aumenti la mia capacità di assimilare nozioni e pensare.
    Perché bisogna essere poveri per poter ricevere i suoi insegnamenti? Io sono ricco eppure mi ha accolto tra i suoi seguaci… Sono ancora assorto in quel pensiero quando ricevo uno spintone nella schiena. Mi giro e mi trovo a faccia a faccia con uno di quei sapientoni dal viso duro e importante. Capisco che possa essere stato urtato a sua volta ma io avrei almeno accennato a una scusa, visto che il danneggiato si è girato, ma lui no, non si piega a questo atto di umiltà. Questo mi fa pensare alla povertà che intende Gesù. Non riguarda la ricchezza concreta del possesso di denaro ma a una caratteristica spirituale. Il povero è l’umile, privo di quel vanto altezzoso che è superbia. Con quest’ottica anche gli indigenti possono essere superbi.
    Coloro che credono di essere superiori sono pieni di sé e hanno il cuore chiuso alla comprensione luminosa delle Verità eterne e quindi al messaggio della salvezza. Lo sbircio di nuovo e arriccio il naso sentendo la puzza della morte che da ribrezzo. Poi, mi accascio, pensando che non più lontano di ieri anche io ero come lui… Mi sento così schifoso e misero! Più povero di tutti i mendicanti che aspettano che Gesù divida fra loro le offerte ricevute e dei malati che lo chiamano per essere guariti. Io sono malato dentro, di una malattia che conduce alla morte eterna e non solo a quella fisica.
    Gesù ha detto sul palco: -Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati-.
    Ecco la questione che m’interessa.
    Tutto il male che ho fatto lo sento ruminare nel mio cervello senza sosta. Posso mettercela tutta nel cercare di riparare ma sapere fin da subito che è impossibile scoraggia e deprime. Ora apprendere che il mio capo ha l’autorità di perdonare e questa non è solo frutto dei miei ragionamenti mi fa esplodere di felicità. Mi faccio un sorrisetto di autocommiserazione. Avrei dovuto averne la certezza fin da prima, Lui è Dio!
    In effetti, questo potrebbe essere il motivo principale per cui il Padre ha mandato il Figlio… Secondo me si contano sulle dita gli uomini, che in tutta la loro vita non hanno mai commesso neanche un peccatuccio per cui sono costretti a chiedere perdono. Se lo scopo della creazione dell’uomo è quello di popolare il paradiso doveva essere risolto questo problema. Ciò che è corrotto e impuro non può partecipare alla gloria eterna dell’unione con Dio, che è purezza assoluta… Mi gratto la pelata pensieroso…possibile che l’infinita sapienza creatrice dia vita a esseri imperfetti? Gratto ancora più forte e poi anche il mento, arriccio il naso alquanto dubbioso. Come può la cattiveria essere creata da chi la rifiuta e la rigetta a priori? Come può essere stata creata la sofferenza e il dolore da chi è amore infinito? Ora c’è qui suo Figlio che non fa altro che sanare e guarire ogni tipo di malattia e sofferenza, non avrebbe alcun senso… Qualcosa deve essere subentrata dopo la creazione…perché l’uomo ha in sé desideri contrari al volere di Dio? Perché nel mondo concepiamo la grandezza in maniera completamente opposta a come la considera Dio? Il primo rifiuto di una creatura di accettare l’Altissimo come suo Signore deve aver creato la fonte del male e, da essa, sono scaturite tutte le altre sciagure: fatica, dolore, malattia e morte.
    Provo a guardarmi dentro, io sono un esperto in materia di cattiveria, solo che non ho mai pensato da dove mi venissero questi impulsi… Guardo il Maestro che, con amore e senza sosta continua a mettersi a servizio di tutta questa povera gente che chiede aiuto incessantemente.
    –E beato colui che non trova in me motivo di scandalo- ha detto poco prima a quei due.
    Si riferisce forse a questo?
    Io non mi sono mai sognato in tutta la mia scalata al successo di mettermi al servizio degli altri se non per fini personali, Gesù invece lo pratica costantemente e largamente. Il suo concetto di grandezza e scalata al successo non coincide per niente con quello che il mondo conosce e pratica. Senza sosta ci spiega come e lo dimostra nei fatti, che la volontà del Padre non è un’utopia ma fattibile nel concreto.
    L’amore avvolge ogni suo gesto tanto da coinvolgere nello stesso sentimento i presenti che guardano.
    Ma perché l’uomo ha deragliato così tanto da perdere la conoscenza della volontà del suo creatore?
    No, non l’abbiamo persa, se leggo dentro di me so che quello che fa il Maestro è la via giusta, so che è bene aiutare gli altri e amarli ma i miei desideri sono diversi, ecco tutto. La libertà di poter seguire le proprie aspirazioni fa deviare i pensieri in azioni sbagliate. Allora il peccato può essere nato proprio da questo: dalla libertà che ci è stata donata di scegliere di stare con Dio o fare come pare a noi scavalcandolo e mettendoci al suo posto.
    Questo è proprio quello che ho fatto io in tutti questi anni: elevarmi a dio di me stesso, anzi peggio ancora sono diventati dei il denaro e il potere hai quali ho sacrificato tutta la vita e anche quella di tanti altri…Cosa mi hanno dato? Solitudine, nemici e problemi. Cosa mi rimarrà? Assolutamente niente se non la lontananza eterna da Dio. Mi vengono i brividi a pensarci! Per calmarmi guardo il Maestro che continua a piegarsi e ascoltare ogni persona con pazienza e amore. Gesù se tu non fossi venuto per salvarci, perdonandoci dai nostri peccati, saremmo tutti condannati alla morte eterna! Saremmo degli zombi, già morti prima di morire. Tu sei la sola speranza di vita! Tu sei la Vita, solo per mezzo tuo possiamo vivere! Tu ci doni la vita per la seconda volta dopo che la condanna a morte ci ha colpito per il rifiuto che col peccato abbiamo fatto a Dio.
    Pensare quanto siamo amati fa uscire di testa!
    Sono con Lui e non mi ci allontano più.
    Si preoccupa di ogni persona, s’interessa e partecipa ai suoi problemi. Il Maestro mi sta mostrando che nessuna miseria è troppo grande per lui, tutto può guarire e sanare.
    E’ più grande il mio peccato o la deformità fisica?…
    Il peccato è più grave perché porta alla lontananza da Dio, alla morte eterna!
    Come davanti a uno specchio guardo la mia persona colpita da una lebbra devastante che ha invaso ogni angolo del mio corpo. L’immagine sparisce e, al suo posto, scorrono tutti i peccati della mia vita. Ho il tempo di riviverli e comprendere l’orrore di quello che ho commesso.
    “Sana anche me, Signore, ti prego!” senza accorgermene di pronunciarlo ad alta voce. Stringo con forza il lembo del suo vestito come supplica silenziosa. Una scarica elettrica mi trapassa completamente. Gesù si volta a guardarmi: “Zaccheo, per la tua fede, i peccati ti sono perdonati!” Mi metto a piangere come un bambino nel sentirmi più leggero da quell’enorme fardello che mi pesava sulla coscienza. Mi sorride e poi continua la missione affidatagli dal Padre.
    Più lo penso e lo guardo e più ho desiderio di lui. Mi sento attratto e trascinato verso di lui come da una calamita potentissima. Vorrei potergli dire: -ti amo!- ma so che non sono all’altezza di proferire quelle parole. Amare significa sapersi donare completamente, senza limiti come lui sta facendo e io conosco la mia miseria e la mia codardia. Chi ama non si limita a esserti accanto nei giorni lieti ma sta con te nei momenti difficili, affiancandoti e anche sostituendosi a te se gli è possibile. La caratteristica principale dell’amore è la costanza nel dono di se. Sono cattivo, egoista e ho praticato la superbia… Cosa hai visto in me quando ti sei fermato sotto all’albero? Mi hai letto dentro come hai fatto con la gente che mormorava davanti al paralitico? Immagino di sì perché mi hai chiamato per nome e la tua conoscenza non è solo superficiale. Hai deciso di avvicinarti a me pur avendo degustato il sapore orrendo del mio liquore…sprofondo ai tuoi piedi nel ringraziarti per la tua misericordia!

