Tentativi di libertà
Nell'irradiazione di un pensiero

Blog dell'Associazione Falco Bianco

 

 

26/02/07 - ... E SE ANCHE NOI FOSSIMO CATTIVI?
Bloggato da PDBmaster

Non molto tempo fa trascrissi una recensione ad un libro intitolato "Antitrattato di ateologia", una reazione al saggio ritenuto "sprezzante" contro la fede cristiana, scritto da Michel Onfray.

Non essendo solito immagazzinare nelle meningi giudizi di valore non verificati da controprove, mi sono industriato per procurarmi il tanto "rozzo" "Trattato di ateologia", di cui, fin dalle prime pagine, si percepisce l'ostilità neo-illuministica nei confronti della dimensione religiosa.

L'impronta generale del saggio è condita da un livore saccente e presuntuoso, che non manca di scadere nel cattivo gusto di chi pensa di sedere sul piedistallo cristallino dello gnostico materialista oramai definitivamente illuminato, ma non è un nuovo antitrattato che qui mi prefiggo di scrivere. Anzi, con la dovuta cautela mi permetto di complimentarmi con l'autore per le osservazioni centrate, almeno se interpretate in modo positivamente autocritico.

Il libro in oggetto procede con metodo storico e fenomenologico, ovvero seguendo una struttura orizzontale della fede, che non prende neppure in considerazione la metafisica fondante della fede. Ergo, tratta di quest'ultima come un costrutto ideologico, ovvero con i suoi postulati e le sue logiche e naturali conseguenze.

In realtà per il cristiano l'inculturazione della fede non è che la conseguenza di una relazione tra la persona stessa ed un TU, identificato con Dio (dimensione verticale) e gli uomini (dimensione orizzontale). In prima istanza, quindi, il Cristianesimo, prima che una filosofia od una dottrina, è una relazione intuitiva tra se stessi ed una realtà personale e concreta, una comunicazione dell'intimità più profonda del proprio essere ad un altro essere, che porta ad una scelta di fede, e quindi alla conoscenza della dottrina rivelata, che, di rimando, si interscambia con le scelte circostanziali della quotidianità, sempre basate in funzione di quella relazione di coscienza tra ciò che incorre fra l'uomo e Dio.

Tale fattore rimane pressoché ignorato dal suddetto trattato e perciò rende vana l'intenzionalità distruttiva che sta alla base del libro. Non è descrivendo atteggiamenti errati che si smonta una metafisica dell'esistenza.

Detto questo, ecco giungere la parte interessante di un così insidioso pamphlet.
Se ciò che è scritto non può essere attribuito in modo ontologico (oggettivo) alla fede cristiana, è certo una puntuale analisi degli aspetti deliranti presenti in molti di coloro che si proclamano con tanta boria cristiani.

Letto sotto una certa ottica, Onfray rende un servigio encomiabile al popolo cristiano, che, se onesto con se stesso, noterà di essere affetto da numerose delle malattie spirituali elencate, almeno in alcune correnti interne alle Chiesa.

Una certa diffidenza nei confronti dell'intelligenza e della scienza, un insano atteggiamento fideistico per la dottrina rivelata, la riluttanza ad ammettere i torti storici del passato, l'ottusità nel comprendere le posizioni non-cristiane, un certo squilibrio nella relazione tra dimensione corporea e spirituale, un'eccessiva voglia del sensazionale, una vaga forma di presunzione del sapere etico, l'incapacità di relazionarsi a culture a noi differenti, la mancata volontà di adeguare un linguaggio accettabile anche per i non religiosi nell'esprimere le proprie ragioni, ecc. fanno di questo libro un esame di coscienza per quelle che dovrebbero proporsi come élite della fede.

Certo, un libro rozzo e sprezzante, incapace di intaccare anche un solo capello alla dignità intrinseca alla metafisica religiosa, di impronta indecorosamente ideologica, ma chi ha la responsabilità di formare, creare, innovare e tramandare, sarebbe meglio leggesse anche ciò che può dar fastidio oltre ai testi che confermano semplicemente le proprie tesi e che, a loro volta, le trasformano in un'altra ideologia, seppur denominata "cristiana".
 

