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PENSIERI CHE FERISCONO
0La vendetta dei piccoli di spirito nei confronti di coloro che lo sono meno, consiste spesso nel tentativo di confondere le rotte di navigazione, al fine di vedere arenata una così nobile imbarcazione, anche se solo per un istante.
Spruzzare fanghiglia in acque cristalline è la soddisfazione su cui il ciarlatano fonda il suo contemplare, misurando il proprio gaudio nella proporzione in cui riesce a ribassare profondità e altezza ad un più mediocre intendere.
L’inganno gioca per lo più nella proiezione di ombre confuse, così come Chateaubriand ha ben inteso:
“Gli uomini prendono spesso verità per errore, perché ogni qualità del cuore o dello spirito ha in corrispondenza la sua immagine falsata: la freddezza somiglia alla virtù, il ragionare alla ragionevolezza, la vuotezza alla profondità”.
Che l’invidioso persegua scrupolosamente la natura della sua scelta non è una novità, ma ciò che più ferisce è il commento che nasce nel suo cuore una volta riuscito nel suo intento: “L’ho messo alla prova: è lui a non essere stato degno della regalità del percorso intrapreso “.
Ferisce perché, probabilmente, è vero.
IO, IL CARCIERIERE DEL NOI
1Viviamo in una società contrattuale, dove, per una qualunque relazione di scambio, si imbrattano di raffinato inchiostro notarile montagne di carte bollate.
Alla base della radicata usanza giace la sfiducia nel prossimo, la consapevolezza del disonore intellettuale e morale di cui l’uomo è mortalmente affetto.
Di qui il richiamo all’autoconservazione, un tempo regolata da logiche di regolamentazione conti, oggi mutata in logoranti ed altrettanto rabbiose controversie “civili”.
L’idea che una società così burocraticamente estremizzata abbia portato ad un conseguente individualismo, a causa di una sterilità relazionale, lascia intendere un’interpretazione storicistica della realtà, priva di quel contributo volontario e libero che l’uomo apporta. In altri termini pare che la nostra deformazione individuale e sociale sia dovuta all’incontrollabile azione di uno “spirito del mondo” che ci ha catapultato in una data situazione e a cui, poi, abbiamo dovuto dare soluzione con il minor danno.
Mi convince maggiormente l’ipotesi per cui la somma delle corruzioni individuali ha portato ad una degenerazione sociale a cui, poi, si è tentato di dare soluzione con il minor sforzo personale.
Quella che il nostro pigro vittismismo vorrebbe far passare per meccanica ingovernabile dell’universo non è che il risultato di una pregressa causa spirituale, poiché se la contrattualità esasperata affonda le sue radici nella consapevole inaffidabilità della parola data, significa che qualcuno deve aver pure iniziato ad essere inaffidabile. Si elevi la storpiazione morale del singolo ad una consolidata abitudine sociale e si avrà senza forzature concettuali l’evidenza di un corrotto individualismo, regolato da una legislazione altalenante tra l’eccessiva rigidità e l’ingiustificata tolleranza.
La pietra angolare di una civiltà è inevitabilmente l’onore della civiltà stessa, il cui grado è valutabile solo attraverso l’unità degli elementi che la compongono.
Senza onore viene a mancare l’idea stessa di civiltà, poiché quest’ultima si ciba di ideali in cui il singolo concepisce la dimensione privata e quella pubblica come necessariamente compenetranti, facendo coincidere il bene personale ad uno bene sociale.
Il meccanismo individualista concepisce invece la dimensione comunitaria come dimensione artificiale assoggettata al singolo, le cui dinamiche vanno semplicemente regolamentate per via contrattuale. Ergo in una società individualistica non esiste la compenetranza tra il bene individuale e quello sociale, così da ricondurre la sua anima ad un’utilitaristica visone d’insieme, in cui i diversi individui schermagliano tra loro per primeggiare in qualsivoglia settore.
La rivoluzione democratica può vantare in sé diversi vantaggi, quali l’instaurazione di un’uguaglianza di diritto ed una mobilità sociale che permetterebbe potenzialmente il consolidamento della meritocrazia, ma è inutile il presupposto teorico se la prassi ha già al suo baricentro il germe dell’atomizzazione, dove i corpi intermedi sono andati a livellarsi e poi a perdersi.
La società contrattuale è simbolo di questa lotta intestina, dove la consapevolezza del reciproco disonore porta all’elaborazione di infinite clausole, a loro volta già tattiche di guerra per una mobilitazione legale.
Non è stato il mondo ad implodere su se stesso, generando tanti piccoli individui autocefali: siamo noi ad avere fatto implodere il mondo con quel concepire la relazione fra uomini come artificio contrattuale, a sua volta generato dal disonore di una scelta che continua a vedere l’io carceriere del “noi”.
