IL GRIDO DEL FALCO - IL BLOG

TENTATIVI  DI  LIBERTA’  NELL’IRRADIAZIONE  DI  UN  PENSIERO
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05/11/06 – FINITO ED INFINITO
Bloggato da Lady Hawk

Quando si scrive non si vuole semplicemente essere compresi, ma, senza dubbio, anche non essere compresi. Desideriamo essere capiti non tanto da una persona qualsiasi, ma da ciascuno spirito nobile e di gusto, così che al tempo stesso rifiutiamo di interloquire con l’ottuso e basso sentire del mediocre.

Persone gelide che fingono calore sono solite mostrare sobbalzi emozionali, pur permanendo in una stasi del sentimento che non permettono una reale elevazione della persona: solo un banale sentimentalismo.

Non esiste una formula di quanto uno spirito necessita per il suo nutrimento spirituale, ma è meglio gustare poco e profondamente che non rimpinzarsi di miele degustato solo da un palato spirituale in superficie.

Per uno spirito superiore non è possibile accontentarsi di una vita piatta, monotona. Egli vuole spingere il proprio sguardo oltre il proprio tempo, per abbracciare uno spazio che non ha limite, ma, per fare ciò, bisogna staccarsi da molte cose che ci opprimono, inibiscono, avviliscono, appesantiscono.

L’anima nobile, colei che vuole osservare con i propri occhi le supreme misure di valore del suo tempo, per giungere a luoghi che oltrepassano le categorie del finito, contenendolo.

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04/11/06 – IL VOLO A MEDIA ALTEZZA
Bloggato da Lady Hawk

Che cosa rende eroici? Muovere incontro al proprio supremo dolore insieme alla propria suprema speranza. E’ così il vero pensatore, cioè chi è bravo a vedere le cose più semplici di quel che sono, senza cadere nel semplicisimo e nella superficialità. Chi si sa profondo, si sforza di essere chiaro; chi vorrebbe sembrare profondo alla moltitudine cade in una fumosa oscurità.

Che cosa significa vivere? Significa respingere senza tregua qualcosa che vuole morire.

Le nostre virtù devono muovere con piede leggero, sapendo che quel che noi facciamo spesso non è compreso. Non rimanere nella mediocre pianura, ma salire non molto in alto, perché più bella è l’immagine del mondo a media altezza, senza il rischio di precipitare.

Le verità dell’uomo sono i nostri errori inconfutabili che devono essere nuovamente determinati e rivalutati.

Cosa è il sigillo della libertà? Non provare più vergogna davanti agli altri e a se stessi.
La maggior parte degli uomini non crede a stati d’animo elevati se non per brevi momenti, fatta eccezione per coloro che hanno la costanza del nobile essere, ma dare uno stile al proprio Sé è un’arte grande e rara.

Nel dolore c’è tanta saggezza: in ciò restiamo nascosti, sconosciuti, anche a coloro che mangiano al nostro stesso tavolo. Il dolore è di norma superficialmente interpretato e viene deprezzato il nostro valore e la nostra volontà, ma da qui si distingue l’uomo vero, l’eroe forte, compiuto, sicuro, poggiato saldamente su se stesso: costui non perderà la voglia di vivere.

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01/11/06 – OLTRE LA MEDIOCRITA’
Bloggato da Lady Hawk

L’uomo mediocre, anche se serio, per raggiungere il suo scopo, abbisogna di molti travestimenti, molte vittorie su se stesso, capacità di sedurre cattive compagnie… poiché ogni compagnia è cattiva ad eccezione di quella degli spiriti affini.

E’ cosa di pochissimi essere indipendenti: è una prerogativa dei forti. Chi aspira ad esserlo si inoltra in un labirinto, moltiplica i rischi che la vita già per sua natura reca con sé.
Passa per il martirio di intense disillusioni e capisce che non la forza, ma la costanza di un nobile essere rende uomini superiori.

Da cosa si riconosce un grand’uomo? Obiettività, proporzione, fantasia, passione, onore, delicatezza, nobiltà… e intanto si continuano a vedere soltanto la recita del copione di un ideale. Ciò che distingue de persone nel modo più profondo è un diverso modello di nobiltà dell’essere.

I più grandi eventi e pensieri – i più grandi pensieri sono i più grandi eventi – non sono quasi mai compresi dai contemporanei, perché l’uomo difficilmente entra in empatia con la nobiltà dei grandi uomini, i quali subiscono il dislivello che si viene a creare tra il proprio essere e quello del proprio tempo, che li patisce e misconosce.

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20/10/06 – OLTRE IL PREGIUDIZIO
Bloggato da Lady Hawk

Molte volte abbiamo soppresso dei desideri e ciò, con l’andare del tempo, ci ha portato ad una forma di apatia. Il desiderio, invece, nel senso stretto della parola, è energia vissuta.

