LA MORTIFICAZIONE CRISTIANA

Parole di Desiré-Félicien-François-Joseph Mercier, vescovo cattolico e filosofo belga.

Oggetto della mortificazione cristiana.
La mortificazione cristiana ha per fine la neutralizzazione degli influssi maligni che il peccato originale esercita ancora sulle nostre anime, anche dopo che il battesimo ci ha rigenerati.
La nostra rigenerazione in Cristo, anche se annulla completamente il peccato che è in noi, ci lascia tuttavia molto distanti dalla rettitudine e dalla pace originali. Il concilio di Trento riconosce che la concupiscenza, ovvero la triplice brama della carne, degli occhi e dell’orgoglio, si fa sentire in noi anche dopo il battesimo, al fine di esercitarci alle gloriose lotte della vita cristiana. E’ questa triplice bramosia che la Scrittura chiama tanto il vecchio uomo, opposto all’uomo nuovo, che è Gesù vivo in noi e noi stessi vivi in Gesù, quanto la carne ovvero la natura decaduta, opposta allo spirito ovvero la natura rigenerata dalla grazia sovrannaturale. E’ questo vecchio uomo ovvero questa carne, cioè tutto l’uomo con la sua duplice vita morale e fisica, che bisogna, non dico annientare – perché è cosa impossibile nella vita presente – ma mortificare, cioè ridurre praticamente all’impotenza, all’inerzia e alla sterilità di un morto; bisogna impedirgli di fare il suo frutto, che è il peccato, e annullare la sua azione in tutta la nostra vita morale.

La mortificazione cristiana deve dunque abbracciare tutto l’uomo, estendersi a tutte le sfere di attività in cui la nostra natura è capace di insorgere.

Tale è l’oggetto della virtù della mortificazione: ne indicheremo ora la pratica, percorrendo successivamente le manifestazioni molteplici in cui si traduce nella nostra vita.
– L’attività organica, ovvero la vita corporale.

– L’attività sensibile, che si esercita sia sotto forma di conoscenza sensibile attraverso i sensi esteriori o anche l’immaginazione, sia sotto forma di appetito sensibile, ovvero passione.

– L’attività razionale e libera, principio dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle determinazioni della nostra volontà.

– La manifestazione esteriore della vita della nostra anima, ovvero le nostra azioni esteriori.
– I nostri rapporti col prossimo.

Esercizio della mortificazione cristiana.

N.B. Tutte le pratiche di mortificazione da noi qui riunite sono tratte dagli esempi dei santi, specialmente di sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, santa Teresa, san Francesco di Sales, san Giovanni Berchmans, o raccomandate da maestri riconosciuti di vita spirituale, come il venerabile Luigi di Blois, Rodriguez, Scaramelli, Mons. Gay, don Allemand, don Hamon, don Dubois ecc.

Mortificazione del corpo.
1 – In fatto di alimentazione limitati, se possibile, al puro necessario. Medita queste parole che sant’Agostino rivolgeva a Dio: «Mi hai insegnato, o mio Dio, a non assumere gli alimenti che come rimedi. Oh! Signore, chi fra noi non supera talvolta questo limite? Se ce n’è uno, dichiaro che quest’uomo è grande e che deve grandemente glorificare il tuo nome» (Confessioni, libro X, cap. 31).

2 – Prega Dio spesso, prega Dio ogni giorno di impedire con la sua grazia che tu superi i limiti della necessità e ti lasci andare seguendo il piacere.

3 – Non mangiare niente tra i pasti, tranne in caso di necessità o di convenienza sociale.

4 – Pratica l’astinenza e il digiuno, ma praticalo soltanto sotto il vincolo dell’obbedienza e con discrezione.

5 – Non ti è vietato di gustare qualche soddisfazione corporea, ma fallo con intenzione pura e benedicendo Dio.

6 – Regola il tuo sonno, evitando ogni fiacchezza, ogni mollezza, specialmente al mattino. Fissati un’ora, se puoi, per andare a letto e per alzarti, e attienitici con energia.

