lug 22 2009

PELLEGRINAGGIO A BIENTINA – SAN VALENTINO

sanvalentino Nel 1699 giungono a Bientina dalle catacombe di San Callisto sulla Via Appia i resti mortali di San Valentino. La fama dei miracoli subito attribuitigli gira la Toscana; nel 1717 lo stesso granduca di Toscana Gian Gastone de’ Medici viene a venerarne le spoglie.

Identico omaggio al santo viene reso nel 1766 e 1768 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. La festività del Santo Patrono di Bientina si tiene nella domenica di Pentecoste ed i festeggiamenti si protraggono anche nei giorni seguenti. Non si può parlare di Bientina senza nominare il suo Patrono, San Valentino Martire, le cui spoglie sono conservate nella Pieve di Santa Maria Assunta.

La fama di taumaturgo di questo santo è nota in tutta la regione e anche oltre. Fin dal suo ingresso nella terra di Bientina fece parlare di sé per i miracoli, talvolta strepitosi, che iniziò a fare, in particolare nei confronti di ossessi e indemoniati, tanto da essere nominato con San Valentino degli indemoniati. Da antichi documenti dell’epoca è possibile conoscere la storia di questo Santo, i cui resti furono riesumati dalle catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica, il 9 novembre 1681 e consegnati alla nobildonna romana Laura Grozzi, la quale li donò, tramite Giovan Maria Maestrini – Provinciale dei Minori Osservanti -, alla Comunità di Bientina. Numerose e molto sentite dalla popolazione sono le celebrazioni religiose che si svolgono nel periodo della celebrazione del Santo Patrono, e molto partecipata è la processione con la reliquia del Santo che si tiene il sabato sera. Di particolare interesse è inoltre la fiera paesana che si tiene la domenica, con bancarelle e luna park, alla quale partecipano migliaia di persone anche da comuni vicini.


mag 20 2009

INCONTRO CON DON AMORTH: 17/05/09

Pubblicate alcune foto dell’incontro avvenuto in data 17/05/09 con Don Amorth, presso la Casa Sollievo dello Spirito in Bergiola Foscalina (MS).
L’evento è stato pensato da don Massimo Nocchi (parroco di Codena e Bergiola) e Padre Beppino Cò, mentre l’intera organizzazione è stata affidata all’Associazione Falco Bianco.
L’incontro ha avuto eco su numerose testate giornalistiche, come il Tirreno, La Nazione e Rai3.
Si contano accorse dalle 1300 alle 1500 persone.
Per l’Associazione Falco Bianco è doveroso il ringraziamento pubblico a tutti coloro che hanno contribuito all’organizazione di un così imperioso evento, reso possibile dalla disponibilità militante, dall’amicizia e dall’abnegazione di cui ciascun volontario è stato testimone.
Altre foto sono pubblicate su Flickr
Link esterno: http://mmedia.kataweb.it/foto/5987853/2/possessioni-diaboliche-e-riti-folla-da-stadio-per-l-esorcista 

bergiola 17 maggio 2009

Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09 Incontro con Padre Amorth: 17/05/09Incontro con Padre Amorth: 17/05/09 


feb 18 2009

VIDEO PROPOSTA – LA RELAZIONE TRA DIO E L’UOMO

Continuano gli incontri di approfondimento spirituale tenuti da don Massimo Nocchi e Paolo De Bei, in collaborazione con le parrocchie di Codena e Bergiola Foscalina (MS).
I temi trattati questa volta vogliono chiarire il principio di relazione reale che deve sussistere tra uomo e uomo, ad immagine di Dio, che si relaziona a se stesso nelle sue tre Persone e alle creature.
Ricordiamo che ogni video proposto è archiviato nel nostro canale su Youtube e consultabile in ogni momento grazie al player presente nella sezione apposita.

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feb 13 2009

VIDEO INCONTRO

Sono iniziati in data 12/02/2009 gli incontri di riflessione ed approfondimento spirituale organizzati dall’Associazione Falco Bianco in collaborazione con le parrocchie di Codena e Bergiola Foscalina (MS).

