Articoli con tag pellegrinaggio
VIDEO – PELLEGRINAGGIO DA DON BOSCO
0Con piacere pubblichiamo il montaggio video effettuato da Antonio Venchi in ricordo del pellegrinaggio nei luoghi di don Bosco del 24/01/2009.
Ricordiamo che in futuro sarà sempre possibile rivedere i filmati proposti nell’apposita sezione video.
PRIMA DELLA PARTENZA
1Fra qualche ora partiremo per il pellegrinaggio nei luoghi di don Bosco. Quelle che seguono alcune considerazioni che, forse, possono aiutare a meglio approcciarsi al santo.
Mano a mano che la natura spirituale dell’uomo va infiacchendosi, la parte più sensuale e materiale dell’individuo va a prendere dominio su ogni aspetto della vita.
Uno sregolato attaccamento all’avere più che all’essere, una volontà fiacca e priva di costanza, una passionalità incapace di autoregolarsi, il radicamento nel compiacersi di se stessi, la ricerca di piaceri intensi ma futili e mille altri ancora disordini interiori, rendono impossibile all’anima un corretto approccio non solo all’ascesi personale, ma anche alla corretta comprensione delle altezze e delle profondità di chi della fede in Cristo si è fatto testimone eroico.
E’ soprattutto la figura di don Bosco ad essere stata danneggiata dalla frolla spiritualità contemporanea, perché è assai semplice, per i cuori e gli intelletti di fede pressapochista, snaturare l’anima di colui che seppe trasformare la contemplazione purissima in azione perfettissima.
Giovanni Bosco, lucida espressione della Provvidenza che entra ed opera nella storia, è sovente mutilato del suo più vero ed intimo cuore pulsante, a scapito di fatti ed eventi che, sì, scandirono eccezionalmente la sua vita, ma rimangono necessariamente incomprensibili nella loro radice più profonda se non visti alla luce di quel logorante percorso spirituale che lo rese così perfettamente unito a Dio.
Ridurre don Bosco a facili incasellamenti vocazionali sulla gioventù o, ancor peggio, saperne apprezzare la sola praticità di fatto, significa farsi dispensatori di falsa dottrina e predicatori di una santità spiccia e mediocre.
E’ nello spirito che avvengono gli avvenimenti più profondi ed eccezionali di ciascun santo, poiché solo Dio può trasformare l’anima in Se stesso, ma questo non prima di aver vagliato l’anima lungo la perigliosa scalata alla Sua divina unione.
Concepire Giovanni Bosco come semplice uomo d’azione o abile predicatore di virtù, io credo sia la più grave offesa che si possa infierire alla sua persona ed il più grave danno da impartire al suo insegnamento. Infatti, se è vero che l’albero si riconosce dai suoi frutti, è altrettanto vero che è dalle radici che ne proviene linfa e nutrimento e se la bocca altro non parla che della pienezza del cuore, è in esso che ci si dovrà tuffare per incontrare un uomo che, nel mezzo del suo instancabile fare, seppe rendersi meritevole di un’unione perfetta con Dio.
Come ogni uomo Giovanni non è nato santo. Ferito, come tutti, dalle conseguenze del peccato originale, dovette fare i conti con le sue proprie miserie umane, senza però per questo cedere ad esse. Fu esattamente il suo risoluto contrapporsi a ciò che la coscienza gli diceva essere male a permettergli di forgiare una volontà caparbia e sempre rivolta al servizio di Dio.
Io ritengo possa venire in mio soccorso il sogno profetico che il piccolo Giovanni ebbe all’età di nove anni, al fine di poter essere meglio guidato alle profondità del suo spirito.
“All’età di nove anni ho fatto un sogno, che mi rimase profondamente impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. All’udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo di loro, adoperando pugni e parole per farli tacere.
In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età, nobilmente vestito. Un manto bianco gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non potevo rimirarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli aggiungendo queste parole:
- Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza dei peccato e sulla preziosità della virtù.