7 – In generale, non riposarti che nella misura del necessario; dedicati generosamente al lavoro, non risparmiare in ciò la tua fatica. Guardati dall’estenuare il tuo corpo, ma anche dal blandirlo; come lo senti poco disposto a obbedire al padrone, così trattalo come uno schiavo.

8 – Se ti senti leggermente indisposto, evita di essere di peso agli altri a causa del tuo cattivo umore; lascia ai tuoi fratelli di compatirti; tu, sii paziente e muto come il divino Agnello, che portò tutte le nostre pene.

9 – Guardati dal fare del più piccolo disagio una ragione di dispensa o di deroga al tuo ordine del giorno. «Bisogna odiare come la peste qualsiasi dispensa in materia di regole», scriveva Giovanni Berchmans.

10 – Ricevi docilmente, sopporta con umiltà, pazienza, perseveranza la mortificazione dolorosa che si chiama malattia.

Mortificazione dei sensi, dell’immaginazione e delle passioni.
11 – Prima di tutto e sempre chiudi gli occhi di fronte a ogni spettacolo pericoloso, e anche, abbine il coraggio, a ogni spettacolo vano e inutile. Guardate senza vedere; non osservate nessuno per scorgerne la bellezza o la bruttezza.

12 -Tieni chiusi i tuoi orecchi alle lusinghe, alle lodi, alle seduzioni, ai cattivi consigli, alle maldicenze, agli scherzi offensivi, alle indiscrezioni, alla critica malevola, ai sospetti comunicati, a ogni parola che può causare fra due anime il minimo raffreddamento.

13 – Se il senso dell’olfatto ha da soffrire qualcosa a causa di certe infermità o malattie del prossimo, lungi da te di lamentartene: mettici una gioia santa.

14 – Per quel che riguarda la qualità degli alimenti, abbi un grande rispetto per il consiglio di Nostro Signore: «Mangiate quel che vi si serve». «Mangiate ciò che è buono senza compiacervene, ciò che è cattivo senza manifestare avversione, e mostratevi indifferenti all’uno e all’altro: ecco, dice san Francesco di Sales, la vera mortificazione».

15 – Offri a Dio i tuoi pasti, imponiti a tavola una piccola privazione; per esempio, rifiutati un granello di sale, un bicchiere di vino, un dolcetto ecc.; i tuoi commensali non se ne accorgeranno, ma Dio ne terrà conto.

16 – Se ciò che ti si presenta ti attrae molto, pensa al fiele e all’aceto che diedero a bere a Nostro Signore sulla croce: non ti impedirà di gustare la vivanda, ma servirà da contrappeso al piacere.
17 – Evita ogni contatto sensuale, ogni carezza passionale, in cui potresti cercare, in cui potresti trovare una gioia principalmente sensibile.

18 – Non andare a scaldarti, a meno che non sia necessario per risparmiarti un’indisposizione.

19 – Sopporta tutto ciò che affligge naturalmente la carne; specialmente il freddo d’inverno, il caldo d’estate, la durezza del letto e tutte le scomodità di questo genere. Fa’ buon viso a tutti i climi, sorridi a tutte le temperature. Di’ col profeta: «Freddo, caldo, pioggia, benedite il Signore». Beati noi, se possiamo arrivare a dire di buon cuore questa frase che era familiare a san Francesco di Sales: «Non mi sento mai meglio di quando non mi sento bene».

20 – Mortifica la tua immaginazione, quando questa ti seduce con l’esca di un posto brillante, quando ti rattrista con la prospettiva di un avvenire buio, quando ti irrita col ricordo di una parola o di un azione che ti hanno offeso.

21 – Se senti il bisogno di sognare, mortificalo senza pietà.

22 – Mortifica con la massima cura l’impazienza, l’irritazione o la collera.

