MASSIMO BIGLINO E LA BIBBIA EXTRATERRESTRE

In questo periodo sto venendo a contatto con i più disparati esotismi spirituali, i quali, al di là delle particolarità che potranno fare sorridere qualcuno, io credo che possano potere creare turbamento interiore e confusione culturale in coloro che si trovano in momenti di fragilità.

Nello specifico mi sto riferendo alle teorie di Massimo Biglino, autore gettonatissimo sul web, noto per le sue traduzioni alternative dell’Antico Testamento, che vorrebbero dimostrare la natura extra-terrestre dei racconti biblici, nonché supportare, di conseguenza, una completa rivisitazione della cristologia per come l’abbiamo fino a qui conosciuta, scenario da non prendere sottogamba visti i notevoli successi editoriali, nonché le sempre più gremite comunità on-line sostenitrici di queste tesi.

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Mauro Biglino è studioso di storia delle religioni e traduttore di ebraico antico. Ha collaborato con le Edizioni San Paolo per diversi anni, fino a quando non ha iniziato a pubblicare i suoi testi, frutto di 30 anni di analisi, a suo dire accurate, che avrebbero portato alla luce aspetti della Bibbia fino ad allora “volutamente omessi”.

La tesi sostenuta dal professore è che l’Uomo non sia stato creato da un Dio onnipotente, puro spirito e onnisciente, come vuole la tradizione cristiana, ma sia stato artificialmente progettato da una razza extraterrestre. A dire il vero questa non è una novità per il mondo pseudo-scientifico: il vero e più “insigne” iniziatore della teoria paleoastronautica* è l’americano di origini azero-ebraiche, nonché massone, Zecharia Sitchin (1920-2010).

Un aspetto, quello della affiliazione alla massoneria, da non sottovalutare. Lo stesso Mauro Biglino è stato membro della massoneria, e come si legge sul suo sito ufficiale: “Da oltre 10 anni si occupa inoltre di Massoneria in quanto riconosciuta come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nella storia dell’occidente” [1]. Egli sostiene di esserne uscito: se le cose stiano realmente così, non ce la sentiamo di poterlo affermare con assoluta certezza. Certamente il lavoro che Biglino sta portando avanti rientra perfettamente nel progetto massonico di infangare l’immagine pubblica della Chiesa Cattolica, con ogni sorta di menzogne, anche storiche. Non è un caso infatti che l’unico libro pubblicato dal professore sul tema si intitoli “Chiesa Romana Cattolica e Massoneria”.

Senza scendere ad analizzare i profondi legami che corrono tra massoneria, teosofia e ufologia (incredibile ma vero!), che pure sarebbero importantissimi da analizzare per comprendere meglio il fenomeno, e speriamo di trattarli in altro articolo, vediamo di capire se gli studi biblici del professor Biglino sono davvero attendibili.

Il problema della comparsa della vita.

Anzitutto è bene precisare che le teorie del prof. Biglino hanno una genesi filosofica, logica e scientifica ben precisa che ha interessato numerosi personaggi non solo del mondo parascientifico (al quale appunto appartengono Biglino, Sitchin & co.) ma anche personaggi di un certo rilievo come Francis Crick, premio nobel per aver scoperto nientemeno che l’elica del DNA, e Richard Dawkins, noto scienziato ateo ed evoluzionista militante. Com’è arcinoto, i tre principali quesiti a cui la scienza non sa ancora rispondere con precisione sono: 1) la nascita dell’Universo; 2) il passaggio da materia inanimata a materia animata, in altre parole la nascita della vita nel cosmo; 3) il passaggio dall’animale all’uomo, ovverosia la nascita della razionalità e della coscienza.

Biglino rientra in quella categoria di studiosi che hanno tentato di dare una risposta al secondo quesito, partendo da semplici osservazioni: la cellula procariote (quella dei batteri, per intenderci, e quindi quella più “primitiva”) è troppo complessa per essersi formata casualmente in un brodo primordiale su un pianeta che, secondo i calcoli geologici più affidabili, è antico solo 4,5 miliardi di anni. Dico “solo” perché, anche se sono esageratamente tanti per un essere umano, 4,5 miliardi di anni sono comunque pochissimi per la formazione di una cellula procariote, che per quanto primordiale possa risultare è comunque complessa e perfetta in sé.

