SCHIAVI DEL NULLA

Alla passione violenta, ben nota ai nostri antichi, che sacrificavano alle divinità concrete dell’oro, della carne, o della conquista, l’uomo d’oggi ha sostituito la passione pura, la passione astratta, amputata del suo rapporto congenito con un oggetto concreto, la passione che corrode senza nutrire, che si lancia senza ricadere. […]

Molto significativa a questo proposito è la curva storica dello svolgimento della passione. La triade uomo, passione, oggetto della passione, si è progressivamente spogliata dei suoi due elementi essenziali per essere soltanto unità e passione nuda.

Il Rinascimento aveva lanciato l’uomo in balia di una vita affettiva violenta e tumultuosa, ma i libertini e i condottieri di allora sapevano ancora godere del mondo come uomini anche se al colmo del delirio. Cedevano a sé stessi, all’oggetto dei loro desideri, ma per lo meno vivevano vigorosamente. Il mondo borghese del XIX secolo invece ha effettuato una specie di economía degli affetti che impoverisce l’uomo; egli ha attinto avidamente ai piaceri della vita; piú che trarre un benessere dai godimenti, li accumulava. Alla prodigalità è subentrata la cupidigia. La sensualità forte ha dato luogo a un libertinaggio ordinato e quasi legalizzato. Ma se la vitalità umana s’inaridiva a poco a poco, almeno un oggetto concreto era sempre offerto in pasto alle passioni.

0ggi le passioni si sono dissolte: sono senza oggetto. Invade la coscienza non piú l’oggetto del desiderio, ma il solo desiderio. Si effettua uno strano ascetismo invertito che opera in modo sordo o esplicito secondo il grado d’intelligenza degli uomini, per eliminare il fine concreto delle tendenze affettive. […]

Ovunque la passione è permeata di astrazione. Si viaggia tanto per viaggiare, e non con un programma preciso diretto verso un fine preciso. […] Si ama per amare, o piuttosto per non amare, per giocare all’amore cosí come si gioca a viaggiare. Ciò che si chiama il flirt, questa degenerazione della passione che si estende a tutte le classi sociali e a tutte le età, è un amore svuotato del suo soggetto e del suo oggetto. Ci si veste per vestirsi, sottoponendosi sí ai capricci della moda, non tanto per conquistare quel cuore, per attirare quello sguardo, per soddisfare quella persona, quanto in una maniera generica per sollecitare un’attenzione qualsiasi. […]

Non si tratta di civettería, perché la civettería implica una personalità, benché superficiale, ma si tratta di un’arte per apparire impersonali di fronte a un mondo impersonale. […] La passione, sciolta dalla natura che serviva, privata di un oggetto, non è piú altro che un fiume senz’acqua, un torrente essiccato. L’io, prigioniero di sé stesso, non ha piú nemmeno la risorsa di essere schiavo di qualcuno o di qualche cosa.

Alla fine realizza la terribile condizione di essere letteralmente lo schiavo del nulla.

(MARCEL DE CORTE, Incarnazione dell’uomo. Psicología dei costumi contemporanei. Trad. di G. Ferrari Sborgi, Cremona, Morcelliana, 1949, pp. 151-153)

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