S. AGOSTINO – ESORTAZIONE ALLA PERFEZIONE

0

“Pertanto, tu, credendo a queste cose, guàrdati dalle tentazioni (perché il diavolo cerca chi perisca con lui). Guàrdati perché quel nemico non ti seduca non solo attraverso coloro che sono fuori della Chiesa, siano pagani o Giudei o eretici, ma anche perché tu non voglia imitare coloro che, in seno alla stessa Chiesa cattolica, abbia visto vivere male o indulgere senza ritegno ai piaceri del ventre e della gola o essere impudichi o dediti alle vane ed illecite curiosità degli spettacoli o dei rimedi sacrileghi o delle diaboliche arti divinatorie o vivere nel fasto e nella vanagloria propri dell’avarizia e della superbia o avere una condotta di vita che la legge condanna e punisce.

[…]

Non credere poi che gli uomini malvagi, sebbene entrino fra le pareti di una chiesa, possano entrare nel regno dei cieli; giacché, se non muteranno in meglio se stessi, a tempo debito saranno separati dai giusti. Imita dunque gli uomini buoni, sopporta i malvagi, ama tutti, poiché non sai che cosa sarà domani chi oggi è malvagio. E non amare la loro ingiustizia, ma amali perché apprendano la giustizia. Poiché non ci è stato solo comandato l’amore a Dio ma anche l’amore del prossimo: due comandamenti nei quali si raccoglie tutta la Legge e i profeti.

[…]

Per parte sua il diavolo induce in tentazione non solo attraverso le passioni, ma anche attraverso le paure provocate dagli scherni, dai dolori e dalla morte stessa. Ma qualunque cosa l’uomo avrà patito per il nome di Cristo e per la speranza della vita eterna, e avrà sopportato perseverando, varrà ad accrescergli la ricompensa. Se avrà acconsentito al diavolo, con lui sarà dannato. Ma le opere di misericordia, accompagnate da una devota umiltà, ottengono dal Signore che egli non permetta che i suoi servi siano tentati più di quanto possano tollerare” (S. Agostino – Prima catechesi cristiana, § 27,55)

Share This:

DALLA MAGIA ALLA VERA FEDE

1

La mia storia è molto triste, una storia che è difficile raccontare. Mi sento forte­mente sporca, indegna, disgraziata.

Vorrei dare la colpa di tutto quello che mi è accaduto ai miei parenti, ma non posso ritornare ad essere bugiarda e devo ammettere che potevo fermarmi nel compiere tanto male, ma era più forte di me, non riuscivo a bloccare il desiderio di essere cattiva e di godere nel sapere che gli altri soffrivano.

Non era solamente il forte guadagno a darmi piacere, anche se l’idea stessa di guadagnare tanti soldi mi rendeva follemente felice, ma arrivava dalla sof­ferenza degli altri, la mia realizzazione. Sì, perché più male causavo agli altri, più poteri ottenevo. Da chi, vi domande­rete. Da colui che è l’avversario di Dio, il male personificato, l’odio vivente, la disgrazia di chi non sta con Gesù. Io, Francesca, ero al servizio di satana. Ogni notte rimanevo sveglia per incontrare il maligno nelle pratiche magiche, per preparare intrugli magici, per invocarlo di ascoltare quanto mi veniva chiesto da coloro che venivano a trovarmi.

Chiedevo di aiutarmi nel mio lavoro di esaudire i clienti, che venivano a sollecitare l’intervento suo per rovinare persone, anche parenti, per soddisfare la superbia di altre.

Anche se vorrei tanto maledire chi mi portò a praticare la magia, non posso più tornare a vivere come prima, perché sono rinata, sono un’altra persona, ho incontrato la Madonna a Medjugorje. Lì mi sono convertita.

La mia infanzia fu normale fino a dieci anni circa, non potevo capire cosa succedeva a casa mia, ma ricordo che c’era un ambiente pesante, tante discussioni e continui litigi tra i miei, non c’era pace e nessuno frequentava la Messa. Ricordo che mai si facevano preghiere a casa, e sono cresciuta quasi senza sapere nulla del Signore e della Madonna.

Cresciuta, compresi quello che facevano a casa mia con la magia ed io divenni una esperta fattucchiera, chiaroveggente o sensitiva. I miei parenti mi passarono i libri dei segreti, sapevo molto sugli intrugli o preparati per legare persone, sfasciare matrimoni, causare disgrazie alle persone, arrecare fallimenti economici e personali. Avevo tra le mani la possibilità di distruggere e di “aiutare” quelli che venivano da me ad implorare il mio aiuto, ma non sapevano che non era a me che veniva chiesto l’aiuto, ma al diavolo.

Tutti coloro che frequentano maghi e fattucchiere non si rendono conto del tremendo legamento che avviene con essi, frequentandoli anche per una sola volta. Solo le preghiere di liberazione dei Sacerdoti li libererà da questo micidiale legamento, che significa dipendenza spirituale dal diavolo, influssi negativi e tristi sulla persona, sul lavoro, sugli affetti, su tutto. Succedono incidenti strani, malattie inspiegabili, e nessuno pensa che la causa è da attribuire alla visita fatta al mago o alla fattucchiera. Mai e poi mai questi che operano nel mondo dell’occulto potranno liberarvi dalle fatture o da strane malattie, anche se per un certo periodo sembrerà che l’intervento del mago sia stato efficace. Invece, se non c’è più il sintomo di una malattia o il matrimonio ritorna in pace, succederà qualcosa di diverso.

Mi piaceva molto quello che facevo, incontravo molta gente e guadagnavo molti soldi. Non provavo alcun dolore nel preparare polverine con sangue essiccato, testa di gallina tritata ed altro, che sarebbero servite a rovinare una coppia di sposi, a causare malattie, confusione mentale, squilibrio psichico, turbe mentali, sonnolenza, tristezza, fallimento nella vita, perdita dell’onore, allontanamento da Dio.

La prima cosa che si cercava di fare, era quella di infondere il rifiuto del sacro nelle persone colpite dalla fattura. Infatti, se la persona non prega più (se pregava), avrà pochissime possibilità di chiedere aiuto a Dio. Ma non ero io ad infondere il rifiuto del sacro, bensì colui che invocavo ogni notte. Lui doveva rimanere nella mente della persona colpita, ispirando continui pensieri contro Gesù e la Madonna, contro i Sacerdoti e la preghiera. Col tempo, la persona non avrebbe più creduto in Dio, aprendosi la porta verso l’abisso infer­nale. Sapeste quanti sono oggi quelli colpiti da queste fatture…

Il motivo che quasi sempre spingeva tantissime persone a venire a chiedere il mio intervento per distruggere economi­camente, fisicamente, mentalmente una persona, era dovuto all’invidia. Quante volte ho preparato fatture richieste dalle suocere per le nuore, dalle nuore per le suocere, da fratelli contro altri fratelli, da sorelle contro altre sorelle. A pensarci mi faccio schifo. Con la mia maledetta ope­ra di fattucchiera ho distrutto, letteral­mente distrutto persone e famiglie. Dio mi potrà mai perdonare?!? Ero pazza, agivo come fuori di me, incapace di fermarmi a vedere cosa stavo procu­rando a famiglie intere.

Non tutte le fatture che preparavo erano efficaci, perché se la persona che si doveva colpire aveva una Fede forte, non si poteva assolutamente disturbare. E quando mi accorgevo che quella per­sona non poteva essere colpita, diven­tavo come un’ossessa e dicevo molte be­stemmie, più di quelle che ripetevo come le litanie, quando la notte prepa­ravo le fatture ed invocavo il diavolo. Per preparare le fatture occorre essere amici del diavolo e lui è sempre presente quando si mescolano gli intrugli.

Ora mi rendo conto di avere ricevuto un grande miracolo, proprio grande, per­ché come dice Gesù: “Era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,24). Ero morta spiri­tualmente, ora gioisco grazie al mio Signore. Ma è stata la Madonna ad ottenermi questa Grazia, perché essendo stata invitata da una vicina di casa, ignara del mio lavoro, ad andare a Medjugorje, pensai a rilassarmi e feci il viaggio, ma odiavo tutti quelli che nel pullman pregavano e auguravo loro ogni male, ma erano protetti dalla loro fede, dalla loro preghiera. Arrivati lì, pensavo a tutto, tranne ad entrare nella Chiesa di San Giacomo, ma spinta dalla mia amica vi entrai. Non volevo inginocchiarmi e non lo feci. Rifiutavo tutto il sacro che vi era dentro e volevo bestemmiare ad alta voce, sentivo che il diavolo si era scate­nato dentro di me e mi spingeva a com­piere qualche gesto folle. Mi allontanai dalla loro presenza, perché li odiavo e camminavo senza guardare dove anda­vo. Vidi la statua della Madonna, mi avvicinai e la guardai. Fissai i suoi occhi, Lei mi guardava, il suo sguardo mi penetrava dentro, mi rovistava, stava succedendo qualcosa di imprevedibile e che non riuscivo a fermare.

Cominciai ad avvertire strane sensa­zioni, la testa si alleggeriva da tanti pen­sieri, cominciai a pensare a tutto il male che avevo fatto, ma questo in pochi se­condi, tutto si svolgeva molto veloce­mente e non ero io a guidare la mia men­te. Forse in meno di un minuto mi resi conto che la mia vita era stata solo un fallimento, scoppiai a piangere, sin­ghiozzavo, fiumi di lacrime mi cadeva­no dagli occhi e Lei lì, una statua che mi fissava e sentivo che mi diceva perché avevo compiuto tutto quel male. Perché ero stata così cattiva e chi aveva pregato così tanto per la mia conversione?

Dinanzi la statua della Madonna mi sono sentita sporca, cattiva ed impura. Ho provato per la prima volta vergogna di me stessa, anche se ero sola e nessuno mi ve­deva, o meglio, la Madonna mi guardava. La statua, ferma e silenziosa sembrava avere un cuore che vi batteva dentro. La verità è che il Cuore della Madonna in quei momenti l’ho avvertito dentro me, sentivo pulsare dentro, l’amore che per la prima volta nella mia vita provavo e piangevo, continuavo a piangere a dirotto.

In quei momenti l’amore verso la Madonna aumentò in maniera impres­sionante, sentivo che l’amavo come niente e nessuna cosa prima, anche se non sapevo nulla di Lei. Non avevo mai pregato in vita mia, non avevo fatto la Prima Comunione perché i miei erano contrari a tutto ciò che riguardava il sacro.

Dinanzi la statua della Madonna ho provato momenti di dolore per tutto il male che ho fatto nella mia vita; ho provato anche momenti di grandissima gioia, perché avevo scoperto che amavo. Mi sembrava di avere un cuore, mi accorgevo della sua esistenza, lo sentivo battere nel mio petto, lo seguivo con commozione ed in silenzio interiore.

Ero stata amata dalla Madonna, Lei mi ha insegnato ad amare. La mia vita era stata sempre piena di inquietudini, di invidie, di tristezza. Ho solo odiato nella mia vita, ma cosa ne avevo guadagnato?

Niente riguardo la vera gioia che si prova rimanen­do a guardare la statua della Madonna.

Il male che facevo prima era per me lo scopo della vi­ta, e più procuravo del male agli altri, più cresceva in me il desiderio di compiere del male. Parlando con un Padre francescano, mi spie­gò che ognuno di noi si sen­te fortemente attratto da ciò che compie, di buono o di cattivo. Chi fa del bene, sente il desiderio di farne ancora, chi fa del male, prova un forte piacere, aumentando la sua malizia. Non mi rendevo conto, ma ero una vera strega. Una indiavolata.

Chi compie del male, non riesce più a controllarsi, diventa schiavo della sua malvagità e l’influenza del diavolo aumen­ta a dismisura. È facile fare del male, so­prattutto senza essere visti, ma interior­mente ti svuoti sempre di più, non senti più emozioni, non hai più la consapevolezza della realtà, sembri vivere in un altro mon­do, ed è il mondo infernale. Che tristezza.

