INTERVISTA AL PRESIDENTE DI FALCO BIANCO
del 25/05/2006
(di
Cristina Zavani)
Dr. De Bei, nel territorio locale e nazionale sono
già presenti numerose realtà associative e gruppi
solidamente costituiti. Perché
costituire un nuovo movimento?
Falco Bianco non
nasce né da un calcolo numerico delle realtà
presenti sul territorio, né dalla presunzione di
volersi sostituire a movimenti già esistenti, ma da
un suo preciso carisma, maturato dall’unione delle
singole esperienze personali di un gruppo
di amici, che ha poi dato
vita all’Associazione. Il nostro costituirci non
deriva da un vanitoso protagonismo o da
un’orgogliosa attribuzione di merito, ma dalla
considerazione che l’uomo moderno ha perso di vista
la bellezza della proporzione, la quale si ottiene
in un’equilibrata unione delle differenze.
Il gruppo
costituente è composto da
persone profondamente diverse per temperamento,
linguaggio e formazione. Il superamento degli
equivoci iniziali, dovuti a rigidità di concetto ed
a limiti personali, è stato possibile grazie
all’unione della sincera volontà di comprendersi
vicendevolmente e dal profondo rispetto che ci siamo
sempre portati, per arrivare a capire che nonostante
la diversa strada, tutti
volevamo giungere alla realizzazione di un
ideale con le stesse radici: diversa la forma ed i
mezzi, ma uguale la sostanza. Ora, pur avendo
mantenuto ciascuno la propria identità e le proprie
peculiarità, siamo uniti da una solida amicizia, in
una squadra in cui ogni singolo contribuisce a
colmare ciò che gli altri non hanno e viceversa.
Un’esperienza che pensiamo universalmente
estendibile, al fine di costituire un corpo sociale
che non sia l’equilibrio dei rispettivi egoismi, ma
l’armoniosa danza dell’amicizia, che unisce senza
chiedere e completa senza presunzione di
completezza.
Non crede sia un po’ utopistico realizzare
questa unione delle
differenze?
Difficile sì,
utopistico no. Le cose
belle sono per natura difficili,
ma non per questo irrealizzabili. La realizzazione
perfetta di un ideale è utopistica, il tentativo di
modellare la realtà sulla base
di un ideale è il naturale compiersi di una
vita che ha trovato una sua vocazione.
A chi si rivolge la vostra Associazione?
Falco Bianco non
ha un target, una classe sociale alla quale
rivolgersi: sarebbe una contraddizione in termini.
Noi pensiamo che ogni uomo abbia una dignità regale
e talenti vivi o nascosti da coltivare e da mettere
a disposizione. Per noi l’uomo non ha valore per ciò
che fa e non è giudicato per ciò che ha. In Falco
Bianco si fa attenzione ad altro: alla dedizione,
all’impegno, alla volontà, al fuoco che brucia nel
cuore. L’organigramma associativo non è la
classifica di un valore umano, ma il tentativo di
organizzare un corpo sociale che ha le stesse
dinamiche di un singolo.
La testa, da sola, non può compiere ciò che le mani
possono concretizzare,
così come le mani non trovano finalità alcuna se
lasciate sole a se stesse. Nessuno deve invidiare
nessuno: l’invidia distrugge l’armonia, guasta la
bellezza della proporzione. Falco Bianco è il nemico
supremo dell’invidia. Ciascuno trova
realizzazione nel trovare
ciò che è, non nel voler divenire ciò che non si è e
non si può essere. Io non potrò mai essere un
grande pittore, perché so
di non possedere talento artistico, ma ciò non mi
impedisce di godere di un bel dipinto e di
rasserenarmi nel vedere colui che questo talento lo
ha ricevuto. Io cercherò di dipingere il mio
capolavoro in ciò che so fare.
In Falco Bianco
sono accolti tutti coloro
che hanno voglia di unire le proprie differenze ed i
propri talenti, per dipingere un grande capolavoro
umano: personale e collettivo.
Falco bianco ha natura o finalità
politiche?
Ogni realtà
costituita ha finalità politiche, poiché ha
un’incidenza sulla realtà in cui opera. Certamente
vi è massima libertà ed indipendenza da qualunque
componente partitica e
dagli schieramenti comunemente intesi. In ultima
analisi il principio di partito o schieramento è di
per sé una forma di divisione. Noi siamo senza
bandiera perché la natura dell’uomo non ha bandiera:
è uomo e basta.
Nel vostro Statuto
viene citata la Dottrina Sociale della Chiesa
come modello, nonostante la dichiarata laicità e
aconfessionalità di Falco Bianco: non crede sia
contraddittorio?
Non vedo alcuna
contraddizione. Noi troviamo un modello nella
Dottrina Sociale della Chiesa, perché pensiamo si
riassuma in essa un
modello di equilibrio morale e sociale, ma ad un
tempo diamo motivazione delle nostre posizioni con
argomenti perfettamente comprensibili dalla ragione
dell’uomo. Che, poi, quella che ci pare un’ordinata
disposizione del pensiero porti alla ragionevolezza
della fede cristiana è una conseguenza che avrà
protagonista l’uomo nella sua unica ed
irripetibile esperienza
di vita.
Per Statuto hanno
accesso a Falco Bianco anche atei e non cristiani,
ovviamente nella misura in cui si riconoscono nello
spirito e nelle finalità associative, ma questa è
una prerogativa che vale anche per i cristiani.
Quali sono i progetti per il prossimo
futuro?
Falco Bianco è
giovane: ha bisogno di maturare e di crescere. Non
basta un consenso popolare per creare ciò che ci
siamo prefissi: necessita
un supporto economico e un grande potenziale umano e
ciò va formato con la dovuta pazienza ed i giusti
tempi. Roma non è stata fatta in un giorno. Ciò che
ci preme è riuscire a formare una struttura forte ed
organizzata, al fine di agire con un minor sforzo
per il massimo dei risultati.
Al di là di questo
abbiamo intenzione di uscire presto con un nostro
organo di stampa, chiamato “Il grido del falco”, il
quale avrà innovazioni particolari rispetto ai
giornali già esistenti.
A maggio ci sarà
la prima convocazione generale degli iscritti per
una giornata piena di
iniziative e già sono avviati incontri di formazione
per i soci, dislocati in varie zone d’Italia.