Ricordiamo che per il pensiero scientifico contemporaneo (non condiviso da tutti gli scienziati, naturalmente) non esiste carattere né creativo né deterministico né finalistico del cosmo. Tutto è in continua trasformazione, niente si crea niente si distrugge, tutto è dovuto al caso (assenza di finalismo, casualità assoluta), infine non è detto che un determinato fenomeno dia origine necessariamente ad un altro ben preciso che risulta esserne conseguenza diretta: in altre parole, ogni fenomeno può dare origine a centinaia di conseguenze diverse, sarà il caso poi a decidere quale di queste conseguenze di fatto si attuerà (mancanza di determinismo).

Ovviamente, la teologia cattolica e anche il pensiero scientifico cristiano sono su tutt’altra lunghezza d’onda. C’è distinzione e al contempo collaborazione tra probabilità e provvidenza: per lo scienziato cattolico, esiste un Dio personale e creativo, che ha dato origine al cosmo e ne ha dettato leggi altamente precise. C’è dunque un carattere finalistico (tutto ha uno scopo, non c’è casualità), anche ammettendo la validità di teorie dubbie come l’evoluzionismo, anche in quel caso Dio avrebbe usato l’evoluzione delle specie per il fine di creare le piante, gli animali e infine l’uomo. Non necessariamente, infine, è presente nella visione cristiana della scienza un carattere deterministico: probabilità e provvidenza possono unirsi in vista di uno scopo maggiore e/o migliore. Questo lo sottolineo, per capire la sostanziale differenza tra pensiero scientifico ateo e pensiero scientifico cattolico. Ovviamente, per il cattolico, tutto l’Universo va verso la piena realizzazione finale della Parusia.

Più la scienza progredisce, tuttavia, più essa sembra dar ragione al pensiero scientifico cristiano e gli scienziati militanti atei, come Dawkins e Crick, pur di non mettere in discussione il proprio fanatico ateismo, approdano a teorie assurde come la paleoastronautica [2].

Ritornando alle evidenze scientifiche, già dicemmo che una vita di soli 4,5 miliardi di anni per un pianeta sono pochissimi – anche ammettendo la teoria del brodo primordiale – per ottenere un processo evolutivo tale che, partendo da semplici elementi chimici, si formino amminoacidi, infine proteine, fino ad arrivare ad una prima complessa cellula procariote. Lo scienziato ateo Fred Hoyle incaricò il suo assistente Chandra Wickramasinghe di calcolare il numero di probabilità secondo cui la prima cellula si fosse formata casualmente in così poco tempo (ricordiamo che la Terra ha, attualmente, 4 miliardi e mezzo di anni: i primissimi procarioti comparvero alla fine dell’Adeano, la prima delle ere geologiche, circa 4 miliardi di anni fa… dunque abbiamo meno di 500 milioni di anni per la formazione di organismi monocellulari complessi come i cianobatteri filosintetici che sono stati ritrovati nei sedimenti fossiliferi groenlandesi di 4 miliardi di anni fa). Il risultato del calcolo: una probabilità su 1040.000, in altre parole: “la stessa probabilità che si avrebbe di vincere alla roulette per 25.000 volte di seguito”. Attenzione: non 25.000 volte in totale, ma di seguito, una dietro l’altra: impossibile, o meglio… improbabile!

Nel link a cui rimandiamo [3] si parla del calcolo del prof. Wickramasinghe e, si noti bene, anche qui si arriva alla conclusione “extraterrestre”. E’ interessante notare anche la conclusione di quest’altro blog che rimandiamo in nota [4]: “Dobbiamo credergli [al prof. Wickramasinghe, n.d.r.] oppure dobbiamo sostenere ancora una volta che l’uomo è stato creato da Dio?”.

Gli alieni sono più plausibili di Dio?

Quante volte abbiamo sentito anche atei o comunque persone che si professano non cristiane ridere – giustamente! – di fronte a certe trasmissioni televisive che parlano delle teorie dei vari pseudoprofessori Biglino, Sitchin e compagnia bella? La prossima volta ricordiamo loro che alla stessa conclusione sono giunti personaggi ben più accreditati dal mondo accademico come Crick, Dawkins, Hoyle, etc… La lista è veramente lunga e include astronauti, astronomi, fisici, archeologi, etc.