Chi compie del male, si rallegra per i danni causati agli altri, ma dovrà darne amaramente conto a Dio. Finchè uno vive come fuori di sé, accecato dall’invidia e dalla cattiveria, non si rende conto dei danni morali, economici e fisici che causa agli altri, anzi, prova grandi piaceri, gioi­sce delle disgrazie altrui. Proprio come fa il diavolo. E chi fa questo genere di male, diventa come un diavolo, perché si riem­pie del suo spirito, si lascia guidare, diven­ta una persona posseduta dal diavolo.

Provo orrore quando penso al male che ho compiuto, alle persone innocenti che hanno sofferto, alle coppie che si sono separate, ai disastri economici causati. Anche se non me ne rendevo conto, so adesso che la mia responsabilità è enorme. Anche se non ho ricevuto un’educazione corretta, mi accorgevo delle sofferenze che causavo, mi rendevo conto che la mia opera era disonesta e perfida. Non posso ora coprirmi con queste scuse. Non posso dare la colpa agli altri, liberamente eseguivo le richieste dei clienti.

Il ricordo dei clienti mi turba ancora, perché nessuno veniva per fare del bene agli altri -d’altronde non sarebbero venuti da me -, in ognuno era visibile nel volto una cattiveria e una crudeltà spaventosa, e alla base di ogni richiesta c’era l’invidia verso qualcuno. Erano meno coloro che chiedevano qualcosa di personale, mentre i più venivano per arrecare danno ai familiari, parenti e conoscenti.

Parlerò anche di quali richieste faceva­no contro i familiari – madre contro figlia, sorella contro sorella -.

Non ho mai conosciuto veramente la felicità cristiana, non ho mai gioito e non ho mai amato. Perché Gesù ha usato misericordia con me? Non trovo una spiegazione, devo solo ripetermi che Gesù è buono e vuole salvare tutti. Forse Gesù ha considerato che la mia attività di maga era dovuta all’ambiente della mia fami­glia? Ma ci sono tante persone come ero io e forse migliori di me, eppure, non ho mai sentito dire che qualche fattucchiera si sia convertita a Dio. Parlo di me come una ex maga senza provare vergogna, adesso sono una creatura nuova, rinata nell’amore di Gesù e desiderosa di riparare il male fatto a tante persone.

Ho chiesto al mio Padre spirituale il permesso di entrare in un monastero di clausura. Aspetto la sua risposta.

Il Padre spirituale non l’ho trovato subito, anche perché non ne comprendevo assolutamente il ruolo e la necessità. Anzi, dopo essere stata a Medjugorje e avere ricevuto il grande dono dalla Madonna della mia conversione, ero convinta di non dovere andare a confessarmi, perché quando scoppiai a piangere lì, avevo chiesto perdono a tutto il mondo per la mia cattiveria, per tutto il male che ho commesso, per tutte le persone che hanno sofferto. Perdono, gridavo dentro di me. Ma chi poteva perdonarmi? Le lacrime mi sgorgavano come da una fontanella, avevo vergogna e ripetevo nella mia mente: perdono, perdonatemi, pietà di me. Quelle lacrime non cambiarono in un istante il mio cuore, nel senso che il mio cuore era troppo insensibile ancora, perché erano cambiati solamente i miei pensieri, era la mia mente a rifiutare la magia e a cercare il bene, ma il mio cuore era molto legato alla vita passata. Riflettevo in quei giorni proprio su questo: è la mia mente a stabilire se vivere bene o male, se amare oppure odiare, se seguire Dio o il diavolo, mentre il cuore si riempie degli affetti che la mente stabilisce e la volontà compie. Forse non sono chiara, ma voglio dire che le decisioni sono prese dalla mente, siamo noi a stabilire cosa vogliamo fare e resistere alle influenze esteriori. Il cuore diventa buono o cattivo dai pensieri della persona, che diventano azioni o parole che si pronunciano. Dovevo molto lavorare interiormente per trasformare il mio cuore.

Riflettevo molto, rimanevo tutto il giorno a riflettere e questo mi ha aiutato tantissimo. Sentivo di potere resistere ai miei istinti, che ancora erano fortissimi dentro me, meditavo sulla mia conver­sione e mi proponevo di non seguire quei pensieri che mi facevano ricordare la vita passata. Adesso riconosco che quella riflessione mi dava maggiore forza nel resistere alle mie debolezze e ad impe­gnarmi nella vita spirituale. Non era facile cambiare la mia vita, non potevo farcela da sola, era troppo grande il cambiamento che era avvenuto in me.

Ritornando dal pellegrinaggio, non pensavo di incontrare un Sacerdote come guida, ho cominciato a frequentare un gruppo di preghiera e a partecipare ogni giorno alla Santa Messa. Il grande aiuto mi è arrivato leggendo il libro DIO È VIVO, dell’Associazione Gesù e Maria, infatti, mi ha dato i fondamenti della Fede Cattolica, ho cominciato a conoscere la Legge di Dio. Questo libro mi ha dato un grande entusiasmo per la Chiesa di Gesù, per la sua Persona Divina e la sua vita. Ho letto subito il Vangelo e mi commuovevo nel meditare i miracoli di Gesù, rimanevo sba­lordita per i suoi insegnamenti. Leggendo DIO È VIVO ho scoperto i Sacramenti ed io non ero né battezzata e neanche avevo fatto la Prima Comunione. Il gruppo di preghiera che frequentavo mi face cono­scere il parroco vicino casa mia, anziano ma molto buono, e mi incoraggiò a perse­verare, promettendomi di darmi tutti gli aiuti per ricevere i Sacramenti. Passò del tempo, ero diventata una cristiana e mi confessavo, ma non davo ancora impor­tanza al Padre spirituale. Ero superba. La causa non era tanto la mia poca cono­scenza delle cose di Dio, ero troppo sicura di me. Lo ero stata per tutta la vita. Nel tempo mi accorsi che non ero capace di trovare la soluzione giusta nelle scelte che dovevo fare, anzi, sbagliavo sempre nel mio agire. Una mia amica mi parlò del Padre spirituale, della necessità di con­frontarmi con un uomo di Dio e di aprirmi con umiltà. Ero chiamata ad obbedire. Ma già da tempo obbedivo a Gesù e non più a me, ma ascoltare un uomo era diverso, perché ho dovuto seguire le sue indi­cazioni nelle scelte che dovevo fare.

Mi decisi di andare e presi un appun­tamento per incontrarlo in un’altra città. Il primo incontro fu molto cordiale, mi sentii compresa, non mi guardava con sdegno, eppure meritavo la fucilazione. Anche il mio parroco era stato comprensivo nella Confessione, mi aveva dato penitenze per riparare, poche a quanto meritavo.

Con il Padre spirituale fu un incontro misterioso. Voglio dire che avvertivo qual­cosa di soprannaturale, sentivo che mi guardava dentro, anche se lui non mi fissava, era pensieroso, assorto. Mi lasciò parlare per un poco, poi mi interruppe e continuò lui. Parlava e mi diceva dei sentimenti che provavo in quel momento e quelli che provavo prima, mi leggeva dentro, mi esaminava spiritualmente. Ero sbalordita, commossa e piena di gioia. Avevo trovato chi mi conosceva meglio di me stessa, e poteva aiutarmi a dare un nuovo senso alla mia tormentata vita. Fu così che alla fine di quel primo colloquio gli dissi di volere entrare in clausura, ma lui disse che era ancora molto presto. La cosa strana è che fino a poco prima di incontrare il mio Padre spirituale per la prima volta, non mi era affatto passato per la mente il pensiero di diventare monaca di clausura. Ma davanti a lui, alla fine dell’in­contro, dissi proprio questo: voglio entrare in clausura. Ricordo benissimo che durante il colloquio non si era parlato assolutamente di clausura o di una mia consacrazione. Eppure, io lo dissi. L’unica spiegazione che mi davo era questa: in quell’incontro lo Spirito Santo era presen­te, ed io ne ero stata avvolta. Fui io a parlare di clausura, ma lì era lo Spirito Divino ad operare. Dissi di volere entrare in clausura, ma il Padre spirituale mi invitò a fare prima un cammino di Fede serio e coerente, per la clausura era molto presto.

Finito il primo incontro con lui, com­presi la grandissima necessità della guida spirituale, e la convinzione che non potevo più sbagliarmi nella vita, che dovevo con­frontarmi con lui, per essere aiutata a fare la volontà di Dio.

Dio è veramente buono e misericordio­so. Egli ci ama sul serio e non considera ciò che eravamo prima di conoscerlo, ma ciò che siamo. Con questa testimonianza desidero dirvi di non ricorrere mai, mai, mai, dai maghi: è la vostra rovina. Capirete quando vi racconterò la malizia della ma­gia che usavo per fare del male e gli effetti.

Tratto da: Grande Opera Mariana” GESU’ E MARIA

Share This:

L’IMPORTANZA DEL CATECHISMO

0

Quella società permeata di valori cristiani è un ricordo. Il processo di decristianizzazione è stato lento ma tenace, e, quel che è peggio, oggi ci scopriamo noi stessi responsabili di un secolarismo distruttore: distruttore di fede e di cultura; distruttore di valori e di costumi; distruttore di pace e di vita.

Ci siamo lasciati affascinare più dalle ideologie che dal “Padre Nostro”; ci siamo lasciati lusingare da una modernità senza tradizione; abbiamo voluto dimenticare il valore della nostra storia, consegnandola ad un nemico che abilmente l’ha distorta e manipolata; abbiamo rincorso le false promesse dell’Ingannatore e abbiamo strisciato nei bassifondi della morale barattando i nostri valori per un piatto di lenticchie; ci siamo lasciati convincere che Dio ha torto, erigendo altari alle scienze umane ed istituendo tabernacoli al nostro io; abbiamo abbandonato preghiera ed ascesi per inventarci religiosità a nostra immagine e somiglianza, con la sola proprietà di compiacere.

Nelle chiese sventolano bandiere dalle ideologie umane, dimentichi che il simbolo della vera pace è solo il Cristo crocifisso; il Santissimo Sacramento è abbandonato alla sua prigionia nel tabernacolo, mentre noi banchettiamo, tingendo di agape ciò che il più delle volte è solo divertimento mondano; si organizzano un numero sconsiderato di riunioni pastorali, in cui tutti si chiacchiera di ogni problema del mondo, ma in cui nessuno sembra ricordare di riformare la propria vita.

Il risultato è un mondo pagano, consapevole ed appagato di ogni sua idolatria, frutto delle triplici “S” sataniche (soldi, sesso, successo), dalle cui radici si ramifica un florilegio di vizi.

Bisogna tornare all’insegnamento del catechismo, anche questo bollato come noiosa ed inutile accozzaglia di nozioni, idea ovviamente scaturita dall’abile dialettica diffamatoria di intelligenze malvagie ed infingarde.

Per amare bisogna conoscere chi si ama. Amare ciò che Gesù ed il suo Corpo Mistico (la Chiesa) hanno insegnato, significa poterci conformare all’amato, vuol dire assimilare quel messaggio che tanto costò al nostro Dio, di cui noi oggi ci facciamo beffa.

Attraverso il conoscimento della dottrina il nostro cuore e la nostra intelligenza hanno l’oggetto su cui fare scendere la grazia dello Spirito Santo, la cui opera ordinaria prevede la collaborazione della natura umana.

Attraverso la dottrina abbiamo le armi per difenderci dalle false dottrine, dai seduttori di un mondo che luccica di buio.

Nessuno sa più niente. Tutti si interrogano nuovamente su un perduto senso della vita, ma sono pochi coloro che si impegnano nella ricerca, e ancor meno coloro che sono costanti nella pratica della verità tradotta nel bene.

Papa Luciani scrisse “Catechetica in briciole” nel quale, con parole semplici, ha voluto sottolineare l’importanza di questo strumento straordinario che è il Catechismo.

Basterebbe anche solo rileggersi il piccolo Catechismo di Pio X, che, nella sua semplicità, indica la strada da approfondire e valica i confini dei cuori, almeno laddove un cuore c’è ancora.