    ZACCHEO: VENTUNESIMA PARTE

    Quelli che prima mormoravano, continuano a seguirlo rigidi ancora nelle loro idee e nel loro odio geloso.
    Sentirsi incapaci di eguagliarlo e la possibilità concreta di perdere credibilità e potere sulla folla li deve rendere proprio ciechi e ottusi: ma non vedono quello che sta accadendo intorno a loro?
    Ma perché non si arrendono all’evidenza e si uniscono a lui invece di combatterlo?
    La superbia umana non ha limiti e rende proprio stupidi anche i sapienti!
    L’unica possibilità per spiegare la loro ottusità è l’aver abiurato, rinnegando Iddio nel loro cuore. Hanno scelto un nuovo padre che non è Dio ma che si comporta come tale verso i suoi figli, imponendo ubbidienza e un linguaggio nuovo che cancella dalla memoria il ricordo dell’idioma della casa d’origine. Se così non fosse ritroverebbero nel Figlio lo stesso spirito di verità del Padre perché da Lui procede ed è stato mandato.
    Se appartenessero alla stessa dimora paterna come potrebbero non riconoscere il Primogenito, loro fratello e salvatore? Come potrebbero accusarlo di scandalo e oltraggio a Dio, non sopportando le sue parole? Gesù parla per loro una lingua sconosciuta e inaccettabile perché l’odio e la menzogna sono da sempre opposte all’amore e alla verità. Non possono perciò accogliere quello che la Parola manifesta, anche se l’udissero rimbombare notte e giorno nei loro orecchi, perché vogliono compiere ciò che il loro signore suggerisce.
    Solo chi è da Dio e lo ama, riconosce e può amare il Figlio, ascoltare e accogliere la Parola.
    Comincio perciò ad avere timore per il mio nuovo capo. Il pericolo che cerchino di farlo fuori è palpabile. Per stare tranquillo preferisco fare una telefonatina a chi so io. Poi mi rilasso soddisfatto, ora tutto andrà bene, ci penseranno i miei uomini a proteggerlo. Se ne avrò la possibilità dovrò parlarne anche con lui. Meglio avvisarlo di questo pericolo. Dovrà stare molto attento in futuro nel muoversi.
    Il resto del tempo l’impiego nell’amarlo per quello che il mio povero cuore può dare.

    Passano ore prima che tutti siano stati ascoltati, leggo la stanchezza sul suo volto, mentre ci avviamo a piedi verso la mia casa per il ristoro seguiti da una gran folla.

    ZACCHEO: VENTIDUESIMA PARTE

    Già sulla strada vedo dei miei dipendenti che invitano la gente titubante a entrare nel grande portale e spingersi verso l’interno del giardino dov’è stato preparato il buffè. C’è un assalto generale alle vivande, tutti hanno fame e sete. Do un’occhiata al gruppo degli oppositori, mangiano e bevono pure loro ma continuano a confabulare e a dire una cosa a questo e quello come per spargere una voce. Quelli proprio non mi piacciono. Se siete contrari perché partecipate alla festa consumandone anche il cibo? Non sono per niente coerenti! Meglio però lasciarli scuocere nel loro brodo, andarli a stuzzicare per dirgli la mia potrebbe creare una scaramuccia e rovinarmi la giornata.
    Il Maestro ha toccato appena il cibo è molto stanco penso che sia il caso di accompagnarlo in una stanza a riposare. Mi accorgo che quel gruppo ha cominciato a muoversi risoluto proprio verso di lui. Faccio un cenno ai miei uomini di stare in allerta e poi senza fretta apparente li precedo.
    “Maestro è così stanco! Se vuole l’accompagno in una stanza per potersi riposare…” gli dico.
    Annuisce sorridendo.
    Chiudo la porta facendo un saluto cortese al gruppetto che rimane a bocca asciutta poco lontano.
    Comunico subito a Gesù i miei sospetti e lui rattristandosi mi risponde: “Deve compiersi tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo; verrà, infatti, consegnato ai pagani, sarà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà”.
    Il significato di quelle parole mi colpisce come un pugnale e mi lascia di ghiaccio. Mi verrebbero da fare mille domande a quel volto triste che mi guarda. Forse lui vorrebbe che le facessi? Non riesco, lo vedo così stanco… non me la sento di imporgli anche questo. Avrò tutto il tempo in futuro, spero.
    Mi obbligo a tenere la bocca chiusa, faccio un inchino e mi accomiato da lui.

    ZACCHEO: VENTITREESIMA PARTE

    Fuori l’atmosfera è notevolmente cambiata rispetto a prima. I presenti, sazi, parlottano tra di loro con fare ambiguo. Quando mi vedono avvicinare cambiano discorso o si zittiscono. Questo comportamento mi da molto fastidio, in fondo sono sempre il padrone di casa. Ciò nonostante cerco di mantenere un atteggiamento cordiale con tutti.
    Preoccupato di un possibile complotto, chiamo un mio uomo e chiedo d’infiltrarsi per conoscerne la motivazione.
    Non capisco questo voltafaccia improvviso. Sembra che le persone non conoscano il significato della parola costanza. Possibile che siano tutti così volubili?
    Guardo il gruppo dei cattivi: le loro espressioni denotano un certo grado di soddisfazione. Li capisco benissimo, sono riusciti a fare un capolavoro nel capovolgere una situazione di esultanza e di lode in disapprovazione e maldicenza in un battibaleno.
    Possibile che la rivelazione che mi ha fatto prima Gesù si compia così presto?
    Ne ha parlato con una determinazione che esclude ogni dubbio, ma è certo che non voglio assolutamente che avvenga qui oggi e in casa mia! Devo fare qualcosa per impedire che la situazione degeneri ulteriormente. Ma cosa?
    Il futuro non si preannuncia molto roseo neanche per lui. Torturato e ucciso… però il terzo giorno risorgerà. Quindi la resurrezione di Lazzaro è stata anche una dimostrazione necessaria perché la nostra fede non vacilli nei giorni del lutto.
    Ma perché deve accadere tutto questo? Se Dio Padre permette che il Figlio provi una sofferenza così grande deve avere una motivazione importantissima, ma quale?
    Se lo scopo principale della sua venuta è portare la salvezza può darsi che le due cose siano legate.
    Ma in che modo?
    Per il momento non ho idee in proposito… Chiederò. Ora è meglio che mi dia una mossa per risolvere la situazione.
    Torna il mio uomo e mi dice: “Capo, i presenti stanno mormorando contro Gesù. Dicono: – E’ andato ad alloggiare da un peccatore- mi perdoni capo ma sto riferendo”. Io faccio un cenno per rinfrancarlo e poi lo congedo.
    Accidenti, si servono della misericordia che ha dimostrato nei miei confronti per rivoltargli contro la gente! Da quel gruppetto c’era d’aspettarselo, ma datutta questa gente, no. Hanno appena visto risanare tanti loro conoscenti e familiari non provano almeno un po’ di gratitudine? Non sono capaci di ragionare con la propria testa? Non capiscono che sono anche io un sanato, un guarito come tutti i miracolati di oggi? Devo disperdere tutti quanti prima che il mio Signore si alzi. Non voglio che sia insultato a causa mia, non se lo merita.
    Mi dirigo verso il centro del giardino per ringraziare tutti della loro partecipazione e accommiatarli.
    Accidenti! Alzando gli occhi vedo Gesù che sta tornando. Ha riposato decisamente troppo poco! Cosa posso fare? Di colpo mi viene in mente l’unica carta che posso giocarmi, anche se mettere in piazza i miei affari non mi piace, soprattutto davanti a tutta quella gente così ambigua. Il desiderio però di evitare che il Maestro sia messo in imbarazzo a causa mia è molto più forte, così mi dirigo verso di lui e, standogli davanti, dico ad alta voce e senza preamboli: “Signore, do ai poveri la metà dei miei beni e se ho rubato qualcosa gli restituisco quattro volte tanto”.
    Allora Gesù mi risponde: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa. Anche tu sei un discendente di Abramo. Ora il Figlio dell’uomo è venuto proprio a cercare e a salvare quelli che erano perduti”.
    Lacrime di gioia mi riempiono gli occhi! L’ho fatto contento!
    Sono così perso in questi pensieri che non mi accorgo neanche dell’immediato putiferio che ha scatenato la mia affermazione.
    I più vicini che avevano sentito le mie parole cominciano a correre di qua e di là per annunciare la buona notizia. In un battibaleno anche i maligni vengono al corrente dell’accaduto e pieni di ira se ne vanno. La povera gente come per incanto dimentica le cattiverie presi dalla gioia e speranzosi in una futura tranquillità economica. Sento una voce che urla tra la gente: “Allora è vera, Signor Ferrante, la telefonata che ho ricevuto questa mattina dal notaio? Ci regala la proprietà del nostro appartamento?”
    “Confermo la notizia!” rispondo all’interlocutore non ben identificato con un bel sorriso: “Appena i documenti saranno pronti tutti gli abitanti del Vicolo Stretto saranno chiamati alla presenza dal notaio per firmare il passaggio di proprietà.”
    Urla di gioia scoppiano tra la gente e la festa raggiunge il suo culmine. Il vento ha di nuovo cambiato direzione, sorrido soddisfatto. Io intanto studio il volto del mio Signore. Un sorriso distende i bei lineamenti…Una valanga di foto ci viene scattata e i reporter cominciano a telefonare al giornale per confermare la soffiata.
    Quando ritorna la calma e restiamo un momento soli mi dice: “Diventando mio seguace la tua immunità è decaduta e presto sarai arrestato per i crimini che hai commesso. Passerai il resto della tua vita in prigione”.
    “Lo so mio Signore, sapevo che sarebbe successo. Spero di avere il tempo di trasformare tutti i miei possedimenti per poterli portare con me.”
    “Lo avrai. Ti affido il compito di parlare di me ai carcerati, tu sarai la mia voce tra i fratelli rinchiusi”.
    “Ma come posso, io non so niente di Te e della tua legge”.
    “Racconta quello che hai pensato oggi e la scorsa notte, lo Spirito di Dio era con te. Dì loro quello che hai visto il giorno della resurrezione di Lazzaro e tutti i miracoli compiuti oggi. Non dimenticare di menzionare il tuo perdono e il mio desiderio di perdonare tutti quelli che desiderano convertirsi e crederanno in me. Dio li ama già mentre sono cattivi. Li desidera accanto a se e aspetta che loro ricambino il suo amore. Anche il carcerato, come ogni uomo, può amarlo perché Dio già lo ama e lo ha dimostrato mandando me a morire per loro. Essi sanno cosa significa espiare la colpa e possono comprendere ancora di più dei liberi quale desiderio di amore può racchiudersi nell’atto di sostituirsi a loro nel subirla e donare così il perdono conseguente.
    Quello che ora ancora non sai ti verrà rivelato dallo Spirito in seguito.”
    “Tu allora concedi il perdono caricando su di te le nostre colpe e poi cancelli la condanna offrendoti in sacrificio al posto nostro”.
    “Mi sono Incarnato diventando del tutto simile a voi, per ridurre all’impotenza, mediante la mia morte e la risurrezione, colui che della morte ha il potere e liberarvi così dalla schiavitù del peccato che vi teneva lontani dal Dio. Con il mio sacrificio diventerete figli ed eredi del Padre in Me.”
    “Allora sarai ucciso veramente?”
    “Tutto ciò che i profeti hanno annunciato si dovrà compiere”.
    “Come possono degli uomini ammazzare il Figlio di Dio?”
    “Io non morrò che come Uomo, per risorgere nel tempo stabilito, ma come Verbo non morrò. La Parola è vita e non muore. E chi accoglie la Parola ha in sé la vita e non muore in eterno, ma risorge in Dio perché io lo risorgerò.
    Oggi tu hai impiegato i tuoi uomini per proteggermi. Te l’ho lasciato fare come atto d’amore verso di me, anche se nessuno poteva nuocermi. Solo quando arriverà il momento prescelto allora Dio permetterà che il male abbia la possibilità di agire.
    E’ necessario che tutto ciò si compia perché, come agnello immolato, espierò tutti i vostri peccati, vi donerò così la salvezza eterna e Dio come Padre”.
    “E’ così allora che perdoni i peccati, prendendoli su di Te. Morirai per espiare quello che io ho commesso!”
    Dico ad alta voce cercando di assimilare il messaggio, poi, piego le ginocchia meravigliato per adorare l’immensità dell’amore del mio Signore!