La scienza dunque ha reso evidente che il caso non può aver creato la vita sulla Terra, ma una intelligenza, un “disegno intelligente” che ha dato il primo vitale impulso. La domanda: chi è questa grandiosa intelligenza? Dio, oppure una civiltà aliena superavanzata che ha usato il nostro pianeta come gigantesco laboratorio?

Alla fin dei conti, la seconda soluzione non è poi così assurda, se pensiamo al livello tecnologico che noi oggi abbiamo raggiunto e che, un domani, anche noi potremo utilizzare altri pianeti come laboratori. Tuttavia esiste un paradosso che mette seriamente in crisi questa prospettiva: è noto come il paradosso di Fermi.

Analizzando la volta celeste, meditando la profondità e le incredibili dimensioni dell’Universo in cui viviamo, ci viene semplice pensare che lì, da qualche parte, possano esistere numerose altre civiltà che vivono proprio come noi e che magari ci stanno anche osservando! La sensazione che ci dà l’impressione che sia quasi ovvio che ci siano altre civiltà aliene nel cosmo va in contrasto con quello che, pertanto, viene definito paradosso di Fermi: se il Sole è una delle stelle più giovani della nostra galassia, ci sono stelle quindi ben più vecchie con pianeti che potenzialmente ospitano vita da molto più tempo. Ebbene, dove sono queste civiltà evolute? Perché ancora non ci hanno contattato ufficialmente?

Ci contattarono nel passato ed, anzi, ci hanno creato!

Si può tentare di rispondere al paradosso di Fermi risolvendo, allo stesso tempo, il quesito sull’origine della vita sulla Terra. “Risolvendo”, apparentemente: se infatti la vita è stata portata sul nostro pianeta da civiltà aliene, com’è comparsa la loro? Non si fa altro che reiterare il problema. E’ ciò che fanno studiosi come Mauro Biglino. La teoria che non solo l’uomo sia stato creato in laboratorio da extraterrestri, ma addirittura tutta la vita sulla Terra, è una costante presente in molti studiosi e addirittura è alla base di un culto cosiddetto appunto “ufologico” nato nel secolo scorso, i Raeliani, anch’esso di derivazione massonica, che predicano l’adorazione di una civiltà aliena superiore, detta degli Elohim, che in passato crearono in laboratorio piante, animali e uomini. Predicano l’inesistenza dell’anima, la libertà e l’operosità sessuale, l’instaurazione imminente di un governo globale e credono che dopo la morte gli Elohim clonino gli uomini più meritevoli sul loro pianeta, dove vivranno eternamente in mezzo ad ogni sorta di piacere materiale.

Tornando al nostro Biglino, il suo libro sul tema “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” contiene al suo interno numerose frodi e cattive traduzioni dall’ebraico, volutamente inserite, già smentite da rabbini, teologi, linguisti e professori universitari, a cui noi daremo voce in questo articolo. La maggior parte delle informazioni erronee che Biglino apporta nel suo libro sono prese dalle teorie di un altro già citato “studioso”, Zecharia Sitchin, sedicente traduttore della lingua sumerica e sostenitore della teoria degli Anunnaki. Smentito più volte da sumerologi e professori [4], Sitchin sosteneva che una civiltà aliena, detta in lingua sumera Anunnaki, scese sulla Terra e manipolò in laboratorio i geni dei nativi neanderthaliani per creare la nostra specie umana al fine di sottoporla ai lavori di recupero dell’oro, necessario per ricostruire l’atmosfera del loro pianeta Nibiru. Mah!

Prove di questo contatto, secondo Sitchin, sarebbero presenti nei testi sacri delle grandi civiltà del passato, Bibbia inclusa. La stessa teoria è ripresa dal prof. Biglino.