————

1. – Che cos’è il Catechismo

1. — Catechismo è parola greca che significa: parlo dall’alto.
Oggi, questa parola viene adoperata in tre sensi:
a) insegnamento a viva voce della religione («frequentare il
catechismo»); b) libro che contiene le verità religiose in forma
semplice e piana («comperare un catechismo»); c) le verità
stesse contenute nel libro o esposte nell’insegnamento («il
catechismo» ci insegna che…).

2. — Il primo significato di insegnamento è più comune.
Si badi, però, che si tratta di un insegnamento speciale: non è istruzione della sola mente, ma educazione di tutta la vita: non mira solo a mettere in testa alcune nozioni, ma trasmette solide convinzioni, così vive e forti da portare alle opere buone, all’esercizio delle virtù.
Mi spiego. Ho due catechisti: il primo parla e spiega bene, ma non fa migliori i fanciulli; il secondo è meno bravo, ma sa fare così bene coll’esempio, con la convinzione che l’anima, con le sue esortazioni, che alla sua scuola i fanciulli diventano più buoni, si invogliano a frequentare la Chiesa, pregano volentieri. Il secondo vale molto di più dei primo come
catechista.
Ho due fanciulli: uno sa a memoria il testo e lo capisce, ma la sua vita non è quella insegnata dal testo. L’altro ricordapochino, ma si sforza di diventar migliore per mettere in
pratica ciò che ha studiato. Questi ha imparato il catechismosul serio.

3. — Chiesero a Michelangelo: «Come fate a produrre statue così piene di vita?» Rispose: «Le statue sono già nel marmo. Tutto sta a cavarle fuori».
I fanciulli sono, come il marmo, della materia grezza: se ne può ricavare dei galantuomini, degli eroi, perfino dei santi.
E questa, è l’opera del catechista.

4. — Messo da parte il catechismo, non saprete che mezzi adoperare per fare buoni piccoli e grandi.
Tirerete in campo la «dignità umana»? I piccoli non capiscono che cosa sia, i grandi se ne infischiano.
Metterete avanti «l’imperativo categorico»? Peggio che peggio.
E’ ben diverso, invece, se parlerete a piccoli e grandi di Dio che tutto vede, che premia e castiga, che ha dato una legge santa ed inviolabile, che offre i Sacramenti per rafforzare
la nostra volontà buona, ma tanto debole ed incostante.

5. — Lo so: parecchi hanno studiato il catechismo e ciononostante sono diventati cattivi.
Ma il catechismo avrà almeno messo nel cuore il rimorso:il rimorso non lascerà loro aver pace nel peccato e presto o tardi li ricondurrà al bene.

6. — Si dice che anche la filosofia e la scienza sono capaci di far buoni e nobili gli uomini.
Ma non c’è neppur confronto col catechismo, che insegna in breve la sapienza di tutte le biblioteche; risolve i problemi di tutte le filosofie e soddisfa alle ricerche più penose e difficili dello spirito umano.
Il catechismo spiega perché si soffre a questo mondo, come bisogna impiegare la ricchezza, perché tutti devono lavorare. Ci mette avanti Cristo per modello e ci dice: Fate come Lui! E’ vostro fratello. Vi vuol bene, vi perdona, viene a vivere in voi!
Il catechismo ci grida continuamente: Sii buono, sii paziente, sii puro, perdona, ama il Signore! Insomma non esiste al mondo forza moralizzatrice più potente del catechismo.

2. – C’è bisogno di Catechismo

7. — Peccato che questa immensa forza sia poco sfruttata! I fanciulli studiano poco il catechismo; gli adulti, perché si illudono di averlo studiato, non lo studiano più. E così c’è in
giro una Ignoranza religiosa incredibile: gente che conosce la scienza e ha letto cataste di libri non sa nulla del cristianesimo in mezzo a cui vive, non ha mai letto il Vangelo per intero,scambia un funerale della sera per una Messa ecc.
Senza dire di tant’altra gente, che frequenta la Chiesa e si crede pia ed invece manca completamente di idee religiose; crede di aver la fede ed ha solo del tenerume; cerca nella pietà non il volere di Dio, ma impressioni, sentimenti e vaghe ebbrezze; ignora la vera devozione e pratica un mucchio di devozioni legate a certe formule, a certi numeri, metà cabala, metà superstizioni; svuota la testa e il cuore e carica unicamente il sistema nervoso.

8. — Dei bambini piccolissimi, si dice: «Son tanto piccoli! È troppo presto per insegnar loro la religione»!
Ed invece un educatore a una mamma che chiedeva quando dovesse cominciare l’istruzione del suo bambino di due anni, rispose: Subito. Siete in ritardo per lo meno di tre anni! Voleva dire che i bimbi sono capaci di impressioni religiose fin dai primi istanti della loro vita.
E un altro educatore scrisse che nemmeno in quattro anni di università un uomo impara tanto quanto nei primi quattro anni della vita. Tanto sono decisive e indelebili le prime impressioni!

9. — C’è chi dice con Rousseau: Voglio rispettare la libertà di mio figlio, non voglio imporre alcun insegnamento religioso.
A vent’anni sceglierà.
Ma pensano questi genitori che in realtà ai loro figlioli hanno imposto tutto? La vita, intanto, perché non hanno chiesto il permesso dei figli per metterli al mondo: e poi il cibo, i vestiti, la casa, la scuola…
D’altra parte, chi si metterà, a vent’anni, a studiar religione? Vent’anni! L’età di tutti gli esami per quelli che studiano, l’età del lavoro, del mestiere, dell’officina, dell’ufficio per gli altri. L’età delle passioni, dei divertimenti, dei dubbi. Chi avrà voglia o tempo di prendersi i grossi volumi, studiarvi sopra tutte le religioni di questo mondo per vedere quale sia la vera e migliore? E poi, non aspettano, i genitori, che le malattie siano entrate nel corpo dei figli per cacciarle a forza di medicine; fanno invece di tutto, perché non entrino nel corpo.
Altrettanto si deve fare con l’anima: metterci il catechismo, il timor di Dio, affinché i vizi non entrino: non aspettare che i vizi siano entrati per aver la consolazione di cacciarli con la religione.

10. — Il nostro ragazzo deve lavorare, deve studiare!
— Ma prima ancora deve diventar buono, deve essere premunito contro tutte le seduzioni e le tentazioni di domani.
Non è con la tavola di Pitagora o con un banco da falegname o con un diploma che si sbarra la via alle passioni.
Questo ragazzo è atteso al varco: domani la donna, il giornale, il cinema, l’osteria se lo disputeranno. Mandar avanti dei giovani o delle figliole senza catechismo sulla strada del
mondo è lo stesso che mandare dei soldati alla guerra senza giberne, senza cartucce, e farne degli sconfitti e degli infelici.
11. — I grandi si scusano: abbiamo già studiato, il catechismo!
Ma da ragazzi; ed era catechismo per ragazzi, fatto di poche nozioni, con immagini, parole e sentimenti infantili, roba che accarezzava l’immaginazione, il cuore. Ma adesso che
siete adulti occorre qualcosa di più sostanzioso che rischiari la testa e guidi la vita. Adesso occorrono ragioni solide, chiare, risposte convincenti, per respingere vittoriosamente gli
attacchi che d’ogni parte volano contro la fede.
Mai come oggi s’è sentito bisogno di catechismo.

[…]
II
IL MAESTRO DI CATECHISMO
1. La missione del Catechista

1. — C’è un quadro del Murillo chiamato «I fanciulli della conchiglia». In uno sfondo tranquillo e sereno, mentre Angeli dall’alto guardano e sorridono, Gesù Fanciullo dà a bere, in una conchiglia, al piccolo Giovanni Battista l’acqua attinta ad un limpidissimo ruscello che scorre ai piedi.
Ecco la missione del catechista: sostituire Gesù e dare ai fanciulli, col catechismo, l’acqua della vita eterna.

2. — E’ una missione nobile. Il catechista continua l’opera di Gesù, degli Apostoli; si mette in linea coi Vescovi, coi sacerdoti, coi missionari; aiuta la famiglia che non sempre può
e sa da sola educare i figli; aiuta la patria col formare buoni cittadini. Aiuta soprattutto la Religione. Certo, al centro della Religione sono la S. Messa, i Sacramenti, le sacre funzioni. Si
pensi alle tracce che lascia una prima Comunione, il rito delle Nozze, una Confessione ben fatta.
Ma cosa si raccoglie in una prima Comunione, in un Matrimonio ben celebrato? Quel che il catechista ha seminato.
E chi va alla S. Messa, alle funzioni, e chi ne ricava un frutto pratico? Chi è stato preparato con catechismo serio, continuato.
Chi si confessa con accusa sincera, con vero dolore e proposito fermo? Chi ha avuto un bravo catechista che gli ha comunicato circa la Confessione idee, convinzioni e buoneabitudini.
Uomini grandi come Alessandro Volta, Silvio Pellico e Cesare Cantù ritennero onore spiegare quasi tutte le domeniche il catechismo ai bambini nella Chiesa parrocchiale.
Anche Napoleone insegnò il catechismo negli ultimi anni e Carlo Alberto istruiva personalmente i figli sul modo di confessarsi, comunicarsi e ascoltare la S. Messa.
Pio X ha detto: quello del catechista è oggi il più grande di tutti gli apostolati.

3. — E’ una missione difficile. Le difficoltà vengono anzitutto dagli alunni. I fanciulli sono spesso leggeri, incostanti, irrequieti, distratti da cento cose. Le famiglie talvolta aiutano
poco l’opera del catechista e perfino la ostacolano o la distruggono.
Altre difficoltà riguardano il catechista stesso, che si sente impreparato a insegnare, ha poco tempo, teme di legarsi, deve sottostare alle fatiche della preparazione, della disciplina da
tenere ecc. ecc. E poi il catechista va incontro allo scoraggiamento, tanto più facile quanto maggiore era stato l’entusiasmo nel cominciare. Non si vedono frutti, si incontrano resistenze, si provano delusioni, amarezze, viene voglia di piantare tutto…

4. — Eppure, è una missione che porta frutti. Le difficoltà si superano. Chi ha passione e insiste e ritenta e soprattuttocerca di prepararsi per rendere piacevole, attraente la lezione,
riesce a interessare i ragazzi. I frutti non possono mancare.
Sicura, intanto, è la ricompensa del Signore, che ha detto:
«Tutto quanto avrete fatto a uno di questi piccoli, l’avrete fatto a me», e: «Coloro che avranno insegnato la giustizia a molti, brilleranno come le stelle nell’eternità».
Poi c’è anche il risultato qui in terra. Il contadino raccoglie la messe parecchi mesi dopo aver gettato il seme. Il catechista è un seminatore: spesso l’effetto del suo insegnamento si vede più in là, in età più avanzata, una disgrazia, in punto di morte: spesso il frutto è visibile subito nei fanciulli che imparano, che diventano più buoni e ci sono riconoscenti.

2. – Le doti del Catechista

Dipende soprattutto dal catechista che la sua missione riesca o no. S. Filippo Neri e S. Giovanni Bosco catechizzavano i ragazzi in qualche angolo di sacrestia, perfino in istrada, senza lusso di ambienti, senza mezzi, eppure incantavano come maghi e trasformavano. Avevano quel che occorre più di tutto: le belle doti, che si possono dividere così:
Doti religiose che fanno il cristiano;
Doti morali che fanno l’uomo;
Doti professionali, o del mestiere, che fanno il maestro;
Doti esterne che non fanno niente di nuovo, e non sono indispensabili, ma danno pieno risalto alle doti precedenti e permettono al catechista di brillare davanti ai ragazzi nella luce
completa di cristiano, uomo e maestro.

a) Doti religiose
5. — Buona condotta. E’ una dote capitale. I fanciulli leggono più sul catechista che sul catechismo; imparano più dalla condotta che dalle parole, più cogli occhi che con le orecchie.
Sono come le spugne: assorbono soprattutto quello che vedono. E vedono molto: hanno antenne finissime per captare tutto quello che il catechista è interiormente. Se il catechista non è buono, la sua voce esterna può dire quello che vuole, ma cento altre voci escono da lui a smentire ciò che le labbra pronunciano.
Non si riesce a insinuare nei fanciulli la dolcezza, il perdono, quando, lunghi pensieri di astio o di vendetta hanno dato una piega dura al nostro volto.
Non si porta alla purezza con le belle parole, quando brutte abitudini o pensieri cattivi oscurano la nostra anima.
Il catechista non può dare ciò che non possiede: anzi, egli non insegna nemmeno ciò che ha, o ciò che sa, ma ciò che è.

