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TENTATIVI DI
LIBERTA’
NELL’IRRADIAZIONE DI UN
PENSIERO
Blog dell’Associazione Falco Bianco
© Copyright

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07/02/07 – PROGRESSUS IN SIMILE
Bloggato da Lady Hawk
Le parole sono notazioni dei concetti, ma i concetti sono figurazioni
simboliche più o meno determinate per indicare sensazioni spesso ricorrenti e
che si presentano insieme; per indicare cioè gruppi di sensazioni.
Per capirsi a vicenda non basta
ancora che si usino le stesse parole: occorre anche che si usino le stesse
parole per la medesima classe di esperienze interiori; è necessario, alla fin
fine, avere in comune con gli altri la stessa esperienza. Questo è il motivo
per cui gli uomini che appartengono allo stesso popolo si intendono fra loro
assai meglio di quelli che appartengono ad altri popoli, anche quando si fa
uso della stessa lingua; per meglio dire, quando degli uomini hanno condiviso
a lungo condizioni analoghe (di clima, di scuola, di pericolo, di necessità,
di lavoro) se ne origina qualcosa in grado di intendersi, un popolo.
In tutte le anime uno stesso numero
di esperienze frequentemente ricorrenti, ha avuto ragione di quelle la cui
ricorrenza è più scarsa: è sulla base di esse che ci si intende prontamente,
con velocità via via sempre più rapida.
La storia del linguaggio è la storia
di un processo di abbreviazione ed è sulla base di questa pronta intesa che
ci si lega l’uno all’altro, strettamente, sempre più strettamente. Quanto più
grande è il pericolo, tanto maggiore è l esigenza di giungere facilmente e
rapidamente ad un’intesa sulle misure da prendersi.
Una cosa di cui gli uomini non
possono assolutamente fare a meno, nell’ambito dei loro rapporti, è il non
fraintendersi nel momento del pericolo. Anche in tutte le amicizie e le
relazioni amorose si sperimenta questa verità: questo genere di sentimenti
dura finché non ci si rende conto che uno dei due, mentre dice le stesse
parole, sente, pensa, sospetta, desidera, teme in modo diverso dall’altro. La
paura dell’eterno malinteso: è questo il benevolo genio che trattiene cosi
spesso le persone di sesso diverso da unioni troppo affrettate cui i sensi ed
il cuore le indurrebbero, e non un qualche schopenhaueriano genio della
specie.
I gruppi di sensazioni all’interno di
un anima che si destano per primi, per primi prendono la parola ed
impartiscono comandi: è in base a ciò che si definisce, di quell’anima,
l’intera gerarchia dei valori; è cosi che si stabilisce la sua tabella di
priorità valutative. Le valutazioni che una persona fa, svelano qualcosa
sulla struttura della sua anima e su quali siano le condizioni di vita che
essa ritiene le si confacciano, le sue vere e proprie necessita.
Ammesso dunque che fin dall’alba dei
tempi la necessità abbia avvicinato tra loro sempre e soltanto le persone che
tramite segni simili potevano indicare bisogni ed esperienze simili, ne
risulta, tutto sommato, che il carattere principale della necessità, ovvero
la sua facile comunicabilità, e di conseguenza la mediocrità e la banalità
immanente in ogni esperienza ed evento interiore, tra tutte le forze che
hanno finora determinato l’uomo, deve essere stata la più violenta.
Le persone più comuni e più ordinarie
sono e furono sempre avvantaggiate; quelle più elette, più fini, più strane,
più difficili da comprendere, rimangono facilmente sole, soccombono, nel loro
isolamento, alle disgrazie e di rado la loro pianta dà germogli.
Necessita appellarsi ad enormi forze
d’opposizione per contrastare questo naturale, troppo naturale progressus
in simile, questo processo graduale cui gli uomini soggiacciono verso ciò
che è simile, ordinario, mediocre, gregario e volgare.
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06/02/2007 – RIFLESSIONI CONFIDENZIALI
Bloggato da PDBmaster
… E quindi è sabato, quindi è domenica. Una
piazza, tanta gente.