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24/02/07 - FEDELI A NOI STESSI
Bloggato da PDBmaster

Il nostro movimento nasce da una metafisica della differenza.

La comune sostanzialità della natura umana, unita all'identità del soggetto considerato come singolo, può portare ad una chimica delle idee geniale, creativa, innovatrice, ma solo se vengono rispettati i presupposti di una pluralità ordinata e definita da equilibri di libertà responsabile.

"A noi non interessa il fascino della logica, per ridurre il mondo ad un quadro fisso, ad una grandezza invariabile. Desideriamo emanciparci, almeno in parte, dal mondo della rappresentazione che abbiamo edificato alle spalle della realtà contingente, per un piacere dell'esistenza, piacere per le cose prossime, vissute da un'anima mite, consapevole e affidabile, capace di esteriorizzare l'interiorizzato". (Lady Hawk)

Attraverso la collaborazione dei differenti elementi, si vengono a definire diverse funzioni seppur nella medesima costante di verità.

Vogliamo un avvicinamento collaborativo di ruoli: dalla metafisica dell'artista, al temperamento sobrio del ricercatore. Vogliamo un differente significato nell'evoluzione culturale della civiltà, con custruttori di sistemi fatti di moderazione, equità, temperanza, pacatezza, pazienza, coraggio, semplicità, discrezione.

"Noi vogliamo sviluppare sentimenti, conservando la nostra personalità, riconducendola a valori di rango elevato ad elementi infiniti, con il libero sguardo di fronte alla realtà, con la cautela di farsi prendere la mano, la pazienza e il rigore nelle più piccole cose, l'intera onestà della coscienza". (Lady Hawk)

La democrazia moderna, prima di essere alla ricerca di nuovi sistemi politici, ha la necessità di trovare uomini capaci di superare l'egoismo libertino della polis contemporanea, capaci di rendersi élite, ma quest'ultima non è la produzione concettuale prodotta dalla ludo mentis dell'intellighenzia intellettuale. L'élite è nobiltà d'animo, coraggio, onore, sincerità, limpidezza, fedeltà, sacrificio, saggezza, sapienza, virtù, che, se incarnate, creano una saldatura inscalfibile nel rapporto tra uomini, conseguendone i presupposti per una nuova prosperosa Atlantide.

Così in Falco Bianco le idee che si sviluppano non sono il prodotto polveroso che avviene nel chiuso sapere accademico, ma la spontanea e naturale crescita di un confronto di persone legate da fiduciosa e salda amicizia. Qualora quest'ultima venisse a mancare nei suoi elementi fondanti, le idee non rimarrebbero che astratte affermazioni di verità, che, però, verrebbero a mancare del pathos sinceramente esistenziale, unico e vero motivo che ci rende degni di militare per il nostro credere.

In Falco Bianco ogni idea è la razionalizzazione di un'intuizione dello spirito, animato da sentimenti della cui nobiltà è offensivo sospettare. Colui che ucciderà tale nobiltà, ucciderà il Falco Bianco che è in lui.

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21/02/07 - LA RIVOLUZIONE DEL XXI SECOLO
Bloggato da PDBmaster

La società contemporanea aziona i suoi ingranaggi sulle fondamenta ideologiche che nascono dal connubio tra libertà ed egoismo.
Ciascuno concepisce la propria libertà come il parto concettuale della sua visione del mondo, e, per quanto si sia disposti a concedere un margine di tolleranza riguardo ad un'eventuale divergenza, certamente esistono paletti di confine da non oltrepassare, al fine di non incorrere nelle ire dei terzi.

Ed ecco i laicisti che inveiscono contro i principi cristiani millenari, che, nonostante le capre politiche ed intellettuali che ne belano il valore, meritano rispetto per quei pochi che ne hanno portato e ne portano coraggiosamente il vessillo.

Ed ecco i cristiani che si strappano le vesti dinanzi alle convinzioni dei laicisti, che, nonostante l'insopportabile saccenza dei loro alfieri, meritano eguale rispetto per quella minoranza che vive con convinzione la propria scelta.