Confuso e spaventato soggiunsi che io ero un povero ed ignorante fanciullo, incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento que’ ragazzi cessando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccolsero tutti intorno a colui che parlava.
Quasi senza sapere che mi dicessi, soggiunsi:
- Chi siete voi che mi comandate cosa impossibile?
- Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili con l’ubbidienza e con l’acquisto della scienza.
- Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?
- Io ti darò la maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
- Ma chi siete voi, che parlate in questo modo?
- Io sono il figlio di colei, che tua madre ti insegnò di salutare tre volte al giorno.
- Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.
- Il mio nome domandalo a mia madre.
In quel momento vidi accanto a lui una donna di maestoso aspetto, vestita di un manto, che risplendeva da tutte le parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi sempre più confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a lei, mi prese con bontà per mano e mi disse:
- Guarda.
Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, orsi e di parecchi altri animali.
- Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli.
Volsi allora lo sguardo ed ecco invece di animali feroci, apparvero altrettanti mansueti agnelli, che, saltellando, correvano attorno belando, come per fare festa a quell’uomo e a quella signora.
A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai a voler parlare in modo da capire, poiché io non sapevo quale cosa volesse significare. Allora ella mi pose la mano sul capo dicendomi:
- A suo tempo tutto comprenderai.
Ciò detto, un rumore mi svegliò; ed ogni cosa disparve.
lo rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che mi facessero male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti. Quel personaggio, quella donna, le cose dette e quelle udite, mi occuparono talmente la mente che, per quella notte, non mi fu più possibile prendere sonno. ”
Poiché nell’economia divina nulla avviene a caso, può essere utile sottolineare quanto la simbologia apporti ulteriore significato al sogno inequivocabilmente profetico di un bimbo di nove anni.
Nove, come sono i mesi della gravidanza: è a questo punto della sua vita che a Giovanni è stato messo in grembo il seme divino di Dio, seme che il giovane santo iniziò da subito a fecondare per mezzo della sincera ricerca di un significato, per nulla attratto da interpretazioni di comodo o compiacenti la propria persona, ma severamente orientato alla verità da perseguire, fosse stata anche contro se stesso.
Come giovane madre contemplante la propria creatura che si sviluppa lentamente ma inesorabilmente nel grembo, Giovanni ragiona, riflette, scava e medita quanto ricevuto, cercando di mettere a frutto nell’immediato tutto ciò che il suo intelletto può comprendere ed applicare.
Nessuna attesa: se i tempi di Dio non sono i nostri, è pur vero che lo spirito ha in sé l’esigenza subitanea di agire per il bene e, non riuscendo a contenere il desiderio di ben operare, si inventa ed ingegna mille e mille modi per concretizzare quanto la coscienza vede con chiarezza.
Nove, come il numero che la tradizione cristiana mette a simbolo della Redenzione umana. Se il sacrificio del Redentore si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, ancor maggiormente realizza la sua natura salvifica nei confronti del fanciullo innocente e nella salvaguardia attenta e vigilante di tale purezza.
Come arcangelo infiammato di carità don Bosco si è posto, per tutta la sua vita, a difesa dei suoi fanciulli, difendendoli sia dall’ambiente povero e malavitoso della società disagiata e claudicante del suo tempo, sia dagli assalti che il demonio compiva direttamente o per mezzo degli uomini alle virtù dei suoi protetti. E’ in don Bosco che la vita del Redentore trova nuovo compimento, poiché il santo sacerdote volle ogni giorno calarsi agli inferi per conquistare quante più anime possibili a Dio, mutando le bestemmie in fiori, irrigati con lo slancio del sorriso e la segretezza delle sue lacrime.
Amore vivo, vissuto nello slancio della carità e nel sacrificio di chi è trafitto dalla lancia dell’umana impenitenza.