    ZACCHEO: FINE RACCONTO

  7. a.b.c.

    RACCONTO: I PENSIERI DI ZACCHEO

    PREMESSA:
    La natura di Dio è infinita e, in quanto tale, non ha i limiti della natura umana. Per Iddio non vi è passato né avvenire ma tutto è presente.
    Per questo motivo possiamo pensare a Gesù che ci dice: “Quando giacevo nella culla le tue adorazioni mi erano presenti quanto quelle dei pastori e dei magi; quando annunziavo alle folle della Giudea parole che oggi ti commuovono, io ti vedevo fra i miei uditori… tu puoi vivere la mia vita, seguire i miei passi, palpitare dei miei sentimenti: quando il tuo cuore batte, sappilo, batte presso il mio”.
    (Da “Meditazione sui Vangeli” di Cf. Beaudenom)

    ZACCHEO: PRIMA PARTE

    Io sono Zaccheo Ferrante!
    Inspiro a lungo a pieni polmoni assaporando il profumo superbo del potere.
    Nessuno si permette più di ridere del mio aspetto basso e grasso, ora guardo tutti dall’alto perché li ho superati nel destreggiarmi in ciò che conta.
    Sono un grande, perché con la mia abilità e fortuna, ho dato scacco matto a tanti miei avversari, arrivando a possedere ciò che altri solo hanno sognato.
    Ho studiato e seguito la dura legge dell’alleanza con il più forte: mettiti al suo servizio ma sta pronto a scavalcarlo per il tuo profitto.
    E’ secondo questa etica che distinguo il mio agire in adeguato e utile o inappropriato e sconveniente. Conoscere il sottile limite che li separa è la prima abilità di chi è in alto. Bisogna trovare le amicizie giuste ma essere consapevoli che di nessuno ti puoi fidare.
    E’ purtroppo questo l’aspetto avverso che, con l’andare del tempo, obbliga a guardarsi allo specchio e quello che vedi non ti piace. Ci si scopre soli. L’unica vera responsabilità sei te stesso con le tue priorità, i tuoi desideri, il tuo orgoglio e la tua carriera.
    Guai aprire il tuo cuore a qualcuno perché, sai, porta solo dolore e obblighi di cui non ti puoi occupare.
    Sarebbe il tuo punto debole, dove gli avversari ti possono attaccare e i tuoi amici tradire: questo non lo si può permettere. Lo dico per esperienza.
    E’ inevitabile, infatti, che prima o poi qualcuno scappi al tuo controllo. Per questo è necessario dimostrare cosa succede a chi è solo sospettato di tale colpa non mostrando mai pietà, neanche quando questo ti fa morire dentro…
    Ero caduto anche io nella trappola che di solito costruisco agli altri, gioivo nell’aver trovato l’unico al mondo di cui ero certo di poter dire: “mi fido di lui”. Era il mio pupillo, il mio protetto e gli avevo insegnato tutto quello che sapevo: anche a non avere una coscienza. Se si è comportato così è solo merito mio. Sono un bravo insegnante, sono il migliore.
    Il suo unico errore è stato quello di non capire il limite inopportuno: sfidare il diavolo al suo gioco.
    La vittoria però mi ha distrutto. Ho eliminato il mio figlioccio, l’erede.
    Doveva saper aspettare il momento perfetto, non avere fretta…è la seconda abilità del grande: preparare la preda e portarla ad autodistruggersi.
    La colpa sarà sua e tu sarai pulito.
    Sono orgoglioso di tutto quello che dal niente sono riuscito a creare: un impero immobiliare e investimenti in tutto il mondo.
    Sono conosciuto e rispettato dai potenti e temuto dalla massa del volgo.
    Tutto sono riuscito ad ottenere!
    Respiro a pieni polmoni il potere!…
    Respiro ancora per riempire quel vuoto che mi circonda…
    Tutti mi osannano e mi riempiono di riguardi ma so che mi sono ostili, che appena possono sono sulla punta della loro lingua per criticarmi e insultarmi.
    Non ho amici sinceri e devoti…la solitudine mi ha gettato il guanto e ora purtroppo sta vincendo il duello.
    Si è alleata con la signora con la falce e quella purtroppo non si lascia corrompere. L’incubo della morte solitaria mi tormenta continuamente: tutte le persone scomparse per mio desiderio sono intorno al letto che ridono per la mia dipartita.
    Non resisto più a stare chiuso in villa!
    Prendo la decapottabile e spingo a tutta il pedale.
    Faccio sorpassi azzardati, sento la paura degli altri automobilisti nel suono dei loro claxon e l’adrenalina mi ridà vita.
    “Ti sfido alla battaglia oh morte!”
    Rido forte ma con un amaro in bocca che lo rende un suono sgradevole perché so che la guerra la vincerà lei.

    ZACCHEO: SECONDA PARTE

    Vedo in lontananza un forte lampeggio di luci e segnali di stop.
    Un grosso incidente ha bloccato la strada!
    Maledizione non ci voleva! Non è possibile che io sia costretto a stare fermo incolonnato in mezzo a tutta questa marmaglia per non so quante ore come uno qualunque!
    Decido di scendere e andare a chiedere informazioni.
    Se l’attesa è lunga posso far venire un’auto a prendermi.
    “Agente quanto ci sarà ancora da aspettare?”
    “Signor Ferrante è lei! Non so ma sicuramente è una cosa lunga, si è capovolto un camion ed entrambe i sensi di marcia sono bloccati. Se vuole però la scorto a piedi fino dall’altra parte dell’incidente e poi la conduco al suo appuntamento con una volante. Sono a sua disposizione.”
    “Mi porti al mio club in via Roma, grazie”
    “Certamente, un attimo che avverto il collega. Non si preoccupi per l’auto ci penseremo noi a riportargliela”.
    “Ecco le chiavi. E’ la Ferrari decapottabile, portatela al club e consegnate le chiavi al direttore.”
    “Come desidera, signor Ferrante, torno subito”.
    Mentre attendo, mi volto e guardo la fila interminabile di vetture che aspetta: “Massa di bestie da soma senza carisma, incapaci di emergere sia nel bene che nel male! Rimanete a cuocervi sotto il sole ancora per un po’ magari diventerete più digeribili!” dico ad alta voce e rido alla faccia loro.
    Vedo arrivare il poliziotto più in grado.
    “Signor Ferrante buongiorno, sono il sergente Enrico Esposito, al suo servizio. E’ un onore per me poterla accompagnare.” Storco la bocca e sorrido dentro notando la voglia di farsi notare che esiste anche in un semplice sottufficiale qualsiasi. Invece di coordinare le operazioni preferisce occuparsi di me… il che mi gratifica perciò lascio stare.
    Mentre c’incamminiamo, tutto impettito come se stesse facendo una sfilata, mi dice: “Purtroppo dovremo fare un centinaio di metri a piedi. L’incidente è molto esteso. Sembra che un folle abbia cercato di fare un sorpasso azzardato a destra e il camionista, per cercare di evitarlo, ha sbandato e perso il controllo del mezzo. La cisterna del camion che conteneva olio per lo smaltimento si è rotta e purtroppo buona parte della sostanza ha invaso le carreggiate. Si è incendiata con lo scontro delle prime auto. E’ stata una carneficina. Le consiglio di non guardare se è di stomaco debole, stanno ancora cercando di tirare fuori i superstiti dalle lamiere contorte.”
    Il consiglio è buono ma guardare è una tentazione irresistibile, soprattutto sentendo le urla, i lamenti e le richieste di aiuto provenienti tutte da quell’intrigo di lamiere. Giro lo sguardo. Divento pallido come un morto e rimango scioccato da quello che vedo. Un conato di vomito improvviso mi costringe a girarmi e vuotare tutto quello che ho nello stomaco.
    Credevo di essere superiore a certi spettacoli, più volte ho visto dei morti e persone ferite ma quello che mi tocca è pensare che potevo esserci io al loro posto.
    Poco fa stavo facendo la stessa cosa…
    “Signor Ferrante si sente bene?” E poi rivolto al mucchio: “Qui subito un dottore!”
    “Li lasci lavorare sto bene! Andiamo però via subito di qua, il fetore è insopportabile! Le consiglio, per il suo bene, di dimenticare quello che è successo” e m’incammino velocemente lasciando che mi segua a breve distanza di rispetto.
    Salgo in macchina e chiudo la portiera facendo un sospirone. Quelli sono spettacoli che non si dimenticano.
    Il sergente mette subito in moto e comincia a commentare il tempo: sorrido vedendo che ha deciso di seguire il mio avvertimento.