La democrazia è un modello rischioso, pericoloso, pieno di vie insidiose, ben conosciute e praticate dalle copiose vipere che ne popolano la fauna politica.
Vivere in una società libera, impone la necessità di quel nobile sentire che, più che per dovere, porta l'uomo a pensare e ad agire secondo una responsabile vocazione personale e comunitaria.

Il mondo contemporaneo sovraccarica l'uomo di informazioni, che assorbe nozionisticamente senza analizzare contenutisticamente la matrice.

Scriveva Papini: "Non intendo dire che l'uomo-massa sia ignaro. Quello attuale, al contrario, è più reattivo, possiede maggiori capacità intellettive di qualunque altro nel passato. Ma queste capacità non gli servono a nulla; a rigore, la vaga sensazione di possederle gli permette di chiudersi maggiormente in se stesso e di non usarle. Una volta per sempre egli consacra l'assortimento di luoghi comuni, di pregiudizi, di parvenze d'idee, o semplicemente di vocaboli vacui che il caso ha ammucchiato nella sua coscienza e, con un'audacia spiegabile soltanto con l'ingenuità, cercherà di imporli ovunque. [...] Non che l'uomo volgare ritenga d'essere eccellente e non volgare, ma che proclami e imponga il diritto della volgarità, o la volgarità come un diritto".
"L'uomo medio possiede delle "idee", però manca della funzione di pensare".

Se vogliamo imparare a vivere da uomini liberi in una società altrettanto libera, prima di tutto è necessario aristocratizzare il singolo individuo, e ciò significa dedicare la nostra attenzione sulla nobilizzazione della volontà e del pensiero.

Liberati dalle polemiche inutili e dal sofismo dialettico, potremo posare la zavorra dell'uomo massa e ciascuno vivere in coscienza ciò che più riterrà opportuno.
Utopia? Già, ma avvicinarsi a tale utopia è l'unica soluzione per creare una reale civiltà in un sistema democratico moderno.
La democrazia deve creare di ciascun singolo  un élite. E' questa la rivoluzione del XXI secolo.

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16/02/07 - PENSIERO E AZIONE
Bloggato da Lady Hawk

C’è una pace vitale e c’è una pace letale.

La prima proviene da una cultura di vita; la seconda muove da una cultura di morte.

La pace vitale affonda le sue radici nella capacità di dialogo e di comprensione.

La pace letale è un simulacro: è l’apparente serenità del cadavere, calmo e composto nella sua bara.

La linea divisoria, il criterio che permette di discernere i due spiriti, è la dignità della persona umana.

Domina oggi il desiderio di dominio, che ci sta facendo vivere in un mondo che agonizza, ove la sopravvivenza del sistema è l unica finalità.

Per sapere quello che dobbiamo fare, dobbiamo fare quello che vogliamo sapere. Il sapere pratico non si può dedurre dal sapere speculativo .Per questo motivo di fondo la teoria generale dell’azione deve avere un carattere intrinsecamente pratico.

La teoria filosofica dell’azione si occupa dei fondamenti e dei presupposti dell’azione umana, alla ricerca dell’uomo come essere attivo. Cerca di stabilire le fondamentali condizioni di possibilità dell’azione in generale.

L’agire moralmente bene è un fine in se stesso. Il fine del fare non costituisce il fine dell’operare: non si riduce ad esso, anche se ad esso si subordina. Esistono dei criteri per la valutazione, come buono o cattivo, poiché se non potessimo valutare ciò che si fa e il fare, non avremmo un concetto corretto circa l’identità dell’atto e del fare che lo origina.

La finalità di un orologio è misurare il trascorrere del tempo. Se non lo misura bene, diciamo che è un cattivo orologio; ma se è molto cattivo e non dà l’ora, non lo si può neppure considerare come orologio, e così valga, per esempio, per un ornamento o per un giocattolo.

Una conoscenza cattiva, cioè falsa, non si può dire che sia una conoscenza. Se ho confuso qualcuno con un’altra persona, non posso dire di conoscerlo. Un’azione umana libera che sia moralmente cattiva, non per questo cessa di essere azione, umana e libera.