23 – Esamina a fondo i tuoi desideri, sottomettili sotto il controllo della ragione e della fede: davvero non desideri una vita lunga piuttosto che una vita santa? Piacere e benessere senza fastidi e dolori, vittorie senza battaglie, successi senza rovesci, applausi senza critiche, una vita comoda, tranquilla, senza croci di nessuna natura, ovvero una vita in tutto opposta a quella del nostro divino Salvatore?

24 – Guardati dal prendere certe abitudini che, senza essere chiaramente cattive, possono divenire funeste, come l’abitudine alle letture frivole, ai giochi d’azzardo ecc.

25 – Cerca di conoscere il tuo difetto dominante e, conosciutolo, perseguitalo fino ai suoi ultimi rifugi. A questo scopo, sottomettiti di buon cuore a ciò che potrebbe esserci di monotono e di noioso nella pratica dell’esame di coscienza.

26 – Non ti è proibito di avere un cuore e di mostrarlo, ma guardati dal pericolo di eccedere la giusta misura. Combatti energicamente gli attaccamenti troppo naturali, le amicizie troppo particolari e tutte le mollezze del cuore.

Mortificazione dello spirito e della volontà.
27 – Mortifica il tuo spirito, proibendogli tutte le immaginazioni vane, tutti i pensieri inutili o estranei, che fanno perdere il tempo, dissipano l’anima, disgustano dal lavoro e dalle cose serie.

28 – Ogni pensiero triste o inquieto deve essere bandito dal tuo spirito. La preoccupazione di tutto ciò che potrebbe in futuro accaderti non deve toccarti in nulla. Quanto ai pensieri cattivi che malgrado i tuoi sforzi ti molestano, devi, nel rigettarli, farne un oggetto di pazienza. Essendo involontari, saranno per te un’occasione di merito.

29 – Evita di intestardirti nelle tue idee, di ostinarti nei tuoi sentimenti. Lascia volentieri prevalere il giudizio altrui, a meno che non si tratti di materia in cui hai il dovere di pronunciarti e di parlare.

30 – Mortifica l’organo naturale del tuo spirito, cioè la lingua. Esercitati volentieri al silenzio, sia che te lo prescriva una regola religiosa, sia che te lo imponga tu stesso spontaneamente.

31 – Scegli di ascoltare gli altri, piuttosto che parlare tu stesso; comunque, parla a proposito, evitando egualmente, in quanto eccessi, il parlare troppo che impedisce agli altri di dire i loro pensieri, e il parlare troppo poco che denota una insofferenza offensiva per quelli che parlano.

32 – Non interrompere mai chi parla e non prevenire con una risposta precipitosa chi ti chiede qualcosa.

33 – Abbi sempre un tono di voce moderato, mai brusco o spiccato. Evita i moltissimo, tantissimo, terribile, orribile ecc.: mai esagerare.

34 – Ama la semplicità e la rettitudine. La simulazione, i sotterfugi, gli equivoci calcolati che certe persone pie si permettono senza scrupoli, screditano molto la vera pietà.

35 – Astieniti con cura da ogni parola grossolana, volgare o anche audace, perché il Signore ci avverte che ce ne chiederà conto nel giorno del Giudizio.

36 – Soprattutto, mortifica la tua volontà: è il punto decisivo. Piegati costantemente a ciò che sai essere la volontà di Dio e l’ordine della Provvidenza, senza tener conto dei tuoi gusti, né delle tue avversioni. Sottomettiti volentieri, anche ai tuoi sottoposti, nelle cose che non riguardano la gloria di Dio e i doveri del tuo incarico.

37 – Guardati dalla minima disobbedienza agli ordini o anche ai desideri dei tuoi superiori; ricedili come se venissero da Dio.

38 – Ricordati che praticheresti la più grande delle mortificazioni, se amassi di essere umiliato, e che manifesteresti un’obbedienza perfetta verso coloro a cui Dio ti ha sottoposto.

