UN BEATO DI IERI PER LE DOMANDE DI OGGI

l beato Duns Scoto è uno di quei celebri sconosciuti medievali che tanto avrebbe da dire ai tempi moderni.

Infatti, sono in pochi a sapere che è soprattutto grazie a lui che sono stati superati i problemi teologici riguardanti l’Immacolata Concezione di Maria e che nel suo pensiero è possibile trovare il giusto equilibrio e rigore per rispondere alle maliziose domande che il serpente suole avanzare ai giorni nostri, insinuando dubbi e falsi ragionamenti.

Di certo il suo linguaggio non è tra i più accessibili, ma il film che si propone racconta in modo molto bello come il concretizzarsi di tanto sapere trovi vera espressione soltanto nella carità, senza la quale siamo solo come cembali squillanti.

Attorniato da eminenti intelligenze Duns Scoto non smette di inquadrare il proprio intelletto alla luce dell’amore di Dio, senza il quale la ragione è fallace ed incerta, nonché raggirata dall’abile serpente.

Beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1993, ci è modello di come la verità, il bene ed il bello siano inscindibili nel loro manifestarsi e di come non vi possano essere verità contraddittorie che possano coesistere, perché Dio è Uno e non può contraddire Se stesso e la propria essenza che è Amore.

Qui di seguito uno spezzone del film a lui dedicato, prodotto dai Francescani dell’Immacolata, di cui consiglio caldamente la visione. Il DVD è facilmente recuperabile negli store on-line o presso le librerie religiose.

Di seguito, per qualche notizia in più, ho “saccheggiato” da Radici Cristiane

L’intervista è stata pubblicata su Radici Cristiane n. 67 del settembre 2011.

La sintesi teologica di carità e conoscenza del beato Giovanni Duns Scoto

a cura di Fabrizio Cannone

Padre Alessandro M. Apollonio è il rettore del Seminario Teologico Immacolata Mediatrice dei Francescani dell’Immacolata, sito a pochi chilometri da Cassino. Nato a Trieste 51 anni fa, il sacerdote ha conseguito un Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce e un secondo Dottorato al Marianum di Roma.

Filosofo sistematico e mariologo insigne, dirige la rivista Immaculata Mediatrix e i Quaderni di Studi Scotisti. Ha al suo attivo varie pubblicazioni di tematiche teologiche, filosofiche, mariologiche e di “francescanistica”. È uno dei maggiori esperti in Italia del pensiero filosofico di Scoto. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del film sul beato Giovanni Duns Scoto, di cui si è occupato in prima persona assieme ad altri suoi confratelli.

Come mai un film su Scoto? E per realizzarlo, voi francescani di stretta osservanza, non avete infranto il vostro voto di Povertà?

L’idea è nata durante le lezioni di filosofia e teologia scotista nel nostro Seminario (STEVI). Soprattutto agli studenti sembrava impossibile che un pen­siero così elevato e così cattolico fosse sconosciuto alla massa dei fedeli, compresi gli stessi “addetti ai lavori”. Abbiamo, così, cominciato con una collana di “Studi Scotisti”, che oramai ha al suo attivo 9 volumi di studi specializzati sul tema.

Due di questi volumi contengono la prima tra­duzione italiana del Prologo e delle prime due Distinzioni dell’opera teologica maggiore del beato Scoto, detta Ordinano. L’iniziativa ha suscitato il plauso di numerosi esperti in materia.

L’idea del film, invece, ci sembrava un’utopia irrealizzabile. Fino a quando non è intervenuto nel progetto il nostro confratello p. Alfonso Bruno, neo licenziato in comunicazioni sociali, e il regista Fernando Muraca.

Quest’ultimo ha preso subito a cuore l’idea e ha prodotto una sceneggiatura che ripercorreva i momenti salienti della vita del giovane dottore scozzese e gli aspetti più peculiari del suo pensiero. È stato molto bravo a tradurre in linguaggio cinematografico accessibile a tutti i contenuti teologici e filosofici oggetto delle nostre pubblicazioni e delle nostre animate riunioni.