Riportiamo nella sezione video la registrazione del primo incontro, tagliato in tre parti per adattamenti tecnici.
Chi volesse il dvd contenente la catechesi per intero in alta definizione audio e video, può scrivere all’indirizzo info@falcobianco.org o telefonare al numero 3209468662.
Guarda i video (clicca qui).


dic 19 2008

INCONTRO DI PREPARAZIONE PELLEGRINAGGIO

Ieri sera  l’Associazione Falco Bianco ed il circolo Maria Il Giglio hanno organizzato un incontro di preparazione al pellegrinaggio nei luoghi di San Giovanni Bosco, previsto per sabato 10 gennaio 2009.
Ospitati da don Massimo Nocchi nella saletta della parrocchia di Bergiola Foscalina (MS), abbiamo assistito alla proiezione del film “Don Bosco” di Leandro Castellani e, sfidando l’ora fattasi tarda, siamo comunque riusciti a trovare il tempo per un breve commento da parte di Paolo De Bei e Ornella Ghelfi.
A seguire l’immancabile rinfresco preparato dagli impareggiabili Walter e Rino.
Ringraziamo
di cuore tutti i partecipanti, nella speranza di essere riusciti a portare edificazione, gioia ed entusiasmo.
Qui (clicca)
abbiamo pubblicato alcune foto dell’incontro


dic 02 2008

PELLEGRINAGGIO: VERSO DON BOSCO

Don Bosco N MUSIO 2 PELLEGRINAGGIO: VERSO DON BOSCOPer sabato 10 gennaio 2009 l’Associazione Falco Bianco sta organizzando un pellegrinaggio nei luoghi di San Giovanni Bosco.

Il programma prevede la partenza nelle prime ore del mattino dalla provincia di Massa Carrara, ma, previ accordi, è possibile organizzare diversi punti d’incontro anche fuori zona, ovviamente nei limiti del possibile.

L’arrivo a Torino Valdocco è previsto per le ore 9.
Alle ore 9,30 don Massimo Nocchi celebrerà la S. Messa presso la chiesa di S. Francesco di Sales, che fu la prima chiesa di don Bosco e al cui interno, tra le varie cose, si ricorda l’estasi di Domenico Savio e il miracolo della moltiplicazione dei pani.

Alle ore 10,30 seguirà una visita guidata, che avrà orientativamente quest’ordine:
1. Visita alle Camerette di Don Bosco: oggi è un piccolo museo, diviso su due piani. al primo, grazie a gigantografie, modelli di legno sullo sviluppo dell’Oratorio, immagini e filmati audio, si spiega la vita di Don Bosco, come è nata l’idea di aiutare i giovani E cosa sia la Famgilia Salesiana. al secondo piano, invece, ci sono moltissimI oggetti appartenuti al Santo dei Giovani (libri, abiti, calici), oltre alla stanza dove morì il 31gennaio 1888
2. Cappella Pinardi: anche se rifatta a livello architettonico negli anni ‘30, sorge dove nel 1846 c’era l’antica tettoia, primo centro fisso dell’oratorio.
3. Chiesa San Francesco di Sales: la prima chiesa di don Bosco, al cui interno, tra le varie cose, si ricorda l’estasi di Domenico Savio e il miracolo della moltiplicazione dei pani
4. Basilica di Maria Ausiliatrice: eretta da don Bosco per preciso ordine della Madonna è scrigno di numerosissime ricchezze spirituali e artistiche, fra cui l’altare con urna di San Giovanni Bosco, il quadro dell’Ausiliatrice opera di Tommaso Lorenzone, gli altari di san Domenico Savio e Madre Mazzarello.

Per il pranzo saremo ospitati nel ristorante interno alla struttura salesiana in Torino Valdocco.

Nel primo pomeriggio è previsto il trasferimento al Colle don Bosco, luogo natale di Giovanni, dove una guida salesiana ci deluciderà sulla spiritualità della congregazione fondata dal santo e dove sarà possibile visitare l’imperiosa struttura venutasi a creare.