Il libro del professore inizia con una citazione di Osho, noto guru che diffonde spiritualità care alle logge e che auspica la fine del cristianesimo: “Tutto ciò che avete sentito dire sulla religione, o che avete letto, deve essere messo da parte una volta per tutte. Solo se ti presenti limpido, con la consapevolezza libera anche dal più minuscolo segno, conoscerai la religione. Le cosiddette religioni fanno esattamente la cosa opposta, e puoi vedere da te quali risultati ottengono. Il mondo intero vive frazionato in religioni: c’è chi va alla sinagoga, chi va al tempio e chi va in chiesa. Ma riesci a scorgere un bagliore di religiosità da qualche parte?”. È chiaro dunque che il libro non si pone come un imparziale studio scientifico, ma come un goffo tentativo di screditare, a causa di un pregiudizio negativo, la religiosità ebraica e cristiana. Leggendo l’introduzione, ci si imbatte subito in parole cariche di una somma ignoranza nei confronti del cristianesimo (“si sente spesso dire: la fede è cieca”, “Tutti i credo religiosi sono ciechi e si fondano sull’immaturità di fondo della mente umana”, etc.) e cariche di gnosticismo scadente (“Quando saremo veramente in grado di prenderci cura dei bambini da adulti responsabili, in modo non speculativo, ma per amore dell’evoluzione e della Verità, qualcosa comincerà a cambiare nella mente umana e l’evoluzione diventerà una conseguenza dello sviluppo della consapevolezza e quindi… un fenomeno conscio, perché finora abbiamo sempre sguazzato nel fango dell’inconscio”).

Le cattive traduzioni che Biglino fa dall’ebraico sono tantissime, non basterebbe un articolo per trattarle tutte. Parleremo delle più importanti.

L’ipotesi di base, dice il professore, a pag. 16, è che la civiltà più antica, quella sumera (e di cui gli ebrei si sarebbero fatti “imitatori”), parla di “un pianeta che esiste nel Sistema Solare di cui noi ufficialmente non conosciamo ancora l’esistenza: un pianeta chiamato NIBIRU che ha un’orbita retrograda rispetto a quella di tutti gli altri pianeti e la cui durata è pari a 3.600 anni terrestri. Il nome NIBIRU significherebbe “Pianeta dell’attraversamento” proprio perché questo corpo celeste attraversa in senso contrario le ellissi percorse dai suoi “colleghi” (quelle di Marte e Giove in particolare). L’orbita retrograda ci fa pensare che NIBIRU non può essere stato generato con il Sole, come gli altri pianeti, per cui deve necessariamente essere stato “attratto e catturato” dalle forze gravitazionali del nostro Sistema solare: questo è proprio ciò che affermano i racconti dei Sumeri (secondo le interpretazioni degli autori considerati “alternativi” rispetto alla scienza ufficiale). Un satellite di questo pianeta avrebbe addirittura impattato con la Terra, producendo la grande depressione che si trova sotto l’Oceano Pacifico: nel corso di questo scontro dalle dimensioni cosmiche si sarebbero originate l’orbita attuale della Luna e la fascia degli asteroidi”. Le teorie qui esposte sono praticamente copiate da Zecharia Sitchin. Biglino prosegue con un elenco di presunte prove scientifiche sull’esistenza di questo fantomatico pianeta X. Date le condizioni, tuttavia, è scientificamente impossibile che si sviluppi la vita su un simile pianeta con un’orbita lunga quasi 4000 anni, lo sbalzo di temperatura sarebbe estremamente eccessivo per qualsiasi forma di vita, almeno quelle superiori a quella batterica (forse soltanto gli estremofili sopravviverebbero, ma non ne sono sicuro…). Tuttavia, Sitchin tenta di rispondere a questo evidente paradosso sostenendo che gli Anunnaki crearono una specie di atmosfera ad effetto serra intorno al pianeta con l’oro (sic!): una risposta che non dice nulla, perché ad ogni modo non spiega in che modo la vita potè comparire su un pianeta così ostile… Da notare inoltre che gli anni di rivoluzione di Nibiru indicati da Sitchin e che Biglino riprende, in realtà totalmente assenti negli scritti sumeri, coincidono putacaso con il periodo che separa cronologicamente la nostra civiltà da quella sumerica: come a dire, gli Anunnaki stanno tornando. Un modo alquanto patetico per incentivare le attese millenaristiche nei confronti di presunti extraterrestri salvatori. Il professore di ebraico e archeologo Michael Eiser riporta nel suo sito (vedi nota 4) che: non esiste alcun pianeta chiamato Nibiru dai sumeri e posto oltre Plutone, collegata ad una presunta civiltà detta Anunnaki, con un’orbita di 3600 anni [5]. Per spiegare la fallacia delle traduzioni di Sitchin, il professor Eiser si rifà a veri testi sumeri, a differenza dello studioso massone, che saltuariamente li cita male e peggio li traduce. La parola “nibiru” negli scritti cuneiformi non indica un pianeta. Nell’epopea di Gilgamesh per esempio compare con il significato di “punto di attraversamento” (e non pianeta di attraversamento), in riferimento ad un cancello che l’eroe protagonista Gilgamesh deve attraversare. In alcuni testi militari accadici, indica un traghetto o altre imbarcazioni, intese come “punti di attraversamento” di un fiume. Nei testi astronomici, Nibiru non indica un pianeta preciso, ma vari corpi in relazione al loro “attraversare qualcosa” nella volta celeste. Tuttavia mai indica un corpo celeste oltre Plutone. Talvolta Nibiru indica Giove, altre volte una cometa, altre volte Mercurio o Venere, mai un pianeta transplutoniano (vedi secondo link di nota 5).