    ZACCHEO: TERZA PARTE

    Al circolo c’è un’agitazione e un fermento tutto particolare. Mucchietti di persone da ogni parte a discutere e infervorarsi su un argomento veramente inusuale in quell’ambiente: la morte e l’esistenza della vita dopo la morte.
    Signora Morte la tua tecnica è molto raffinata: prima mi fai vedere la tua potenza e capacità di colpire all’improvviso e poi anche qui non mi lasci più tranquillo? Conosco il giochetto: cerchi di spossarmi a tal punto da farmi credere di essere matto. No, non riuscirai a vincere questo duello perché conosco le tue mosse e so come difendermi.
    Mi siedo al bar e ordino un doppio cognac, sento la necessità di qualcosa di forte per riprendermi dall’incidente.
    “Ha sentito chi è arrivato in città?” dice il barista.
    “Dall’agitazione direi una grande autorità, ma parlano di morte e di vita eterna e questo mi spiazza”.
    “E’ Gesù il Nazzareno, ne ha già sentito parlare?”
    “Chi è? Un altro figlio di papà che vi ha colpito per il suo gruzzoletto?”
    “Di lui si sa che viene da un paesello sperduto, in Gerusalemme. E’ povero ma se tu gli doni soldi e preziosi li divide tra i bisognosi. Quando parla poi…Tutti rimangono incantati dai suoi discorsi perché parla con autorità. Incredibile vero?”
    “Se un povero riesce ad emergere senza aiuti esterni abbiamo una rarità da non sottovalutare. Che intenzioni ha? Si è già scoperto?”
    “Chiede a tutti di convertirsi alla sua dottrina. Se così si farà promette la vita eterna che lui solo può donare.”
    “Perbaccolina allora crede addirittura di essere un dio. Servirsi della fede per fare breccia e seguaci è già stata un’idea sfruttata e ha dato buoni frutti, ma di farsi credere dio ha il limite di doverlo dimostrare.”
    “Sicuramente è un grande santo perché solo con la sua unica parola guarisce da malattie e ferite.”
    “Davvero interessante…” se è così diventerà presto un personaggio da temere o appoggiare.
    “Adesso se ne parla tanto perché…lo conosce l’ambasciatore d’Israele?”
    “Era anche lui socio del nostro club, so che ci sono stati i funerali di stato qualche giorno fa”.
    “Proprio lui. Era un suo seguace e anche un suo amico perché lo ha ospitato tante volte.”
    “Da anni frequentava poco il club perché era affetto da una rarissima malattia che marciva i tessuti…”
    “Esatto, ed è proprio questo l’argomento della discussione: il Nazzareno che guarisce malati sconosciuti di ogni genere non ha fatto niente per guarire il suo amico. Come mai?”
    “Proprio quello che stavo argomentando prima: arriva il momento che bisogna dimostrare veramente di essere dio e a quel punto si cade”.
    “Si dice che dalla vergogna di non poterlo aiutare non si sia neanche presentato al suo funerale prendendo come scusa un viaggio all’estero. Ieri sera però ha mandato a dire alla famiglia che andrà a portare le sue condoglianze e visitare la tomba oggi pomeriggio: dopo quattro giorni che è stato sepolto! Pensa che faccia tosta!”. Scuotendo la testa.
    “Prova a recuperare il salvabile! Ormai però la storiella dei miracoli ha perso credibilità. Sarà difficile che riesca a far tacere le voci. Presto sparirà dalla scena e si ritroverà peggio che niente. Bisogna almeno dargli il merito di averci provato.”
    “Oggi pomeriggio, tutti quelli che possono, vanno vicino alla tomba dell’ambasciatore molto presto per accaparrarsi i posti migliori. Va dicendo che ha il potere di sconfiggere la morte…Vedremo!”
    “La scienza è già riuscita a ridare vita a un corpo senza segni di vita da poco ma a una persona morta in quella maniera e poi sepolta da più giorni con un’estate così calda è certamente oltre le sue potenzialità…
    Si è verificato che l’ambasciatore fosse veramente morto e che non sia una montatura?”
    “Di questo, ne può stare certo, ci sono state flotte di medici che sono andati a visitarlo per cercare di guarirlo, perciò la malattia era vera. In più, sapendo che ha questo amico santone, più medici, personaggi politici e giornalisti hanno voluto verificare il decesso.
    Morto e putrido prima ancora di essere seppellito!”.
    “A questo punto non potrà utilizzare trucchi.
    Lazzaro, figlio del grande Simone di Betania, era troppo conosciuto per poterlo sostituire.”
    “Sono state anche montate delle telecamere di sorveglianza intorno alla cappella mortuaria… Alcuni,” cominciando a parlare sottovoce e coprendo la bocca con la mano: “ meglio non fare nomi, non volevano trovarsi imbrigliati in situazioni troppi complicate…meglio prevenire”.
    “Hanno fatto bene. Questa questione comincia ad interessarmi. Telefona al mio staff per farmi mandare al più presto l’auto di rappresentanza, voglio assistere anche io all’evento.”
    “Immediatamente, signore”.
    Se così stanno le cose, c’è un altro che ti sta facendo guerra signora Morte! Voglio essere presente allo scontro e sarei veramente contento di vederti sconfitta, maledetta!

    ZACCHEO: QUARTA PARTE

    I cancelli della villa dell’ambasciatore sono spalancati e nei suoi giardini si aggira tantissima gente.
    Dalla mia posizione intercetto il colloquio tra Marta, una delle sorelle di Lazzaro, e un servo che arriva affannato. “Mia Signora il Maestro è alla grande curva dopo il Mulino!”.
    “Grazie Sebastian di essere corso a dirmelo, ora va ad avvisare anche mia sorella Maria mentre io gli vado incontro”.
    Decido di seguirla.
    Appena lo vede corre verso di lui e gli si inginocchia davanti, alquanto scossa e turbata: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, egli te la concederà”.
    Risponde Gesù: “Tuo fratello risusciterà”.
    “So che risusciterà nell’ultimo giorno”.
    “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”
    “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.
    Arriva poi anche l’altra sorella, Maria, seguita dalla gente presente alla villa: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
    Maria piange disperata e con lei anche tutti i Giudei che l’hanno seguita dalla villa. Gesù si commuove profondamente per tanto dolore e turbato chiede: “Dove l’avete sepolto?”
    Gli dicono: “Signore, vieni a vedere!”.
    Mentre percorre la strada per arrivare alla tomba Gesù piange.
    Alcuni Giudei commentano tra loro: “Vedi come l’amava!”.
    Ma altri rispondono: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.
    Devo ammettere che, se è finta, la scena dal pianto è stata di grande effetto e riuscita perfettamente. Ha già qualcuno che si è messo dalla sua parte. Ci sa fare…
    Arriviamo davanti alla grossa pietra, che chiude l’entrata del sepolcro.
    Gesù ancora profondamente commosso esclama: “Togliete la pietra!”.
    Gli rispose Marta: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni!”.
    “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”.
    Marta fa cenno ai suoi servi di ubbidire agli ordini del Maestro e la pietra viene tolta.
    Un puzzo orrendo, proveniente dalla tomba, riempie l’aria.
    Mentre Gesù alza il volto verso il cielo, come se stesse rivolgendo una preghiera silenziosa, rimango colpito dalla maestosa potenza che irradia la sua persona.
    Poco fa non era così.
    Mi dà l’idea di essere colpito dal calore di un cono di raggi solari in una giornata fredda e umida. A un tratto nell’aria appena più densa percepisco una presenza sconosciuta e invisibile, sento il fruscio di un vento leggero ma che in realtà è velocissimo… una sensazione che non so identificare perché non l’ho mai provata ma sembra che il mio spirito ne abbia giovamento. L’olezzo della tomba va in secondo piano rispetto a questo nettare di cui mi accorgo di esserne ghiotto.
    Curioso do una sbirciatina intorno e mi meraviglio che nessuno sembra accorgersene. Continuano a storcere il naso e sbuffano per la pausa. Sembro io quando in tv la tirano lunga prima di darti i risultati di una votazione per alzare la suspense.
    Gesù alza anche le braccia con il palmo verso l’alto e dice: “Padre ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”.
    E detto questo, grida a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”.
    Il morto esce con i piedi e le mani avvolte in bende e il volto coperto da un sudario.