Ritorno in serata.
Il tutto, compreso di pranzo e servizi vari, prevede un costo di 75 euro a persona.

Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare i numeri 3209468662 (Walter) o 3287518742 (Paolo).

don bosco5 PELLEGRINAGGIO: VERSO DON BOSCO- NOTA BENE -
In preparazione al pellegrinaggio giovedì 18 dicembre, presso la parrocchia di Bergiola Foscalina (MS), è prevista la proiezione del film “Don Bosco” per le ore 20,30.
A seguire una catechesi sulla figura del santo tenuta dal Presidente dell’Associazione Falco Bianco Paolo De Bei.
Vi aspettiamo numerosi.


nov 01 2008

MEDUGORJE: LE PRIME FOTO

Tag:Tag , , , admin @ 1:27

Pubblicate le prime foto del pellegrinaggio a Medugorje di ottobre 2008. Si può averne visione accedendo all’album on-line tramite le anteprima nella sidebar di destra o cliccando direttamente qui.
Gradualmente verrà pubblicata una selezione di immagini tra gli oltre 600 scatti disponibili.
Non mancate ai prossimi aggiornamenti.


ott 26 2008

PRONTI A CREARE

Tag:Tag , , , , , Paolo De Bei @ 18:02

creazione PRONTI A CREARED’ogni radice io cerco l’anima. Solo così posso donare agli altri la commozione e l’ispirazione che mi ha spinto a creare.
Ecco, il pittore che si libera dal superfluo, per mettere al mondo la figura che ha individuato ancora prigioniera nella informe vitalità delle radiche.
Allora l’artista dà forma alla sua immaginazione e diventa poeta, perché sia che operi sulle sue tavole o nei suoi gruppi scultorei, egli, riscoprendo il senso vitale della natura, dà forma concreta alle sue visioni, dove vibra una luce che offre la percezione del trascorrere del tempo e la inchioda ad un presente infinito.
La vera arte del pittore affascina, coinvolge, perché ha la capacità di rivelare, un poco alla volta, l’anima dei personaggi che si offrono alla nostra attenzione, come autentiche opere di poesia.
Ci consoliamo con l’efficacia della sua fantasia, cogliendone il bello e l’ignoto.
Forse Falco Bianco è una finestra spalancata sul futuro e, per la sua originalità, è come una pittura che si lascia ammirare in molteplici forme, da una perizia raffinata, che rivela sensibilità ed innata delicatezza.


ott 05 2008

LE RAGIONI DEL NOSTRO ESSERCI

Tag:Tag , , , , , , Paolo De Bei @ 16:58

Intervento del Presidente Paolo De Bei al consiglio direttivo di Falco Bianco, in data 3/10/2008
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In un recente colloquio ho tentato di sottolineare la necessaria coincidenza tra la coscienza personale, la formazione del pensiero e l’esperienza vissuta. Senza la dinamicità e l’effettivo intrinsecarsi di queste dimensioni, qualunque sia lo stato d’essere della persona, non ci è dato possibile una matura operatività associativa.
Se la quantità delle iniziative organizzate e svolte ci propone come una realtà viva, ciò non significa essere conseguentemente capaci di un’affermazione di identità personale e sociale, che, in ultima analisi, vorrebbe e dovrebbe essere l’anima creatrice di una qualunque praticità.
Disgiungere le proprietà dello spirito dal filamento operativo ed organizzativo non può che portare ad un’alienazione dell’intenzionalità del nostro impegno. Raccogliere denaro e materia di prima necessità per i bisognosi, animare realtà locali, proporre incontri culturali, cineforum, ritiri spirituali o qualunque altro genere di attività, rischia di ridursi in un palliativo spirituale per un pubblico in cerca di intrattenimento.
La reazione a questo modello per civiltà decadenti, ampiamente diffuso in ogni ramificazione sociale e religiosa, fu uno sprone che mosse i fondatori di Falco Bianco ad istituire un’associazione che fondasse il motivo del suo esserci proprio nell’obiettivo di formare se stessi ad una relazione inscindibile e necessitante fra teoria e prassi, fra ciò che si comprende e ciò che si attua, fra diversità ed identità, fra coscienza ed esperienza, fra singolo e comunità.
Trattare come astrattismo intellettuale una delle basi spirituali che dovrebbero fondare la nostra appartenenza all’associazione non è che la manifesta ammissione verso noi stessi di una mancato senso dell’onore nei confronti di un ideale che la nostra presenza qui vorrebbe invece pretendere di servire.
Un ideale si serve con il cuore, con la mente con il corpo: la dissonanza di una delle componenti non è che l’inizio di un tradimento che, presto o tardi, collasserà nelle più inconciliabili contraddizioni dell’essere.