Nove, come tre volte tre, la ripetizione perfetta del numero perfetto: come vero uomo di Dio, Giovanni Bosco ha saputo scalare ogni vetta dello spirito, ottenendo quell’unione che lo trasformò veramente in un alter Christus ed è su questo percorso che ho intenzione di soffermarmi, utilizzando a guida quanto lo stesso santo racconta del suo sogno.
Di fronte alla reazione passionale ed istintiva che il piccolo Giovanni ha di fronte ai ragazzi violenti e bestemmiatori, gli viene risposto:
“Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù”.
Ogni anima, per quanto ben predisposta alla giustizia, prima di quell’autentica unione a Dio propria ai più grandi santi, è pur sempre viziata dalle più comuni umanità e dalle conseguenti imperfezioni che, se non prontamente affrontate, si mutano poi in peccato e vizio.
E’ qui che Giovannino viene divinamente istruito sul percorso da seguire, al fine di procedere veloce e sicuro per la via dello spirito.
Prima di quel momento la sua anima già cantava felice per l’incontro che avvenne con il suo Signore, su insegnamento di mamma Margherita e della sua buona coscienza, ma ora Dio voleva iniziarlo ad una più alta fusione con Lui. Ecco dunque chiedergli di staccarsi dalle passioni e dalle male inclinazioni ancora vive nella parte più superficiale e sensitiva dello spirito, utili solo al turbamento del cuore ed all’offuscamento dell’intelletto.
Al fanciullo viene chiesto di non dare spazio al suo modo di intendere, di relazionarsi con se stesso e con gli altri, ma di abbandonarsi alle sapienti mani del medico divino che, attraverso la via purgativa della sua umanità, avrebbe operato prodigi dentro di lui.
Così Giovanni scelse di calarsi nella notte dello spirito, ove accettò di distaccarsi da tutti i suoi attaccamenti alle cose del mondo, poiché ben comprendeva che se si vuole cominciare ad andare verso Dio, occorre distacco, indifferenza e dominio su tutto ciò che è creatura, al fine di lasciar troneggiare il Creatore. In questo modo egli mise in fuga il demonio, che ha potere sui sensi dell’uomo per via dell’attaccamento alle cose corporali e terrene.
La purificazione dei sensi, però, non fu che il primo gradino spirituale di molti che lo attendevano, poiché se il Signore esige purezza e distacco per tutto ciò che è del corpo, raffigurante il tempio in cui andrà ad abitare, ancor più esige dall’anima, scintilla del suo essere che a Lui vuole ricongiungere in tutta la sua perfezione.
In tale situazione l’anima soffre molto e avverte grandi pene spirituali, le quali si ripercuotono anche sui sensi. Durante il periodo purgativo la fiamma purificatrice non apporta luce di consolazione, ma solo quella atta a vedere e sentire le proprie miserie ed i propri difetti. In questa fase Dio non procura né soavità né consolazione, ma solo aridità e se talvolta il Signore, per sua misericordia, le concede un po’ di gioia per darle forza e coraggio, poi gliela fa scontare con altrettante e più dure prove.
Durante il processo purgativo Dio non concede conforto né pace, ma consuma e rimprovera l’anima, facendola venir meno e tormentandola con la conoscenza di se stessa. L’anima soffre, si sente arida e fredda e non trova sollievo in cosa alcuna e le sembra davvero che Dio sia divenuto crudele e spietato con lei: come Geremia (Lam 3, 1-9) soffre le privazioni quasi simili a quelle del Purgatorio, ma ciò solo per giungere a quella purificazione totale che Dio esige prima di concedersi totalmente all’anima.