Non bisogna sopprimere il desiderio, ma capirlo, anche se non si può realizzare.
Nessuno può sostituirsi a noi, al nostro decidere, perché solo noi abbiamo l’ultima parola su ciò che stiamo cercando, su ciò che ci può rendere veramente più noi-stessi.

Per penetrare a fondo nel nostro vero essere è necessario abbattere l’inclinazione a voler essere amati ed apprezzati, il voler essere importanti i ad ogni costo. Il giudizio altrui, spesso, ci condiziona fortemente, così che noi per primi appiccichiamo sulla nostra schiena l’etichetta con cui vogliamo essere riconosciuti, a discapito di una più profonda realtà dell’essere.

Il giudizio altrui deve passare non semplicemente ad un secondo piano, ma, per non essere condizionante, deve giungere a suscitare indifferenza. La differenza si noterà dal nostro corpo, dal nostro viso, dai nostri atteggiamenti, espressione di una più aderenza alla realtà di noi stessi e di un abbandono dei pregiudizi ciechi sulla nostra persona e sugli altri.

Ci vogliamo convincere che sappiamo, così da ottenere che non scopriamo mai e aboliamo la meraviglia che ci deve suscitare la riscoperta di una conoscenza antecedente, poiché nulla è mai definitivamente conosciuto, mentre la nostra presunzione archivia quel che pensa definitivamente giudicato e così accade anche nei confronti del nostro vero essere.

Cambiare è ricominciare sempre daccapo, in ogni istante. Solo così supereremo con onore e nobiltà il navigare della vita.

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09/10/06 – IL CORAGGIO DELLA REALTA’
Bloggato da Lady Hawk

La volontà che ha per mira il vero, si rende conto che un’altissima percentuale di problemi si aggirano al fine di non soffrire, sostituendo soluzioni giuste con surrogati di verità.
L’uomo saggio si interroga sull’aspetto oggettivo di un problema e quali implicazioni personali ne derivino e non adatta la realtà al suo intendimento, ma, viceversa, cerca di inserire il suo intendere nella circostanza per trarre la corretta interpretazione del fatto e coglierne, dunque, l’essenza più intima, bella o brutta che essa si presenti.

Quando sappiamo di essere ciò che non siamo ci troviamo di fronte ad un inizio di volontà, per quanto germinale, così come aver voglia di vedere la realtà per quella che è, pur riconducendo questa volontà ad una esigenza solamente intellettuale e non ancora esistenziale.

La realtà, la matrigna dei desideri irrisolti, la cartina tornasole che annulla le proiezioni che i nostri ciechi ed egoisti desideri vogliono imprimere sul quotidiano, la dominatrice della dittatura che il nostro io vorrebbe esercitare sui fatti.
Complici di egoisti ed indifferenti, di invidiosi e gelosi, ci si chiude al reale, al fine di non vedere una verità che porta a sofferenza, ma che per questo non cessa di essere verità. In tal modo ci si adagia ad una morale insana, conforme allo star meglio a scapito della verità, con la conseguenza di doverla arbitrariamente distorcerla. E’ una pulsione tirannica, che toglie la più spirituale volontà, che ha per mira il vero ed il bene, dall’accezione generale a quella particolare.

Ecco giungere il fine zelo, l’astuzia con cui ci proiettiamo in un mondo apparente, con cui dobbiamo lottare in un corpo a corpo sfinente. Il mondo a cui la nostra volontà vorrà concedersi, avrà la meglio.
In Falco Bianco vogliamo scegliere il mondo della realtà, e sia quel che sia.

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08/10/2006 – PIENEZZA DI VITA
Bloggato da Lady Hawk

La pace è pienezza di vita.
Coincide con la logica dell’ordine e della sicurezza, della concordia, della tranquillità, della fratellanza, della solidarietà, contrapposti ai pensieri di discordia e avidità.

La pace tra uomo e uomo consiste nella regolata socievolezza, che è una conseguenza dell’ordine.
L’ordine è disporre le cose simili e cose differenti in modo tale che a ciascuna di esse venga attribuito il posto che le spetta. L’ordine è dominio equilibrato della persona, controllo della memoria del passato che porta turbamento, scioglimento di ansie inutili circa il futuro, autorità su ricordi ed immagini che possono scaturire collera o sensualità.

Così si impara a dominare pensieri folli, desideri sfrenati: pensando nobilmente.
La pace è buona intenzione di volontà, ma richiede una serie riflessione, una buona programmazione, larga partecipazione dell’io, coraggio e disposizione al sacrificio.

La pace inizia dalla mente e si avvia attraverso l’educazione ed il buon esempio, che servono a promuovere la formazione della persona ferma e forte.

L’uomo, messo di fronte al marcio che è posto alla radice del suo cuore, tende a negare, a mascherare, a rifiutare, perché non vuole ricordare chi si è realmente.