Ci premeva mettere in luce, oltre alle eccelse virtù del Beato, la sua sublime dottrina sul primato della volontà, oggetto di tante incomprensioni e ingiustificati sospetti, che lungi dallo scadere nel volontarismo arbitrario, rafforza ancor di più la dignità e la necessità dell’attività intellettuale umana.

Quanto alla povertà, essa è la cassa senza fondo della divina Provvidenza. Abbiamo cominciato senza un soldo. Il regista, gli attori, i costumisti, gli operatori cinematografici, ecc., si sono accontentati di un semplice rimborso spese.

Durante le riprese del film, hanno condiviso la semplicità e la povertà francescana: alloggi rustici, cibi alla buona, e freddo a volontà. In questo modo i costi sono stati drasticamente abbattuti.

Ma per quanto poco, dove trovare il denaro necessario, visto che non possediamo un solo centesimo? Ci sono venuti incontro dei benefattori della provincia di Napoli, alcuni dei quali figurano anche come comparse del film.

Ci illustri un poco, caro padre, in modo accessibile ai nostri lettori, la figura del francescano Giovanni Duns Scoto e, in sintesi, il suo pensiero.

Duns Scoto è il frutto più bello del francescanesimo britannico medievale. Non è spuntato a caso. Nella Gran Bretagna del 1200 la vita serafica fioriva rigogliosa: le comunità erano esemplari per l’osservanza della regola, i frati si dedicavano alla contemplazione, all’edificazione del popolo, allo studio della Sacra Teologia.

Il fondatore della scuola francescana inglese fu Roberto Grossatesta, poi consacrato vescovo di Lincoln. Ma il maestro diretto di Duns Scoto fu Guglielmo di Ware, esimio per virtù e sapienza. Da lui Duns Scoto apprese molti dei principi teologici che poi sviluppò magistralmente con quella sottigliezza tutta cattolica che lo contraddistingue. Il caso più eclatante è quello dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria.

È vero che Scoto è se non il fondatore, almeno l’ispiratore del nominalismo e del volontarismo medievale, considerati in seguito gli antecedenti filosofici della modernità laica ed immanentista?

Lo nega risolutamente Benedetto XVI nella caatechesi dedicata a Duns Scoto, del 7 luglio 2010:

«Comunque, la visione scotista non cade in questi estremismi [del volontarismo]: per Duns Scoto un atto libero risulta dal concorso di intelletto e volontà e se egli parla di un “primato” della volontà, lo argomenta proprio perché la volontà segue sempre l’intelletto».

Guglielmo di Occam è il vero fondatore del volontarismo nominalista, ma ha travisato completamente il pensiero del Dottor Sottile. Come Agostino non è l’ispiratore del giansenismo, anche se Giansenio di fatto cita Agostino a proprio sostegno, così Duns Scoto non è l’ispiratore del volontarismo occamista, anche se Occam di fatto cerca una giustificazione autorevole ai suoi errori citando Duns Scoto.

Ma il conflitto tra Scoto e Tommaso, e in generale tra francescani e domenicani, di cui spesso parlano i manuali di storia della filosofia è fondato nei fatti o frutto di una semplificazione?

È frutto di una semplificazione e di amplificazione. Di semplificazione, come nel caso dell’“univocità dell’ente” di Scoto, contrapposta alla analogia entis di Tommaso. In realtà non c’è contrapposizione, perché l’univocità di Scoto è semplicemente presupposta, anche se non chiaramente tematizzata, dall’analogia di Tommaso.

Di amplificazione, come nel caso dell’Immacolata. È vero che qui Duns Scoto ha detto qualcosa di diverso da Tommaso. ma a legger bene san Tommaso si vede che la sua tesi “maculista” era una semplice opinione “salvo migliore giudizio”, e non una conclusione teologica assolutamente certa.

Che può dirci circa le opinioni “politiche” di Scoto? E vero che aveva una visione molto teocratica e che fu un irriducibile papista?