ODE ALLA VITA – (Pablo Neruda)
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Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia, chi non rischia e non cambia i colori dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”, piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire a consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova la grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna, della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fà domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE
0Se si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo innalzo; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è un mostro incomprensibile (B. Pascal).
Derido colui che già non si beffi di se stesso e come vento australe canto e danzo sul suo tronfio ventre, calpestandolo finché da esso non rigurgiti la chiaroveggenza illuminata della sua impotenza.
Vieni ai miei pascoli e dimenticherai i tuoi rammolliti pensieri e le tue effemminate sofferenze, poiché ogni lirismo astratto sarà falciato da una lama tanto fredda da essere rovente ed il tuo crederti maestro sarà presto frantumato dalle mandibole di orchi feroci e fate assassine.
La tua presunzione si scioglierà come grasso colante al fuoco di una lava incandescente e le tue misere debolezze saranno spappolate al suolo da una forza di gravità a cui solo i più forti sanno sopravvivere.
Se all’anima riuscirà di rimanerti in corpo, allora tu diventerai un demone, un nuovo semidio partorito dall’essenzialità dello spirito e dalla fortezza della costanza. Pensiero e volontà coincideranno e nulla che non sarà concreta vitalità sarà da te concepito e dalle altezze in cui avrai costruito il tuo nido, griderai: “La leggerezza del mio sapermi nulla mi ha fatto giungere fin qui. Il pugnale feroce ed omicida del dolore mi ha confidato i segreti degli abissi ed il mio coraggio non li ha ripudiati. Derido me stesso perché vedo altezze inarrivabili e mi abbatto come un angelo apocalittico su coloro che ancora qualcosa si credono, perché ho scoperto che nulla di più basso e falso c’è dell’impertinenza dello spirito!”
In cambio io ti darò l’incomprensione ed il disprezzo degli uomini, poiché loro non comprendono né il dolore né la realtà più vera che da esso scaturisce. Affaccendati nel lustrare e cospargere di pajette i loro spiriti sepolcrali, non useranno muoversi in tuo soccorso, poiché, a tua volta, arriveresti a cantare e danzare su di loro, proprio come quel giorno lontano accadde a te. Ti temeranno e perciò ti odieranno e preferiranno ucciderti piuttosto di prestare il loro ventre ai tuoi piedi insanguinati, sopravvissuti ai pascoli in cui ti avevo condotto.
E tu, con il distacco del savio, disprezzerai coloro che un tempo furono tuoi simili, per la maliziosa viltà del preferir marcire nel loro claudicante spirito, piuttosto di vedere il proprio sangue traghettarli alle alte e disilluse immagini della verità.
E tu, cosa sei disposto a perdere?
L’INNOVATORE
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“Ho sete di un maestro nell’arte musicale” disse un innovatore al suo discepolo “che apprendesse da me i miei pensieri e li traducesse nel suo linguaggio: così mi sarebbe più facile insinuarmi nell’orecchio e nel cuore degli uomini. Gli uomini possono essere sedotti con i suoni ad ogni errore e ad ogni verità: chi potrebbe confutare un suono?”.
“Vorresti dunque passare per inconfutabile?” disse il suo discepolo. L’innovatore rispose: “Vorrei che il germoglio si facesse albero. Perché una dottrina diventi albero deve essere creduta per un buon tratto di tempo; per essere creduta, deve essere ritenuta irrefutabile. All’albero sono necessari bufere, dubbi, brulichio di vermi, malvagità, per manifestare la qualità e la forza del suo germoglio: e che si rompa, se non è forte abbastanza! Ma un germoglio è sempre soltanto annientato – non confutato! -”
Dopo che ebbe detto queste parole, il suo discepolo con irruenza gridò: “Ma io ho fede nella tua causa e la ritengo così forte che tutto dirò, tutto quello che ho ancora nel cuore contro di essa”. L’innovatore rise tra sé e lo minacciò col dito. “Questo modo di seguire un maestro” disse poi “è il migliore, ma è pericoloso, perché non ogni dottrina lo sopporta”.
Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, § 106.
ON LINE LA BIBBIA PIU’ ANTICA DEL MONDO
1La prima parte del «Codex Sinaiticus», il manoscritto considerato la Bibbia più antica ancora esistente, sarà consultabile a partire da giovedì prossimo in Internet: lo ha annunciato ieri la Biblioteca dell’ Università di Lipsia, che si è occupata della digitalizzazione del cimelio. Le pergamene della Bibbia del Sinai furono trascritte in lingua greca nella prima metà del IV secolo d.C. in Egitto; sono ripartite tra il monastero di Santa Caterina sul Sinai, la Biblioteca Russa di San Pietroburgo, la British Library di Londra e appunto Lipsia. La versione digitalizzata (www.codex-sinaiticus.net) sarà composta da un centinaio di fogli. Per la versione completa bisognerà aspettare il 2009, Sui fogli di pergamena del Codex Sinaiticus è riportata circa la metà del Vecchio Testamento, alcuni testi apocrifi e l’intero Nuovo Testamento.
