mar 28 2009

SCIENZA E FEDE

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mar 13 2009

LA RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

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La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso – dalla lettera enciclica Fides et ratio (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

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feb 25 2009

VIDEO – CATECHESI SULLA PURIFICAZIONE

Pubblichiamo il video-meditazione di preparazione alla Quaresima operato da Paolo De Bei in collaborazione con don Massimo Nocchi.
Per adattamenti tecnici il video è stato spezzato in 9 parti da 11 minuti ciascuno che si susseguiranno automaticamente.
Ricordiamo che l’archivio completo è visionabile sul nostro canale di Youtube e che è possibile richiedere i dvd degli incontri all’indirizzo info@falcobianco.org.


feb 24 2009

SPIRITO D’ECCEZIONE

Il volgare trattamento che la cultura di massa ha riservato alle caustiche realtà dello spirito, ha portato ad una barbara approssimazione dell’animo umano, ingannando facilmente il profilo pressapochista dell’analfabeta spirituale contemporaneo.

Infrollito dal borghese intendere dell’avere, il barbaro frequentatore della religiosità a basso costo ha certo più interesse a cogliere l’aspetto emotivo del neofita che non l’asperità della costante lotta ascetica dell’aristocratico.
Impantanato nella ricerca di un qualche cosa che scuota l’impatto emotivo, lo stuolo dei mollicci mestieranti della fede si prona dinanzi a qualunque idea o fatto che confermi quelle piacevoli convinzioni, che assiomaticamente si sono poste a conditio sine qua non della propria patologia religiosa.

Nasce, così, la balocca consuetudine dell’insipiente, per cui il grado di intensità psico emotiva che raggiunge nella propria interiorità malata, è per lui la medesima nobiltà d’animo del gigante dello spirito, sfociando, invece, nelle puerili ed irrazionali logiche dello schizofrenico religioso.

Inutile sentenziare sugli errori del laicismo moderno se prima l’homo religiosus non fuoriesce da quel perverso meccanismo per cui se i fatti lo contraddicono, “tanto peggio per i fatti”.
Incarnare una religiosità sentimentale ed irrazionale è la colpa che grida vendetta ai nostri padri, della cui dottrina ci si è voluti servire per erigere castelli ideologici ora tradizionalisti ora progressisti, al fine di incasellare il mondo nei propri acrobatici tentativi di dittatura sulla realtà.

E’ per noi, traditori di un’incarnata dottrina che riecheggiano le parole del poeta:
“E i popoli stessi son colti dalla voluttà della morte.
E tramontano le civiltà eroiche…” (Chateaubriand).

Ed infine, nel burrascoso tramonto di un’era, sorgono, in qualche catacomba del mondo, le eccezioni, quei singoli che hanno trovato nella rassegnazione ad un ideale l’olezzo insopportabile di cui puzza la volgare viltà dell’edonismo contemporaneo.
Rivoltosi ed indignati, concentrano il proprio impegno alla ricerca della onesta e disinteressata verità, che sia per essi vantaggiosa o svantaggiosa. Costanti nel gaudio e nello sconforto, superano le prove che il destino attende, affrontando con timore e tremore quel laccio che gli è teso su tutti i sentieri (cfr. Osea 9,8), talvolta piegati dalla fatica a cui la costanza obbliga.

E’ in questa ostentata avversità, priva dei fervori gaudenti dei suddetti, che l’uomo è provato nel suo ideale, novello Giobbe che tutto sa perdere, ma non l’onore del suo fermo sposalizio a ciò che in coscienza ritiene il Bene.
Fedele a se stesso, agisce in funzione del suo pensiero e non indietreggia dinanzi alle intimidazioni di una società che lo rifiuta.
Con bocca di profeta annuncia ciò che vede, conscio della responsabilità che su di lui incombe, poiché penetrare l’anima dell’uomo e del mondo è una faccenda riservata alla spregiudicata nobiltà di chi tutto gioca per l’essere e nulla riserva per l’avere.

Schiacciato dal suo aristocratico ambire, scava in profondità la sua anima, sprigionando in modo proporzionale le ali che lo porteranno alle altezze dei nobili rapaci, che, come attente sentinelle, focalizzano da ineguagliabile altura il particolare più nascosto. Sentinella attenta del popolo che lo disprezza, sosta infaticabile alla contemplazione attiva della sua verità, pronto come un arciere a scoccare precisa la freccia che penetrerà profonda nel cuore della propria e dell’altrui coscienza.

L’inspiegabilità di una scelta dolorosa è il paradosso che crea lo spirito d’eccezione.