Il fondamento di ogni autorità è Dio. Sulla terra il primo a parteciparla è il padre di famiglia. L’autorità del principe viene dopo, perché dipende da Dio ma anche da coloro che lo hanno scelto come proprio governante, per quatto attiene al bene comune. «Il prìncipe deve avere a cuore soprattutto i diritti di Dio (…) ma ciò che viene fatto e stabilito dai legislatori in alcuni paesi è oltre modo scandaloso : i principi puniscono più per i peccati commessi contro di sé che quelli commessi contro Dio e si preoccupano piùdel benessere temporale che dell’onore di Dio».

Sono parole di grande attualità e insegnamento per i nostri governanti, affinchè capiscano che la laicità non significa ateismo ma piena acccttazione della legge di Dio.

Quanto alla grande devozione di Duns Scoto al Papa, basti pensare che egli preferì l’espulsione dall’Università di Parigi piuttosto che incrinare la sua obbedienza al Sommo Pontefice.

Dopo lo scisma di Enrico VIII, in tutta la Gran Bretagna fu ordinata la distruzione totale degli scritti di Duns Scoto, considerati l’ “ercole dei papisti”, e il nome di Duns, da allora, divenne sinonimo di “tonto”, per sfregio alla cattolica sottigliezza del nostro Beato.

Per i medievali il sapere non era settoriale come per noi e la teologia era considerata giustamente una scienza esatta. Scoto quale contributo dà alla filosofìa della scienza, cioè in fondo alla fondazione del sapere, sia esso fisico o metafisico?

Il contributo di Duns Scoto è enorme sia quanto alla fondazione della metafisica, sia della scienza sperimentale. In metafisica egli risolve brillantemente dei problemi lasciati parzialmente irrisolti dalla sintesi tommasiana, quali: l’oggetto primo dell’intelletto umano; la distinzione formale “a parte rei”: la sopra citata dottrina dell’univocità dell’ente: il principio d’individuazione; la forma corporeitatis ecc.

Quanto alla scienza sperimentale, Duns Scoto ne formula già chiaramente i principi, con un anticipo di tre secoli su Francis Bacon e Galileo Galilei. In ogni modo, il grado di certezza raggiunto dalla scienza sperimentale induttiva è di grado inferiore rispetto alla certezza della deduzione metafisica.

Passando alla teologia, egli mostra costantemente il limite cui può giungere la ragione, e il suo ordine, la sua apertura obbedienziale alla luce della fede. Capolavoro metafisico di Duns Scoto è la dimostrazione dell’esistenza di Dio, come solido fondamento razionale della fede trinitaria.

Che consiglio darebbe a chi voglia mettersi, anche senza tanti studi pregressi, alla scuola di Scoto: da quale letture partire e che itinerario segui­re?

Consiglio di leggere la vita di Duns Scoto scritta da p. Stefano M. Manelli; poi l’insegnamento dei Papi, soprattutto l’esortazione apostolica Alma Parens di Paolo VI (1966); la lettera di Benedetto XVI Laetare Colonia; e la catechesi di Benedetto XVI del 7 luglio 2010.

Poi bisognerebbe studiare bene la filosofìa di Duns Scoto. Il miglior interprete italiano è il frate minore Efrem Bertoni. Purtroppo, i suoi libri sono fuori produzione e quindi piuttosto difficili da reperire. Tra le pubblicazioni disponibili, invece, vi è anche la nostra collana di Studi scotisti (9 volumi).

In che modo secondo Lei Scoto può stimolare oggi i giovani studiosi, gli uomini di pensiero e in generale i “cercatori della Verità”?

Duns Scoto dice a tutti gli studiosi che il vertice della scienza umana è la dimostrazione dell’esistenza di Dio e dei suoi attributi essenziali. Ma la pura conoscenza di Dio non rende felice l’uomo; la felicità consiste nell’amare Dio totalmente, senza riserve, perché solo Lui è degno di esser amato sopra ogni cosa, e come fine a se stesso.