Con ciò non voglio insinuare di voler sacrificare l’aspetto quantitativo del nostro agire, ma solamente di sviluppare nella giusta proporzione quello qualitativo, poiché per noi il rapporto che unisce la coscienza con l’esperienza è ciò che ci permette di dare una sostanzialità, un carattere metafisico, un fondamento identitario, un fine ultimo da perseguire che supera il significato dell’agire strettamente inteso. E’ per tale motivo che è strettamente necessario il non limitarsi ad una vaga percezione selvatica della coscienza personale e comunitaria, ma dobbiamo costringerci ad un pensiero che ne traduca adeguatamente le vibrazioni, ne discerna i contenuti e ne assimili le risultanti.
L’intelletto, inteso come impegno di comprensione e sviluppo delle ragioni del cuore e della mente, non è un’opzione facoltativa dell’essere umano, ma un preciso dovere che, nella nostra associazione, assume un carattere formale ed imprescindibile. Se la misura dell’intelligenza, intesa come talento naturale, è data da un’imperscrutabile decisione della sorte, ciò non toglie che ciascuno debba farne adeguato uso secondo quanto gli è concesso.
La teoria non deve valere né più né meno della prassi, poiché se aspiriamo ad una coincidenza di queste componenti, non possiamo prediligere l’una all’altra.
Potremmo dire che per noi il pensiero deve essere la traduzione effettiva della coscienza e dell’esperienza, e a tale rapporto noi diamo mediazione e movimento per mezzo di Falco Bianco. Al di fuori di questa dialettica, la nostra dimensione associativa verrebbe a mancare, nonché la ragione più profonda del nostro esserci costituiti in un organismo che, sì, vuole essere di utilità sociale, ma vuole esserlo secondo quel codice d’onore che rende un uomo degno di essere tale.

L’identificazione tra il nostro pensiero ed il nostro agire e tra la nostra coscienza ed il nostro essere vuole e deve divenire il nostro carattere identificativo, la condizione senza la quale il molteplice operare rimane privo di vero significato e di reale identità personale e associativa, poiché senza onore non può esserci né l’uomo né Falco Bianco.


set 13 2008

IN COLLOQUIO CON FALCO BIANCO

 IN COLLOQUIO CON FALCO BIANCOIntervista a Paolo De Bei, presidente dell’Associazione Falco Bianco, a cura di don Massimo Nocchi.
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Sono passati più di due anni dalla fondazione di Falco Bianco: cosa è cambiato nell’arco di questo tempo?

Ogni realtà umana porta con sé una costante progressione e ogni singolo che se ne fa partecipe ne influenza la direzione evolutiva o involutiva. Nel caso di Falco Bianco penso si possa considerare decisamente proficuo lo sforzo estensivo, ovvero quello rifacentesi all’iniziativa e alla partecipazione pratica ai più diversi eventi. Più cauta è la mia considerazione in vista della dimensione intensiva, ovvero di quella propulsione interiore che mira ad affermare un’autocoscienza soggettiva ed oggettiva di ciascun singolo e dell’associazione tutta.
Non siamo un gruppo costituitosi per scomporre intellettualisticamente i problemi del tempo presente: nasciamo come nucleo operativo, ma non siamo neppure fautori di facili spontaneismi o teorie approssimative. Un’azione ben direzionata è sempre dovuta ad una chiarificazione di concetto, mai intesa come fine a se stessa, ma come ricerca e costante approfondimento delle ragioni che muovono gli spiriti. Il rapporto che noi vorremmo frapporre tra teoria e prassi è esattamente quello della coincidenza, ovvero quella relazione simbiotica di una comprensione, che spinge, per diretta conseguenza, all’azione.
In questi anni la nostra associazione è potuta evolversi nelle sue ramificazioni organizzative e partecipative, grazie all’aiuto dei molti collaboratori che si sono impegnati a tal fine, ma, a mio modo di vedere, manca ancora la costituzione di un solido scheletro che definisca più nel dettaglio il modus essendi ed il modus operandi di Falco Bianco.

