Al paragrafo 1807 del Catechismo della Chiesa Cattolica è chiamata “virtù di religione” la giustizia che l’uomo ha nei confronti di Dio.

L’oggetto della religione, infatti, non è immediatamente Dio, ma è rendere il culto dovuto a quell’Essere trascendente e onnipotente che un retto intelletto riconosce esserci e dal quale è consapevole di dipendere. 

E’ lo stesso San Tommaso d’Aquino che annette la virtù di religione alla virtù della giustizia, ponendo in essere una figurazione dell’uomo come naturalmente religioso. La giustizia, infatti, non è una virtù teologale infusa da Dio con il battesimo, ma è strettissimamente legata all’anima naturale, ovvero alla natura propria di ogni creatura spirituale.

E’ lecito dire, dunque, che Dio ci ha pensato “religiosi”, ovvero naturalmente inclini a cercarlo per amarlo e servirlo, per quanto, spesso, il nostro intelletto possa rimanere confuso dall’osservare un numero così elevato di religioni, nonché disorientato da affermazioni che sembrerebbero volere equiparare la fede in Cristo ad altri culti religiosi.

Per affrontare un discorso intorno alle religioni, bisogna essere pronti ad affermare proposizioni che potrebbero sbalordire il semplice fedele. Infatti non possiamo dire che Dio non voglia assolutamente alcuna religione che non sia quella cristiana: ciò porterebbe a sostenere l’incapacità di Dio di annullare ciò che non vuole, mentre noi sappiamo che Dio è assoluto ed onnipotente.

In qualche modo, dunque, dobbiamo ammettere che Dio permette l’esistenza delle altre religioni, ma bisogna capire in che senso.

Infatti, tutto ciò che esiste è sostenuto in essere dal volere di Dio, il quale non solo dà vita, ma è alla base dell’esistenza di ogni realtà. Esempio palese di questa verità è l’esistenza dei demoni, i quali, seppure malvagi, hanno come causa del loro esistere Dio.

Nel sostenere l’esistenza delle sue creature, Dio rispetta anche quella libertà che ha posto alla base delle nature spirituali… La libertà, infatti, viene mantenuta in essere anche nei suoi effetti nefasti, che non sono voluti direttamente da Dio, ma avvengono come conseguenze di un uso difettato del libero arbitrio.

Certamente, l’atto non buono si verifica perché Dio lo mantiene in atto (altrimenti non esisterebbe): lo tollera per portarlo misteriosamente ad un bene maggiore, ma certamente non si può dire che sia stato direttamente voluto da Lui, né che Egli lo approvi. 

In modo differente, invece, Dio si relaziona con ciò che è vero e buono, perché direttamente subordinato alla sua volontà.

Analogamente vanno considerate le religioni: la fede cristiana-cattolica dobbiamo intenderla come l’unica direttamente voluta da Dio, perché la sola a rivelare il vero Dio e la sua santa dottrina. Le altre religioni vanno intese come mantenute in essere da Dio, ma non come espressione della sua volontà.

Quegli elementi veri e positivi presenti nelle altre religioni vanno considerati come beni propri del credo cattolico prestati all’altrui fede. Le false religioni non hanno beni propri, ma solo beni propri dello Spirito Santo che si manifesta all’interno della falsa religione, mentre gli errori sono propri delle false religioni.

Al numero 132 del Catechismo di S. Pio X si recita:

Chi è fuori della Chiesa si salva?

Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l’amor di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all’anima di lei.

E’ un passo che ci ricollega, in ultimo, ai concetti iniziali. Dio ha creato l’uomo come naturalmente religioso e ha dato un’unica fede come vera: quella professata dalla Chiesa Cattolica. 

Accade, però, che molte persone professino fedi differenti, ma anche se abbiamo visto che le religioni false non siano direttamente volute da Dio, non possiamo pensare che tutti i non battezzati siano destinati alla dannazione.

Coloro che, per ignoranza invincibile, non potranno conoscere adeguatamente Cristo, ma che faranno il possibile per condurre una vita giusta secondo coscienza, per quanto immersi nell’errore, accederanno un giorno alla visione beatifica di Dio, grazie ai meriti di Cristo, unico salvatore.

Va aggiunto, però, che non è l’esperienza religiosa in se stessa che è buona, ma è quella parte di verità che viene conosciuta attraverso tale esperienza, verità che è indipendente dall’uomo e che non è da lui prodotta. La verità non è prodotta dal sentimento religioso dell’uomo, per quanto partecipato e profondo, ma è qualcosa che Dio scrive nel cuore dell’uomo, sia attraverso l’intelligenza naturale, sia attraverso ciò che Egli può rivelare.

“Conoscere adeguatamente Cristo” non vuole avere significazione di sola intellettualità, ma vuole intendere una conoscenza della fede cristiana congrua alla sua ricettività e, pertanto, credibile. Infatti, Dio si serve dei suoi testimoni affinché la dottrina possa rendersi viva nelle anime lontane dalla vera fede: una diffusione della dottrina senza l’irrigazione della testimonianza personale e dell’azione della grazia, non potrà mai dirsi credibile. 

In tal senso nasce l’esigenza della missionarietà della fede, a cui ciascuno di noi è chiamato nel rispetto dei suoi doveri stato.

Dunque, rimaniamo fermi nella cattolicità del nostro credo, consapevoli che uno solo è il poema d’amore scritto da Dio per noi: il Vangelo di Cristo Signore. Rimaniamo certi che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità e che uno solo è il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,che ha dato se stesso in riscatto per tutti. (cfr. 1Tm 2,3-6)

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