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LA VENDETTA DEI PICCOLI DI SPIRITO
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La vendetta dei ristretti di spirito contro coloro che lo sono meno è quella di giudicarli e pregiudicarli secondo una condotta di una morale precettistica; per loro questo è anche una specie di indennizzo del fatto che la natura con loro abbia operato così male, ed infine anche un’opportunità per attingere un po’ di spirito e farsi affini: la cattiveria spiritualizzata.
Per essi è un beneficio che i grandi di spirito siano contenuti e ribassati da un codice di regolamentazione di fronte al quale ciascuno è livellato al pari di tutti e la loro vendetta li porta a credere a Dio per una necessità logica, e non tanto per fede, perché la divinità permette loro di proclamare l’uguaglianza dei mediocri con i giganti di fronte a quel dio fabbricato dalla loro cattiveria.
Sovvertono il mondo e le sue leggi con un’ossessiva e feroce spiritualità, sintesi di invidia e acuta malizia.
La spiritualità alta è nobile è invece la spiritualizzazione della giustizia e di quel bonario rigore che sa di essere chiamato a far sì che l’ordinamento gerarchico mantenga la sua legittimità, anche tra le cose e non solo tra gli uomini.
SPACCARE IL GRANITO
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L’apprendimento ci trasforma, è un atto di nutrizione che non si limita al mantenimento.
In età precoce si scovano certe soluzioni a problemi dati, che poi rimangono salde in noi come dogmi. Successivamente ci si accorge che tali dogmi sono solo orme sul cammino verso la conoscenza di sé e qualora non si riuscissimo ad evolverli, non faremmo che insabbiarci nella nostra ottusità. E’ allora che smettiamo di metterci seriamente in discussione, per arenarci in un più conveniente “io sono fatto così” e per confondere e catturare nella rete della nostra invidia anche coloro che vogliono navigare fino ai confini dello spirito, laddove si spacca il nostro blocco di granito.
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STORIA PERSONALE E STORIA SOCIALE
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La storia è quella del male mescolata ai progressi del bene.
Il timore di imbrattarsi le vesti partecipando attivamente all’evolversi della storia è uno scrupolo infondato: sporcarsi le mani non significa sporcarsi il cuore e non dobbiamo aver reticenza nel saper vedere e toccare le nostre impurità, perché solo attraverso il pesante lavorio personale di bonifica interiore possiamo contribuire al sano evolversi della storia sociale.
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DEVOLVI IL 5 X 1000
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IL TUO 5 x 1000 A FALCO BIANCO
Per esprimere la tua scelta a favore dell’Associazione Falco Bianco basta mettere una firma nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e indicare nello spazio sottostante il codice fiscale di Falco Bianco: 91131140351
CHE COS’É IL 5 x 1000?
La legge finanziaria per l’anno 2007 ha confermato la possibilità di destinare una quota pari al 5 x 1000 dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) a sostegno del volontariato e delle organizzazioni di utilità sociale.
CHI PUÒ DONARE IL 5 x 1000?
Chiunque fa la dichiarazione dei redditi ha la possibilità di destinare il 5 x 1000 delle proprie tasse ad una specifica organizzazione no profit.
IL 5 x 1000 HA UN COSTO?
La scelta di destinare il 5 x 1000 ad una associazione di volontariato come Falco Bianco non comporta alcun aggravio delle imposte da versare. Se non si effettua alcuna scelta, il 5 x 1000 resta allo Stato.
E L’8 x 1000?
Il 5 x 1000 non sostituisce, ma si aggiunge al meccanismo dell’8 x 1000 che rimane pertanto in vigore.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI SCRIVI A:
info@falcobianco.org
Non perdere l’occasione di aiutarci con il tuo importantissimo contributo.
PAURA DELLA VITA O EGOISMO DI VITA?
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La storia è impura e buia, è la storia del bene mescolata a quella del male, dei progressi che si compiono attraverso gli errori.
Tutto ha come scopo una trasformazione umanistica nel mondo e siamo tenuti a porre volontà incrollabile per il giusto, con pazienza sofferta per la verità.
Cominciamo col pensare, vivere, agire nel tempo, perché possa compiersi un’azione animatrice di nuova vita.
Siamo impuri e abbiamo paura, terrore di toccare il nostro male, nonché abbiamo la malizia di voler spacciare per paura ciò che, in realtà, è solo egoismo.
IL SAGGIO
3I saggi sono al di sopra del tempo.
Nessuno di loro ti costringerà a morire, ma forse te lo insegneranno; nessuno consumerà i tuoi anni, anzi, ti aggiungerà i suoi; di nessuno di loro saranno pericolosi i discorsi, funesta l’amicizia, dispendioso l’ossequio. Otterrai da loro ciò che vorrai, perché non saranno loro ad impedirti di attingere quanto più può contenere la tua anima.
Saranno loro a tracciarti la via per l’eternità e ad innalzarti in quel luogo dove nessuno è scacciato.