A tal proposito Giovanni della Croce scrive che “poco importa che un uccello sia legato ad un filo sottile invece che ad uno grosso, perché, per quanto sia sottile, rimarrà legato come al grosso, fin tanto che non lo romperà per volare. La verità è che quello sottile è più facile da rompere; però, per facile che sia, se non lo rompe, non volerà”. E’ per questo che il Signore infligge un così austero percorso a coloro che vuole innalzare ai più alti gradi dello spirito e fu questo il profondo significato dell’affermazione che fu rivolta a Giovanni: “Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili con l’ubbidienza e con l’acquisto della scienza”. Solo attraverso l’umiltà e la rassegnazione di fronte alla sofferenza è possibile ottenere l’infusione di quella scienza che solo Dio può concedere all’anima, trasformandola in Se stesso.
E’ solo chi supera imperterrito la via della purificazione che può aspirare alla scalata di quei dieci mistici gradini di cui Giovanni della Croce parla ampiamente ed è a questa sfida dello spirito che il sogno fa riferimento quando la Madonna afferma: “Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli”, perché solo Dio può mutare il male in bene e se Giovanni vorrà portare i suoi figli con anima di lupo a pascolare come agnelli, simile a Dio dovrà essere trasformato… e così fece.
Lui, uomo pragmatico e attivo, seppe raggiungere la perfetta e mistica unione al suo Signore, così come ne parla il Dottore della Chiesa: “Il decimo e ultimo gradino della scala segreta d’amore fa sì che l’anima venga assimilata totalmente a Dio, perché lo contempla com’egli è e lo possiede immediatamente. [...] Sono poche le anime che pervengono a queste altezze. Radicalmente purificate dall’amore, non passano neanche per il purgatorio. Per questo motivo san Matteo afferma: Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt, ecc.: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5,8). [...]“.
Accostarsi a don Bosco senza fare propria la mistica chiave di lettura della sua santità, significa renderlo indecifrabile a noi stessi nella sua reale profondità e abbassarlo ad un rozzo intendimento, offensivo alla sua persona e nocivo a tutto il suo operato.
AGGIORNAMENTO PELLEGRINAGGIO
2A causa del maltempo il pellegrinaggio nei luoghi di don Bosco, organizzato per sabato 10/01/09, è stato rimandato a sabato 24/01/09, data in cui si ricorda Francesco di Sales, santo a cui Giovanni Bosco intitolò la sua famiglia religiosa.
Malgrado il dovuto rinvio, il programma della giornata rimane invariato, così come già espresso nel precedente post informativo.
INCONTRO DI PREPARAZIONE PELLEGRINAGGIO
2Ieri sera l’Associazione Falco Bianco ed il circolo Maria Il Giglio hanno organizzato un incontro di preparazione al pellegrinaggio nei luoghi di San Giovanni Bosco, previsto per sabato 10 gennaio 2009.
Ospitati da don Massimo Nocchi nella saletta della parrocchia di Bergiola Foscalina (MS), abbiamo assistito alla proiezione del film “Don Bosco” di Leandro Castellani e, sfidando l’ora fattasi tarda, siamo comunque riusciti a trovare il tempo per un breve commento da parte di Paolo De Bei e Ornella Ghelfi.
A seguire l’immancabile rinfresco preparato dagli impareggiabili Walter e Rino.
Ringraziamo di cuore tutti i partecipanti, nella speranza di essere riusciti a portare edificazione, gioia ed entusiasmo.
Qui (clicca) abbiamo pubblicato alcune foto dell’incontro
PELLEGRINAGGIO: VERSO DON BOSCO
4
Per sabato 10 gennaio 2009 l’Associazione Falco Bianco sta organizzando un pellegrinaggio nei luoghi di San Giovanni Bosco.
Il programma prevede la partenza nelle prime ore del mattino dalla provincia di Massa Carrara, ma, previ accordi, è possibile organizzare diversi punti d’incontro anche fuori zona, ovviamente nei limiti del possibile.
L’arrivo a Torino Valdocco è previsto per le ore 9.
Alle ore 9,30 don Massimo Nocchi celebrerà la S. Messa presso la chiesa di S. Francesco di Sales, che fu la prima chiesa di don Bosco e al cui interno, tra le varie cose, si ricorda l’estasi di Domenico Savio e il miracolo della moltiplicazione dei pani.
