Tentativi di libertà
Nell'irradiazione di un pensiero

Blog dell'Associazione Falco Bianco

 

 

 

21/11/07 - VENTI IDEOLOGICI

Purtroppo la mia sensibilità tende a sottovalutare il problema liturgico, che, al contrario, altri utilizzano, a torto o a ragione, come una specie di unità di misura di cattolicità. Nonostante in passato abbia frequentato persone con al centro dei propri interessi la perfetta riuscita cerimoniale, non sono mai riuscito a farmi conquistare dai pizzi e merletti, a cui preferivo (e preferisco) propedeutiche spirituali di altro genere.

E’ una prospettiva che riuscirei a comprendere qualora la scelta preferenziale per una data ritualità, fosse un mezzo (e non il mezzo)  attraverso cui il credente trovasse concreta crescita nella fede.

Il segretario della Congregazione per il Culto Divino offre un suo contributo (leggi)

Ora io non ho un inquadramento tale da potermi permettere una disamina adeguata sulla liturgia, ma due parole sull’intendimento ideologico della fede mi sento di spenderle.
Che cosa è un’ideologia? La si potrebbe definire una logica di un’idea ben ordinata e sistematica, in cui ogni pezzo del mosaico è sapientemente incastrato, una stanza chiusa in cui ogni cosa presente è linda e perfetta.
Forse la più bella definizione di ideologia la diede Hegel, quando, parlando del suo sistema filosofico, disse: “Se i fatti non si adattano alla teoria, tanto peggio per i fatti“.
In sostanza un’ideologia è l’atteggiamento totalitario dell’intelletto sulla realtà, che pretende di dominare al fine di conservare l’ordine interno alla propria logica. Una logica rigida ed intransigente, così come è la sua natura.

A mio modo di vedere la Chiesa sta vivendo un profondo momento di transizione, un Cristianesimo ideologico che vive nel tentativo di racchiudere il Cristo in un magisterialismo che non diviene più orientativo e mezzo di discernimento per illuminare la realtà, ma si fa sistema teologico con cui dominarla.

Chi si riconduce direttamente alla dottrina, chi si sente allergico ai documenti e predilige l’approccio diretto alla Sacra Scrittura, chi se ne infischia della banda e di chi la suona e insinua di conoscere per via emotivo-sentimentale Iddio che è nei Cieli, ma, fatto sta, che ciascuno di questi atteggiamenti è vincolato all’egoismo di gestire Dio secondo quella sensibilità personale propria all’individuo.

Da qui viene a ramificarsi la Babele costantemente vigilante, affinché nessun elemento estraneo entri a turbare l’organicità fissa e sistematica del proprio intendere, pronti a fagocitare e ad espellere quella parte di realtà inconciliabile con il proprio mondo.

E’ difficile riuscire a trovare anime capaci di essere distaccate dal binomio mi piace/non mi piace, per apririsi ad accettare il fatto che Dio compie opere diverse e di eguale dignità, che vanno accettate e amate anche se non necessariamente sposate. La nostra vista non si estende oltre i 180 gradi, così che non possiamo pretendere che esista solo ciò che vediamo e sappiamo ordinare, ma dobbiamo accettare il fatto che altri guardino nella direzione opposta alla mia e descrivano quella realtà che, essendo alle mie spalle, non riesco ancora a vedere. Non dico l’accettazione acritica e l’apertura ad un malsano relativismo, ma attenzione e rispetto verso colui che mi comunica una realtà descritta e vista con altre parole, con altri colori e altre sfumature, evidenziante nuovi particolari, grandi e piccoli, e non per questo necessariamente falsa.

Oggi la Chiesa vive a compartimenti stagni, suddivisa nei suoi nuclei tradizionalisti e progressisti ed in tutti i loro relativi sottoinsiemi, chiudendosi a tutti quei Gesù diversi dagli stereotipi ideologicamente predefiniti.
Alla base morale e spirituale del Cristianesimo ideologico… solo tanto male.

Spesso mi pare che la lotta liturgica intestina alla Chiesa non sia altro che una branca di questa malattia del cuore estesa alla mente, chiamata ideologia.
 