Ora, questo amore naturale è molto imperfetto, come è imperfetta la scienza di Dio naturalmente acquisita. Perciò l’anima si apre all’accoglienza della fede, la quale non distrugge ma perfeziona la ragione al di sopra di ogni limite naturalmente concepibile. Ma anche la fede soprannaturale non è fine a se stessa: è finalizzata alla Carità soprannaturale nella quale consiste la perfezione dell’uomo e la sua divinizzazione.

In definitiva, tutte le scienze sono dominate dalla teologia perché senza Dio i termini stessi di cui si compongono i loro principi primi sono privati della loro ragion d’essere.

La fede in Cristo e nella Vergine Maria, come centro e fine dell’universo, è il coronamento soprannaturale di questa grandiosa visione del mondo e della storia, ma è poggiata sui predetti solidi preamboli razionali.

(da Radici Cristiane n. 67 del settembre 2011)

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One Comment

  1. a.b.c.

    La lezione del beato Scoto del video qui riportata per scritto.

    LA LOGICA DI DIO

    S. Duns Scoto a un gruppetto di frati confratelli:
    Nell’animo umano: intelletto e volontà, non sono qualcosa di realmente distinto.
    Ma il rapporto tra essi è tale che cronologicamente, l’atto di conoscenza precede l’atto di volontà.
    Secondo quel celebre assunto che ormai conosciamo bene: non si vuole nulla che prima non si è conosciuto.
    D’altra parte non si può negare che nulla sia tanto in potere della volontà quanto la volontà stessa.
    L’autorità di quale dottore ce l’attesta?
    -Grecorius? –
    Esatto e anche da Masceno, ma prima di lui…
    – Sant’Agostino
    Bravo Guido. Ora stabilito che è alla volontà che spetta il primato, ditemi cosa è meglio: volere il bene o conoscere il bene?
    – Conoscere cos’è il bene non rende necessariamente buono, volere il bene e farlo invece sì.-
    Bravo Guglielmo. Inoltre la volontà è più perfetta dell’intelligenza, perché la corruzione della volontà è peggiore rispetto alla corruzione dell’intelligenza… E’ più grave odiare Dio o non conoscerlo e non pensare a Lui?…
    Proprio per la dignità decisiva della nostra volontà la responsabilità delle nostre azioni è così grande. Capite?
    Qual è allora la potenza più nobile? La volontà o l’intelligenza?
    – La volontà.-
    Vitae est, bene.
    Esaminiamo allora meglio questo dono che Dio ci ha dato: la libera volontà. Ditemi se è proprio vero quello che sostenevano alcuni maestri novatores: se non si può peccare non si è liberi?
    Lo so è una questione delicata. In fondo è lo stesso ragionare del serpente nel giardino dell’Eden nella genesi. Ma cosa dice invece l’autorità dei padri nostri?
    Anselmo insegna che il poter peccare non è libertà ma è parte della libertà.
    Il peccare non centra nulla con la libertà in se stessa. Questo è l’errore che hanno fatto: pensando che il peccare fosse un’espressione della libertà.
    – Perché Dio ci avrebbe donato la libertà? –
    Dio la libertà ce l’ha data non per offenderlo e per rovinarci da noi stessi con il peccato ma per amarlo e santificarci. Avete capito?
    Il peccato non è espressione di libertà vera, ma tutto il contrario.
    – Perché una cosa è vera? Unicamente perché Dio la vuole come tale? Cioè perché Dio vuole che sia vera? Ma potrebbe volere che fosse vero anche il suo contrario, così il falso sarebbe vero.-
    Assolutamente no. Guglielmo ne fas! Se si applicasse alle realtà umane un tale volere arbitrario che prescinde dal bene, come sistema di dominio, si avranno sempre effetti devastanti di atrocità e sofferenze per l’intera famiglia umana. Questo non dovete dimenticarlo mai.

    Guglielmo viene a trovare il beato nella sua celletta.
    -Posso interrogarla un momento sul tema di oggi? –

    Ma certo, ti ascolto.

    – La creazione del mondo per Dio è stata un qualcosa di assolutamente libero. Giusto? –

    Giusto.