Scena 1 - Canti e ti diverti, mentre sfoggi
il tuo look ultimo grido. Una banconota da 50 riflette il tuo sorriso
spavaldo, mentre narcotizzi i presenti con una fumata della tua cabrio. Romba
il motore al ritmo delle martellanti percussioni che esplodono dalle casse,
ammaliando le simpatie della donna che già ti si concede.
Perché no? Anche tu puoi avere tutto questo.
Scena 2 – Manifesti il disprezzo per
l’ambiente borghese che ti circonda. La ribellione già la esprimi in quel tuo
manifestarti beffardo e duro, incurante di un’autorità che non ti rappresenta
e scatenato in una rivolta contro tutto e tutti. Sembri forte, privo di
paure, sicuro del tuo niente, fiero di non riconoscere nessuna realtà che ti
sovrasta.
Perché no? Anche tu puoi essere tutto
questo.
Scena 3 – La tua vanità intellettuale
annuncia come squillo di tromba il tuo sfilare. Il tuo vestito gessato, la
barba ben curata, il tuo parlare attento ad ogni sfumatura di tono, i tuoi
gesti lenti e cadenzati, vogliono evidenziare la tua aristocratica istruzione.
Ogni cosa filtrata dalla tua analisi lascia
quel gusto di incomprensibile, atto a dare divinità ad una cultura
irraggiungibile, per dare soddisfazione alla voglia di essere qualcuno.
Perché no? Anche tu puoi fare tutto questo.
Scena 4 – Incedi pietosamente nella tua
miseria, mirando dritto alla meta. Il tuo vestire è un poema di povertà, il
tuo implorare note stonate di una sgradevole sintonia. Insacchi con avidità
l’offerta, sorridi e benedici il benefattore con parole colorate di euforia,
mentre nel cuore imprechi alla sua fortuna e coltivi invidia verso il suo
benessere.
Perché no? Anche tu puoi odiare tutto
questo.
Appesantito mi ritiro in riva al mare,
seduto su uno scoglio, attorniato da pochi amici.
Il vento soffia forte ed il mare si muove
minaccioso.
Fissiamo l’orizzonte in silenzio.
Potremmo avere, potremmo essere, potremmo
fare, potremmo odiare… ma abbiamo deciso di non vendere la nostra libertà,
abbiamo deciso che è davvero troppo poco in cambio della nostra verità.
Il vento soffia forte, il mare si muove
minaccioso, ma abbiamo deciso di vivere la vita con pienezza, fieri nella
vittoria, implacabili nella sventura, brindando agli eroi che ancora trovano
la fierezza di lottare tra le rovine di un mondo schiacciato da sé stesso.
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30/01/07 – FILOSOFI O MANOVALI?
Bloggato da PDBmaster
Falco Bianco vorrebbe proporsi come riflesso di un corpo
sociale ben ordinato, nel quale ogni parte della sua struttura è reciprocamente
solidale, al fine di rendere l'insieme delle sue parti una realtà coordinata
verso un unico fine.
Nella misura in cui viene a mancare armonia di rapporto tra le
diverse parti che costituiscono il medesimo corpo, si vengono a creare
sovrapposizioni e disordini, che vanno ad intaccare l'intero organismo.
E' come se una mano pretendesse di essere l'occhio e l'occhio
manifestasse volontà di essere una gamba. Sussisterebbe un'ingerenza
generale, per il fatto che ogni singolo elemento ha delle proprietà
che gli competono e altre in cui, invece, difetta per sua propria natura.
Falco Bianco erge la sua struttura sull'idea che l'importanza
ed i meriti di ogni suo membro non sono valutati in base al titolo di studio
o al grado di intelligenza, ma in base alla volontà e alla dedizione che la
persona manifesta nel raggiungere la sua propria vocazione, personale e
sociale.. L'occupare una posizione più alta all'interno
dell'organigramma associativo, non significa "contare di più", ma, più
semplicemente, definire e costituire uno dei tanti organi di cui
è formato l'intero corpo.
La testa, da sola, non può compiere ciò che le mani possono
concretizzare, così come le mani non trovano finalità alcuna se lasciate sole
a se stesse.
Le invidie e le pretese di voler occupare incarichi direttivi
per un assurdo protagonismo o per l'altrettanta assurda presunzione di voler
essere ciò che non si è, sottolinea, oltre ad una evidente immaturità
spirituale, una più manifesta ragione per cui non si possono occupare più
alte cariche rispetto a quelle affidate, poiché non si è compreso ancora la forma
mentis di Falco Bianco.