Inutile ricercare ragioni che la volontà non è disposta a conoscere: è decidendo che si impara a decidere. E’ credendo che si conoscono le ragioni della scelta.

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04/10/2006 – GOCCIA DOPO GOCCIA LA LIBERTA’
Bloggato da Lady Hawk

Che cosa significa pensare o ritenere giusto un ideale, tanto da spingersi a vivere la vita in modo vero? Significa scoprire ed ideare nuove possibilità, produrre mutamenti che preludono metamorfosi esistenziali.

La vita rende attivo il pensiero, mentre il pensiero rende affermativa la vita. Corpo, passioni, affetti, cessano di essere disordinati e si indirizzano al nostro bene.
Chi cerca la felicità nella verità è facilmente accusato di essere fonte di divisione, poiché il giusto è fastidioso per chi ha bisogno di avere ragione, di vincere.

La persecuzione è il segno di una libertà esercitata ogni giorno, nella fedeltà continua ai propri valori, per quanto, è necessario dirlo, non è conseguenza logica del perseguitato essere nella verità.
Per chi rifiuta un compromesso ideale è fatale trovarsi controcorrente. Se a ciò uniamo ragioni sane ed equilibrate, scelte con la libertà di impegnarsi fino in fondo, non è difficile incorrere in un’incomprensione radicale.

La vita è lottare per scopi sempre più alti. L’energia è la caratteristica della volontà forte; il controllo regola l’espressione della volontà; la concentrazione è il mezzo che mantiene nella coscienza le immagini delle azioni che si vogliono compiere; la decisione aiuta a superare l’insicurezza che ritarda; la perseveranza mantiene la volontà nello stato iniziale; la sintesi è la qualità più importante, che serve ad osservare in solo sguardo il tutto, favorendo l’armonizzazione della persona.

Il mondo è ed è destinato ad essere un luogo di vittoria o di sconfitta: forza di carattere, volontà, perseveranza, pazienza, ci proteggono dal pericolo di essere spiritualmente distrutti. La vita è un continuo combattimento con i nostri ed altrui temperamenti.
La vita è una lotta, il mondo il campo di battaglia dove l’uomo affronta il più terribile degli incubi: la realtà.

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01/10/2006 – L’AVVENIRE NELLA VOLONTA’
Bloggato da Lady Hawk

La vita non è quello che dovrebbe essere: è quella che è: è il modo in cui l’affronti che crea la differenza.
Abbiamo due strade davanti a noi: continuare a fingerci felici o decidere di lottare anche soffrendo, combattendo la battaglia cambiare, crescendo attraverso la conoscenza di sé, accettando e perfezionando i nostri limiti e debolezze.

L’ascolto è la chiave di volta, perché l’io più intimo ha voce flebile e con facilità si confonde o si sopprime con rumorosità più tonanti. Il sé profondo è delicato, così come deve essere il nostro udito spirituale, poiché i due devono riconoscersi come simili per abbracciarsi ed amarsi.

Occorre volontà fresca e raggiante, perché nessun evento o essere vivente ha il diritto di privarci di quella vera identità in cui si nasconde l’autentica libertà, ma al mondo va opposta una perpetrata e strenua resistenza, perché gli eventi esterni hanno il potere di condizionarci, plasmarci, vincerci. La nostra parte più intima avverte tutto ciò, registrandolo in modo esatto, preciso e fedele a cui serve una eguale reazione equilibrante: profondo, vero, radicato, convinto.

Un movimento apparente, di facciata, ha solo facoltà di spostare il problema dove l’ombra copre il problema, senza risolverlo.

L’avvenire è sopito nell’essere umano e deve solo destarsi dal lungo sonno per mezzo del bacio della volontà.

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28/09/2006 – EGOISMO E LIBERTA’
Bloggato da Lady Hawk

Noi siamo responsabili del nostro sentimento negativo. Ci aspettiamo dagli altri qualche cambiamento, pretendiamo subitanei mutamenti nel comportamento e nell’essere, ma non è questo il corretto atteggiamento.

L’uomo può scegliere di essere come è o di cambiare: sta a lui decidere, ma così come è valido per gli altri, così è valido per noi. “Voi potrete fare ciò che volete ed essere voi stessi, va bene, ma io mi proteggerò, sarò me stesso. In altre parole non permetterò a nessuno di usurparmi. Vivrò la mia vita, andrò per la mia strada, sarò libero di pensare, di seguire le mie inclinazioni ed i miei gusti. Ti dirò di no. Se sentirò di non volere stare in tua compagnia non sarà a causa di sentimenti negativi che tu provochi in me, perché questo non accadrà più: non avrai alcun potere su di me. Semplicemente preferisco la compagnie di altre persone che ritengo più giuste e migliori.”… …

Saper dire di no fa parte del risveglio, ma non deve essere egoismo, ma tutela del nostro essere. Quel che è egoista è pretendere che qualcuno viva la propria vita come noi riteniamo opportuno. Questo sì è egoismo.
Non è da egoisti vivere la propria vita come meglio lo si ritiene, incarnando nel particolare e con le peculiarità del proprio essere una verità oggettiva ed universale.
Egoismo è pretendere che gli altri si adattino ai nostri gusti, al nostro orgoglio, al nostro guadagno, al nostro piacere, al nostro benessere… dunque mi proteggerò.