39 – Scegli di essere dimenticato e di non essere tenuto in nessun conto: è il detto di san Giovanni della Croce, è il consiglio dell’Imitazione di Cristo: non parlare quasi di te stesso, né in bene né in male, ma cerca col silenzio di farti dimenticare.

40 – Di fronte a un’umiliazione, a un’offesa, potresti essere tentato di mormorare, di rattristarti. Di’ come David: « Tanto meglio! E’ bene che io sia umiliato!»

41 – Non intrattenere nessun desiderio frivolo: «Desidero poche cose, diceva san Francesco, e il poco che desidero, lo desidero tanto poco!»

42 – Accetta con la più perfetta rassegnazione le mortificazioni provvidenziali, le croci e i lavori legati al posto in cui la Provvidenza ti ha messo. «Dove meno si trova la nostra scelta, c’è più volontà di Dio». Vorremmo scegliere la nostra croce, averne un’altra invece della nostra, portare una croce pesante che avrebbe almeno qualche splendore, piuttosto che una croce leggera che stanca per la sua continuità: illusi! È la nostra croce che bisogna portare, non un’altra, e il suo merito non è nella sua qualità, ma nella perfezione con cui la si porta.

43 – Non lasciarti turbare dalle tentazioni, gli scrupoli, le aridità spirituali: «ciò che si fa nell’aridità è più meritorio di fronte a Dio, di ciò che si fa nella consolazione», dice il santo vescovo di Ginevra.

44 – Non si deve deplorare troppo le nostre miserie, ma umiliarci in esse. Umiliarsi è una cosa buona, che poche persone capiscono: inquietarsi e risentirsi è una cosa che tutti conoscono e che è cattiva, perché, in questa specie di inquietudine e di risentimento, l’amor proprio ha sempre la parte maggiore.

45 – Diffidiamo egualmente della timidezza e dello sconforto che sfibrano, e della presunzione che altro non è se non l’orgoglio in azione. Lavoriamo come se tutto dipendesse dai nostri sforzi, ma restiamo umili come se il nostro lavoro fosse inutile.

Mortificazione da praticare nelle nostre azioni esteriori.
46 – Osserva con la massima esattezza tutti i punti della tua regola di vita, obbedisci senza indugio, ricordandoti di san Giovanni Berchmans, che diceva: «La mia penitenza è di seguire la vita comune»; «Fare il più gran caso alle minime cose, questo è il mio motto»; «Morire, piuttosto che violare una sola regola».

47 – Nell’esercizio dei doveri del tuo stato di vita, cerca di essere contento di tutto ciò che è fatto per dispiacerti e annoiarti, ricordandoti ancora delle parole di san Francesco: «Non sto mai meglio, di quando non mi sento bene».

48 – Non accordare mai un momento all’ozio: dal mattino alla sera, sta’ occupato senza pause.

49 – Se la tua vita si svolge, almeno in parte, nello studiare, applica questi consigli di san Tommaso d’Aquino ai suoi allievi: «Non accontentatevi di ricevere superficialmente ciò che leggete o sentite, ma cercate di penetrarne ed approfondirne tutti i sensi. Non restate mai in dubbio su ciò che potete sapere con certezza. Lavorate con una santa avidità per arricchire il vostro spirito; classificate con ordine nella vostra memoria tutte le conoscenze che potete acquisire. Tuttavia non cercate di penetrare i misteri che sono al di sopra della vostra intelligenza».

50 – Occupati soltanto dell’azione presente, senza ritornare col pensiero alle cose fatte in precedenza, né andare avanti a ciò che segue. Dite con san Francesco: «Mentre faccio questo, non sono obbligato a fare altro»; «Affrettiamoci adagio: tanto presto, quanto bene».

51 – Sii modesto nel tuo atteggiamento. Niente era perfetto come il contegno di san Francesco: teneva sempre la testa dritta, evitando egualmente la leggerezza che la fa voltare in tutte le direzioni, la negligenza che la fa pendere in avanti e l’umore fiero e altezzoso che la fa gettare all’indietro. Il suo volto era sempre tranquillo, sgombro da ogni imbarazzo, sempre gioioso, sereno e aperto, senza tuttavia nessuna allegria o arguzia indiscreta, senza risate chiassose, immoderate o troppo frequenti.