Non esiste un’opera in comune fra l’azione cattiva e l’azione buona, per essere giudicate migliori o peggiori. Per esempio, non si può parlare di una tortura buona, a meno che il torturare non lo si intenda in senso tecnico e non in senso morale. In senso tecnico, una buona tortura è quella che riesce a far soffrire molto la vittima.

Il coraggioso, non viene caratterizzato dal fatto di non retrocedere mai o di attaccare sempre. Aristotele descrive il coraggio in modo tale da non assegnargli una meta concreta e determinata. Infatti il coraggioso patisce e agisce secondo il valore delle circostanze e come prescrive la ragione. Il fine di ogni attività è quello che è conforme alla disposizione da cui essa procede, il che equivale ad affermare che la bontà morale dell’azione non rimanda solo alla buona intenzione, né solo ad alcune circostanze che la rendono opportuna o congruente. Rimanda all’essere pratico dell’uomo; a qualcosa che potremmo chiamare “tempra”, che è anche uno degli elementi decisivi che costituiscono quello che intendo per sensibilità.

Prendendo una decisione vitale mi decido e questa decisione su di me lascia una traccia, che non è un’orma meccanica, bensì un incremento vitale, uno stabile progresso verso me stesso, in uno stile virtuoso di vita, che è una struttura del mondo vitale.

Solo l’uomo che è buono compie azioni buone. E l’uomo buono è colui che opera in armonia con il fine umano.

Solo in base al fine dell’uomo si possono correttamente comprendere le azioni in quanto umane.

Il concetto stesso di azione umana rimanda al fine dell’uomo in quanto tale.

 

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10/02/07 - CONOSCI TE STESSO - SCEGLI
Bloggato da Lady Hawk

La fede, come noi la intendiamo, quella senza bandiera di paolina memoria, non si riesce a riscontrare in molte persone.

La fede, come l'ha ottenuta il primo cristianesimo - ivi compresa l'educazione alla tolleranza a cura dell'imperium romanum - questa fede ruvida, magari impulsiva, propria alla parola, non è quella mediante cui un Lutero, un Cromwell o un qualsiasi barbaro dello spirito stavano attaccati al loro Dio. Alla fede a cui mi riferisco vi si avvicinava piuttosto un Pascal, il quale incedeva verso un lungo e progressivo suicidio dell'eccesso di razionalità. Un eccesso coriaceo, durevole e vermiforme, che non si può ridurre a morte in un sol colpo.

La fede cristiana è fin da principio una scelta paradossale, che richiede lo slancio più alto dell'intelligenza e la forza irrazionale della volontà, tanto che se essa, una volta abbracciata, viene ridotta a mera sottomissione dello spirito, fa indicibilmente male, perché snaturata della sua essenza attiva e creatrice.

Gli uomini moderni, non solo non conoscono la libertà della fede, ma ne sono noncuranti, al punto da essere sgomenti di fronte alla proposta di tale scelta, che reputano plausibile solo se non arriva ad infastidire il proprio egoismo.

Ecco il naufrago. Egli pone la bandiera sotto la signoria della morale, ma per lui la morale non è che una convenzione sociale, utile all'equilibrio dei rispettivi interessi.

Falco Bianco ricerca un ben nobile e raffinato tipo d'uomo, che, di fronte alla natura e alla vita, partecipa in maniera solare, con passione che non si spegne, ardente e delicata. 

L'uomo, quello vero, dà fastidio, sgomento, terrore, perché pone il suo agire su categorie non comprensibili all'utilitarismo morale contemporaneo.

Certo, chi è solo un debole e sottomesso e tale vuole rimanere , conosce solo esigenze da animale domestico. Chi, invece, si è a lungo prodigato per penetrare fino in fondo all'anima con il pensiero e con la vita, lottando incessantemente con il pensiero e la vita stessa, per mutarsi da spirito grezzo a nobile uomo, conquista se stesso per tutta l'eternità, incarnando la sua dimensione vera di creatura finita/infinita.