“Non mi sentirò obbligato a stare con te, né a risponderti. Non ti eviterò più a causa del tuo comportamento, perché non hai più potere di influire su di me, perché inizia la libertà di essere me stesso. Nessuna costrizione, solo relazione: sana, libera, vera”.

Cominciamo con l’essere consapevoli della nostra situazione attuale, qualunque essa sia.
Talvolta l’uomo è incline ad imitare un altro uomo, ma una scimmia che soffia nella tromba non fa di lei un musicista. Non si può imitare gli altri con il comportamento esteriore: bisogna essere l’altro, imitarlo rimanendo noi stessi. Solo allora si saprà esattamente cosa fare in quella situazione, a seconda del temperamento, del carattere della persona che siamo e che gli altri sono.

E’ solo quando si abbandonano affetti sbagliati ed illusioni che sapremo affrontare la vita a viso aperto.
Mano a mano che si toglie il nostro io non avremo più paura di essere feriti o respinti e non avremo più il desiderio di stupire od essere notati per forza. Non si prova più il bisogno di  giustificare e chiedere continuamente scusa.

La folla non è saggia: si appiglia alle parole, alla Scritture, ma interpreta come meglio le aggrada ed in modo che assecondi la propria indole. Coloro che sanno non dicono; coloro che dicono, non sanno (vera ars est celare artem).

Cosa ci impedisce di vedere? Il nostro condizionamento, i nostri concetti, le nostre categorie, i nostri pensieri, le nostre proiezioni, le etichette che abbiamo ereditato dalla nostra cultura e dalle nostre esperienze. L’impresa di vedere è ardua perché richiede una mente disciplinata ed attenta.

Tutte le rivelazioni, per quanto divine, non sono mai più di un dito che punta la luna.

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 25/09/06 – ALCUNI PASSI VERSO LA SAGGEZZA
Bloggato da Lady Hawk

La prima cosa da fare è entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui si è o non si è consci, perché non si può affrontare un cancro se non si è individuato. Malinconia, odio, invidia, gelosia... se ne potrebbero elencare una moltitudine.
Il sentimento negativo è dentro di noi: i problemi esistono, vanno affrontati senza nasconderli. Solo così inizia il cammino verso la libertà, dove non ci importa più di essere accettati o respinti. Oramai non fa alcuna differenza.

Quando non ci sis ente minacciati dalle critiche, non ci si cura di quel che pensa o dice la gente: abbiamo tagliato i fili che ci imprigionavano, non siamo più pupazzi, ma uomini.
Occorre impegno costante, convinzione interiore.
Colui che non vuol cambiare è sempre incline a pensare che si snetirà meglio se sarà quella persona ad adattarsi a lui o a cambiare in generale, ma la verità è che il mondo va meglio se io sono migliore e contribuisco in modo personale.

In parte siamo bloccati dal timore della sofferenza, in parte non abbiamo nessuna intenzione di affrontare il dolore. E' vero, non esiste spiegazione che possa dare ragione della sofferenza, tanto meno un pensiero oggettivo ed evidente che renda necessaria la scelta della sofferenza. Si può coraggiosamente tentare di farlo attraverso un equilibrio di mente e cuore che tenta di bilanciare le ragioni dell'intelligenza con quelle del cuore.

Molti citano le Scritture, ma ne parlano soltanto, poiché per comprenderle bisogna aver attraversato una strada stretta ed impervia, che tanti hanno la presunzione di aver attraversato, ma in pochissimi lo hanno fatto realmente.

Noi vediamo le persone e le cose non tanto per come sono, ma per come siamo noi, così che pensiamo alle persone che vorremmo trasformare, senza giungere al punto di dire che quando noi saremo diversi, sarà più facile per gli altri cambiare.

 

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23/09/2006 – BUON COMPLEANNO LADY HAWK
Bloggato da PDB

Una serata come piace a noi: i soliti ritardatari, una bella mangiata, un buon bicchiere di vino, qualche risata e le nostre impegnate disamine di routine sulla situazione presente, per meglio definire i progetti del prossimo futuro. Questo, più o meno, il filo rosso che ha tenuto unite le sfaccettature di un ritrovo fra noi, durante il quale, in primis, è svettata la dimensione di un’amicizia sincera, generosa procreatrice di molte idee e solida collaborazione.