6. — Pietà, Dio ha riservato a sé solo di produrre nelle anime la vita soprannaturale, ossia la Grazia e le virtù. Il catechista è soltanto uno strumento di cui Dio si serve: se resta unito a
Dio, vivendo in stato di Grazia, farà del bene ai fanciulli;
staccato da Dio, col peccato mortale, la sua opera sarà sterile.
E’ come la lampadina elettrica: unita alla corrente, fachiaro; staccata dalla corrente, lascia all’oscuro.
Ci sono stati dei catechisti che, privi di doti esteriori, scarsi di ingegno e di cultura, hanno tuttavia ottenuto frutti meravigliosi. Avevano una pietà profonda che conquistava i
fanciulli più che tutta l’eloquenza di questo mondo.
Catechisti che non solo insegnavano Dio, ma Lo mostravano e facevano sentire, come il Curato d’Ars, del quale si disse: Andiamo a vedere una trasparenza di Dio!
Non si concepisce un catechista senza vera pietà. Come può far amare il Signore se egli, primo, non l’ama? Come insegnerà a pregare, a frequentare i Sacramenti, se non ha gusto per la preghiera, passione per le funzioni, se non fa bene le genuflessioni, il segno di croce, ecc.? E la pietà non è una maschera che si mette e si leva: è un profumo che esce da un’anima desiderosa di piacere a Dio e che i fanciulli fiutano e riconoscono con una facilità straordinaria.

7. — Convinzione profonda. Il catechista deve essere un entusiasta, un convinto. Convinto che la sua missione è una cosa grande, che le cose che insegna sono vere, che i fanciulli,
a furia di sforzi, verranno elevati, migliorati. Queste convinzioni daranno anima, ali al suo apostolato; con esse egli diventerà un artista del catechismo: senza di esse, resterà un
manovale del catechismo, incapace di edificare e trascinare.
Due alpinisti scalano una roccia; il primo, perché è di moda; il secondo, per passione.
Sentiteli al ritorno: “Cosa ho veduto? — dice il primo — Oh! nulla di speciale: quattro corde, quattro alberi, deitorrenti, dei prati, un cantoncino di cielo e nient’altro!”. E sbadiglia.
Dice il secondo: “Cosa ho veduto? Non lo dimenticherò mai più! Rocce, poi ancora rocce, e prati e torrenti e azzurro e sole e cose meravigliose!”. E mentre parla pare che tali meraviglie gli ridano ancora nello sguardo e nell’anima.
Quei due dicono la stessa cosa, ma è il modo di dire, diverso. Il primo non invoglia nessuno a tentare una scalata; il secondo invece col suo entusiasmo accenderà la passione della
montagna in altri e guiderà proseliti a nuove vette.
Così il catechista: non basta che dica, ma, dicendo, deve invogliare, appassionare e trascinare.

b) Doti morali
8. — Amare i fanciulli. Lacordaire ha scritto: «Dio volle che nessun bene si facesse agli uomini fuorché amandoli». Ed è vero.
Se i fanciulli si sentono amati, spalancano la porta del loro cuore, si fidano, ascoltano, si lasciano persuadere e fanno.
Se non si sentono amati, restano diffidenti, fanno per forza, o affatto non fanno.
Il catechista stesso, poi, sé non vuol bene, ai fanciulli, non troverà mai la forza di superare gli insuccessi, le noie, le ingratitudini inerenti al suo ufficio; tanto meno sarà capace di
aver fiducia in loro, di compatirli, e di aver pazienza.
9. — Pazienza. Perché la pazienza è necessaria al catechista.
«Coi fanciulli — dice S. Francesco di Sales — occorre: un bicchierino di sapienza, un barile di prudenza ed un mare di pazienza».
E lo sanno tutti, tanto è vero che quando un maestro non riesce coi fanciulli, il popolo dice senz’altro: «Non riesce, perché non ha pazienza Quando invece un maestro è capace,
virtuoso, il popolo senz’altro esclama: «Quanta pazienza!».

10. — Senso della giustizia. Il fanciullo non sopporta le parzialità e le ingiustizie e, quando le vede o crede di vederle, soffre, si allontana chiudendosi in se stesso.
In questa materia, cose che per noi sono sciocchezze, per il fanciullo acquistano una importanza straordinaria. Bisogna badare di evitarle, cercando di trattare tutti alla stessa maniera, guardandosi da simpatie verso i più ricchi, i più intelligenti, i meglio vestiti, ecc. Se qualche preferenza si può avere e mostrare è verso i più poveri, i più ignoranti, i deficienti.

11. — Rispetto della verità. Anche alla verità i fanciulli sono sensibilissimi. Essi hanno una grande fiducia nel catechista.
Questi per tanto non deve mai permettersi, neppure per scherzo, di dire cose non vere o di parlare con sottintesi o doppi sensi.
Non sarà mai troppa, a questo riguardo, la prudenza e la cura di non perder davanti al fanciullo il prestigio di essereuomini di parola. Per esempio, si stia attenti quando si racconta, a non cambiare i particolari. Il fanciullo, che ha memoria fedele soprattutto per i particolari concreti, resta male, se nella seconda volta, li trova diversi dalla prima; nel
suo animo sorge il dubbio, che poi passa con tutta facilità dai dettagli insignificanti alla sostanza e alle verità insegnate.

c) Doti professionali
12. — Sapere. Per insegnare bisogna sapere: per insegnare uno bisogna sapere dieci, per insegnare bene, bisogna sapere benissimo.
Ed ecco una scala: chi sa benissimo, insegna bene; chi sa bene, insegna discretamente; chi sa appena passabilmente, insegna male.
Alle scuole elementari una maestra insegna non molte cose e  più facili che le verità del catechismo. Eppure si pretende da lei che studi almeno tredici anni, che superi difficili esami.
Si dice: Oh! si tratta poi di ragazzi! Tanto più è necessario sapere ed avere idee chiare e
precise. Se no, non si può parlare con linguaggio facile e semplice.
Ecco cosa succede quando il catechista sa poco; nelle teste dei fanciulli entrano errori, dubbi e confusioni; — il catechista parla e va avanti senza disinvoltura, senza brio e fiducia in sé; — i ragazzi si accorgono della sua poca scienza, e addio prestigio di maestro!
13. — Saper insegnare. Non è lo stesso che «sapere». Altro è avere le idee nella testa propria e altro farle passare nella testa degli altri.
Ci sono dei pozzi di scienza che non riescono a comunicarla agli altri.
E ci sono degli oratori, bravissimi a parlare ai grandi, che non riescono a fare stare attenti i piccoli.
E ci sono dei maestri capaci di insegnare bene ai fanciulli storia e geografia, ma niente capaci di insegnare il catechismo, che è una materia con difficoltà tutte sue.
Un catechista quindi non solo deve sapere o avere, la scienza; ma deve avere l’abilità di comunicare ai piccoli la sua scienza con la didattica, anzi con la didattica catechistica.

14. — Per arrivare al possesso di questa abilità, sono utilissimi:

1) Il senso di adattamento, e cioè, il saper proporzionare ciò che si dice a chi ci ascolta. Si parla in maniera diversa a bambini di età diversa; e, se i bambini hanno la stessa età, in
una maniera ai meno intelligenti e in un’altra ai più intelligenti. Si cerca sempre di dire cose facili e di dire in modo facile le cose difficili. Si devono sempre presentare le cose sotto un aspetto simpatico che piaccia ai fanciulli e le faccia amare.

2) La chiarezza: idee poche, ma colorite e incisive; meglio poco e bene che tanto e confuso; parole facili, che i fanciulli già conoscono e capiscono, concrete e, se possibile, accompagnate da immagini. Non si dirà: «La sapienza divina», ma «Dio che è tanto bravo». Non si dirà: «Pierino si vergognò», ma «Pierino è diventato tutto rosso per la vergogna». Meglio ancora «Pierino, per la vergogna è diventato rosso come un galletto».

3) Il saper raccontare: è una delle migliori risorse per riuscire coi ragazzi, che sono desiderosi di racconti e bevono avidamente le storie narrate con garbo ed ampiezza.

d) Doti esterne
15. — Il fanciullo è un caricaturista terribile: un minimo di ridicolo che ci sia nel catechista, lo scopre subito.
Ma insieme, tutto ciò che esorbita dal comune, che è bravura vera, o armonia, o grazia, conquista e incanta il fanciullo.
Basta poco per farei beffeggiare da lui e basta poco per suscitare il suo entusiasmo.
Per questo, bisogna che il catechista sorvegli e controlli il suo esterno.

16. — Stia attento all’espressione del volto. I fanciulli la osservano, vi leggono i pensieri che la parola non è stata capace di dire, ma soprattutto i sentimenti che il catechista nutre per loro.
Niente, quindi, sguardo truce. Niente tristezza esagerata. Il fanciullo la prende per cattiveria. Se abbiamo dei crucci, dei malanni, non facciamoli vedere agli alunni: e se fuori piove o
tuona, il nostro viso sia egualmente sereno, tranquillo in modo che i fanciulli dicano: il catechista è contento di essere con noi, egli è buono, ci vuol bene.

17. — Sorvegli lo sguardo. Ai fanciulli parla più l’occhio che la bocca del catechista: nell’occhio essi vedono le sfumature della parola. D’altra parte, è con l’occhio che il catechista li domina e fa sentire che li vuoi dominare. Un occhio vigile, penetrante, acuto impressiona e soggioga i fanciulli.

18. — Sorvegli il gesto. Un gesto naturale, sobrio rende più vivace ed attraente la parola, soprattutto coi piccoli, che sono abituati a supplire i vocaboli che mancano con la vivacissima mimica, mettendo in moto occhi, mani, persona, tono di voce, testa, tutto ma il gesto meccanico e goffo ci rende ridicoli e distrae.

19. — Merita una cura speciale la voce. Il minimo che si domanda è di articolare bene le parole, senza precipitare, senza mangiar sillabe, senza ingarbugliarsi. Non gridare,
assordando, ma neanche parlar troppo basso o fra i denti, in maniera che i ragazzi non capiscano o facciano fatica a capire.
Cominciando, si parla piuttosto piano per attirare l’attenzione; si prosegue facendo degli alto e dei basso, dei piano e dei forte, rallentando in certi momenti e accelerando in altri.
Chi ha un bel timbro di voce, ne approfitti. Un bel timbro,  tradendo o entusiasmo o pietà, può rendere seducenti anche le cose più comuni, come le fate che trasformavano le
pastorelle in principesse.
Il catechista ha qualche intercalare, ossia una parola o frase  che ripete con predilezione ogni tanto? Si sorvegli; altrimenti lo sorvegliano gli alunni che alla fine della lezione avranno
contato 50 o 60 «insomma» o «non è vero» o altre simili perluzze.

20. — Il portamento esterno ha pure la sua importanza.
L’eleganza esagerata, il profumo, la cipria, il rossetto della catechista o l’aria da taglia cantoni del catechista farebbero ridere i fanciulli, ma la trascuratezza, la sciatteria li
impressionerebbero male.
Andando a far catechismo si va a fare una cosa grande: il vestito sia conveniente, la capigliatura composta, non manchi la proprietà e il decoro. Lo meritano il catechismo ed anche i ragazzi.

21. — E finalmente, se il catechista possiede delle abilità che impressionano favorevolmente il ragazzo, non le nasconda, ma le usi a favore dell’insegnamento. Il fatto che egli è un bravoportiere, manda in visibilio gli alunni? E faccia il portiere, nelle partite, perché i fanciulli attaccano spesso la loro stima proprio a queste bravure. La catechista ha una bella voce, fa
dei bei disegni? Esterni talvolta queste qualità, non per mettersi in mostra, ma per far del bene.

