Qualunque tipo di insegnamento sia concepita come arte, ovvero come sapienza della mente che introduce alla bellezza del mistero, come meditazione che eleva alla contemplazione.
Un’elaborazione dottrinale di sola ragione porta a chiudere il sapere in una logica che sembra voler vincolare anche lo spirito alle rigidità del sillogismo.
L’insegnamento che non edifica l’uomo nella completezza del suo essere, tradisce la finalità stessa dell’insegnamento.
Una teologia, sia pure la più elementare, che non sa trascendere ciò che insegna, non può essere chiamata teologia.
Alcuni pensano che la validità di un insegnamento spirituale si manifesti nella piacevolezza che ad esso segue.
In realtà non vi è nulla di più estraneo allo spirito di quel compiacimento che porta a gustare la parte sensibile della verità e non il suo messaggio di privazione e spogliazione dell’io.
Gli effetti sensibili dello spirito, consolazioni o desolazioni che siano, non fanno che distrarre l’individuo da una crescita di fede.
La fede non aspira né alla gioia né al dolore, ma solo alla trasformazione dell’anima in un alter Christus. L’anima realmente impegnata in una crescita interiore non è affatto distratta dalla piacevolezza o dall’asperità del cammino, poiché essa deve essere del tutto concentrata nella via purgativa, illuminativa ed unitiva, affatto vincolata alle parti più sensuali dello spirito.
Pertanto, l’anima che procederà per la via di Cristo, non sceglierà tanto la strada più conforme alla sua propria comodità, ma quella più austera e giusta, al fine di purificare quella parte sensibile che tanto la rende instabile in quella fede che presuntuosamente professa.
E’ sconfortante osservare quante anime muovano i propri passi nel cammino spirituale più per giovare di una sensualità emotiva che non per praticare reale virtù, più per usare Dio a soddisfazione del proprio compiacimento che non per immergersi in un’ascesi che abbia per mira il distacco da sé e la contemplazione.
Sarebbe meglio per costoro gonfiare il proprio orgoglio in attività più neutre che non offendendo le piaghe di un Dio che morì privo di quella consolazione a cui loro tanto aspirano.