In cosa consiste la dottrina che i membri dovrebbero apprendere per creare una coscienza associativa?

Parlare di dottrina è improprio, poiché ciò implicherebbe una componente dogmatica, postulatoria, aprioristica. Falco Bianco ha per definizione un orientamento cristiano, ma il nostro scopo non è di natura catechistica, ma consiste in un lavoro a monte del Cristianesimo stesso. La dottrina non è che una serie di formule, frasi di senso compiuto, parole soggette alla rigidità della definizione formale. Noi vogliamo operare integralmente sull’uomo, in modo tale da maturare in lui la chiarezza del principio e la lungimirante elasticità che tale principio necessita nella sua applicazione. Se le parole permangono vuote, acerbe nel loro più profondo significato, una qualunque dottrina sarà a sua volta sterile e priva di reale interiorizzazione.
Le situazione con cui ci relazioniamo quotidianamente possono avere analogie, affinità, ma mai uguaglianza sic et simpliciter. Se il valore di riferimento permane immutabile, sarà necessario sviluppare uno spirito pronto, attento, veloce, capace, acuto, lungimirante, intuitivo, equilibrato e saggio al fine di non tradire l’ideale perseguito, ma, ad un tempo, senza scadere in ottusità eccessivamente conservatrici o progressismi discutibilmente relativisti.
Per arrivare a questo risultato e perciò alla maturazione di ciascun singolo, non può esistere una ricetta preconfezionata, un programma valevole per tutti, dato che ciascuno partirà da una condizione a se stante: a ciò servono i nostri tutor, persone di provata esperienza, capaci di orientare l’individuo verso una vocazione specifica in vista di una reale indipendenza fusa alla dimensione comunitaria.
Inoltre, ciò che deve unire la comunità e formare un’unione coscienziosa del gruppo, devono essere le finalità e le regole comuni espresse nello statuto e nel direttorio, che, come in ogni famiglia, non vogliono essere né di restrizione né atte all’omologazione, ma di essenziale ordinamento ad una sensibilità comune e ad una collaborazione fondata su punti ben definiti.

Si è parlato di progressismo e conservatorismo: come si situa Falco Bianco rispetto a questi orientamenti culturali?

Per noi una terminologia siffatta, rappresenta una malattia del pensiero. Così come non esistono problemi progressisti o tradizionalisti, altrettanto non vedo perché debbano esistere soluzioni affette da tali colorazioni ideologiche. La relazione che sussiste tra pensiero e azione deve essere determinata sulla dialettica concreta tra la realtà data e la comprensione che ciascun singolo dà di quella realtà: qualora una sovrastruttura concettuale esterna e pregiudiziale intervenisse ad influenzare questo o quel giudizio, avremmo a che fare con un postulato pregiudizievole che tenta di camuffare e modellare la realtà su base ideologica. Una cosa è un principio che fa capo al discernimento tra vero e falso o il bene ed il male, altro è inibire la propria libertà con artefatti e vincoli concettuali.
In altri termini critichiamo progressismo e conservatorismo non tanto ponendoci a terzo polo, bensì situandoci completamente al di fuori da quel modo di relazionarsi al pensiero e al concreto vivere.

Usate lo stesso metro di misura anche per ciò che riguarda il mondo politico?