3. – La formazione del Catechista

22. — Per poter diventare bravi catechisti è indispensabile un minimo di doti spontanee, ossia una certa attitudine naturale a fare l’educatore.  Caio, che è gran buon figliuolo, ma che non ha memoria e che parlando balbetta e s’ingarbuglia, non ha stoffa di
catechista.
Sempronio che è nervoso, eccitabilissimo, e lascia andar continuamente e per cose da nulla cazzotti e scappellotti, non ha stoffa.
Tizio che ha una timidità straordinaria, che chiude gli occhi parlando ai fanciulli e non osa guardare le persone in viso, solo se si corregge può esser messo a tener una classe di
ragazzi.
Resta quindi che a formare il catechista giovano molto la buona volontà, la perseveranza tenace, lo studio, l’esercizio: ma a patto che ci sia un fondo di disposizioni naturali.

23. — Per acquistare le doti religiose e morali servono lapreghiera, la frequenza ai sacramenti, la meditazione, lo sforzo continuato per farsi un carattere lieto, paziente, leale,
ottimista. Senza la meditazione, soprattutto, le convinzioni non scendono fino alle profondità dell’anima. Anche la pratica dell’esame di coscienza e del ritiro mensile giova molto.

24. — Per possedere la scienza sufficiente, occorre lo studio diligente, assiduo del catechismo.
Non basta aver studiato: occorre studiare ancora, su testi più  ampi, ben fatti, senza dir mai basta, con attenta riflessione.  Non si richiede, certo, che ogni catechista ne sappia
quanto il Parroco, ma è certo che per insegnare agli altri, per quanto si studi, non se ne sa mai abbastanza.

25. — L’abilità didattica si acquista soprattutto colla pratica. E’ sbagliato dire: adesso frequento un corso o imparo un trattato di pedagogia, e poi son bell’e pronto per insegnare. Ci si forma solo insegnando.
Seguire il corso e leggere il trattato, va benissimo; a patto che si applichi subito quel che s’è sentito e letto. E quando si è messo in pratica, si tornerà a sentire e a leggere, per vedere
dove s’è fatto giusto e dove s’è sbagliato.
E’ stato detto: nei primi dieci anni, il maestro insegna a spese degli alunni. Questo, forse, è un po’ troppo, ma è un fatto che il «mestiere» dell’insegnamento si resta «garzoni»
molto tempo.

26. — Ed anche quando si è fatto pratica e si ha un po’ di esperienza si trema e si sente sempre il bisogno di imparare. I fanciulli si rinnovano, ed anche le classi. Il catechista pure
deve rinnovarsi e non può gettar l’ancora e dire: adesso basta.

27. — Oltre che al corso catechisti, si partecipi, potendo, a raduni, giornate per catechisti. Buona cosa interrogare catechisti sperimentati: ci possono suggerire esperienze che sui
libri non si trovano. Meglio ancora, ascoltare le lezioni che essi tengono ai loro scolari. Ottima cosa abbonarsi a una rivista  («Sussidi», «Catechesi», «Via, Verità e Vita»), avere a
disposizione una biblioteca catechistica, fornita di testi, di cartelloni, disegni e riviste.
Oltre a tutto questo, preoccuparsi di farsi uno zibaldone, ossia una raccolta propria di esempi, racconti, disegni. E’ vero che ce n’è già, stampate, di raccolte simili, ma quella è roba di tutti, e non sempre adatta ai nostri alunni, o al nostro temperamento. Occorre avere a disposizione del materiale proprio, che si è esperimentato efficace, che si sa adatto.
Questo materiale va preparato un po’ alla volta. Sento un bel paragone in una predica? — Me lo metto via! A casa lo scrivo, lo ripongo. Domani potrò tirarlo fuori a dottrina.
Leggo un bel racconto? Giù, due righe sulla carta. Domani lo ripeterò ai miei fanciulli. E così si diventa ricchi di bel materiale.

[…]

 

Share This:

NEL PECCATO NON C’E’ PROGRESSO

0

Il cardinale e arcivescovo di Chicago, Francis George, malato da tempo, visto il peggiorare delle sua condizione ha chiesto lo scorso aprile al Vaticano di iniziare il processo per individuare il suo successore. Quello che qui riportiamo è un estratto di un articolo pubblicato sul suo spazio internet nel novembre del 2012.

[…] «L’eternità entra nella storia umana spesso in modi incomprensibili. Dio fa promesse ma non dà scadenze temporali. I pellegrini che visitano il Santuario di Fatima entrano in una enorme piazza, con il punto delle apparizioni segnato da una piccola cappella su un lato, una grande chiesa a un’estremità, una cappella per l’adorazione altrettanto grande all’altra estremità, un centro per visitatori e per le confessioni. Appena fuori lo spazio principale è stata ricostruita una sezione del muro di Berlino, una testimonianza tangibile di ciò di cui Maria aveva parlato quasi un secolo fa. Il comunismo in Russia e nelle nazioni satellite è crollato, benché molti dei suoi effetti di peccato siano ancora tra di noi.
Il comunismo impose un modello di vota totalizzante basato su un assunto: Dio non esiste. Il secolarismo è il suo compagno e sodale più presentabile. Per ironia della storia, alcune settimane fa alle Nazioni Unite la Russia si è unita alla maggioranza dei Paesi per opporsi agli Stati Uniti e all’Europa occidentale che volevano dichiarare l’uccisione di un bambino non nato un diritto universale. Chi si trova sul lato sbagliato della storia in questo momento?

La presente campagna elettorale ha portato in superficie un sentimento anti-religioso, in buona parte esplicitamente anti-cattolico, cresciuto in questo Paese per decenni. La secolarizzazione della nostra cultura è una questione che supera di gran lunga quelle politiche o l’esito di queste elezioni, per quanto siano importanti.

Parlando alcuni anni fa a un gruppo di sacerdoti, totalmente al di fuori dell’attuale dibattito politico, stavo cercando di esprimere in modo plateale ciò che una completa secolarizzazione della nostra società potrebbe comportare un giorno. Stavo rispondendo a una domanda, non ho mai messo nulla per iscritto, ma le parole furono catturate dallo smart-phone di qualcuno e sono diventate virali, da wikipedia e altrove. Dissi – ed è stato riportato correttamente – che io mi aspettavo di morire in un letto, ma che il mio successore sarebbe morto in prigione e il suo successore sarebbe morto martire in una piazza pubblica. E’ stata omessa però la frase finale, sul vescovo successore di un possibile vescovo martirizzato: “Il suo successore raccoglierà i resti di una società in rovina e lentamente aiuterà a ricostruire la civiltà, come la Chiesa ha fatto tante volte lungo la storia”.

[…] Dio sostiene il mondo, nei buoni e cattivi tempi. I cattolici, assieme a molti altri, credono che solo una persona ha superato e riscattato la storia: Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore del mondo e capo del suo corpo, la Chiesa. Coloro che si raccolgono ai piedi della sua croce e della sua tomba vuota, non importa la loro nazionalità, sono sul lato giusto della storia. Quelli che mentono su di lui e minacciano e perseguitano i suoi seguaci, in qualsiasi epoca, possono illudersi di portare qualcosa di nuovo, ma finiscono solo per portare variazioni su una vecchia storia, quella del peccato e dell’oppressione umana. Non c’è nulla di “progresso” nel peccato, anche quando viene promosso come qualcosa di “illuminato”». […]

Da: iltimone.org

Share This:

SATANISMO, MARILYN MANSON… E GESU’

0

Sono nata in una famiglia di testimoni di Geova, in un ambiente ostile dove mi hanno fatto credere che Dio fosse spietato e giustiziere. Ho vissuto per anni nelle tenebre senza alcun punto di riferimento ma non voglio parlare di questo al momento. Condivido con voi questa esperienza per mettervi in guardia dalle trappole del Maligno, da come si usa di illusioni o di cose apparentemente piacevoli per allontanarci da Dio. E’ mio desiderio mostravi come Satana si trasforma in “angelo di luce” dietro un’apparenza benefattrice. Ringrazio il Signore che mi ha accolta con lui e mi ha salvata.
Tutto cominciò nel 2000. Ero in contatto con un uomo canadese. Un giorno mi chiese di spedirgli una ciocca di capelli. Non sapevo assolutamente nulla di pratiche magiche, pensai che fosse un gioco e invece …..

Era l’estate del 2001. Mi ero sposata l’anno prima ma fu da subito un matrimonio fallimentare. Odiavo Dio, ero piena di rabbia soprattutto perché non ho mai avuto amore da parte dei miei genitori. Ero triste e delusa dalla vita. Mi recai negli Stati Uniti per incontrare una persona ma le cose non andarono bene. Ricordo che cominciai ad odiare Dio più del solito e per provocazione cominciai ad ascoltare Marilyn Manson. Mi trovavo sola in quella stanza di albergo con l’unico desiderio di morire. Sembrò che Manson fosse in grado di confortarmi. Sentivo come se lui mi dicesse, “tranquilla ci sono io”. Da allora si creò un legame strano, anzi quel legame creato attraverso un maleficio si rafforzò. Cominciai a vedere cosa stesse facendo, a sentire le sue emozioni e i suoi dolori fisici. Inoltre ebbi la sensazione che lui nelle sue canzoni parlasse di me.

Tornata in Italia mi avvicinai al Satanismo di Lavey e cominciai a fare sogni premonitori su Manson. Nel primo sogno lui mi disse che mi avrebbe dato ciò che altri non mi avrebbero dato mai. La vita procede nel corso degli anni. Scopro di avere anche un talento musicale e comincio a suonare, a scrivere testi e a comporre musica mentre frequentavo il conservatorio. Le mie condizioni psichiche peggiorarono e dovetti essere ricoverata più volte a seguito di tentati suicidi. Nel Dicembre 2007, a seguito di un’overdose di farmaci, vado in coma e rischio di morire. La prima persona che vidi fu un prete che mi benedisse. Benché ci vollero anni per la conversione non dimenticai mai quel gesto di misericordia. I veri guai con Marilyn Manson cominciarono da allora. Non eravamo ancora in contatto, ma il suo bassista/chitarrista mi scrisse a nome suo. Fu molto gentile, ci fu una certa sintonia, mi disse cose che avevano un certo spessore. Mi impressionò positivamente. Cantai due cover di Manson che a lui piacquero tantissimo. Mi sentivo galvanizzata ma Twiggy Ramirez mostrò subito la sua faccia. Nel 2009 fece un gioco strano, sempre via chat. Si spacciava per diverse persone e soprattutto mi mise sotto pressione affinché stringessi una relazione con lui.

Mi rifiutai perché in realtà mi sentivo attratta da Marilyn Manson mentre lui mi ripugnava. Passano i mesi e lui si rifa vivo ma poi sparisce nuovamente. Nel 2012 torna spacciandosi sempre per lui e ci mettiamo “insieme”. Da una parte mi sentivo felice ma dall’altra avevo paura perchè una parte di me sentiva che era solo un inganno, un’illusione solo che non avevo il coraggio di ammetterlo a me stessa. Cominciai a sognare spesso me e Manson che ci formavamo una famiglia, erano sogni vividi, come se mi trovassi fisicamente nella sua abitazione. Alcune cose sognate accaddero veramente, tipo che arrivai in ritardo ad un suo concerto. L’11 Luglio 2012 mi recai ad un suo concerto a Milano. Cominciai a percepire un senso di panico e di pericolo e scappai via. “Manson” era molto addolorato anche perché nel frattempo avevo intrecciato una relazione con un’altra persona. La “connessione” con lui si fece più forte. Dopo che lasciai Roberto torniamo “insieme”. Lui comincia ad illudermi dicendomi che sarebbe venuto a trovarmi. Mi diede appuntamento all’uscita dal lavoro ma non si fece mai vivo. Sentivo una sensazione di vuoto interiore enorme ma continuavo a rincorrere il mio idolo credendo che lui mi amasse veramente e che ci tenesse a me, mi illudevo inoltre che lui avrebbe risolto ciò che non andava nella mia vita. Ramirez continuò a scrivere a nome di Manson in un account facebook, cose aberranti, pornografiche. Cominciò ad umiliarmi pesantemente come donna ma io non demordevo nel mio “amore”.