    LAZZARO: SESTA PARTE

    Gesù ordina loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
    Il respiro mi si paralizza, è vivo!
    Mentre guardo il momento in cui gli tolgono il sudario dal volto ancora imbrattato dagli umori putridi della morte e glielo puliscono alla meglio con le poche cose che hanno a disposizione realizzo meravigliato l’odio e il disappunto che si aggira tra gli spettatori.
    Perché non esultano di gioia?…Comprendo poi il motivo: hanno paura di perdere voti e potere.
    Sto zitto, non conviene dimostrarsi amici del nemico, la loro faccia dura e livida non promette niente di buono.
    Mi accorgo che Gesù è tornato normale, non emana più quell’energia, come un rubinetto che viene chiuso.
    Prima cosa: lo zombi è veramente l’ambasciatore non ci sono dubbi in proposito. L’aspetto è il medesimo ma anche il modo di muoversi studiato e signorile lo identificano. Secondo: non voglio perdere neanche di vista l’entrata della tomba, qualcuno potrebbe approfittare della concitazione del momento per portare via prove importanti. Nessuno, però, la prende più in considerazione.
    Un giornalista ha un altro scoppio di meraviglia: “Guardategli la pelle del volto e delle mani! E’ tornata rosea e perfetta! Non ci sono più le piaghe purulente! E’ incredibile!”.
    Gli tolgono anche il resto dei vestiti per pulirlo dal marcio. Il fetore di morte si spande ancora nell’aria. Lo aiutano a ripulirsi alla meglio mentre aspettano l’arrivo di servi dalla villa con il necessario per lavarsi e vestiti puliti. Cerca di farsi coprire con un piccolo drappo dagli sguardi indiscreti, ma si nota ugualmente che tutta la pelle è sana e rosea, perfetta e senza nessuna cicatrice in tutto il corpo.
    Il Maestro, perché è così che chiamano Gesù, ordina anche che gli portino da mangiare.
    Lazzaro, appena ha finito di vestirsi, si nutre assaporando con gusto ma anche con alta signorilità nelle movenze le vivande che gli hanno portato, per niente imbarazzato di doverlo fare davanti a tanta gente. Discorre intanto con le sorelle con affabilità, esterrefatte pure loro nel vederlo sano e vivo.
    Continuo a sentire il sapore dell’odio e dell’ira scorrere come un torrente in piena nel gruppo delle alte autorità. Vedremo cosa viene scritto sui giornali di domani…conosco i miei polli. Li lascio poi ribollire nei loro dispiaceri, io invece sto esultando dentro di me così tanto che se non fossi osservato farei la danza indiana della vittoria! Esiste? Non so ma inventerei nuovi passi.
    Lazzaro viene scortato fino ad un’auto accompagnato dal Maestro e dalle sorelle.
    Non riuscendo a fare interviste, i giornalisti corrono via per andare a scrivere il loro articolo.
    Anche gli spettatori a crocchi si allontanano parlottando a bassa voce e telefonando a più non posso. Riusciranno come al solito, i nostri eroi, ad insabbiare la verità con confusioni e dubbi? Neanche a chiederselo. Scuoto la testa e faccio un sospiro.
    Finalmente rimango solo. Voglio andare a fare personalmente un controllo alla tomba. Devo pormi sul naso il fazzoletto, il fetore è insopportabile. Entro: il puzzo di corpo in decomposizione è autentico perché non esistono contenitori, sostanze sparse o altri cadaveri per simulare l’effetto. Controllo il punto in cui era stato depositato il corpo: ci sono ancora presenti macchie di sostanza putrida. Non vedo da nessuna parte possibili nascondigli per bombole d’ossigeno o quant’altro per permettere a una persona di sopravvivere in quella stanza sigillata e satura di olezzo. Provo a cercare possibili entrate nascoste tastando le pareti, il loculo vero e proprio e controllando le piastrelle del pavimento se sono cementate a dovere. Per essere sicuro accendo anche la fiamma dell’accendino per verificare se ci sono spifferi. Tutto è in regola. Esco a respirare aria pulita. Sono entrato dopo del tempo che la grande pietra è stata rimossa e il puzzo è ancora presente.
    Secondo il mio parere era impossibile provare a stare chiusi là dentro neanche per un enorme vantaggio. Considerando poi: che l’ambasciatore non è un poveretto, che tutta la messinscena della malattia sarebbe stata enorme da portare avanti per lungo tempo e da troppa gente verificata, io sono convinto che l’evento a cui ho assistito corrisponde a realtà.
    Mi sento soddisfatto del sopraluogo effettuato e mi dirigo all’auto.
    In effetti, mi stupisco che non abbiano transennato il posto ed esaminato con degli esperti il luogo della sepoltura…forse non volevano ulteriori testimoni per di più considerati esperti in materia.
    Lascio perdere quei pensieri…Non voglio fare ragionamenti a caldo, desidero solo godermi l’esultanza di quella vittoria sulla morte.
    “A casa Luigi” dico all’autista.
    “Subito Signore”.
    “Fammi trovare, per cortesia, a colazione tutte le testate dei quotidiani comprese quelle di questa sera.”
    “Non mancherò Signor Ferrante”.
    “Dimenticavo, c’è la mia decapottabile al circolo e le chiavi le ha il direttore del club. Fatti accompagnare da Carlos questa sera per riportarla alla villa.”
    “Sarà fatto, Signore”.

    ZACCHEO: SETTIMA PARTE

    Dopo una bella doccia e una cena leggera mi gusto il cognac stravecchio delle grandi occasioni rilassato sul dondolo nella frescura della notte.
    Brindo al tuo successo Gesù Nazzareno: hai battuto la morte, mi hai dimostrato il tuo potere proprio dove io ho fallito miseramente.
    Tu emergi proprio dove ogni uomo è costretto a dichiarare il suo fallimento.
    E’ questa la tua potenza!
    Sei uomo ma il tuo potere è superiore e paragonabile solo al miracolo della vita che può fare Dio…
    Pensandoci…
    Tu sei realmente Dio!…
    E’ vero, altri profeti hanno ridato la vita invocando Dio ma la verità sta nel miracolo unito a ciò che tu hai detto: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.” Nessun profeta nei Libri Sacri si è mai permesso di dichiarare in se una potenza simile ma l’ha sempre e solo data a Dio. Non solo, nessun profeta ha mai chiamato Padre, Dio, mentre sta sprigionando una potenza miracolosa così grande, con un’intimità palpabile così evidente. Come potrebbe Iddio infondere in te una tale potenza di miracolo mentre tu menti sulla natura dei rapporti che hai con Lui? Come potresti avere la certezza che Dio ascolterà la tua richiesta tanto da ringraziarlo in anticipo pubblicamente se la tua intimità e conoscenza di Lui non fosse reale? Hai messo in gioco tutta la tua credibilità con una sicurezza invidiabile!
    O sei il più grande illusionista della storia o sei veramente il Figlio di Dio!
    Gli altri possono pensare quello che vogliono ma a me basta questo!
    Non hai guarito il tuo amico nella malattia perché era necessario che morisse per dare testimonianza che esiste il Dio creatore, che tu ne sei il Figlio incarnato e che chiunque crede e segue te può essere certo che, anche se muore, vivrà.
    Com’è avvenuto il miracolo? Gesù ha pregato il Signore prima silenziosamente e poi ad alta voce… Non sono state certamente le parole che ho sentito a compierlo. Esse, infatti, erano state solo pronunciate per nostra comprensione, come ringraziamento e conclusione del dialogo vero ed intimo avvenuto in precedenza. Non posso sapere cosa si siano detti ma il risultato è ben chiaro: lo scambio d’amore intercorso tra Padre e Figlio ha compiuto il miracolo… Questo m’insegna il linguaggio gradito a Dio e come dovrei dialogare con lui… rimango un attimo sbalordito per la mia scoperta, scuoto la testa come per ritornare in me e poi dico a voce alta rivolto alla mia avversaria: “Signora Morte il tuo potere non è più assoluto, ora ti presento il nostro campione che ha il potere di batterti per tutti gli uomini che lo seguono!” Rido soddisfatto e alzo il bicchiere alla sua salute.
    Tutto questo è grandioso!
    Comincio a eccitarmi per ciò che ho realizzato e finalmente mi faccio il mio ballo della vittoria! Dura poco però, il mio fiato non è più quello di una volta.
    Brindo alla bontà di Dio che ha mandato suo Figlio per salvare le sue creature dalla condanna mortale!
    Chiudo gli occhi e cerco di calmarmi, voglio ragionarci bene, un concetto simile potrebbe impormi di cambiare totalmente la vita. Voglio essere sicuro di quello che dico.