In sostanza noi diciamo all'uomo: "Tu non sei importante
per ciò che fai, ma sei importante per ciò che sei".
E’ necessaria umiltà profonda per bruciare l’invidia, quel vizio dello
spirito e della mente che non sopporta di vedere il prossimo fare un passo
più lungo della propria gamba.
Con severità giudichiamo la realtà a noi esterna. A maggior
ragione si applichi tale severità al nostro interno.
Il percorso da fare sembra ancora lungo.
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28/01/07 – A TE, PICCOLO UOMO
Bloggato da Lady Hawk
Ascolta Piccolo Uomo: il tuo
retaggio è un diamante che brucia nella tua mano. Vedi te stesso come sei
veramente. Ascolta quello che nessuno dei tuoi capi e rappresentanti oserà
mai dirti: “Sei un piccolo uomo qualsiasi”.
Comprendi il duplice senso di
queste parole: “piccolo” e “qualsiasi”. Sei afflitto dalla peste emozionale.
Sei malato, molto malato, Piccolo Uomo, ma tu, che comprendi queste parole,
puoi essere grande.
Sì, puoi essere grande
riconoscendo la tua dignità, ma nella modestia, perché quest’ultima è
riconoscimento del limite, volontà di cambiare, è azione diretta che parte
dall'avere intuito il bene e dal volerlo perseguire seriamente,
costantemente, senza finzione o ipocrisia. E' cambio sostanziale, non peste
emotiva altalenante ed incostante, intrisa di sentimentalismo egoista a basso
prezzo!
Sentimentalismo è partire da me stesso per capire gli altri attraverso il mio
sentire, il filtro egoistico del "mi sento”, del “sai che amo tutti”
della sensazione bella ed intensa, ma semplice frutto della circostanza o
della suggestione (“come ho pregato bene”, “che aria di pace”, ecc…).
Amore, invece, è uscire dall’egoismo e vedere la vita attraverso gli occhi
dell'altro, preoccupandosi di vederlo felice, senza la finalità di sentirsi
appagati del proprio gesto. Amore è guarire dal sentimentalismo.
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25/01/07 – UNA QUESTIONE DI CUORE
Bloggato Da PDB
La decadenza di una civiltà trova
coincidenza nella morte di un agire per un ideale, per poi provocare la
conseguente e naturale incomprensione di cosa sia l’ideale stesso.
Oggi, al problema di impegnarsi
attivamente per una causa in cui si crede, si risponde con tematiche di
tempistica: troppi impegni e poco tempo. Una manifesta ipocrisia per alcuni,
allarmante superficialità per gli altri, attributi che, comunque, accomunano
tutti in una palese impermeabilità ad un qualcosa che vada al di là di loro
stessi.
Il tempo è una delle componenti che
determina la possibilità applicativa dell’agire, ma non il fatto di volere e
di tendere all’ideale. L’essere realmente parte di un corpo vivo, quale è,
per esempio, Falco Bianco, è determinato dalla volontà che fonda la scelta e
non dai fattori che prescindono dal nostro raggio d’azione.
L’ipocrisia tutta contemporanea di evadere
dalla partecipazione ad un ideale, che, per ovvie ragioni si deve manifestare
in qualcosa di concreto ed organizzato, altera e sostituisce gli elementi su
cui discernere, così che, invece di dire: “Non mi va” o “non ne ho voglia”,
si opta per un più cortese “non ho tempo”.
Quando è il tempo la chiave per
discernere, optiamo per una sottile ma non meno grave bugia.
Uomo è colui che sceglie, che vuole e
dispone ogni risultante in una piramide di valori, optando,
nell’impossibilità di fare più cose contemporaneamente, per quella che
ritiene più importante.
Senza volontà mai nessuno troverà il
tempo, mai nessuno troverà la voglia.
Il mondo contemporaneo potrebbe essere
definito come una grande cospirazione contro la volontà.
E tu? Cosa hai deciso di fare della tua
libertà?