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13/11/07 - ROSMINI, L'ANTI-TOTALITARIO

Un bell'articolo di Antiseri su Antonio Rosmini, pensatore che, dall'indice dei libri proibiti, ha saputo vincere il cuore degli ottusi per divenire beato.


di Dario Antiseri
La preoccupazione prima e fondamentale di Antonio Rosmini, in ambito politico, è stata quella di stabilire le condizioni in grado di garantire la dignità e la libertà della persona umana. Ed è in tale prospettiva che, a suo avviso, risulta cruciale la questione della proprietà.
Contrario all’economicismo socialista, Rosmini ebbe chiarissimo il nesso che unisce la proprietà alla libertà della persona.
“La proprietà – egli scrive nella “Filosofia del diritto” – esprime veramente quella stretta unione di una cosa con una persona. […] La proprietà è il principio di derivazione dei diritti e dei doveri giuridici. La proprietà costituisce una sfera intorno alla persona, di cui la persona è il centro: nella quale sfera niun altro può entrare”.
Il rispetto dell’altrui proprietà è il rispetto della persona altrui. La proprietà privata è uno strumento di difesa della persona dall’invadenza dello stato.
Persona e stato: fallibile la prima, mai perfetto il secondo. Ed ecco un famoso passo tratto dalla “Filosofia della politica”:
“Il perfettismo – cioè quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i beni presenti alla immaginata futura perfezione – è effetto dell’ignoranza. Egli consiste in un baldanzoso pregiudizio, per quale si giudica dell’umana natura troppo favorevolmente, se ne giudica sopra una pura ipotesi, sopra un postulato che non si può concedere, e con mancanza assoluta di riflessione ai limiti naturali delle cose”.
Il perfettismo ignora il gran principio della limitazione delle cose; non si rende conto che la società non è composta da “angeli confermati in grazia”, quanto piuttosto da “uomini fallibili”; e dimentica che ogni governo “è composto da persone che, essendo uomini, sono tutte fallibili”.
Il perfettista non fa uso della ragione, ne abusa. E intossicati dalla nefasta idea perfettista sono, innanzi tutto, gli utopisti. “Profeti di smisurata felicità” i quali, con la promessa del paradiso in terra, si adoperano alacremente a costruire per i propri simili molto rispettabili inferni.
L’utopia – afferma Rosmini – è “il sepolcro di ogni vero liberalismo” e “lungi dal felicitare gli uomini, scava l’abisso della miseria; lungi dal nobilitarli, gli ignobilita al par de’ bruti; lungi dal pacificarli, introduce la guerra universale, sostituendo il fatto al diritto; lungi d’eguagliar le ricchezze, le accumula; lungi da temperare il potere de’ governi lo rende assolatissimo; lungi da aprire la concorrenza di tutti a tutti i beni, distrugge ogni concorrenza; lungi da animare l’industria, l’agricoltura, le arti, i commerci, ne toglie via tutti gli stimoli, togliendo la privata volontà o lo spontaneo lavoro; lungi da eccitare gl’ingegni alle grandi invenzioni e gli animi alle grandi virtù, comprime e schiaccia ogni slancio dell’anima, rende impossibile ogni nobile tentativo, ogni magnaminità, ogni eroismo ed anzi la virtù stessa è sbandita, la stessa fede alla virtù è annullata”.
E qui va precisato che, connessa al suo antiperfettismo, c’è la decisa critica di Rosmini all’arroganza di quel pensiero che celebra i suoi fasti negli scritti degli Illuministi e che poi scatena gli orrori della Rivoluzione francese.
La dea Ragione sta a simboleggiare un uomo che presume di sostituirsi a Dio e di poter creare una società perfetta. Il giudizio che Rosmini dà sulla presunzione fatale dell’Illuminismo richiama alla mente analoghe considerazioni, prima di Edmund Burke e successivamente di Friedrich A. von Hayek.
Antiperfettista, a motivo della naturale “infermità degli uomini”, Rosmini si affretta, sempre nella “Filosofia politica”, a far presente che gli strali critici da lui puntati contro il perfettismo “non sono volti a negare la perfettibilità dell’uomo e della società. Che l’uomo sia continuamente perfettibile fin che dimora nella presente vita, egli è un vero prezioso, è un dogma del cristianesimo”.
L’antiperfettismo di Rosmini implica, dunque, un impegno maggiore. Da qui viene, tra l’altro, la sua attenzione a quella che egli chiama “lunga, pubblica, libera discussione”, poiché è da siffatta amichevole ostilità che gli uomini possono tirare fuori il meglio di sé ed eliminare gli errori dei propri progetti e idee.
Leggiamo ancora nella “Filosofia del diritto”: “Gli individui di cui un popolo è composto non si possono intendere, se non parlano molto tra loro; se non contrastaninsieme con calore; se gli errori non escono dalle menti e, manifestati appieno, sotto tutte le forme combattuti”.
Antistatalista e dunque difensore dei “corpi intermedi”, alfiere dei diritti di libertà, Rosmini è stato attentissimo alle sofferenze e ai problemi dei bisognosi, dei più svantaggiati.
Ma la doverosa solidarietà cristiana non gli fa chiudere gli occhi sui danni dell’assistenzialismo statale.
“La beneficenza governativa – egli afferma – ha un ufficio pieno in vista delle più gravi difficoltà, e può riuscire, anziché di vantaggio, di gran danno, non solo alla nazione, ma alla stessa classe indigente che si pretende di beneficiare; nel qual caso, invece di beneficenza, è crudeltà. Ben sovente è crudeltà anche perché dissecca le fonti della beneficenza privata, ricusando i cittadini di sovvenir gl’indigenti che già sa o crede provveduti dal governo, mentre nol sono, nol possono essere a pieno”.
Sin qui, dunque, alcune posizioni di Antonio Rosmini teorico della politica. Di esse non è difficile comprendere l’estrema rilevanza e l’impressionante attualità. E insieme l’incalcolabile danno – non solo per la cultura cattolica – provocato dalla lunga emarginazione di questo sacerdote filosofo.