    ZACCHEO: OTTAVA PARTE

    Partiamo dall’evidenza:
    un uomo è morto da qualche giorno e la sua decomposizione è già avanzata.
    Non ho mai saputo che uno scienziato o un sapiens in genere abbia ottenuto la resurrezione di un uomo in quelle condizioni neanche supplicando la natura in tutte le sue forme. Essa ha bisogno di anni e generazioni per ottenere delle modifiche nelle varie specie e, se avvengono, sono errori di percorso scoperti più utili delle doti normali dei più e, sui quali, quindi, hanno un vantaggio nella selezione naturale di sopravvivenza.
    Perciò, la cara teoria che l’universo si sia formato da se, è delegittimata dal miracolo di resurrezione, interpretato come risposta immediata alla richiesta precisa al Padre, Dio creatore. Se poi Lui ha creduto buona cosa l’evoluzione questo è un altro paio di maniche.
    Non sono le leggi dello Stato che comandano. Esse sono emanazioni di un Governo che le ha create per dare ordine. L’uomo ha copiato Dio nel suo ordinamento ma si rifiuta di concepirne l’esistenza fermandosi ad attribuire il suo potere alle leggi naturali ed evolutive che ha creato. Ammettere l’esistenza del Creatore equivale a diminuire la superiorità umana, l’ego ne risentirebbe troppo.
    Ma il Padre esiste e il Figlio con lui uniti da un Effluvio d’Amore in Dio uno e trino.
    Lo Spirito Dio, tutt’uno con il Creatore che creava e il Figlio ispiratore che pronunciava il comando, premuto dal desiderio di amare non solo se stesso nel Padre e nel Figlio ma anche un numero infinito di creature, ha creato l’universo e alla fine l’uomo, il più amato tra i creati, capace di giungere a partecipare alla gloria dell’Altissimo, per grazia di Dio e volontà propria.
    Concludendo Dio esiste, ci ascolta e interviene sostenendoci e aiutandoci se viviamo e crediamo in lui.
    Come chiedergli aiuto? Con una preghiera insistente e fiduciosa in vista di uno scopo giusto e puro.
    La scala di valori e d’idee che utilizzerà non sarà però la nostra, ristretta al momento presente e solo al piccolo mondo che ci circonda, ma secondo la sua sapienza, che ingloba tutta la nostra vita in un sempre presente di passato, presente e futuro, inserita nel quadro del suo progetto di amore eterno per tutta l’umanità di ogni tempo. In qualsiasi modo la preghiera venga ascoltata ed esaudita, essa, non sarà inutile, aprirà i cieli e la fede salverà l’anima.

    ZACCHEO: NONA PARTE

    Torno all’evidenza dell’uomo morto.
    Fino a questo momento si sarebbe potuto anche pensare che i ricordi e tutto il conosciuto di una persona vengano distrutti con la decomposizione del cervello, ora non più, perché, quando Lazzaro è apparso dal sepolcro, ricordava tutto il suo passato terreno. Perciò, se ne deduce che la personalità di un individuo non è ubicata nel corpo ma nello spirito vitale che lo rende unico e insostituibile.
    Lo spirito che è entrato in Lazzaro ridandone vita non è uno spirito nuovo, come quello di un bebè che deve imparare tutto compreso il parlare e il camminare, ma è già ben conscio, consapevole nel suo agire e delle persone che lo circondano. Ne segue che lo spirito dopo la morte continua a esistere, non ci annulliamo completamente, ma ciò che noi siamo nel nostro sentire continua a essere anche dopo la perdita del corpo. Diventa perciò improponibile il pensiero che dopo la morte siamo inseriti in un altro essere vivente uomo o animale perché permarrebbe il ricordo di una vita precedente, il che non è, perché ogni neonato deve imparare a conoscere ogni cosa.
    Che senso avrebbe la permanenza dei ricordi se tutto deve essere poi cancellato per ricominciare di nuovo? Che senso avrebbe la nostra vita e tutto questo dispendio di energie divine?
    Tutto l’universo può essere considerato solo come un gioco per un dio annoiato o Egli è veramente impegnato come un artista a vegliare sulla sua opera fino a quando non realizzerà in essa l’idea creatrice che lo ha mosso?
    Colui che è autonomo in se stesso e, solo con un comando del pensiero e la sua illimitata sapienza, ha creato perfetta ogni cosa dal niente deve avere avuto uno scopo importante, su noi uomini, per impegnarsi a fare tanto: un’infinita continua creazione per mantenere in vita ogni pianta, ogni organismo a nostro esclusivo interesse e uso.
    L’insieme del creato potrebbe essere paragonato all’utero di una gestante. Esso, infatti, contiene in se tutti gli elementi e le sostanze necessarie per lo sviluppo del feto per prepararlo alla vita futura. Significativo il fatto che il bambino, racchiuso nel ventre della madre, non può avere una visione concreta di essa, ma solo di ciò che lei gli fornisce di sé per il suo sviluppo. Solo alla nascita esso potrà conoscere, e averne la visione, della mamma che lo ha portato in grembo per così tanto tempo. Dei nove non rimangono ricordi ma un segno indelebile della nostra provenienza corporale che ci muove a ricercare, se non la conosciamo, la madre fisiologica, per darci quel senso di completezza che altrimenti ci manca. Così la nostra anima non ha ricordi di Dio ma è spinta, dalla scintilla d’amore racchiusa in se, a ricongiungersi all’Altissimo da cui scaturisce.
    Gli uomini poi sono tutti diversi per fisico o anche solo per carattere, attitudini e doni.
    L’evidente dedotta conseguenza è che non siamo stati creati in serie: ognuno di noi è stato volutamente e intensamente desiderato da Dio affinché il suo pensiero diventasse creatura e amato tanto da infondere in noi il dono, che è parte di se, di uno spirito immortale capace di fede e di ragione nella sua libertà di pensiero. Ogni uomo perciò ha la sua individualità e il suo scopo da realizzare, diverso da chiunque altro, all’interno di un quadro divino molto più grande e del quale facciamo tutti parte.
    Toccherà poi a noi scegliere se il nostro colore sarà primizia e degno di essere adoperato per impreziosire e illuminare la tela del creato.

    ZACCHEO: DECIMA PARTE

    Dio che ha il potere di fare tutto questo è costretto a riciclare il nostro spirito resettandolo per la generazione successiva? Che spreco di tempo e di energia! Pensare poi che uno spirito umano sia rinchiuso alla fine della sua vita in un animale, in un vegetale o in una materia sarebbe una vera crudeltà perché si sentirebbe incatenato in tutte le sue potenzialità di pensiero in una creatura meno prestante…Tale possibilità è talmente fuori di testa che non la prendo più in considerazione.
    Torniamo agli uomini.
    Può creare illimitatamente ogni cosa ma solo un numero limitato di anime umane? Ciò che è infinito allora non lo è perché vi troveremmo un limite nella sua potenza.
    Potrebbe resettare unicamente le anime dei cattivi e riutilizzarle solo fino a quando non gli saranno finalmente gradite?
    Se un uomo muore cattivo è uno scarto e l’artista che ama la sua opera non utilizza materiale scadente nel compierla se ha infinite primizie a sua disposizione.
    Questo ragionamento mi porta a dichiarare: la parte spirituale che da movimento al nostro corpo non perde i suoi ricordi ma rimane arricchita o ferita da ogni nostra decisione ed esperienza positiva e negativa, che ha in carico al momento della morte, in eterno.
    Inoltre, colui che ha il potere di creare ogni cosa dal niente non ha problemi anche nel ripristinare ciò che la morte ha decomposto, cioè il nostro corpo rendendolo anche più sano, bello e perfetto. La morte fisica dell’uomo non ha un potere assoluto, Dio domina anche su di lei ed è capace di riunire in qualunque momento il corpo decomposto con il suo spirito. Ne consegue che alla morte anche la parte fisica non la perdiamo per sempre, ma può essere considerata dormiente, in attesa di un comando divino che ce ne ridia l’utilizzo, nella forma resa perfetta dalla resurrezione per l’eternità,
    in quanto il contatto diretto con Dio implica, di per sé, la perfezione di entrambe le nature fisica e spirituale.