52 – Da solo, stava composto come in un’assemblea. Non incrociava le gambe, non appoggiava la testa sul gomito. Quando pregava, era immobile come una statua. Se la natura gli suggeriva di prendere qualche agio, non l’ascoltava.

53 – Cura la pulizia e l’ordine come una virtù, la sporcizia e il disordine come un vizio; mai abiti sporchi, macchiati o strappati. D’altra parte, considera un vizio ancor più grande il lusso e la mondanità. Fa’ conto che vedendo il tuo abbigliamento, una persona non dica: è sporco, né: è elegante, ma che tutti debbano dire: è appropriato.

Mortificazioni da praticare nei nostri rapporti col prossimo.
54 – Sopporta i difetti del prossimo, difetti di educazione, di spirito, di carattere. Sopporta tutto ciò che ti dispiace in lui: l’atteggiamento, il tono della voce, l’accento, o altro.

55 – Sopportate tutto di tutti, e sopportatelo fino alla fine e cristianamente. Mai di queste pazienze così orgogliose, che fanno dire: Che ho a che fare io con questo o quello? Che bisogno ho dell’affetto, della benevolenza, o anche della gentilezza di una creatura qualunque e di questa in particolare? Niente è meno secondo Dio di questo distacco altezzoso e di questa indifferenza sprezzante; sarebbe meglio, allora, un moto d’impazienza.

56 – Sei tentato di irritarti? Per l’amore di Gesù, sii dolce.
Di vendicarti? Rendi il bene per il male; si dice che il grande segreto per toccare il cuore di santa Teresa era di farle qualche torto.
Di manifestare cattivo umore verso qualcuno? Sorridigli con bontà.
Di evitare di incontrarlo? Cercalo virtuosamente.
Di dirne male? Parlane bene.
Di parlargli duramente? Rivolgiti a lui con dolcezza, cordialmente.

57 – Cerca di fare l’elogio dei tuoi fratelli, specialmente di quelli verso cui provi più naturalmente invidia.

58 – Non fare delle battute di spirito a scapito della carità.

59 – Se ci si permettono in tua presenza discorsi poco appropriati, o se si tengono conversazioni dannose per la reputazione del prossimo, potrai talvolta riprendere dolcemente chi parla, ma più spesso sarà meglio cambiare abilmente argomento o testimoniare il tuo dispiacere mostrandoti volutamente triste o disattento.

60 – Ti costa qualcosa rendere un piccolo servizio? Offriti tu stesso di farlo: doppio merito.

61 – Abbi orrore di porti di fronte a te stesso e ad altri come una vittima. Guardati dall’esagerare ciò che ti pesa, sforzati di trovarlo leggero; lo è in realtà, molto più spesso di quanto non sembri, e lo sarebbe sempre con un po’ più di virtù.

Conclusione.
In generale, sappi rifiutare alla natura ciò che ti domanda senza bisogno.
Sappi farle dare ciò che ti rifiuta senza ragione. I tuoi progressi nella virtù, dice l’autore dell’Imitazione di Cristo, saranno proporzionati alla violenza che saprai farti.
«Bisogna morire, diceva il santo vescovo di Ginevra, bisogna morire affinché Dio viva in noi: perché è impossibile arrivare all’unione dell’anima con Dio per un’altra via che non sia la mortificazione. Queste parole – bisogna morire – sono dure, ma saranno seguite da una grande dolcezza, perché non si muore a se stessi che per essere uniti a Dio con questa morte».
Piacque a Dio che fossimo in grado di applicare a noi stessi queste belle parole di san Paolo ai Corinzi: «In tutte le cose soffriamo tribolazioni. Portiamo ovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, affinché la vita di Gesù si manifesti anche nei nostri corpi» (2 Co 4, 10).

 

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