Buon compleanno Ornella, a te che sei stata, e continui ad essere, la guida autorevole, paziente e nascosta di tutti noi, uomini e donne maturati sotto il tuo esempio di intelligenza, forza ed equilibrio.
Grazie da parte mia e dal coro di voci che insieme a me uniscono il proprio grido di gratitudine.

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23/09/2006 – RELIGIONI
Bloggato da Lady Hawk e PDB

Si perde Dio perché pensiamo di saperLo: è questo l’aspetto terribile della religione. Sapere Dio è la presunzione dell’uomo che attribuisce all’Essere connotazioni antropomorfiche. La più alta conoscenza di Dio è vivere Dio come l’Inconoscibile.
Gli uomini si uccidono a vicenda per questa avanzata arroganza di saperLo, creando barriere invalicabili, che impediscono comunicabilità religiosa, anche all’interno di stesse confessioni.

Ardiamo di fervore per un Dio che abbiamo concettualizzato e fatto nostro, riversando su di lui quegli attributi che più ci aggradano e più si conformano alla nostra persona, distribuendoli in modo e misura da renderlo, più che Dio, quello che noi vorremmo essere.

“Io sono Cloui che E’. Tu sei colei che non è”: così cita S. Caterina da Siena nei suoi diari, e forse non sarebbe del tutto a sproposito ricordare agli identitari di Dio che se quest’ultimo fosse comprensibile attraverso un concetto o la comprensione delle Scritture, come superbamente credono nel segreto del cuore, avrebbero loro stessi eguali potenzialità divine.

Non è un discorso a favore del relativismo, ma a favore del soggetto, del singolo, proprio in onore di una verità oggettiva. “L'uomo è un prigioniero che non può aprire la porta della sua prigione e scappare... deve aspettare; e non è libero di gestire la sua vita finché Dio non lo chiama” (Platone).

Forse dovremmo concentrarci più a fondo sul nostro atteggiamento e capire che si è qualcosa di diverso da ciò che si pensava di essere.
I sentimenti negativi sono utili per raggiungere la consapevolezza di sentirli, osservarli, identificarli e modificarli. Sta a noi decidere per il bene e curare il male: ecco come si mette a posto il nostro io.

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21/09/06 – IL PREGEVOLE LEE HARRIS
Bloggato da PDB

Su “Il Foglio” di oggi compare un pregevole intervento di Lee Harris, saggista americano che ha voluto leggere e articolare in modo chiaro e distinto l’intervento di Ratzinger a Ratisbona. Tre “tutto-pagina” che meritano un’attenta lettura.

Pag. 1  Pag 2  Pag 3

 

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19/09/06 – ALBA E TRAMONTO DI SETTEMBRE
Bloggato da PDB

Rintoccano gli ultimi palpiti di settembre, mese in cui, per il sottoscritto, si spengono le candeline di molti compleanni esistenziali, che tracciano il solco di un percorso iniziato nella turbolenta primavera di una precoce adolescenza.
In questi giorni, molti anni addietro, nell’imberbe ingenuità di un’interiorità implosa, si stava deflagrando l’entusiasmo di nuove scoperte, sbocciavano i germogli di confusi ma certi ideali, agitati dai venti irrequieti di un sedicenne idealista… Ed eccomi là, alla solitaria ricerca di risposte che il mondo si ostinava a rifiutarmi, nell’inconsapevole parte di novello Diogene, più interessato alla vigilia del mio natale spirituale che non al borghese futuro sognato dalla famiglia o al divertissement dei coetanei.


Settembre, difficile dimenticarti. Inspiegabilmente tu segni il cadere di molte stelle ed il nascere di altrettanti soli, in un’anima che hai voluto segnare di dolorose cicatrici e graziare di abbondante rosolio. Ed ora, come ad ogni nostro ritrovarci, sorrido alle tue fataliste incognite, volgendo per un attimo il mio nostalgico sguardo ad un passato senza ritorno, per ricominciare di nuovo la mia corsa verso tutti i Settembre che avranno voglia di attendere il mio passo.

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17/09/06 – TRA SOGNO E REALTA’
Bloggato da Lady Hawk

Molte volte rischiamo di passare gran parte del nostro tempo in attesa, mentre i giorni passano veloci, l’uno dopo l’altro, e si rimane lì, fermi immobili ad attendere un domani che non giunge mai.
La differenza tra il desiderare e l’ottenere sta nel concretizzare.
Il desiderio è il sogno, ma il più delle volte permaniamo in una gratificazione mentale e psicologico di quel sogno, senza portare, attraverso la volontà, a nessun cambiamento reale nella propria esistenza, poiché si cede alla tentazione di non collegare un desiderio alla realtà, così che il desiderio si fossilizza in uno stato dell’essere astratto e generalizzato.

La volontà è la chiave di volta che determina il passaggio da un desiderio di intrattenimento ed un sogno che porta alla realizzazione concreta.
Sapere ciò che si vuole è differente dal desiderare generico, perché nel momento in cui si vuole, la mente inizia a lavorare per il raggiungimento di uno scopo.