Gli errori linguistici che Sitchin, Biglino e gli altri esponenti della “teoria paleoastronautica” commettono sono numerosissimi, ma se l’ipotesi di base (come il prof. Biglino stesso la chiama) crolla, possiamo dire che tutta l’idea del contatto uomini-Anunnaki viene meno.

Per dare un’altra idea delle cattive e malintenzionate traduzioni: a pag. 87, Biglino scrive che “Mosè si presenta al popolo con il volto arrossato, come bruciato, al punto da richiedere di essere costantemente coperto da un velo, che viene tolto solo quando entra nella tenda alla presenza dell’Elohìm (Es 34, 29 e segg.). Ma che cos’è successo? È stato esposto a una potente fonte di energia? È stato colpito da una radiazione che, come quella solare, produce ustioni?”. In realtà, il verbo adoperato nella Scrittura in ebraico non è saraf (come Biglino lascerebbe intendere e che significa “bruciare”, verbo da cui deriva la parola serafim, i serafini che “ardono” di amore per Dio) ma qaran, che significa “irradiare”. Dunque il volto di Mosè non apparve ustionato (Biglino, con questa mala traduzione, vuole portare acqua al suo mulino, cioè dimostrare che Mosè fu esposto alle forti radiazioni di un’astronave), ma raggiante, e tale è la traduzione della Vulgata: “Cumque descenderet Moyses de monte Sinai, tenebat duas tabulas testimonii et ignorabat quod resplenderet cutis faciei suae ex consortio sermonis Domini”.

O ancora, a proposito dei giganti citati in Genesi 6, Sitchin e Biglino scrivono che si tratta in realtà di “esseri caduti dal cielo”, cioè alieni. Ma la parola ebraica Nephilim non viene da naphal, perché il plurale sarebbe stato nephulim. Nephilim viene da nephil. Significa gigante, non caduto.

Gaetano Masciullo,
con la collaborazione di Massimo Genovese, studente di ebraico a Londra alunno del prof. Israel Avraham.

*Teoria pseudoscientifica secondo cui l’Uomo è stato creato da entità intelligenti aliene, che i popoli antichi finirono per adorare come divinità. Secondo i sostenitori di questa tesi, tracce del passaggio extraterrestre sono rintracciabili ancora oggi in numerosi reperti archeologici.

[1] Vedi su: http://www.maurobiglino.it/?page_id=2
[2] Vedi “Richard Dawkins: Aliens seeded Earth?”: http://www.youtube.com/watch?v=SL7CCyuXAS4; Francis Crick teorizzò la panspermia guidata: http://profiles.nlm.nih.gov/SC/B/C/C/P/_/scbccp.pdf

[3] Vedi “Chandra Wickramasinghe: Evidence in the Trial at Arkansas, December, 1981”: http://www.panspermia.org/chandra.htm

[4] Visita il sito: www.sitchiniswrong.com del professor Michael Eiser

[5] Vedi: http://www.sitchiniswrong.com/nibiru/nibiru.htm e http://www.sitchiniswrong.com/nibirunew.pdf

Da: http://radiospada.org/2014/05/il-dio-mortale-di-mauro-biglino-confutazioni/

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