Da Avvenire del 12/11/07

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12/11/07 - SCHIFO CON LODE

Per ciò che riguarda il mio rispetto per la persona omosessuale ho "alibi" a prova di bomba.
Ancora adolescente, mi trovai di fronte alla dichiarazione di uno dei miei migliori amici: "Sono omosessuale", dichiarazione che ebbe la conseguenza di un'epidemia per i suoi rapporti interpersonali, portando metamorfosi sostanziali a quelle complicatissime leggi razziali non-dette vigenti tra i sedicenni.
Oggi è diventato quasi una moda avere l'amico di un altro orientamento sessuale, ma ai tempi la cosa faceva ancora scalpore.
Voce fuori dal coro, intentai un lungo percorso di scambio con questo ragazzo, tentando di comprenderne l'intima natura ed il perché di un mondo fino ad allora a me sconosciuto.
La cosa andò avanti diversi anni ed ebbi modo di conoscere poliedrici aspetti di una realtà che a sua volta gode, e talvolta subisce, di un pluralismo che a primo acchito non si direbbe. In ogni caso io venni a contatto con la matrice ideologicamente più dura del gay-pensiero, ove comunque non venni mai importunato, se non a livello filosofico.
Conclusa l'università le nostre strade si divisero, anche in senso geografico, e di lui non ho più notizie da svariati anni.
Un atteggiamento, il mio, criticato da molti, ma ho sempre ritenuto tali critiche come una matassa di vigliaccheria, ottusità e degenerato moralismo, più preoccupati di essere tacciati come finocchi che non altro. In ogni caso la mia eterosessualità non fu mai messa in discussione.

Una premessa, questa, necessaria ad esprimere il mio sdegno nei confronti dei rappresentati della Regione Toscana, che hanno elaborato l'immagine di cui sopra, ove, il solito innocente, viene usato a fini propagandistici, nei quali riesce difficile distinguere tra campagna contro l'omofobia ed espressione dell'orgoglio gay.
In seconda battuta ecco ripresentarsi la solita solfa pseudogenetica, inaugurata in tempi andati dai darwinisti o ancora dal frenologo Franz Joseph Gall, così come dai nazisti, dagli stalinisti e da mille altri ancora. Ogni qual volta si vuol dare fondamento ad un'ideologia sull'uomo, interviene l'elemento genetico, il quale dovrebbe zittire il mondo intero su questo e quello. Peccato che poi i darwinisti siano oggi considerati dalla comunità scientifica degli stupidi, la frenologia roba da manicomio, i nazisti insopportabile piaga storica, così come gli stalinisti: tutta gente che aveva messo mano al gene per dimostrare qualcosa.
Con questo non voglio insinuare che l'omosessualità sia prettamente una scelta, per quanto è pur vero che l'argomento sia sottilmente diversificato da persona a persona, ma ritengo una cosa indecente forzare in modo subliminale, con immagini e parole, quelle che poi prolificano come correnti culturali, per arrivare beatamente all'incontestata presenza nei libri scolastici... un po' come è accaduto l'evoluzionismo.

Voto: schifo con lode

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06/11/07 - NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE

Marco Pannella, nel congresso dei radicali a Padova, ha lanciato la proposta di ricostituire il F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) ricalcante il movimento già fondato da Angelo Pezzana nei primi anni '70.
Esso non dovrebbe essere un movimento gay, ma di non-omosessuali aperti alla libertà sessuale. Quindi «Non più Glbt (Gay Lesbian Bisex Trans), ma Glbte», a comprendere anche gli eterosessuali.