Tutto in vita viene scalzato, nulla a lungo si sottrae all’azione demolitrice del tempo, ma ciò che consacra la saggezza non si può nuocere; da nessuna età sarà cancellato e nessuno potrà sminuirlo, poiché ristretto è l’orizzonte dell’invidia.
Molto si estende la vita del saggio, poiché essa non rispetta i confini dello spazio e del tempo, ma lascia che il vento porti la sua vita ovunque ci sia altra vita.
ANNO NUOVO GRAFICA NUOVA
21Con l’inizio del 2008 ho voluto dare un nuovo aspetto al sito dell’Associazione Falco Bianco. E’ un bel pezzo che volevo farlo, se non altro per rimanere al passo con i tempi. E’ ancora una bozza, da aggiornare con tutti i contenuti del caso, ma chi ben comincia è a metà dell’opera.
Il vecchio assetto grafico, per una consultazione dell’archivio, è ancora disponibile all’indirizzo: http://www.falcobianco.org/falcobianco/index.htm
Con l’augurio di un buon anno nuovo,
PDBmaster
VENTI IDEOLOGICI
0Purtroppo la mia sensibilità tende a sottovalutare il problema liturgico, che, al contrario, altri utilizzano, a torto o a ragione, come una specie di unità di misura di cattolicità. Nonostante in passato abbia frequentato persone con al centro dei propri interessi la perfetta riuscita cerimoniale, non sono mai riuscito a farmi conquistare dai pizzi e merletti, a cui preferivo (e preferisco) propedeutiche spirituali di altro genere. E’ una prospettiva che riuscirei a comprendere qualora la scelta preferenziale per una data ritualità, fosse un mezzo (e non il mezzo) attraverso cui il credente trovasse concreta crescita nella fede.
Ora io non ho un inquadramento tale da potermi permettere una disamina adeguata sulla liturgia, ma due parole sull’intendimento ideologico della fede mi sento di spenderle.
Che cosa è un’ideologia? La si potrebbe definire una logica di un’idea ben ordinata e sistematica, in cui ogni pezzo del mosaico è sapientemente incastrato, una stanza chiusa in cui ogni cosa presente è linda e perfetta.
Forse la più bella definizione di ideologia la diede Hegel, quando, parlando del suo sistema filosofico, disse: “Se i fatti non si adattano alla teoria, tanto peggio per i fatti“.
In sostanza un’ideologia è l’atteggiamento totalitario dell’intelletto sulla realtà, che pretende di dominare al fine di conservare l’ordine interno alla propria logica. Una logica rigida ed intransigente, così come è la sua natura.
A mio modo di vedere la Chiesa sta vivendo un profondo momento di transizione, un Cristianesimo ideologico che vive nel tentativo di racchiudere il Cristo in un magisterialismo che non diviene più orientativo e mezzo di discernimento per illuminare la realtà, ma si fa sistema teologico con cui dominarla.
Chi si riconduce direttamente alla dottrina, chi si sente allergico ai documenti e predilige l’approccio diretto alla Sacra Scrittura, chi se ne infischia della banda e di chi la suona e insinua di conoscere per via emotivo-sentimentale Iddio che è nei Cieli, ma, fatto sta, che ciascuno di questi atteggiamenti è vincolato all’egoismo di gestire Dio secondo quella sensibilità personale propria all’individuo.
Da qui viene a ramificarsi la Babele costantemente vigilante, affinché nessun elemento estraneo entri a turbare l’organicità fissa e sistematica del proprio intendere, pronti a fagocitare e ad espellere quella parte di realtà inconciliabile con il proprio mondo.
E’ difficile riuscire a trovare anime capaci di essere distaccate dal binomio mi piace/non mi piace, per apririsi ad accettare il fatto che Dio compie opere diverse e di eguale dignità, che vanno accettate e amate anche se non necessariamente sposate. La nostra vista non si estende oltre i 180 gradi, così che non possiamo pretendere che esista solo ciò che vediamo e sappiamo ordinare, ma dobbiamo accettare il fatto che altri guardino nella direzione opposta alla mia e descrivano quella realtà che, essendo alle mie spalle, non riesco ancora a vedere. Non dico l’accettazione acritica e l’apertura ad un malsano relativismo, ma attenzione e rispetto verso colui che mi comunica una realtà descritta e vista con altre parole, con altri colori e altre sfumature, evidenziante nuovi particolari, grandi e piccoli, e non per questo necessariamente falsa.
Oggi la Chiesa vive a compartimenti stagni, suddivisa nei suoi nuclei tradizionalisti e progressisti ed in tutti i loro relativi sottoinsiemi, chiudendosi a tutti quei Gesù diversi dagli stereotipi ideologicamente predefiniti.
Alla base morale e spirituale del Cristianesimo ideologico… solo tanto male.
Spesso mi pare che la lotta liturgica intestina alla Chiesa non sia altro che una branca di questa malattia del cuore estesa alla mente, chiamata ideologia.
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