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22/01/07 – RECENSIONE – ANTITRATTATO DI ATEOLOGIA
Bloggato da PDBmaster
COLLANA: I Pellicani
PAGINE: pp. 240
ILLUSTRAZIONI: N° No
FORMATO: cm. 14x21,2
PREZZO: euro 18,00
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La
lettura del Trattato di ateologia di Michel Onfray ha fatto nascere nella mia
mente una domanda: siamo tornati ai tempi delle catacombe, quando i cristiani
vivevano nascosti come cani? Siamo tornati a quel periodo della storia di
Roma in cui eravamo i capri espiatori per tutti i problemi? Sembra proprio
che viviamo in un’epoca in cui il vero ha ceduto il passo alla propaganda
piena di odio, sempre più diffusa, che pretende di essere rispettabile e che
aspira addirittura a una legittimità storica. Il tempo delle nuove catacombe
è quello che spaccia per «verità» argomenti non verificati, non provati, ma
che assumono la forma del «vero» grazie a una presunta evidenza
incontestabile. Infatti, come si può contestare ciò che ha la pretesa di
essere evidentemente «vero»? Non sembra possibile opporre argomenti
scientifici alla forza di una «verità» che diviene evidente semplicemente
dichiarando che è il «vero». Il ragionamento di chi attacca le religioni è in
realtà un postulato, si sostituisce alla conoscenza dei concetti e degli
argomenti attaccati, di modo che l’offensiva non viene condotta contro le
ragioni delle persone e delle religioni incriminate, ma contro l’immagine
fantastica che l’autore degli attacchi si è fatto di esse. Cosa ne è stato
dell’equilibrio? Dov’è finito lo spirito critico? Dov’è la filosofia? Dov’è
la capacità dell’intellettuale di formulare tesi verificabili e legittime,
tenendo conto anche di argomenti che non vanno necessariamente nella stessa
direzione? Il «minestrone» Onfray è talmente indigesto.
«Alla fine
hanno sbottato anche i cristiani francesi ed è partito il contrattacco. Dopo
la pubblicazione del Trattato di ateologia di Michel Onfray, è finito il
silenzio più o meno accondiscendente. Davanti a quello che è stato giudicato
“un saggetto rozzo e sprezzante”, un manipolo di intellettuali, cattolici e
laici, ha risposto per le rime. Ne è nato un dibattito sui giornali e un
libro dal titolo inequivocabile: Antitrattato di ateologia. Lo ha scritto
Matthieu Baumier, uno studioso non ancora quarantenne, nato nel fatidico ’68.
Non è un tradizionalista reazionario, ma un cattolico che ce l’ha con
“l’individualismo politico ed edonista fondato sul primato del profitto
materiale”. […] Il “Trattato di ateologia” esprime un tale livoroso disprezzo
verso il cristianesimo da preoccupare, per la sua illiberalità, anche chi
credente non è. […] Il merito del libro di Baumier non sta tanto nella confutazione
puntuale degli argomenti dell’ateologia più rozza, che appaiono già di per
loro e senza fare troppi sforzi ben poca cosa. Questo saggio è importante
perché dice no, in modo organico, a semplificazioni e banalità culturali
confezionate con l’arroganza di chi crede che le proprie tesi godano di un
incontrastato consenso. Dopo tanti silenzi e troppi sì, anche in Francia
cominciano ad arrivare i primi no.» Gabriella Mecucci, «Il Foglio», 30 marzo
2006 • «Polemico e pungente al punto giusto, l’antitrattato di Baumier è
anche una testimonianza interessante su uno dei possibili modi di essere
cristiani oggi. In un periodo in cui la religiosità sembra riguadagnare
costantemente terreno è senza dubbio un elemento in più per capire la realtà
contemporanea. Quali che siano le proprie convinzioni profonde.»
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21/01/07 – RECENSIONE: APPLAUSI PER MANO SOLA
Bloggato da PDBmaster
Collana «Biblioteca Clinamen»,
ISBN 88 8410 012 7
cm. 14 x 21
pp. 131
Euro 13,94
Acquistalo nella nostra sezione “crea la tua biblioteca”.
Il Novecento, oltre che il
«secolo delle ideologie», è soprattutto il periodo in cui «il più sinistro di
tutti gli ospiti» – il nihilismo annunciato da Nietzsche – siede a capotavola
sovrintendendo definitivamente al banchetto. Ora che «Dio è morto», i suoi
altari vuoti vengono occupati da una multiforme costellazione di feticci.