Una faccenda che torna un poco a smuovere le acque ridondanti di una delle tante ideologie (in questo caso gay) vendibili al supermarket del pensiero propagandato e utilitaristicamente adattato al proprio ego, che comunque, scuriosando, appare già in bianco e nero, con le stesse argomentazioni, le stesse polemiche, gli stessi standard linguistici, gli stessi animi surriscaldati e, ironia della sorte, con un volto, una voce ed un'espressione assai vicini all'attuale Emma Bonino.... Insomma, "Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole." (Ecclesiaste 1,9).

 

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02/11/07 - FALCO BIANCO BYE BYE

La faccenda Levi-Prodi sembra oramai essersi conclusa con un'ammissione di colpa del Ministro Gentiloni, “per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo” ed una decisiva marcia indietro, nonostante, oramai, il Times avesse già scritto: "Assalto geriatrico ai bloggers italiani" [...] "una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati». Ma una qualche considerazione in merito al ddl Levi-Prodi non penso scada di attualità, nel senso in cui esiste qualcuno al governo (ma anche all'opposizione) che possiede una forma mentis di una certa fattezza che ha la potenzialità di minare un sistema (Internet) non certo privo di difetti, ma libero.

I testi non si scrivono da soli e soprattutto non si scrivono senza intenzionalità, tanto da far apparire la retromarcia di Gentiloni più come una ritirata strategica di fronte ad un esercito furioso che non come una reale ammissione di colpa.
In ogni caso, il video qui proposto, evidenzia molti dettagli interessanti, a sottolineare come, anche il nostro piccolo spazio, avrebbe dovuto chiudere i battenti.

 

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31/10/07 - LA PRIMA AVVENTURA DI CINOSARGE

In quel dove Cinosarge si recò nella camera ardente in cui molti veneravano la salma di un defunto ritenuto, quando era in vita, un grande sapiente morto in odore di santità.

"Anche Lei qui, maestro?", gli chiesero i discepoli del defunto, consci dei suoi rari spostamenti.

"Mi hanno detto che è morto un sapiente. Non avendolo conosciuto in vita, almeno che ne conosca il valore da morto. Portatemi nella di lui casa", rispose Cinosarge ai discepoli.

"Guardi Maestro: questa la sua immensa biblioteca. Là il suo tavolo da lavoro, là gli scaffali dei libri partoriti dai suoi studi di teologia e filosofia", gli illustrarono.

"Portatemi alla cassaforte", rispose Cinosarge.

"Ma maestro, Lei non voleva conoscere la sapienza del nostro onorato defunto?", gli dissero stizziti i discepoli.

"Perché, voi dove riponete le vostre ricchezze? Negli scaffali o in luoghi nascosti e sicuri?", rispose Cinosarge.

Lo portarono quindi alla cassaforte e la aprirono.  La trovarono semivuota.

"Ecco, costui si è grattato la testa per tutta la vita con questi libri, tanto da arrivare a scriverne un numero incalcolato, e, in tutto questo gran sapere, non ha saputo trovare un qualche cosa che valesse la pena di chiudere nel segreto di una cassaforte. Se avesse avuto solo la sua biblioteca, il mondo avrebbe lodato il suo sapere, ma la sua vanità gli fece acquistare una cassaforte che, però, il cuore non ha saputo riempire... ed io ho fatto solo un giro a vuoto".

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28/10/07 - COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,9-14.

Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Il Nuovo Testamento è un libro adatto agli spiriti forti, agli avventurieri, a chi non sa che farsene dei sentimentalismi da femmina lagnosa ed isterica o dei cavilli logici da scolastici incalliti.

Nel Nuovo testamento il vero ed il falso sono presentati in termini ideali ed i traviamenti proposti in grande scala: si ammonisce contro l'ipocrisia, si avverte contro le false dottrine, si punta il dito contro la menzogna illusoria di un fatto apparente, ecc... Insomma, faccende toste per gente che vive con un pugnale spirituale fra i denti.

Strano a dirsi, però, di tutte quelle cose di cui il mondo è eccessivamente sommerso e da cui è maggiormente rappresentato, il Nuovo Testamento pare non tenerne conto per nulla. Sproloqui, miserie, mediocrità, sciocchezze, insulsaggini, ridurre anche le cose più nobili a luogo comune, giocare al cristianesimo... di tutto ciò il Nuovo Testamento tratta in termini proporzionalmente ridotti.