    ZACCHEO: UNDICESIMA PARTE

    Ma se la parte che conta è il nostro spirito perché chiamiamo vita questo piccolo lasso di tempo nel corpo e morte ciò che in realtà è inizio di eternità?…
    Che sia, per la nostra incredulità?…
    Perché un tale dispendio di energie divine per farcelo attraversare?
    Deve avere un obbiettivo importante da realizzare…
    Alla nascita noi siamo già forniti di un pacchetto di capacità e potenzialità.
    Ogni dono di Dio deve avere un suo scopo. Alcuni sono necessari per vivere altri, invece, ci permettono di fare una scelta libera e consapevole di quello che vogliamo per il nostro futuro di eternità: stare con lui o lontani da lui in eterno.
    Ecco il senso della vita terrena!
    Il motivo della nostra permanenza qui coincide, infatti, con la ricerca della consapevolezza dell’esistenza di Dio creatore e poi, di conseguenza, nella nostra risposta a ciò che attestiamo:
    – Con la volontà di amare totalmente Dio;
    – L’abbandono ai suoi voleri;
    – La pratica delle virtù;
    – E il dominio delle passioni.
    Avvicinandosi alla perfezione, si diventerà sempre più intimi di Dio. Si avrà a disposizione luce, sapienza e intelligenza trasfuse che vanno ben oltre le potenzialità normali del soggetto. Questi doni, però, non sono continui, ma utilizzabili solo nei momenti in cui il Signore si serve di noi. Normalmente, lo stato è, per così dire, crepuscolare: permangono le capacità naturali ma si acquista una maggiore consapevolezza interiore che conduce a una norma di vita diretta alla santità.
    Il frutto, presente al momento della morte, lo porteremo con noi per l’eternità. Esso è il nostro investimento in moneta celeste che nessuno potrà sottrarci e capace di farci salire i piani alti della gloria.
    Al momento della nostra dipartita terrena, infatti, saremo giudicati su come avremo corrisposto ai doni continui di Dio, sull’amore contraccambiato.

    ZACCHEO: DODICESIMA PARTE

    Cosa c’è di più intelligente di un cervello umano?
    Più cervelli che si adoperano al raggiungimento dello stesso scopo.
    Facciamo parte di un insieme in continuo divenire e le nostre esperienze e scoperte le possiamo tramandare di generazione in generazione; perciò, chi viene dopo, non riparte sempre dall’inizio ma da ciò che è stato a lui lasciato dai suoi precursori.
    Il compito del discendente, fatta la sua scelta di fede, sarà quello di affinare ciò che è già stabilito.
    Il Padre si è servito di Mosè per donarci le tavole della legge… Perché non ha scelto un altro uomo, allora, invece di scomodare suo Figlio, per mostrarci l’amore con il quale vanno seguite nella pratica?
    L’essere umano, ancora abitante della Terra, anche se s’innalza volendo a vette altissime, rimane peccatore agli occhi del Perfettissimo. Così, prima ancora che l’uomo fosse, il Padre ha preparato il Salvatore, colui che ha il potere di perdonare, il Figlio amato sopra ogni misura, per cui tutto è stato fatto.
    Inoltre sicuro è che con lui non abbiamo più scuse d’ignorare la volontà del Creatore: è l’unico che lo può conoscere come Egli è.
    Con Gesù impariamo a interpretare la sua legge, quale dovrebbe essere il nostro stile di vita e il nostro rapporto con Dio e gli altri uomini.