A Dicembre 2012 vado al suo concerto a Bologna. Fu una giornata orribile. Piansi tutto il giorno desiderando morire progettando il mio suicidio. Tuttavia mi feci forza e nonostante la paura andai. Appena arrivai gli uomini della security mi requisirono gli accendini. Fu una cosa strana in quanto notai che gli altri fan li avevano. Manson mi notò subito e ricordo che mi guardò con dolcezza infinita. Ero in prima fila e lui cantava sempre dalla mia parte. Mi sentivo in estasi nonostante la delusione derivante dal fatto che “lui” mi avrebbe detto che avremmo passato del tempo assieme dopo il concerto. Non accadde nlla del genere. Andai via delusa. Caddi in un profondo stato depressivo dovuto ad altri problemi sia sul lavoro che in casa. Non riuscivo più a far niente e quasi non uscivo di casa. Io lo “amavo” e lui diceva di fare alttrettanto ma appariva sempre con altre donne e questo mi feriva profondamente. Mi sentivo morire dentro ma io vivevo nell’illusione che lui prima o poi sarebbe venuto da me, era la mia ossessione e il mio dio. I primi di Febbraio 2013 Manson mi appare in sogno che stava male e mi supplica di aiutarlo: “sto male, ti prego aiutami. Ti supplico, ho bisogno di aiuto”. Fu un sogno molto vivido e mi lasciò sconvolta. Da quello che mi disse lui pronunciò veramente le parole che mi disse in sogno. Quando accesi il computer appresi la notizia che era collassato sul palco. Ci rimasi molto male anche perché sentivo tutti i suoi stati d’animo. Lui era collassato e il suo migliore amico lo aveva ignorato ridendogli in faccia. Ero profondamente indignata per questa ingiustizia come lo sarei stata con qualsiasi essere umano ma gli “amici” satanisti mi risero in faccia dicendo che era normale. Parlando con Twiggy Ramirez, che si spacciava sempre per lui, gli dissi che non era stato male a causa di un’influenza come aveva dichiarato pubblicamente ma che c’era dell’altro. Fu l’inizio dei miei guai. Cominciai a ricevere minacce, a subire attacchi hacker, ad essere seguita da persone e macchine strane quando uscivo di casa.

Nel Marzo 2013 io e “Manson” cominciamo uno stretto rapporto virtuale. Ero convinta che il mio sogno si fosse avverato ma ben presto divenne un incubo. Pretendeva che stessi in chat tutto il giorno, non avevo la libertà di uscire o di staccarmi dal computer. Se lo facevo venivo accusata di avere comportarmenti promiscui con altri uomini. Nel frattempo lui mi umiliava dicendo che facevo un torto alle sue ex. Mi diceva che aveva rapporti sessuali con loro dicendo che queste donne lo avrebbero stuprato. Fu come ricevere pugnalate al cuore. Fu molto umiliante. Fu peggio che essere violentati fisicamente.

I satanisti sono convinti che se rinneghi Satana tu diventi vulnerabile completamente e ti possono uccidere con la magia nera. Ramirez mi costrinse a pregare per salvare Manson da un attacco di cuore. Mi rifiutai di farlo ma spinta dall’ “amore” che provavo per lui lo feci. Fu veramente dura visto che odiavo Dio. Sicuramente spinto dalla volontà di Dio mi fece un grosso favore perché per la prima volta sentii l’amore e la luce di Dio. Il ghiaccio che avevo dentro di me si sciolse. Piansi tantissimo come non avevo mai pianto in tutta la mia vita e ….. mi convertii veramente. Non dimenticherò mai l’abbraccio di Gesù. La mia conversione non era stata prevista. Cominciai ad andare a Messa anche se non ci capivo nulla. Avevo paura a causa dei traumi subiti quando ero testimone di Geova ma in Chiesa sentivo una pace mai provata prima. Dovevo andarci per trovare sollievo. Fui minacciata di morte ma perseverai ad andare a Messa. All’epoca vivevo ancora come separata in casa e subii pesanti ingiurie e bestemmie da parte del mio ex marito che mi derideva per la mia decisione di diventare Cristiana. Twiggy Ramirez si incattivì parecchio e provò ad indurmi al suicidio. Mi disse per esempio che Gesù voleva che mi uccidessi così avrei potuto stare con lui per sempre. Poi usò tante cose del mio passato per crearmi illusioni, tipo che era in contatto con la bambina persa anni fa. Usò ogni aspetto del mio passato per ingiuriarmi, umiliarmi e mortificarmi. Dovete sapere che questa persona spia la mia vita hackerando i miei account su internet da più di 10 anni per cui sapeva bene dove colpire.

La mia vita però cominciava a cambiare. Ero rientrata al lavoro, cominciavo a socializzare. Chiesi aiuto al parroco e cominciai il cammino Catecumenale. Twiggy continuava a vessarmi, ad ingiuriarmi ad accusarmi di cose assurde tipo che invece di fare la segretaria in ospedale in realtà facevo la prostituta. A Settembre lasciai la casa del mio ex marito e vado ad abitare in albergo, lui si arrabbiò tantissimo perché mi voleva a casa col mio ex marito alcolista. La preghiera mi aiutò tantissimo. Piano piano ho conosciuto persone in parrocchia, persone positive, ben diverse da quelle con le quali avevo a che fare in passato. La mia catechista mi spiegò l’importanza dell’autostima e mi fece capire che questa “relazione” non aveva niente a che fare con l’amore.

Cominciai a prendere le distanze e a non avere più illusioni. Mi appoggiai totalmente al Signore.

Fu un bene perché quest’uomo lavorava molto bene sui sentimenti di colpa provando a farmi credere che ero indegna di Dio. Non fu facile rompere questa dipendenza malsana, ancora più difficile fu evitare di crearmi aspettative. Frequentando i centri di ascolto di lettura del Vangelo, un corso chiamato Effatà e cominciando ad uscire ripresi in mano la mia vita e conobbi una mia cara amica che mi sta aiutando tantissimo nel percorso Catecumenale infatti mi ha insegnato a pregare il Rosario. Il contratto a termine divenne a tempo indeterminato e così cercai casa e lasciai finalmente l’albergo. Il problema non si risolse perché questa persona continuava a molestarmi.

Mi rendo conto che avrei dovuto sporgere denuncia molto tempo prima. Pensavo erroneamente che la cosa si sarebbe risolta ma invece lui cominciò a minacciare di fare del male a mia sorella che ha solo 12 anni e a coinvolgere alcuni amici che tra l’altro erano all’oscuro di tutto. Non ho sporto denuncia contro Marilyn Manson ma contro chi mi ha ingiuriata e ha provato ad indurmi al suicidio. In questo frangente appare il vero Manson arrabbiato con me perché convinto che lo avessi denunciato. Mi accusò inoltre di aver ucciso suo madre scomparsa a Maggio, il tutto a causa di questa denuncia. Nonostante le varie pressioni e minacce non l’ho ritirata perché la Madre Santissima mi fece capire che dovevo portarla avanti anche se non ne capivo la ragione. Appogiandomi totalmente al Signore non avevo più bisogno del mio “idolo”. Benché lui dicesse di amarmi alla follia non gli credetti e fu una scelta saggia. Lui mi disse che io gli ho ispirato le sue canzoni e in effetti parla di me e di aspetti della mia vita che mi riguardano. In particolare una sua canzone, Coma White ma non mi sento lusingata per questo.

Il Maligno gli crea visioni con le mie sembianze dove “io” gli suggerisco i testi delle canzone e dove sempre “io” gli avrei addirittura salvato la vita. Sembra che questo maleficio sia stato fatto e questo legame indesiderato sia stato creato per danneggiarlo. A quanto pare artisti come Ozzy Osbourne e Rob Zombie sarebbero coinvolti.
Il legame con lui permane nonostante le preghiere e nonostante ne avessi parlato con più sacerdoti tra i quali un esorcista. Dio non mi ha mai lasciata sola. Ho molti amici che mi stanno dando il loro sostegno in preghiera. Ovviamente prego tantissimo.

Non manco mai di pregare il Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia e di contemplare le Santissime piaghe di Gesù. Riflettendo e invocando l’aiuto dello Spirito Santo ho capito cos’è successo veramente e ora sono in grado di chiedere aiuto mirato.

Dio mi ha benedetta facendomi incontrare un uomo che mi ama veramente e che mi accetta in toto nonostante il mio passato oscuro e nonostante le mie “stranezze”. Ho dovuto raccontargli di questa “connessione” affinché possa capire l’origine delle mie sofferenze.

Vi ho raccontato questa esperienza sia per mettervi in guardia dai legami tra Satana e alcuni tipi di musica ma soprattutto per mettervi in guardia contro il peccato di idolatria. Ero lontana da Dio, ho adorato un essere umano al posto suo. Confidavo in lui ma ne ho ricevuto solo dolore e ferite mentre Gesù non mi ha mai delusa. Essendo anch’io una musicista e artista il Diavolo ha provato a tentarmi con l’illusione della fama, del successo e della ricchezza ma Gesù insegna che per seguirlo dobbiamo rinnegare noi stessi e portare ogni giorno la nostra croce. Non rimpiango la scelta fatta, io scelgo di rimanere con nostro Signore Gesù Cristo.

Nel frattempo continuo il mio percorso di fede in attesa di poter ricevere il battesimo non dimenticando quello che disse Papa Francesco: “il sentiero dell’inferno è lastricato di buone intenzioni”.

Ora sono completamente guarita dai problemi psichiatrici che avevo. Le ideazioni suicide e i comportamenti autolesionisti sono spariti. Il mio ex psichiatra, nel certificare la mia guarigione, ha affermato che su di me si vede proprio “la mano di Dio”.

Da: annalisacolzi.it

Share This:

DECRISTIANIZZAZIONE DI MASSA

0

Aveva ragione il Card. Richelieu: «Denigrate, denigrate, qualche cosa resterà»… Lo conferma purtroppo l’indagine pubblicata sul Journal of Religion in Europe e compiuta in Inghilterra dal prof. Clive D. Field delle Università di Birmingham e Manchester su un campione di 180 adulti. Pare che il Codice da Vinci di Dan Brown abbia fatto più danni del previsto. Non importa se zeppo di grossolani errori e di gratuiti insulti alla fede: oggi il 41% di coloro, tra gli intervistati, che lo hanno letto è convinto delle tesi centrali sostenute dall’autore ovvero che Gesù sposò Maria Maddalena, che ha avuto da lei dei figli e che la Chiesa per duemila anni ha mantenuto questo segreto. Incredibile! Secoli di dogmi e sana Dottrina cattolica gettati letteralmente alle ortiche per un misero libello, purtroppo però finito tra i 19 testi di narrativa moderna più letti in Gran Bretagna. Abiure di fatto in formato pocket book. Colpa certo dell’analfabetismo religioso di ritorno e della paurosa superficialità, che han colpito ormai la maggioranza dei battezzati. Ma anche di quanti li han lasciato ignoranti, anziché insegnar loro il Catechismo.

LIBRI, RIVISTE, TALK SHOW, DOCUMENTARI, FILM
La decristianizzazione dell’Europa cattolica passa da qui: dai best seller, dalle riviste, dai talk show, dai documentari, dai film, dagli attori di successo, dai social network. E’ silente come un tumore asintomatico ed uccide esattamente come quello: non il corpo, ma – peggio – l’anima. Il problema è che oggi il popolo di Dio è in gran parte indifeso, disarmato, imbelle, fiacco, svogliato, totalmente privo di anticorpi. E assorbe tutto, beve tutto, crede a tutto.
Secondo le ricerche del prof. Field, autore tra l’altro anche di un altro studio, Another Window on British secularization: public attitudes to Church and Clergy since the 1960s, si mostra come dai tempi sostanzialmente del Concilio Vaticano II in Inghilterra si siano registrati – non nelle alte sfere anglicane, ma tra la gente comune – un progressivo distacco, una montante sfiducia, una crescente ostilità verso la Chiesa come istituzione e verso il clero cattolico più in generale, con un’incredibile impennata dal 2000 ad oggi.