 

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08/02/07 - PROGRESSUS IN SIMILE
Bloggato da Lady Hawk

Le parole sono notazioni dei concetti, ma i concetti sono figurazioni simboliche più o meno determinate per indicare sensazioni spesso ricorrenti e che si presentano insieme; per indicare cioè gruppi di sensazioni.

 

Per capirsi a vicenda non basta ancora che si usino le stesse parole: occorre anche che si usino le stesse parole per la medesima classe di esperienze interiori; è necessario, alla fin fine, avere in comune con gli altri la stessa esperienza. Questo è il motivo per cui gli uomini che appartengono allo stesso popolo si intendono fra loro assai meglio di quelli che appartengono ad altri popoli, anche quando si fa uso della stessa lingua; per meglio dire, quando degli uomini hanno condiviso a lungo condizioni analoghe (di clima, di scuola, di pericolo, di necessità, di lavoro) se ne origina qualcosa in grado di intendersi, un popolo.

 

In tutte le anime uno stesso numero di esperienze frequentemente ricorrenti, ha avuto ragione di quelle la cui ricorrenza è più scarsa: è sulla base di esse che ci si intende prontamente, con velocità via via sempre più rapida.

 

La storia del linguaggio è la storia di un processo di abbreviazione ed è sulla base di questa pronta intesa che ci si lega l’uno all’altro, strettamente, sempre più strettamente. Quanto più grande è il pericolo, tanto maggiore è l esigenza di giungere facilmente e rapidamente ad un’intesa sulle misure da prendersi.

 

Una cosa di cui gli uomini non possono assolutamente fare a meno, nell’ambito dei loro rapporti, è il non fraintendersi nel momento del pericolo. Anche in tutte le amicizie e le relazioni amorose si sperimenta questa verità: questo genere di sentimenti dura finché non ci si rende conto che uno dei due, mentre dice le stesse parole, sente, pensa, sospetta, desidera, teme in modo diverso dall’altro. La paura dell’eterno malinteso: è questo il benevolo genio che trattiene cosi spesso le persone di sesso diverso da unioni troppo affrettate cui i sensi ed il cuore le indurrebbero, e non un qualche schopenhaueriano genio della specie.

 

I gruppi di sensazioni all’interno di un anima che si destano per primi, per primi prendono la parola ed impartiscono comandi: è in base a ciò che si definisce, di quell’anima, l’intera gerarchia dei valori; è cosi che si stabilisce la sua tabella di priorità valutative. Le valutazioni che una persona fa, svelano qualcosa sulla struttura della sua anima e su quali siano le condizioni di vita che essa ritiene le si confacciano, le sue vere e proprie necessita.

 

Ammesso dunque che fin dall’alba dei tempi la necessità abbia avvicinato tra loro sempre e soltanto le persone che tramite segni simili potevano indicare bisogni ed esperienze simili, ne risulta, tutto sommato, che il carattere principale della necessità, ovvero la sua facile comunicabilità, e di conseguenza la mediocrità e la banalità immanente in ogni esperienza ed evento interiore, tra tutte le forze che hanno finora determinato l’uomo, deve essere stata la più violenta.

 

Le persone più comuni e più ordinarie sono e furono sempre avvantaggiate; quelle più elette, più fini, più strane, più difficili da comprendere, rimangono facilmente sole, soccombono, nel loro isolamento, alle disgrazie e di rado la loro pianta dà germogli.

 

Necessita appellarsi ad enormi forze d’opposizione per contrastare questo naturale, troppo naturale progressus in simile, questo processo graduale cui gli uomini soggiacciono verso ciò che è simile, ordinario, mediocre, gregario e volgare.

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06/02/07 - RIFLESSIONI CONFIDENZIALI
Bloggato da PDBmaster

… E quindi è sabato, quindi è domenica. Una piazza, tanta gente.

Scena 1 - Canti e ti diverti, mentre sfoggi il tuo look ultimo grido. Una banconota da 50 riflette il tuo sorriso spavaldo, mentre narcotizzi i presenti con una fumata della tua cabrio. Romba il motore al ritmo delle martellanti percussioni che esplodono dalle casse, ammaliando le simpatie della donna che già ti si concede.