L’ostinazione culturale che ha visto protrarsi le categorie di destra e sinistra è il simbolo di dottrine sociali prive di reale spessore teoretico e sintomatiche di un’assunzione di responsabilità quanto mai impersonale. Il tempo presente ha necessità di fuoriuscire dalla propaganda massmediatica, per ricollocare la vita politica nella connessione concreta e semplificata tra i diversi strati sociali.
Oggigiorno non siamo che la raffigurazione di ciò che Tocqueville profetizzò al sorgere delle democrazie occidentali: uomini simili ed uguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri con cui saziamo il nostro animo. Ciascuno vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri, mimetizzando il proprio egoismo all’ombra della sovranità popolare.
La situazione è irreversibile se l’impegno non parte dal singolo individuo, innanzitutto per riformare se stesso dal proprio degrado interiore, di cui spesso non ne avverte neppure la gravità.
Falco Bianco è presente per il singolo che vuole ristabilire un rapporto adeguato ed integro con il proprio essere e la realtà tutta, ma l’iniziativa deve partire dall’individuo.

Per quale motivo ci si dovrebbe unire a Falco Bianco?

Se esistesse una ragione universale per unirsi a noi, ciò porterebbe ad una necessità morale, ad una partecipazione doverosa alla nostra associazione, ma Falco Bianco non è che un percorso, una libera scelta che noi osiamo proporre come opzione ad altre strade altrettanto valide. E’ attraverso un incontro, la fiducia, l’amicizia, la stima e tutto quell’universo di reciproco scambio che in ciascuno di noi matura la coscienza di avere in cuore il desiderio di crescere in una data realtà.
Per la verità a noi non interessa l’affiliazione strettamente intesa; piuttosto poniamo attenzione al risveglio delle potenzialità della persona e allo sviluppo di quei talenti già emersi e se durante il faticoso riscoprirsi si venisse a presentare una vocazione diversa da quella proposta da Falco Bianco, noi saremmo i primi ad evidenziarne il punto.
Non abbiamo una struttura omologante, perciò non penso vi siano mai state pressioni riguardo a nulla che fuoriuscisse dalla condivisione essenziale delle finalità associative. In altri termini noi siamo più sviluppatori di diversità che non di manichini prestampati, alla luce del fatto che maggiore è la ramificazione dei talenti personali, maggiore anche il potenziale umano da offrire per ogni situazione, visto e considerato che nessuno è mai sufficientemente completo da potersi considerare come universo indipendente dagli altri. C’è chi avrà talentuosità pratica, chi concettuale, chi esperienza in un settore chi in un altro, arrivando man mano a costituire un sistema armonico e coordinato delle rispettive differenze, ordinate per un medesimo fine.

Ordinare queste differenze non sembra cosa facile…

Infatti non lo è. Talvolta si scambia l’eterogeneità caratteriale o spirituale per incompatibilità, ma ciò avviene per un’incomprensione radicale della struttura sia umana che associativa. L’incompatibilità è causata dalla volontà di emergere rispetto ad un altro, dagli egoismi, dalle invidie, dalla chiusura in se stessi, da una mancata volontà di comprendere l’altrui prospettiva e dalla pigrizia di non volersi migliorare pretendendo di abbassare anche l’altro al proprio livello. Ecco, quindi, che l’incompatibilità non è dovuta tanto dalla diversità, ma da malattie dello spirito che non si ha in cuore di guarire: è un radicarsi su una posizione senza ammettere l’eventualità di mettersi in discussione.
Ciò riporta ai temi trattati in precedenza: è possibile fuoriuscire da questa condizione di invidia e gelosia solo per mezzo di un profondo lavorio interiore, di un sincero rapporto con il prossimo e di una ricerca coscienziosa delle finalità comuni, in vista del fatto che a ciascuno di noi appartiene lo stesso valore e merita la giusta considerazione, per quanto debba necessariamente esistere una concezione organizzata e piramidale, così come vuole il buon senso e la natura delle cose.

Se dovessi dare un consiglio all’uomo di oggi, cosa gli diresti?

Non lamentarti di ciò che hai e smetti di accontentarti di quel che sei, perché ubi major minor cessat.


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