PESANTI LUOGHI COMUNI E DISPREZZO AGGRESSIVO
La mentalità collettiva pare essere preda dei pesanti luoghi comuni e di un disprezzo quasi aggressivo, sapientemente messi in circolo con cura epidemica dai soliti noti: così, non importa che oggi la cristianofobia in Inghilterra giunga a licenziare chiunque porti una croce al collo, che l’Authority sulla pubblicità proibisca di credere ai miracoli e di parlarne, che si arrivi a multare chiunque si rifiuti di affittare una stanza matrimoniale ad una coppia omosessuale. Tutto questo, a livello di popolino, non conta. Il messaggio che, invece, passa è l’opposto ovvero che la Chiesa discrimina donne e gay, che i preti sono colpevoli di abusi sessuali e che sono tutti ipocriti: queste falsità, purtroppo, sono nella testa del 30% degli inglesi (cattolici compresi), come ha confermato un recente sondaggio compiuto da YouGov e riportato dal settimanale cattolico The Tablet. Nel mirino c’è proprio ed espressamente il Magistero della Chiesa.
Sono questi gli amari frutti della secolarizzazione, già evidenziati da Marc Chaves in un articolo apparso nel 1994 su Social Forces. Secolarizzazione, che ha trovato, ancora una volta, terreno fertile ed ha potuto attecchire in cuori ed anime allo sbando, totalmente o quasi digiune della Dottrina cattolica, che non conoscono. La loro prassi di vita, le loro abitudini quotidiane divergono radicalmente dall’insegnamento della Chiesa, senza che neanche vi facciano caso e, forse, senza che neanche se ne rendano troppo conto. Sarebbe il caso di riprendere in mano il Catechismo di San Pio X e ripartire da lì, annunciando anche solo poche idee. Ma chiare.

Titolo originale: Gran Bretagna: ecco i frutti amari della decristianizzazione in atto
Fonte: No Cristianofobia, 19 luglio 2014

Share This:

SCHIAVI DEL NULLA

0

Alla passione violenta, ben nota ai nostri antichi, che sacrificavano alle divinità concrete dell’oro, della carne, o della conquista, l’uomo d’oggi ha sostituito la passione pura, la passione astratta, amputata del suo rapporto congenito con un oggetto concreto, la passione che corrode senza nutrire, che si lancia senza ricadere. […]

Molto significativa a questo proposito è la curva storica dello svolgimento della passione. La triade uomo, passione, oggetto della passione, si è progressivamente spogliata dei suoi due elementi essenziali per essere soltanto unità e passione nuda.

Il Rinascimento aveva lanciato l’uomo in balia di una vita affettiva violenta e tumultuosa, ma i libertini e i condottieri di allora sapevano ancora godere del mondo come uomini anche se al colmo del delirio. Cedevano a sé stessi, all’oggetto dei loro desideri, ma per lo meno vivevano vigorosamente. Il mondo borghese del XIX secolo invece ha effettuato una specie di economía degli affetti che impoverisce l’uomo; egli ha attinto avidamente ai piaceri della vita; piú che trarre un benessere dai godimenti, li accumulava. Alla prodigalità è subentrata la cupidigia. La sensualità forte ha dato luogo a un libertinaggio ordinato e quasi legalizzato. Ma se la vitalità umana s’inaridiva a poco a poco, almeno un oggetto concreto era sempre offerto in pasto alle passioni.

0ggi le passioni si sono dissolte: sono senza oggetto. Invade la coscienza non piú l’oggetto del desiderio, ma il solo desiderio. Si effettua uno strano ascetismo invertito che opera in modo sordo o esplicito secondo il grado d’intelligenza degli uomini, per eliminare il fine concreto delle tendenze affettive. […]

Ovunque la passione è permeata di astrazione. Si viaggia tanto per viaggiare, e non con un programma preciso diretto verso un fine preciso. […] Si ama per amare, o piuttosto per non amare, per giocare all’amore cosí come si gioca a viaggiare. Ciò che si chiama il flirt, questa degenerazione della passione che si estende a tutte le classi sociali e a tutte le età, è un amore svuotato del suo soggetto e del suo oggetto. Ci si veste per vestirsi, sottoponendosi sí ai capricci della moda, non tanto per conquistare quel cuore, per attirare quello sguardo, per soddisfare quella persona, quanto in una maniera generica per sollecitare un’attenzione qualsiasi. […]

Non si tratta di civettería, perché la civettería implica una personalità, benché superficiale, ma si tratta di un’arte per apparire impersonali di fronte a un mondo impersonale. […] La passione, sciolta dalla natura che serviva, privata di un oggetto, non è piú altro che un fiume senz’acqua, un torrente essiccato. L’io, prigioniero di sé stesso, non ha piú nemmeno la risorsa di essere schiavo di qualcuno o di qualche cosa.

Alla fine realizza la terribile condizione di essere letteralmente lo schiavo del nulla.

(MARCEL DE CORTE, Incarnazione dell’uomo. Psicología dei costumi contemporanei. Trad. di G. Ferrari Sborgi, Cremona, Morcelliana, 1949, pp. 151-153)

Share This:

UN BEATO DI IERI PER LE DOMANDE DI OGGI

1

l beato Duns Scoto è uno di quei celebri sconosciuti medievali che tanto avrebbe da dire ai tempi moderni.

Infatti, sono in pochi a sapere che è soprattutto grazie a lui che sono stati superati i problemi teologici riguardanti l’Immacolata Concezione di Maria e che nel suo pensiero è possibile trovare il giusto equilibrio e rigore per rispondere alle maliziose domande che il serpente suole avanzare ai giorni nostri, insinuando dubbi e falsi ragionamenti.

Di certo il suo linguaggio non è tra i più accessibili, ma il film che si propone racconta in modo molto bello come il concretizzarsi di tanto sapere trovi vera espressione soltanto nella carità, senza la quale siamo solo come cembali squillanti.

Attorniato da eminenti intelligenze Duns Scoto non smette di inquadrare il proprio intelletto alla luce dell’amore di Dio, senza il quale la ragione è fallace ed incerta, nonché raggirata dall’abile serpente.

Beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1993, ci è modello di come la verità, il bene ed il bello siano inscindibili nel loro manifestarsi e di come non vi possano essere verità contraddittorie che possano coesistere, perché Dio è Uno e non può contraddire Se stesso e la propria essenza che è Amore.

Qui di seguito uno spezzone del film a lui dedicato, prodotto dai Francescani dell’Immacolata, di cui consiglio caldamente la visione. Il DVD è facilmente recuperabile negli store on-line o presso le librerie religiose.

Di seguito, per qualche notizia in più, ho “saccheggiato” da Radici Cristiane

L’intervista è stata pubblicata su Radici Cristiane n. 67 del settembre 2011.

La sintesi teologica di carità e conoscenza del beato Giovanni Duns Scoto

a cura di Fabrizio Cannone

Padre Alessandro M. Apollonio è il rettore del Seminario Teologico Immacolata Mediatrice dei Francescani dell’Immacolata, sito a pochi chilometri da Cassino. Nato a Trieste 51 anni fa, il sacerdote ha conseguito un Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce e un secondo Dottorato al Marianum di Roma.

Filosofo sistematico e mariologo insigne, dirige la rivista Immaculata Mediatrix e i Quaderni di Studi Scotisti. Ha al suo attivo varie pubblicazioni di tematiche teologiche, filosofiche, mariologiche e di “francescanistica”. È uno dei maggiori esperti in Italia del pensiero filosofico di Scoto. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del film sul beato Giovanni Duns Scoto, di cui si è occupato in prima persona assieme ad altri suoi confratelli.

Come mai un film su Scoto? E per realizzarlo, voi francescani di stretta osservanza, non avete infranto il vostro voto di Povertà?

L’idea è nata durante le lezioni di filosofia e teologia scotista nel nostro Seminario (STEVI). Soprattutto agli studenti sembrava impossibile che un pen­siero così elevato e così cattolico fosse sconosciuto alla massa dei fedeli, compresi gli stessi “addetti ai lavori”. Abbiamo, così, cominciato con una collana di “Studi Scotisti”, che oramai ha al suo attivo 9 volumi di studi specializzati sul tema.

Due di questi volumi contengono la prima tra­duzione italiana del Prologo e delle prime due Distinzioni dell’opera teologica maggiore del beato Scoto, detta Ordinano. L’iniziativa ha suscitato il plauso di numerosi esperti in materia.

L’idea del film, invece, ci sembrava un’utopia irrealizzabile. Fino a quando non è intervenuto nel progetto il nostro confratello p. Alfonso Bruno, neo licenziato in comunicazioni sociali, e il regista Fernando Muraca.

Quest’ultimo ha preso subito a cuore l’idea e ha prodotto una sceneggiatura che ripercorreva i momenti salienti della vita del giovane dottore scozzese e gli aspetti più peculiari del suo pensiero. È stato molto bravo a tradurre in linguaggio cinematografico accessibile a tutti i contenuti teologici e filosofici oggetto delle nostre pubblicazioni e delle nostre animate riunioni.

Ci premeva mettere in luce, oltre alle eccelse virtù del Beato, la sua sublime dottrina sul primato della volontà, oggetto di tante incomprensioni e ingiustificati sospetti, che lungi dallo scadere nel volontarismo arbitrario, rafforza ancor di più la dignità e la necessità dell’attività intellettuale umana.

Quanto alla povertà, essa è la cassa senza fondo della divina Provvidenza. Abbiamo cominciato senza un soldo. Il regista, gli attori, i costumisti, gli operatori cinematografici, ecc., si sono accontentati di un semplice rimborso spese.

Durante le riprese del film, hanno condiviso la semplicità e la povertà francescana: alloggi rustici, cibi alla buona, e freddo a volontà. In questo modo i costi sono stati drasticamente abbattuti.

Ma per quanto poco, dove trovare il denaro necessario, visto che non possediamo un solo centesimo? Ci sono venuti incontro dei benefattori della provincia di Napoli, alcuni dei quali figurano anche come comparse del film.

Ci illustri un poco, caro padre, in modo accessibile ai nostri lettori, la figura del francescano Giovanni Duns Scoto e, in sintesi, il suo pensiero.

Duns Scoto è il frutto più bello del francescanesimo britannico medievale. Non è spuntato a caso. Nella Gran Bretagna del 1200 la vita serafica fioriva rigogliosa: le comunità erano esemplari per l’osservanza della regola, i frati si dedicavano alla contemplazione, all’edificazione del popolo, allo studio della Sacra Teologia.

Il fondatore della scuola francescana inglese fu Roberto Grossatesta, poi consacrato vescovo di Lincoln. Ma il maestro diretto di Duns Scoto fu Guglielmo di Ware, esimio per virtù e sapienza. Da lui Duns Scoto apprese molti dei principi teologici che poi sviluppò magistralmente con quella sottigliezza tutta cattolica che lo contraddistingue. Il caso più eclatante è quello dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria.

È vero che Scoto è se non il fondatore, almeno l’ispiratore del nominalismo e del volontarismo medievale, considerati in seguito gli antecedenti filosofici della modernità laica ed immanentista?

Lo nega risolutamente Benedetto XVI nella caatechesi dedicata a Duns Scoto, del 7 luglio 2010:

«Comunque, la visione scotista non cade in questi estremismi [del volontarismo]: per Duns Scoto un atto libero risulta dal concorso di intelletto e volontà e se egli parla di un “primato” della volontà, lo argomenta proprio perché la volontà segue sempre l’intelletto».

Guglielmo di Occam è il vero fondatore del volontarismo nominalista, ma ha travisato completamente il pensiero del Dottor Sottile. Come Agostino non è l’ispiratore del giansenismo, anche se Giansenio di fatto cita Agostino a proprio sostegno, così Duns Scoto non è l’ispiratore del volontarismo occamista, anche se Occam di fatto cerca una giustificazione autorevole ai suoi errori citando Duns Scoto.