Ipotesi contrastanti e ambigue di oltre-uomo percorrono le vie tortuose della
condizione post-moderna: in alto, ai piani nobili, troviamo i dittatori
totalitari e gli sregolati veggenti delle avanguardie artistiche, insieme ai
loro annacquati e globalizzati eredi contemporanei: i cosiddetti premier
democratici, i pubblicitari, gli yes-men; in basso, nei sotterranei e
nei sottoscala, troviamo, invece, i mistici, maghi e fondatori di sette,
culti e nuove religioni. Ad alcuni di tali scomodi personaggi, è dedicato
questo libro: maestri e “uomini straordinari”, come Gurdjieff, Schwaller de
Lubicz e Fulcanelli; testimoni profondi ed esploratori inarrestabili
dell’Altro, come René Daumal ed Ernst Jünger; problematici patriarchi moderni
di culti neognostici – come Ron Hubbard e la setta di Scientology oppure come
i profeti new age – e post-psicanalitici – come Wilhelm Reich e Carl
Gustav Jung; esponenti insospettabili delle relazioni pericolose e mai
chiarite tra i messianismi totalitari (nazismo e bolscevismo) e la visione
del mondo magico-esoterica. Simili all’applauso di una mano sola, il
non-suono del celebre koan dello zen, questi agili saggi si
propongono un risultato impossibile: la cartografia di un non-luogo, la
fotografia di un fantasma. Se le conclusioni sfuggono, si delinea altresì chiaramente
una traiettoria precisa: vere o false che siano, salutari o rovinose, queste
molteplici derive volgono tutte verso nuovi territori, verso un altrove,
verso una differente possibilità. Come sostiene Ernst Jünger: «Forse è
proprio dal deserto che gli dèi verranno».
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21/01/07 – RECENSIONE: LA MAGIA E LA SVASTICA
Bloggato da PDBmaster
Acquistalo nella nostra
sezione “crea la tua biblioteca”.
PAGINE: pp. 192
ILLUSTRAZIONI: N° 36 b/n
FORMATO: cm. 14x21
PREZZO: euro 18,00
Sono
ormai molti a ritenere che nel nazismo esistesse una componente esoterica,
cioè interessata a un «sapere segreto» riservato soltanto a pochi «iniziati».
Alla formulazione di questa ipotesi hanno del resto contribuito in maniera
decisiva alcuni gerarchi di primo piano: l’ideologo del partito, Alfred
Rosenberg, nutriva una passione per Atlantide e per la mistica medievale;
Rudolf Hess, designato come successore di Hitler, era appassionato di
chiaroveggenza e occultismo; il capo delle SS, Heinrich Himmler, era
ossessionato dall’idea di fondare un Ordine iniziatico e di produrre oro. Lo
stesso Hitler viene indicato talora come un ipnotizzatore demoniaco e come il
potente mago nero del Reich millenario.
In questo libro l’autore esamina le reali influenze delle società occulte sul
nazionalsocialismo, proponendosi di documentare, spiegare e inquadrare in un
contesto storico preciso fatti e avvenimenti. Operazione non facile – nella
letteratura sulla «magia nazista» fatti poco attendibili si trasformano
facilmente in eventi misteriosi che contribuiscono a coltivare ancora oggi il
«mito di Hitler» – ma necessaria, nel tentativo di portare alla luce quel
«lato notturno» della Storia individuato da Horkheimer e Adorno.
schieramenti politici che ai loro principi si ma alle critiche
dei tradizionalisti, e quindi di un esoterismo che qui intendiamo di
“destra”; critiche che accusano questo spiritualismo contemporaneo, questo
“esoterismo di massa” ovvero di “sinistra”, di essere superficiale e di
rileggere la Tradizione in un senso moderno e quindi fuorviante.
Infine, prenderemo in esame le riletture dell’oriente operate dalle due
culture prese in esame, per poi approdare ad una storia e ad un’analisi
dell’esoterismo nella cultura di destra, riferendoci ai rapporti fra
irrazionalismo e nazismo, alle famigerate origini occulte del nazismo, alla
destra extraparlamentare del dopo guerra, ma anche a scrittori
tradizionalisti come Julius Evola e René Guénon.
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