Desiderio e volontà: le componenti che distinguono il mediocre dall’uomo.

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14/09/2006 – ALLA RADICE DELL’ANIMA
Bloggato da Lady Hawk

D’ogni radice io cerco l’anima. Solo così posso donare agli altri la commozione e l’ispirazione che mi ha spinto a creare.
Ecco, il pittore che si libera dal superfluo, per mettere al mondo la figura che ha individuato ancora prigioniera nella informe vitalità delle radiche.
Allora l’artista dà forma alla sua immaginazione e diventa poeta, perché sia che operi sulle sue tavole o nei suoi gruppi scultorei, egli, riscoprendo il senso vitale della natura, dà forma concreta alle sue visioni, dove vibra una luce che offre la percezione del trascorrere del tempo e lainchioda ad un presente infinito.

La vera arte del pittore affascina, coinvolge, perché ha la capacità di rivelare, un poco alla volta, l’anima dei personaggi che si offrono alla nostra attenzione, come autentiche opere di poesia.
Ci consoliamo con l’efficacia della sua fantasia, cogliendone il bello e l’ignoto.

Forse Falco Bianco è una finestra spalancata sul futuro e, per la sua originalità, è come una pittura che si lascia ammirare in molteplici forme, da una perizia raffinata, che rivela sensibilità ed innata delicatezza.

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12/09/2006 - IL PAPA INTERPRETE DI FALCO BIANCO
Bloggato da PDB

Nell’intervento del Papa a Ratisbona, è possibile vedere applicate le categorie enunciate nello Statuto di Falco Bianco, le quali possono essere riassunte in un equilibrio di verità e libertà: vere per il loro oggettivo manifestarsi, libere per quella scelta autentica a cui l’uomo è chiamato per abbracciarle, senza alcun genere di costrizione. Una scelta adulta e consapevole per uno stile di vita responsabile ed equilibrato, a metà tra quelle ragioni che l’umanità è chiamata a conoscere e dimostrare e quei misteri che onorano l’intelligenza per l’eccesso di luce che irrorano, soppesando con sapienza e saggenza la grandezza dell’uomo sulla terra ed il suo nulla al cospetto del cielo.

PDB                    .

RATISBONA - Benedetto XVI dalla Germania parla del rapporto tra cristianesimo e Islam e invita musulmani e Occidente a dialogare per ritrovare l'equilibrio di una fede non disgiunta dalla ragione. Una ragione che non può non riconoscere come tanto la guerra santa quanto la jihad figlie del fanatismo siano la massima espressione di un agire "contro Dio" al pari dell'"illuminismo drastico". Un dialogo difficile, quello tra Roma e La Mecca, ammette il Pontefice, e per farlo, sembra di intendere dalla lezione svolta nell'aula magna dell'Università di Ratisbona, è necessario che i musulmani valorizzino l'importanza di una delle prime Sure del Corano nella quale si afferma: "Nessuna costrizione nelle cose di fede".

Islam contraddittorio.
Se è vero, come ricorda Ratzinger, che allo stesso Maometto viene attribuita l'esortazione a diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava, è ancor più vero che l'argomentazione "decisiva" "contro la conversione mediante violenza" sta nel fatto che "non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio".

Un imperativo per il quale, sembra di capire, il Papa ritiene la religione cristiana più attrezzata. "Per la dottrina musulmana - ricorda Benedetto XVI - Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza". Al contrario del cristianesimo, afferma ancora il Papa, che ha tra i suoi capisaldi il rispetto dell'uomo con massime quali: "Dio non si compiace del sangue"; "Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio"; "La fede è frutto dell'anima e non del corpo".

Costretti al dialogo. Malgrado queste difficoltà il dialogo tra Islam e cristianesimo è però necessario secondo il Pontefice per contrastare l'opinione dominante nel mondo occidentale "che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali". "Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione - insiste Ratzinger - un attacco alle loro convinzioni più intime".

La minaccia del fanatismo. Il fanatismo religioso, aveva però messo in guardia il Papa nel corso della messa celebrata in mattinata sempre a Ratisbona, è però un pericolo altrettanto insidioso. Il mondo di oggi, aveva osservato Benedetto XVI, conosce "le patologie e le malattie mortali della religione e della ragione, le distruzioni dell'immagine di Dio a causa dell'odio e del fanatismo". Malattie, aggiunge poi il Pontefice nella lezione all'università facendo risuonare nell'aula magna la fatidica parola "jihad", colpevoli di tutte le guerre santa, quella cristiana come quella musulmana.