Grande cosa l'uomo per questo Cristo, che conta l'eccelsa verità come rivolta ad un essere eroicamente buono, così come conta la più rigida giustizia rivolta ad un essere eroicamente cattivo. Tra i due modelli una specie di vuoto. In qualche modo il pedante, il mediocre, la mezza tacca sembrano passarla sempre liscia, ed è sulla base di questo giochino che noi oggi abbiamo facoltà di riempire le chiese dei più eterogenei babbei.

Se non si tocca il fondo, così come idealmente presentano i Vangeli, allora è ancora possibile farcela e beatamente piazzarsi in mezzo a quella scompigliata massa, che assomiglia al vero cristianesimo solo perché essa incontestabilmente non professa altra religione, per quanto essa rappresenti il cristianesimo ancor meno di una qualunque eresia.

Il fatto è questo: tanto in alto sta il vero cristianesimo, sopra tutti gli errori e traviamenti eretici, così altrettanto in basso, sotto tutte le eresie ed i traviamenti, sta la moscia emulazione di un cristianesimo falsato nel proprio cuore, fiore marcio e secco, avvelenato da quel grande ed immenso idealistico male presentato nei Vangeli: l'ipocrisia.

Il Nuovo Testamento si rivolge agli eroi del bene come agli eroi del male, a coloro che hanno in volontà di incarnare la pienezza della loro scelta. Ai mediocri, alle mezze tacche, agli instabili sentimentali dalle emozioni intense ma superficiali, ai cattedratici freddi e razionali che hanno ridotto il cristianesimo ad una faccenda filosofica, ai chiacchieroni da ambone che distorcono il messaggio evangelico aggiungendo od omettendo a seconda della circostanza, no, il Nuovo Testamento non trova il tempo di rivolgersi loro.

Riempire le chiese di simili cuori equivale a tradire il cristianesimo nel modo più marcio, perché in essi non vi è alcuna proporzione tra alto e basso, ma esiste solo una rappresentazione di ciò essi vogliono trovare nel cristianesimo: salvezza a basso costo e nel modo più comodo possibile.

 

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25/10/07 - CON CAPACITA' CONTROVOGLIA

Noi non siamo quelli che riescono a pensare solo in mezzo ai libri. E' nostra consuetudine pensare all'aria aperta, camminando, saltando e danzando, preferibilmente su monti solari o sulla riva del mare.

La prima grande questione di valore, relativamente a libri, uomini e musica, è: "E' costui in grado di camminare, e più ancora di danzare?". (cfr. Nietzche).

Ogni specie di maestria la si paga a caro prezzo su questa terra; si è uomini della propria specialità al costo di essere anche le vittime di questa, ma tutti vogliono diversamente, vogliono una maniera più conveniente, soprattutto più comoda, non è vero miei signori?

Kierkegaard: "La vera serietà si ha solo quando un uomo, con la capacità contro la voglia, è costretto da qualcosa di superiore ad assumersi un determinato lavoro, ovvero: con capacità, controvoglia".

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COSA VOGLIAMO

1) Studiare, affermare e divulgare la natura metafisica dell'uomo,  concependolo come un essere finito che aspira all'infinito,  conciliando gli aspetti oggettivi della realtà materiale, morale e  spirituale con quelli dell'esistenza di ciascuno.

2) Riscoprire l'uomo come sintesi di volontà ed intelligenza,  purificando la sua natura dalle correnti ideologiche che lo  incasellano in qualsivoglia sistema filosofico e/o politico. L'uomo è  uomo e basta e ciascun singolo è la combinazione irripetibile di se  stesso.

3) Vivificare la vita spirituale del singolo, attraverso un percorso  personalizzato, con il fine di conoscere le ragioni di una scelta  costante e forte per la verità, che crediamo sinteticamente racchiusa  nella tradizione cristiana, ma che va intelligentemente incarnata nel  mondo odierno, attraverso una mentalità de-ideologizzata e aperta a  cogliere il vero in ogni frangente.

4) Definire gli aspetti socio-culturali necessari alla costruzione di  una nuova civiltà cristiana, riscoprendo le grandi intuizioni del  passato, riadattandole alle presenti esigenze dell'uomo, sempre aperti  alle innovazioni, agli approfondimenti, alle scoperte e ai  miglioramenti che il mondo contemporaneo propone.

5) Proporre analisi quadro della situazione spirituale e sociale,  generica e/o specifica, a coloro che a noi si rivolgeranno, al fine di  concretizzare a pieno il nostro carisma, incentrato sulla formazione e  sulla collaborazione.