    ZACCHEO: TREDICESIMA PARTE

    E’ Gesù ora il potente da seguire e servire! La nostra risposta deve provenire da un sentimento concreto, composto da volontà amorosa nello spirito coordinata con l’azione nella pratica quotidiana. Un atteggiamento tanto abituale che si trasformerà in ordinario e naturale. E’ la costanza, infatti, a confermare la lealtà e la validità della risposta. Dovremmo arrivare a comportarci come le candele. Non fanno fatica a dare luce quando sono accese perché è nella loro natura.
    Come capo, anche io ricerco nei miei uomini la stessa cosa. Appena assumo qualcuno non mi fido subito di lui, ma l’osservo in più prove per lungo tempo e solo pian piano potrà salire i gradi del mio rispetto.
    Mi sono capitati individui che all’apparenza mi parevano perfetti: mi venivano davanti con moine e doni per avere i miei favori, ma poi, appena si allontavano dal mio cospetto o si credevano non osservati, compivano ciò che ho proibito.
    Pensano che siano i salamelecchi ciò che conta per un capo? Si sbagliano di grosso! Anche se tu fai dei sacrifici per presentargli doni ma poi disobbedisci ai suoi comandi come puoi pensare che lui sia contento di te? L’obbedienza e la docilità alla mia volontà sono le doti che maggiormente apprezzo in un mio uomo e penso che lo siano anche per il Signore.
    Se persevera nell’insubordinazione lo ritengo un sovversivo e anche il solo alterare di poco un mio ordine un affronto alla mia autorità, figuriamoci se fossi dio!
    La ribellione la considererei un peccato di divinazione, perché metterebbe se stesso o un altro come signore al mio posto. La piccola disobbedienza, invece, mancanza di giustizia e un peccato d’infedeltà a me, suo unico Dio, perché ha valutato altre questioni o idee più valide o importanti della mia.
    Per avere il mio perdono, non basta ricominciare a seguire le mie direttive, ma deve venire da me o da un mio incaricato e chiederlo con cuore contrito. Il perdono non è obbligatorio ma è legato alla mia misericordia. Devo essere certo del suo pentimento e che abbia davvero rinunciato a ripetere quell’atto iniquo.
    Se pecchiamo contro Dio la nostra mancanza assume dimensioni enormi perché si eleva in corrispondenza della sua infinità.
    Guardandola in questa prospettiva, l’impresa di chiedere il suo perdono, sembrerebbe da scartare a priori. Saremmo tentati a credere: “Il mio peccato è troppo grande non mi perdonerà mai” e invece di andare da lui e chiedere pietà gli fuggiremmo per paura. Facendo così mancheremmo ancora enormemente. E’ vero che Dio è giustizia ma, questa, è anche mitigata dalla sua misericordia. Negando la possibilità del suo perdono faremmo affronto al suo dono più grande.
    Gesù, infatti, oggi ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.”
    Il peccato è la morte e Gesù è colui che ridà la vita perdonando.
    Il perdono è la manifestazione più grande dell’Amore di Dio per l’uomo e la motivazione fondamentale dell’Incarnazione. Il Figlio, infatti, ha accettato di condividere la nostra condizione umana per sperimentare la prova e la sofferenza e diventare, così, il valido mediatore tra noi e il Padre. Egli ci purifica e affina per poterci presentare mondi e graditi al Signore.
    Se l’uniamo al senso della nostra esistenza terrena ne consegue che l’uomo ha il tempo di tutta la sua permanenza nel corpo per decidere definitivamente se stare con Dio. Se dimostrerà di essere suo anche solo per desiderio nell’ultimo istante di vita, il suo passato da ribelle verrà perdonato. Sarebbe alquanto comodo, però, aspettare, di prassi, di ridursi all’ultimo momento! Potremmo vivere tutta la vita facendo quello che ci pare!
    Comincio a grattarmi la testa e a camminare su e giù agitato. Peccato che non funzioni così!
    Tantissimi, se si domandasse loro: “Credi nell’esistenza di Dio?”, risponderebbero affermativamente; poi riescono a vivere come se non esistesse. Logicamente parlando non ha alcun senso, ma agiscono così. Riuscirei io a fare altrettanto?… Non potrei più essere sereno. Come fanno a nascondere a se stessi il fondamento della loro esistenza e l’evidente conseguenza per un istante di godimento? Perché l’esperienza terrena è un nulla rispetto a un tempo infinito! A me viene la cagarella a pensare a un’eternità di sofferenza! Non ho scampo!… Sto male… Se avessi il cancro farei di tutto per guarire, anche spendere tutti i miei averi… E questa malattia ha un termine l’altra no! Se non mi converto adesso sarei un ribelle pure io!
    Che tutti aspettino l’ultimo istante per chiedere perdono?
    Non capiscono che è un azzardo e un prendersi gioco di Dio?
    Si può anche morire nel sonno, in coma o in qualsiasi altro evento che non ti possa permettere di chiedere perdono… ciò che per noi è più importante non può essere relegato e ridotto all’ultimo!
    Altra considerazione: E’ un dato di fatto che Dio conosca i nostri pensieri. Non crediamo che si possa sentire preso per il naso?
    Il perdono è un dono gratuito e, come tale, non è obbligato il Signore a concederci la sua misericordia! Cosa fareste voi a un individuo che vi ha fatto le boccacce per tutta la vita, irridendovi per la vostra bontà, già consapevole di chi siete e con il progetto: “Chiederò perdono all’ultimo così intanto faccio quello che voglio!” Accettereste le sue scuse quando il momento arriva? Ricordiamoci sempre che la confessione deve essere eseguita da un cuore completamente pentito e tanto schifato di se stesso per quello che si è commesso per decidersi di non farlo più, altrimenti non serve a niente. Anche questo sentimento è un dono, pensate che possa concedervelo? Non abbiamo la scusante di essere stati idioti o incapaci di prendere una decisione per tutta la vita.
    Dio ci concede dei momenti in cui possiamo riflettere su come siamo e la libertà, anche da ingerenze esterne, di prendere una decisione. Non sappiamo quando ci siano e perciò non possiamo avere la certezza di averne un altro più avanti o addirittura alla fine.
    Credo che questo sia per me uno di quei momenti. Da dove viene tutto questo desiderio di approfondimento e la capacità per attuarlo?… Se mi volessi tirare indietro ora, l’unica possibilità sarebbe quella di deviare i miei pensieri verso un’interpretazione della legge del Padre del tutto personale… Seguirei allora non più Dio ma il virus, elevato a dio, del mio io che ha storpiato la Verità per crearne una nuova più comoda alle sue esigenze. Facendo così però rifiuterei il dono di Dio e sarei anche un irriducibile consapevole! Cosa sarebbe servito l’insegnamento di Gesù? A niente!
    Diventerei come quei praticanti assidui che lodano e incensano Dio per scopi propri, convincendosi di essere nel giusto, ma lo fuggono con pensieri e azioni!
    Il classico cioccolatino ripieno di letame!
    Mi vengono i brividi al solo pensarci! Ora dopo ora, ogni preghiera sarebbe un insulto al Signore e la sua presenza non sarebbe per me né medicina né salvezza.
    La cattiveria non si ammorbidirebbe e le sorgenti del male continuerebbero a versare i loro veleni indisturbate. Chi sta volontariamente nel male non ha diritto a usufruire del dono della purificazione! Anche se Dio lo perdonasse, un attimo dopo riprenderebbe le solite abitudini inique come se niente fosse, non avrebbe senso. Il peccato sta proprio nella consapevolezza e nella volontà della nostra decisione di fare il male.
    E non si dica che questa affermazione non si è mai fatta!
    Io ho sempre saputo nel mio intimo che quello che facevo erano cose cattive! L’ho sentito dentro, almeno all’inizio, poi non ci ho più pensato: sai di essere così e ci fai il callo. Mi dicevo: “Si fa così, è parte del mio lavoro e della mia posizione, non è colpa mia, tutti i potenti lo fanno per mantenersi tali…”.
    Come quelli che frequentano maghi e chiromanti per parlare con i morti o farsi predire il futuro, lo sanno che Dio non vuole ma sembra che non possano fare a meno di loro.
    Perché hanno bisogno di una fattucchiera per avere delle risposte? Hanno un Dio, ben più sapiente e di sicura affidabilità a cui rivolgersi!
    Si creano dei inaffidabili e bugiardi per ricercare conferme sulle Verità di Dio, la questione non ha senso. Vogliono risposte su come comportarsi? Chiedano a Dio la sua luce, la sua sapienza e il suo discernimento! Vogliono sapere se esiste un futuro eterno? Il Figlio ce l’ha dimostrato anche oggi, ma è sufficiente anche solo credere che esista Dio. Esso è sicuramente contornato da una corte composta da spiriti eterni come lui.
    Vogliono stare in contatto con i loro cari? Preghino Dio per loro perché la comunione dei santi non è un’utopia! Hanno bisogno di aiuto? Chi più di Dio può sostenerli nei momenti difficili!
    Tutto quello che ricerchiamo più del concesso è scavalcare un suo ordine preciso e assoluto! Ciò che ha predisposto che non possiamo conoscere prima del tempo stabilito dobbiamo accettarlo con fede e fiducia verso di lui. Il di più non è necessario o è dannoso alla nostra edificazione.
    Se non credono nell’immortalità dell’anima perché cercano di contattare i propri cari? Essi sarebbero solo un mucchio di ossa putride.
    Come fanno, inoltre, a credere in doni superiori, come la possibilità di conoscere il domani, se non esiste neanche Dio per concederli? Fanno idoli delle creature per cercare sicurezze sulla salute, i soldi, l’amore e il futuro ma non credono al vero Dio padrone e Signore su tutto il creato: non ha senso!
    Altra considerazione.
    Se Dio ha deciso così, come si può pensare che dia il dono a tante persone di dialogare a loro piacimento del più e del meno con i trapassati? A me viene la puzza di bruciato sotto il naso! Se ha stabilito che il futuro è bene non conoscerlo perché basterebbe un mazzo di carte e un po’ di buona interpretazione per averlo così chiaro? Non si potrebbe pensare che esistano anche altre potenze contrarie a Dio che scimmiottano i suoi doni e inducono a queste pratiche per allontanarci dal Signore clandestinamente? Pochi decidono apertamente per il male ma molti vengono attratti da esso perché nascosto da una parvenza di bene. Si dice: “Che male può fare?” e si pensa: mi aiuterebbe a superare il lutto, la depressione, l’ansia del domani o anche solo per divertimento…
    Tutto questo è allontanarsi volontariamente dal Signore!
    In verità se è Dio a comandarlo gli spiriti celesti, possono venire a noi per farci conoscere delle sue volontà ma non deve assolutamente essere una forzatura umana. In questo caso si parlerebbe di occulto e non di soprannaturale. Gli spiriti sono ugualmente richiamati ma chi si presenta non fa certo parte delle schiere celesti! Essi si presentano per idolatria dell’uomo a Satana idolo e non possono mai portare delle verità.
    Dio viene sempre di sua iniziativa. Non si piega al volere umano né a magiche formule.
    Ho parlato sempre di obbedire al Signore per timore e paura ma incamminati alla santità saranno quelli che lo faranno per amore di Lui. Come i bambini che seguono la volontà dei genitori perché si sentono amati e così li riamano.
    Accetteranno allora di combattere contro le proprie debolezze, le proposte svianti del mondo e del maligno con una determinazione che va oltre la normale sopportazione.
    Se nella sfida di oggi hanno vinto, il domani proporrà loro uno scontro, forse simile al precedente, ma più sottile e impegnativo da portare avanti. Se hanno perso, avranno magari la stessa battaglia ma con uno schifo di se sempre più alto. Fino a quando, non sopportando più il dolore e il rimorso delle continue sconfitte, si ribelleranno alla propria schiavitù e riusciranno a pronunciare quel fatidico no, che è vittoria contro ogni sollecitazione alla deviazione per quella mancanza.
    Vi sono così tanti tipi di no che purtroppo dobbiamo imparare a pronunciare! E, quando un no è detto, dev’essere sempre protetto da una continua sorveglianza d’intendimento e dall’integrità nell’agire. Più si va avanti più i fronti su cui si combatte aumentano perché è più luminosa la luce della moralità che è in noi. La monotonia della vita senza scossoni non sarà più il problema. Al contrario si desidererà, perché le battaglie continue e incalzanti che si accavallano e s’intrecciano tolgono il respiro. Il prode guerriero, stanco ma vittorioso, troverà alla sera il dono più grande: l’amicizia di Dio che è pace e serenità di spirito per il suo riposo.
    E’ facile parlare degli altri e al plurale ma in realtà sono io che devo cambiare! Sono io che devo smettere di sentirmi vivo rischiando la vita in cerca di adrenalina ma prendendo la decisione di iniziare la sfida del cambiamento totale! Ho l’obbligo di prepararmi al vero evento importante di tutta l’esistenza che è il giudizio sulla vita terrena.
    Perché, sicuramente, il giudizio ci sarà: la legge di Dio non è impositiva ma la sua richiesta di una scelta implica alla fine una separazione tra chi ha seguito una strada e chi l’altra.
    Ma se tutti gli spiriti sono immortali, cosa significa la frase: chi segue me avrà la vita eterna?
    Anche chi non lo segue ha lo spirito immortale.
    Partiamo da un altro dato di fatto: Gesù non resterà sulla terra per sempre.
    Finita la sua missione è facile pensare che ritorni da dov’è venuto: da Colui che l’ha mandato. Chi è con Gesù, quindi, troverà Dio Padre e resterà con loro per l’eternità partecipando della beatitudine dei santi. Coloro che lo rifiutano saranno allontanati e considerati non degni di partecipare alla gloria di Dio nel suo regno. Come noi abbiamo disconosciuto il Figlio, così Dio non ci accetterà come suoi eredi e quindi non saremo legittimati a condividere la sua dimora con Lui.
    Ma se in tutto ciò che esiste vi è la presenza Signore dove andranno gli allontanati?… Penso a un luogo stabilito da Dio, nel quale ha predisposto che non vi sarà percezione di sé e dove sarà racchiuso tutto ciò che è male. Perciò per morte, potrebbe intendersi lontananza e preclusione eterna dal godere della presenza di Dio. Questo implicherà dolore per la conoscenza di quello che si è perso, odio verso se stessi e gli altri e la sofferenza più grande che è la consapevolezza di non più poter cambiare le cose per l’eternità. La mancanza totale dell’amore implica odio e dolore perfetti.
    Se noi siamo convinti che Gesù è il Figlio di Dio dobbiamo prestare fede e speranza nella sua verità. Interessi non avrebbe per farci credere il contrario e il suo atteggiamento è così coerente in tutto quello che fa e dice che conferma di partecipare allo stesso desiderio di Dio Padre di averci nella loro gloria.
    Considerando la sua potenza, la sua sapienza potrebbe comportarsi come un dittatore e fare di tutta la razza umana una serva ai suoi piedi. Invece viene a noi come fratello e amico, ci incita con amore a comprendere il significato dei segni che compie per spronarci a credere in lui rispettando la nostra libertà di scelta. Anche questo potrebbe essere considerato un segno di quello che è veramente: l’impressionante rifiuto di tutto ciò che per la società è simbolo di desiderio e traguardo.

    CONTINUA IL RACCONTO NEL COMMENTO QUI DI SEGUITO

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