"E' importante - aveva aggiunto Ratzinger durante la messa - dire con chiarezza in quale Dio noi crediamo e professare convinti questo volto umano di Dio". L'invito di Benedetto XVI ai credenti è quindi quello di avere un ruolo attivo nella società come testimoni di Dio: "Non dobbiamo sprecare la nostra vita, né abusare di essa, neppure dobbiamo tenerla per noi stessi; di fronte all'ingiustizia non dobbiamo restare indifferenti, diventandone conniventi o addirittura complici".

Il Dio inutile della scienza. Il Papa parlando nell'aula magna dell'ateneo che lo ha visto in passato docente di teologia, è tornato poi sul rapporto tra scienza e fede, altro tema già toccato nel corso della messa, quando ha sostenuto che la scienza si è impegnata "a rendere Dio inutile". La contrapposizione tra scienza e fede, ha insistito, va criticata di pari passo con il tentativo di considerare vero solo quanto si può provare scientificamente. Per Ratzinger si tratta di "una riduzione del raggio di scienza e ragione che è doveroso mettere in questione". Bisogna invece, sottolinea il Papa, "riconoscere senza riserve ciò che nello sviluppo moderno dello spirito è valido: tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all'uomo e per i progressi nel campo umano che ci sono stati donati".

Unire ragione e fede. Ma secondo Benedetto XVI bisogna al contempo guardarsi dal rischio di assolutizzare la scienza. "Con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell'uomo, vediamo - continua il Papa - anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza".

Contro la scienza
. Al contrario, aveva denunciato Ratzinger durante la messa, "fin dall'illuminismo, almeno una parte della scienza s'impegna con solerzia a cercare una spiegazione del mondo, in cui Dio diventi superfluo e inutile anche per la nostra vita". Ma "ogniqualvolta poteva sembrare che ci si fosse quasi riusciti sempre di nuovo appariva evidente: i conti sull'uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non tornano".

Da Repubblica del 12/09/2006

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11/09/2006 – L’INNOVATORE
Bloggato da PDB

"Ho sete di un maestro nell'arte musicale" disse un innovatore al suo discepolo "che apprendesse da me i miei pensieri e li traducesse nel suo linguaggio: così mi sarebbe più facile insinuarmi nell'orecchio e nel cuore degli uomini. Gli uomini possono essere sedotti con i suoni ad ogni errore e ad ogni verità: chi potrebbe confutare un suono?".

"Vorresti dunque passare per inconfutabile?" disse il suo discepolo. L'innovatore rispose: "Vorrei che il germoglio si facesse albero. Perché una dottrina diventi albero deve essere creduta per un buon tratto di tempo; per essere creduta, deve essere ritenuta irrefutabile. All'albero sono necessari bufere, dubbi, brulichio di vermi, malvagità, per manifestare la qualità e la forza del suo germoglio: e che si rompa, se non è forte abbastanza! Ma un germoglio è sempre soltanto annientato - non confutato! -"

Dopo che ebbe detto queste parole, il suo discepolo con irruenza gridò: "Ma io ho fede nella tua causa e la ritengo così forte che tutto dirò, tutto quello che ho ancora nel cuore contro di essa". L'innovatore rise tra sé e lo minacciò col dito. "Questo modo di seguire un maestro" disse poi "è il migliore, ma è pericoloso, perché non ogni dottrina lo sopporta".

Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, § 106.

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CORNELIO FABRO, QUESTO SCONOSCIUTO – UNA PROPOSTA
Bloggato da PDB

1. La definizione dell’essenza del tomismo
 
       Come nessun altro, Fabro è arrivato a «definire» l’essenza speculativa del tomismo come superamento comprensivo di aristotelismo e platonismo. Il suo studio genetico-storico-critico del tomismo originario l’ha portato a difendere la centralità della nozione metafisica di partecipazione, attraverso cui si deve sempre leggere la trama metafisica della creatura.

2. La difesa delle tesi principali del tomismo autentico
 
       La scoperta della nozione metafisica di partecipazione come espressione dell’essenza del tomismo ha permesso a Fabro di mostrare in una «nuova» luce l’importanza capitale della distinzione reale di composizione fra essentia ed actus essendi, e ancor più, di dare all’esse il carattere di atto emergente, atto primo ed ultimo, atto di tutti gli atti, di tutte le forme e di tutte le perfezioni. In rapporto diretto con queste «conquiste» speculative, è doveroso accennare alla ferma difesa della «perseità» del principio di causalità, la rigorosa dimostrazione dell’esistenza di Dio come ipsum esse subsistens (quarta via) e della dipendenza ontologica di ogni ens rispetto a Dio (creazione), sempre in stretta aderenza ai testi dell’Angelico.

3. La denuncia della flessione formalistica
 
       Fabro ha inoltre il merito di aver denunciato la flessione formalistica della scuola tomista che, trascinata nel fragore delle diverse polemiche, aveva adottato pian piano la terminologia degli avversari, finendo spesso per sfumare ed attenuare il valore delle tesi stesse di san Tommaso e, talvolta, arrivando persino a deporre a favore della posizione opposta (il principio «gaetanista» del mihi aliter dicendum est).