    – E nel creare Dio avrebbe potuto fare qualcosa di diverso, rispetto quello che ha fatto? –

    Sì certo.

    – Ebbene mi sembra che Lui così assolutamente libero onnipotente trascendente non possa essere limitato da nulla. Noi che ne sappiamo? Dio non possiamo chiuderlo nei nostri schemi finiti. L’Essere infinito non può dipendere da nulla e proprio perché è onnipotente può far ciò che vuole. Se Dio vuole che il nero sia bianco, il nero sarà bianco. Se Dio vuole che il caldo sia freddo, il caldo diventa freddo… Se Dio vuole che il falso sia vero, il falso diventa vero. Dio avrebbe potuto fare anche il contrario di quello che effettivamente ha fatto. Insomma mi sembra che sia l’inconcepibile, Egli è al di sopra di tutto anche da quello che noi consideriamo essere bene ed essere male. Cosa ne pensate maestro Giovanni? –

    Ascolta Guglielmo. E’ proprio questo il grande pericolo di cui parlavo oggi a lezione. Devi distinguere bene. Dio avrebbe potuto creare un mondo diverso? Sì. Ma non con un ordine contrario o contraddittorio all’ordine del mondo presente. Ogni ordine è possibile, infatti, in quanto proveniente da Dio, riflette la perfezione di Dio.
    Che Dio è volontà sommamente libera e onnipotente è vero, ma per così dire almeno un limite ce l’ha: è incapace di operare se non nella direzione del bene e del vero. Dio ci spinge alla bellezza. Egli non può contraddirsi.
    E se ci pensi questo non è un limite, perché attribuire un tale contraddirsi a Dio, è come dire che Dio è imperfetto. Comprendi?

    – Sì –

    Per questo tutto quello che Dio vuole è sempre ragionevole, sempre secondo giustizia. Questo non lo devi scordarlo mai, Guglielmo.
    La libertà perfetta e infinita di Dio non è mai arbitrio, Dio è amore.
    Lo sai chi mi ricorda il dio di cui mi parli? Il serpente, il bugiardo omicida che spinse Eva a tradire.

    -Padre sono confuso… –

    Ascolta. Ora più che qualsiasi mio consiglio tu devi ascoltare Lui (indicando Gesù crocefisso). Guardalo bene, è Lui la risposta hai tuoi dubbi, è Lui la risposta ad ogni dubbio. Gesù poteva salvarci con un sospiro soltanto, invece guarda… Nulla lo ha obbligato a tanto. Gli uomini non avrebbero avuto nessun potere sul Figlio prediletto di Dio Padre. Su questo non ho dubbi. Davvero non c’è amore più grande.

    – Padre Giovanni, è proprio questa volontà di sacrificare il suo unico Figlio che mi sembra tanto assurda e arbitraria, è contro ogni logica. –

    Contro ogni logica umana e naturale sì, ma non contro la sua logica soprannaturale divina. Dio ha voluto salvare il genere umano caduto, Guglielmo, ed ecco la logica soprannaturale: per redimerci non c’era alcun bisogno che il Cristo soffrisse una Passione così cruenta, ma lo ha fatto per noi, affinchè noi vedendolo svenato sul legno della Croce ci pentissimo dei nostri peccati e davanti a un così grande amore ci sentissimo più obbligati ad amarlo. E anche questo nostro amore non tanto per Lui, ma per noi, affinchè guardandolo ci potessimo salvare e partecipare così in eterno alla sua beatitudine.

    -Come ho fatto a non pensarci da solo? –

    Ascolta Guglielmo, Dio ti ha dato una bella intelligenza, ma devi pregare di più, non studiare soltanto. Studiare va bene ma devi farlo con spirito di preghiera e poi tradurlo in una vita santa e in un amore vero verso i fratelli.
    Fidati Guglielmo, passa del tempo ad osservare e contemplare Lui, certe cose si capiscono solo davanti a tanto amore.
    ( Ricordiamo la scena del ladrone sulla croce – Perdonami Signore…perdonami… – E Gesù: – Oggi stesso sarai con me in Paradiso…- ) Si salutano.

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