Ma il conflitto tra Scoto e Tommaso, e in generale tra francescani e domenicani, di cui spesso parlano i manuali di storia della filosofia è fondato nei fatti o frutto di una semplificazione?

È frutto di una semplificazione e di amplificazione. Di semplificazione, come nel caso dell’“univocità dell’ente” di Scoto, contrapposta alla analogia entis di Tommaso. In realtà non c’è contrapposizione, perché l’univocità di Scoto è semplicemente presupposta, anche se non chiaramente tematizzata, dall’analogia di Tommaso.

Di amplificazione, come nel caso dell’Immacolata. È vero che qui Duns Scoto ha detto qualcosa di diverso da Tommaso. ma a legger bene san Tommaso si vede che la sua tesi “maculista” era una semplice opinione “salvo migliore giudizio”, e non una conclusione teologica assolutamente certa.

Che può dirci circa le opinioni “politiche” di Scoto? E vero che aveva una visione molto teocratica e che fu un irriducibile papista?

Il fondamento di ogni autorità è Dio. Sulla terra il primo a parteciparla è il padre di famiglia. L’autorità del principe viene dopo, perché dipende da Dio ma anche da coloro che lo hanno scelto come proprio governante, per quatto attiene al bene comune. «Il prìncipe deve avere a cuore soprattutto i diritti di Dio (…) ma ciò che viene fatto e stabilito dai legislatori in alcuni paesi è oltre modo scandaloso : i principi puniscono più per i peccati commessi contro di sé che quelli commessi contro Dio e si preoccupano piùdel benessere temporale che dell’onore di Dio».

Sono parole di grande attualità e insegnamento per i nostri governanti, affinchè capiscano che la laicità non significa ateismo ma piena acccttazione della legge di Dio.

Quanto alla grande devozione di Duns Scoto al Papa, basti pensare che egli preferì l’espulsione dall’Università di Parigi piuttosto che incrinare la sua obbedienza al Sommo Pontefice.

Dopo lo scisma di Enrico VIII, in tutta la Gran Bretagna fu ordinata la distruzione totale degli scritti di Duns Scoto, considerati l’ “ercole dei papisti”, e il nome di Duns, da allora, divenne sinonimo di “tonto”, per sfregio alla cattolica sottigliezza del nostro Beato.

Per i medievali il sapere non era settoriale come per noi e la teologia era considerata giustamente una scienza esatta. Scoto quale contributo dà alla filosofìa della scienza, cioè in fondo alla fondazione del sapere, sia esso fisico o metafisico?

Il contributo di Duns Scoto è enorme sia quanto alla fondazione della metafisica, sia della scienza sperimentale. In metafisica egli risolve brillantemente dei problemi lasciati parzialmente irrisolti dalla sintesi tommasiana, quali: l’oggetto primo dell’intelletto umano; la distinzione formale “a parte rei”: la sopra citata dottrina dell’univocità dell’ente: il principio d’individuazione; la forma corporeitatis ecc.

Quanto alla scienza sperimentale, Duns Scoto ne formula già chiaramente i principi, con un anticipo di tre secoli su Francis Bacon e Galileo Galilei. In ogni modo, il grado di certezza raggiunto dalla scienza sperimentale induttiva è di grado inferiore rispetto alla certezza della deduzione metafisica.

Passando alla teologia, egli mostra costantemente il limite cui può giungere la ragione, e il suo ordine, la sua apertura obbedienziale alla luce della fede. Capolavoro metafisico di Duns Scoto è la dimostrazione dell’esistenza di Dio, come solido fondamento razionale della fede trinitaria.

Che consiglio darebbe a chi voglia mettersi, anche senza tanti studi pregressi, alla scuola di Scoto: da quale letture partire e che itinerario segui­re?

Consiglio di leggere la vita di Duns Scoto scritta da p. Stefano M. Manelli; poi l’insegnamento dei Papi, soprattutto l’esortazione apostolica Alma Parens di Paolo VI (1966); la lettera di Benedetto XVI Laetare Colonia; e la catechesi di Benedetto XVI del 7 luglio 2010.

Poi bisognerebbe studiare bene la filosofìa di Duns Scoto. Il miglior interprete italiano è il frate minore Efrem Bertoni. Purtroppo, i suoi libri sono fuori produzione e quindi piuttosto difficili da reperire. Tra le pubblicazioni disponibili, invece, vi è anche la nostra collana di Studi scotisti (9 volumi).

In che modo secondo Lei Scoto può stimolare oggi i giovani studiosi, gli uomini di pensiero e in generale i “cercatori della Verità”?

Duns Scoto dice a tutti gli studiosi che il vertice della scienza umana è la dimostrazione dell’esistenza di Dio e dei suoi attributi essenziali. Ma la pura conoscenza di Dio non rende felice l’uomo; la felicità consiste nell’amare Dio totalmente, senza riserve, perché solo Lui è degno di esser amato sopra ogni cosa, e come fine a se stesso.

Ora, questo amore naturale è molto imperfetto, come è imperfetta la scienza di Dio naturalmente acquisita. Perciò l’anima si apre all’accoglienza della fede, la quale non distrugge ma perfeziona la ragione al di sopra di ogni limite naturalmente concepibile. Ma anche la fede soprannaturale non è fine a se stessa: è finalizzata alla Carità soprannaturale nella quale consiste la perfezione dell’uomo e la sua divinizzazione.

In definitiva, tutte le scienze sono dominate dalla teologia perché senza Dio i termini stessi di cui si compongono i loro principi primi sono privati della loro ragion d’essere.

La fede in Cristo e nella Vergine Maria, come centro e fine dell’universo, è il coronamento soprannaturale di questa grandiosa visione del mondo e della storia, ma è poggiata sui predetti solidi preamboli razionali.

(da Radici Cristiane n. 67 del settembre 2011)

Share This:

FEDE: DIFENDERLA CON CUORE E RAGIONE

0

Il riconoscimento della fede è una virtù della ragione, ma la corruzione di essa nasce nel cuore della volontà.

Quando si comincia a vivere male, secondo principi non cristiani, automaticamente la fede inizia a vacillare, perché le facciamo venire meno l’ossigeno della preghiera, che le garantisce il nutrimento del contatto con Dio.

Quando il cuore diventa schiavo della passione, inizia rapidamente la sua influenza di corruzione della ragione, la quale passa rapidamente dal dubbio alla formulazione di errori, al fine di giustificare le proprie azioni.

Infine, una volta che l’orgoglio, l’immoralità, l’avarizia, la vendetta e altri peccati dominano il terreno, non si applica più la ragione per combattere il male e la falsità, ma, al contrario, la ragione se ne fa portatrice, prima per convenienza ed opportunismo, ed infine per illusoria convinzione, conseguenza della cecità spirituale raggiunta.

In questo deplorevole stato le verità della fede si arrivano a considerare come preoccupazioni dell’infanzia ed un appesantimento inutile dell’educazione e, da idee personali, si cosparge l’intera società di questi inganni, così da permeare ogni strato sociale di errori che inclinano al male fin dalla tenera età.

Corrotta per la malvagità del cuore, la ragione si costituisce giudice supremo della fede: tutto ciò che non arriva alla ragione naturale, è condannato; non si crede a niente tranne quello che sostenta la giurisdizione delle proprie idee.

Oh Dio mio, quanto è importante conservare la purezza dei costumi se si vuole conservare la purezza della fede!

Share This:

VALTORTA – DESCRIZIONE DEL PARADISO

0

Descrizione del Paradiso della Mistica Maria Valtorta del 25-5

2
5‑5. Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri, quella che dal sogno dell’anima mi condusse al sogno del corpo per apparirmi ancor più nitida e bella al mio ritorno ai sensi. E prima di accingermi a questa descrizione, che sarà sempre lontana dal vero più che non noi dal sole, mi sono chiesta: “Devo prima scrivere, o prima fare le mie penitenze?”. Mi ardeva di descrivere ciò che fa la mia gioia, e so che dopo la penitenza sono più tarda alla fatica materiale dello scrivere.

Ma la voce di luce dello Spirito Santo ‑ la chiamo così perché è immateriale come la luce eppure è chiara come la più sfolgorante luce, e scrive per lo spirito mio le sue parole che son suono e fulgore e gioia, gioia, gioia ‑ mi dice avvolgendomi l’anima nel suo baleno d’amore: “Prima la penitenza e poi la scrittura di ciò che è la tua gioia. La penitenza deve sempre precedere tutto, in te, poiché è quella che ti merita la gioia. Ogni visione nasce da una precedente penitenza e ogni penitenza ti apre il cammino ad ogni più alta contemplazione. Vivi per questo. Sei amata per questo. Sarai beata per questo. Sacrificio, sacrificio. La tua via, la tua missione, la tua forza, la tua gloria. Solo quando ti addormenterai in Noi cesserai di esser ostia per divenire gloria”.

Allora ho fatto prima tutte le mie giornaliere penitenze. Ma non le sentivo neppure. Gli occhi dello spirito “vedevano” la sublime visione ed essa annullava la sensibilità corporale. Comprendo, perciò, il perché i martiri potessero sopportare quei supplizi orrendi sorridendo. Se a me, tanto inferiore a loro in virtù, una contemplazione può, effondendosi dallo spirito ai sensi corporali, annullare in essi la sensibilità dolorifica, a loro, perfetti nell’amore come creatura umana può esserlo e vedenti, per la loro perfezione, la Perfezione di Dio senza velami, doveva accadere un vero annullamento delle debolezze materiali. La gioia della visione annullava la miseria della carne sensibile ad ogni sofferenza.

 

Ed ora cerco descrivere.

Ho rivisto il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant’alto, informano, regolano, provvedono a tutto l’universo creato. Come già l’altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine.

Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.

Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne, e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi… finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d’un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi.

Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico “rosa” per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.

Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell’Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma… oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell’Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell’Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.

Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l’occhio spirituale abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.

E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.

Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza superindescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzatí che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.

Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo.

Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Ss. Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste.

Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Elia era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto ‑ le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani ‑ e col volto lievemente alzato – il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto ‑ guardava, adorando, il Padre a il Figlio.

Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: “Sanctus!”, diceva: “Adoro Te!” unicamente col suo sguardo.

Guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: “Ti amo!”. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell’Infanzia e nella Morte. Ella diceva: “Figlio mio!”, “Gioia mia!”, “Mio amore!” unicamente col suo sguardo.

 

Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l’Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell’Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: “Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l’eternità”. E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.

E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall’Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l’Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell’Amore!

Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l’oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l’oceano ha acque per tutta la terra. Così la Luce dell’Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all’Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.

Ecco che questo si svelava nei suoi particolari… Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore. Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano… sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.

Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all’occhio e ‑ fa impressione ‑ al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall’altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell’età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l’aspetto sono di dignità patriarcale.

Fra i molti… oh! quanto popolo di santi!… e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l’amore di questo esercito di angeli e beati…

Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null’altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.

Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d’amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio.

Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime… Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originate.

Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all’Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell’espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!

È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall’Amore. Il Paradiso è Amore. È l’Amore che in esso crea tutto. È l’Amore la base su cui tutto si posa. È l’Amore l’apice da cui tutto viene.

Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l’Amore. Il Canto è perché è l’Amore. La Vita è perché è l’Amore. Oh! Amore! Amore! Amore!… Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.

Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia…

 

Ho cercato nei fascicoli, dopo aver scritto tutto questo, la precedente contemplazione del Paradiso. Perché? Perché diffido sempre di me e volevo vedere se una delle due era in contraddizione con l’altra. Ciò mi avrebbe persuasa che sono vittima di un inganno.

No. Non vi è contraddizione. La presente è ancor più nitida ma ha le linee essenziali uguali. La precedente è alla data 10 gennaio 1944. E da allora io non l’avevo mai più guardata. Lo assicuro come per giuramento.

Tratto dai Quaderni di Maria Valtorta (Mistica) (Quaderno 22) Edizioni CEV

Share This:

Torna all'inizio