Perché no? Anche tu puoi avere tutto questo.

Scena 2 – Manifesti il disprezzo per l’ambiente borghese che ti circonda. La ribellione già la esprimi in quel tuo manifestarti beffardo e duro, incurante di un’autorità che non ti rappresenta e scatenato in una rivolta contro tutto e tutti. Sembri forte, privo di paure, sicuro del tuo niente, fiero di non riconoscere nessuna realtà che ti sovrasta.

Perché no? Anche tu puoi essere tutto questo.

Scena 3 – La tua vanità intellettuale annuncia come squillo di tromba il tuo sfilare. Il tuo vestito gessato, la barba ben curata, il tuo parlare attento ad ogni sfumatura di tono, i tuoi gesti lenti e cadenzati, vogliono evidenziare la tua aristocratica istruzione.

Ogni cosa filtrata dalla tua analisi lascia quel gusto di incomprensibile, atto a dare divinità ad una cultura irraggiungibile, per dare soddisfazione alla voglia di essere qualcuno.

Perché no? Anche tu puoi fare tutto questo.

Scena 4 – Incedi pietosamente nella tua miseria, mirando dritto alla meta. Il tuo vestire è un poema di povertà, il tuo implorare note stonate di una sgradevole sintonia. Insacchi con avidità l’offerta, sorridi e benedici il benefattore con parole colorate di euforia, mentre nel cuore imprechi alla sua fortuna e coltivi invidia verso il suo benessere.

Perché no? Anche tu puoi odiare tutto questo.

Appesantito mi ritiro in riva al mare, seduto su uno scoglio, attorniato da pochi amici.

Il vento soffia forte ed il mare si muove minaccioso.

Fissiamo l’orizzonte in silenzio.

Potremmo avere, potremmo essere, potremmo fare, potremmo odiare… ma abbiamo deciso di non vendere la nostra libertà, abbiamo deciso che è davvero troppo poco in cambio della nostra verità.

Il vento soffia forte, il mare si muove minaccioso, ma abbiamo deciso di vivere la vita con pienezza, fieri nella vittoria, implacabili nella sventura, brindando agli eroi che ancora trovano la fierezza di lottare tra le rovine di un mondo schiacciato da sé stesso.

 

 

 

 

 

 

   

 

 
 
 

 


COSA VOGLIAMO

1) Studiare, affermare e divulgare la natura metafisica dell'uomo,  concependolo come un essere finito che aspira all'infinito,  conciliando gli aspetti oggettivi della realtà materiale, morale e  spirituale con quelli dell'esistenza di ciascuno.

2) Riscoprire l'uomo come sintesi di volontà ed intelligenza,  purificando la sua natura dalle correnti ideologiche che lo  incasellano in qualsivoglia sistema filosofico e/o politico. L'uomo è  uomo e basta e ciascun singolo è la combinazione irripetibile di se  stesso.

3) Vivificare la vita spirituale del singolo, attraverso un percorso  personalizzato, con il fine di conoscere le ragioni di una scelta  costante e forte per la verità, che crediamo sinteticamente racchiusa  nella tradizione cristiana, ma che va intelligentemente incarnata nel  mondo odierno, attraverso una mentalità de-ideologizzata e aperta a  cogliere il vero in ogni frangente.

4) Definire gli aspetti socio-culturali necessari alla costruzione di  una nuova civiltà cristiana, riscoprendo le grandi intuizioni del  passato, riadattandole alle presenti esigenze dell'uomo, sempre aperti  alle innovazioni, agli approfondimenti, alle scoperte e ai  miglioramenti che il mondo contemporaneo propone.

5) Proporre analisi quadro della situazione spirituale e sociale,  generica e/o specifica, a coloro che a noi si rivolgeranno, al fine di  concretizzare a pieno il nostro carisma, incentrato sulla formazione e  sulla collaborazione.


I LIBRI DEL MESE

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"Né il sentimentalismo né il moralismo appartengono all'insegnamento: ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza.

 Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l'ipocrisia, ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere".

(P. Ouspensky).