4. Dialogo e confronto con il pensiero moderno
 
       La chiara definizione dell’identità del tomismo originario e il saggio ripensamento dell’esse tomistico hanno permesso al Nostro di avviare, con gran solidità e consistenza, un dialogo e, allo stesso tempo, un confronto con le istanze più acute del pensiero ispirato al principio moderno della coscienza. Alcuni fra i numerosi frutti di questo dialogo sono la valutazione dell’ens tomistico come «cominciamento» del pensiero e la presentazione del carattere eccezionale del tomismo come philosophia essendi, tematiche entrambe connesse alla dottrina hegeliana dell’Anfang e all’accusa dell’«oblio dell’essere» (Vergessenheit des Seins), che Heidegger lancerà in blocco a tutta la filosofia occidentale postparmenidiana.

5.  Fondamenti metafisici della gnoseologia
 
       Un’altro aspetto tipicamente fabriano, che collega l’antico col nuovo, è la sua elaborazione ad un tempo originale e tradizionale della gnoseologia tomistica, i cui principi basilari sono ripensati in chiave funzionalistica mediante il confronto con le allora novissime proposte della (seconda) Gestalttheorie e la forte critica ad ogni approccio associazionistico – che risente, com’è ovvio, dell’influsso del dualismo cartesiano che haGsegnato lo sviluppo della filosofia moderna in sede gnoseologica – e metafisicamente giustificati mediante il ricorso alla nozione metafisica di partecipazione. A questo riguardo i due capolavori sono: Fenomenologia della percezione e Percezione e pensiero.

6. La denuncia della radice atea del principio d’immanenza
 
       A Fabro va poi riconosciuto il merito indiscusso di aver denunciato, con vigore insuperabile, il valore intrinsecamente ateo del principio della coscienza, cioè, il principio d’immanenza. Come corollario della suddetta denuncia, può essere indicata la sua altrettanto forte denuncia della flessione antropologica della teologia progressista, devotamente genuflessa davanti al principio moderno d' immanenza.

7. La «scoperta» di Kierkegaard
 
       Un altro contributo, che non può e non deve passare inosservato, è la sua valutazione dell’opera di Kierkegaard. Infatti, oltre ad essere stato uno dei maggiori traduttori del filosofo danese, Fabro ha avuto il merito di aver offerto l’interpretazione più corretta ed equilibrata di un pensiero spesso mistificato e letto in base ad opzioni intellettuali già definite.

8. Il recupero della nozione autentica di libertà
 
       Come coronamento e punto di convergenza degli altri meriti e apporti va segnalata l’insuperabile speculazione fabriana intorno alla libertà, una riflessione concepita da lui stesso come l’ultimo passo nel superamento del formalismo e del razionalismo occidentale. Si tratta di un punto controverso, che gli è persino valsa una certa opposizione da parte d’alcuni settori tomisti. Lasciando stare l’aspetto polemico, in ogni modo bisogna riconoscere a Fabro il pregio di aver afferrato il punto centrale del pensiero moderno, come tentativo -mai però portato a compimento- d’autofondazione della libertà, e di aver mostrato anche in questo contesto la vitalità del principio tomistico dell’emergenza dell’atto: la lettura fabriana della libertà mostra che il tomismo essenziale è in grado di soddisfare ampiamente quella che lui stesso chiamava «l’esigenza più sentita del pensiero moderno».

9. La necessità di un ritorno alla metafisica secondo il magistero della Chiesa
  
       Un ulteriore motivo di merito ci viene dal magistero della Chiesa. L’insistenza nel ritorno ad una vera istanza metafisica, a san Tommaso e alla sua philosophia essendi -come si può vedere nella Fides et Ratio- trova, infatti, una magnifica risposta nelle opere di Cornelio Fabro, per la profondità metafisica, per la fedeltà al tomismo autentico e per la preminenza assoluta, che egli stesso riconosce sempre all’essere come atto (esse ut actus). 

10. La fedeltà alla Chiesa
 
       In ultimo, non si può dubitare che l’opera di Cornelio Fabro costituisca un prodigio di sensus ecclesiae, proprio in un tempo in cui sembra che le lodi maggiori e i riconoscimenti più ferventi ricadano su coloro che credono di essere più audaci perché contestano il magistero della Chiesa e la voce del supremo Pontefice. Pubblicare le sue opere è un modo di riconoscere la sua fedeltà al magistero autentico e di mettere alla portata di tutti gli studenti e studiosi di buona volontà un pensiero marcato a fuoco dallo splendore della verità, un pensiero che ha saputo corrispondere alla generosa esigenza della fede con l’audacia autentica della ragione, che accoglie saggiamente ed umilmente l’ens in quantum ens.

Da www.corneliofabro.org