Da Avvenire del 22/07/08
RIPRISTINATO SERVIZIO BIBLIOTECA
1Scusandoci per gli incovenienti tecnici, si informa che il servizio ibs per l’acquisto di libri dal nostro sito è di nuovo in funzione.
Ricordiamo che acquistare dal nostro sito vi permette di aiutare la nostra associazione senza nulla aggiungere al prezzo di copertina del vostro libro. Ringraziamo fin da subito chi se ne vorrà servire.
SALVEZZA A BASSO COSTO
4Il Nuovo Testamento è un libro adatto agli spiriti forti, agli avventurieri, a chi non sa che farsene dei sentimentalismi da femmina lagnosa ed isterica o dei cavilli logici da scolastici incalliti.
Nel Nuovo testamento il vero ed il falso sono presentati in termini ideali ed i traviamenti proposti in grande scala: si ammonisce contro l’ipocrisia, si avverte contro le false dottrine, si punta il dito contro la menzogna illusoria di un fatto apparente, ecc… Insomma, faccende toste per gente che vive con un pugnale spirituale fra i denti.
Strano a dirsi, però, di tutte quelle cose di cui il mondo è eccessivamente sommerso e da cui è maggiormente rappresentato, il Nuovo Testamento pare non tenerne conto per nulla. Sproloqui, miserie, mediocrità, sciocchezze, insulsaggini, ridurre anche le cose più nobili a luogo comune, giocare al cristianesimo… di tutto ciò il Nuovo Testamento tratta in termini proporzionalmente ridotti.
Grande cosa l’uomo per questo Cristo, che conta l’eccelsa verità come rivolta ad un essere eroicamente buono, così come conta la più rigida giustizia rivolta ad un essere eroicamente cattivo. Tra i due modelli una specie di vuoto. In qualche modo il pedante, il mediocre, la mezza tacca sembrano passarla sempre liscia, ed è sulla base di questo giochino che noi oggi abbiamo facoltà di riempire le chiese dei più eterogenei babbei.
Se non si tocca il fondo, così come idealmente presentano i Vangeli, allora è ancora possibile farcela e beatamente piazzarsi in mezzo a quella scompigliata massa, che assomiglia al vero cristianesimo solo perché essa incontestabilmente non professa altra religione, per quanto essa rappresenti il cristianesimo ancor meno di una qualunque eresia.
Il fatto è questo: tanto in alto sta il vero cristianesimo, sopra tutti gli errori e traviamenti eretici, così altrettanto in basso, sotto tutte le eresie ed i traviamenti, sta la moscia emulazione di un cristianesimo falsato nel proprio cuore, fiore marcio e secco, avvelenato da quel grande ed immenso idealistico male presentato nei Vangeli: l’ipocrisia.
Il Nuovo Testamento si rivolge agli eroi del bene come agli eroi del male, a coloro che hanno in volontà di incarnare la pienezza della loro scelta. Ai mediocri, alle mezze tacche, agli instabili sentimentali dalle emozioni intense ma superficiali, ai cattedratici freddi e razionali che hanno ridotto il cristianesimo ad una faccenda filosofica, ai chiacchieroni da ambone che distorcono il messaggio evangelico aggiungendo od omettendo a seconda della circostanza, no, il Nuovo Testamento non trova il tempo di rivolgersi loro.
Riempire le chiese di simili cuori equivale a tradire il cristianesimo nel modo più marcio, perché in essi non vi è alcuna proporzione tra alto e basso, ma esiste solo una rappresentazione di ciò che essi vogliono trovare nel cristianesimo: salvezza a basso costo e nel modo più comodo possibile.
FOTO PELLEGRINAGGIO
0Anche se con un po’ di ritardo riportiamo qui sotto alcune delle foto scattate durante il Pellegrinaggio a Medjugorje, organizzatO dalla nostra associazione nel mese di aprile 2008.
Per chi volesse l’intera raccolta di fotografie o il cd con il montaggio audio e video, può rivolgersi a Walter all’indirizzo walter@falcobianco.org o telefonando al numero 320.94.68.662.
A breve sarà disponibile anche il materiale del pellegrinaggio di giugno.
CUORE INDIPENDENTE
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E’ cosa di pochissimi essere indipendenti: è una prerogativa dei forti.
Costui si inoltra in un labirinto, moltiplica i rischi che la vita già per sua natura reca con sé, dei quali non è il minore il fatto che nessuno abbia sotto gli occhi il modo in cui comincia a smarrirsi e, isolato da tutti, dilaniato brano a brano da un qualche minotauro partorito dagli abissi della sua coscienza.
Posto che un individuo simile se ne torni sulla terra, tutto ciò accade in un mondo così lontano dall’umano senno che gli uomini non se ne avvedono, né lo condividono: – eppure quello non può più tornare indietro. Egli non può più tornare indietro, fino alla comprensione degli uomini.
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