Alle ore 10,30 seguirà una visita guidata, che avrà orientativamente quest’ordine:
1. Visita alle Camerette di Don Bosco: oggi è un piccolo museo, diviso su due piani. al primo, grazie a gigantografie, modelli di legno sullo sviluppo dell’Oratorio, immagini e filmati audio, si spiega la vita di Don Bosco, come è nata l’idea di aiutare i giovani E cosa sia la Famgilia Salesiana. al secondo piano, invece, ci sono moltissimI oggetti appartenuti al Santo dei Giovani (libri, abiti, calici), oltre alla stanza dove morì il 31gennaio 1888
2. Cappella Pinardi: anche se rifatta a livello architettonico negli anni ’30, sorge dove nel 1846 c’era l’antica tettoia, primo centro fisso dell’oratorio.
3. Chiesa San Francesco di Sales: la prima chiesa di don Bosco, al cui interno, tra le varie cose, si ricorda l’estasi di Domenico Savio e il miracolo della moltiplicazione dei pani
4. Basilica di Maria Ausiliatrice: eretta da don Bosco per preciso ordine della Madonna è scrigno di numerosissime ricchezze spirituali e artistiche, fra cui l’altare con urna di San Giovanni Bosco, il quadro dell’Ausiliatrice opera di Tommaso Lorenzone, gli altari di san Domenico Savio e Madre Mazzarello.
Per il pranzo saremo ospitati nel ristorante interno alla struttura salesiana in Torino Valdocco.
Nel primo pomeriggio è previsto il trasferimento al Colle don Bosco, luogo natale di Giovanni, dove una guida salesiana ci deluciderà sulla spiritualità della congregazione fondata dal santo e dove sarà possibile visitare l’imperiosa struttura venutasi a creare.
Ritorno in serata.
Il tutto, compreso di pranzo e servizi vari, prevede un costo di 75 euro a persona.
Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare i numeri 3209468662 (Walter) o 3287518742 (Paolo).
- NOTA BENE -
In preparazione al pellegrinaggio giovedì 18 dicembre, presso la parrocchia di Bergiola Foscalina (MS), è prevista la proiezione del film “Don Bosco” per le ore 20,30.
A seguire una catechesi sulla figura del santo tenuta dal Presidente dell’Associazione Falco Bianco Paolo De Bei.
Vi aspettiamo numerosi.
MEDUGORJE: LE PRIME FOTO
0Pubblicate le prime foto del pellegrinaggio a Medugorje di ottobre 2008. Si può averne visione accedendo all’album on-line tramite le anteprima nella sidebar di destra o cliccando direttamente qui.
Gradualmente verrà pubblicata una selezione di immagini tra gli oltre 600 scatti disponibili.
Non mancate ai prossimi aggiornamenti.
VIDEO: STRALCIO DI PELLEGRINAGGIO
0Quello che segue è un breve video che racconta uno spaccato di preghiera durante la salita al monte Krizevac, percorso “obbligato” per i nostri pellegrini sulla via della croce.
La pratica della costante orazione è stata vissuta nell’intento di affondare le radici del cuore nella dimensione stessa di quella gratuità di relazione che si va ad instaurare in un rapporto d’amore. Prima di ogni richiesta, prima di ogni lode, prima di una qualunque ragione che vada a giustificare il “perché” del proprio fare, la preghiera è l’incarnazione di un gesto fine a se stesso, incapace di un calcolo e di un tornaconto di qualsivoglia natura, poiché l’amore vero, il desiderio di relazionarsi e quindi di incarnarsi vicendevolmente, è dato da uno slancio del cuore così completo da non salvaguardare nulla del proprio io, per abbandonarsi fiduciosi tra le braccia di Dio.
Questa totalità, questa completa dimenticanza di sé sarà poi ad esempio del proprio rapporto con il prossimo, troppo spesso annacquato dal perbenismo spurio dell’ipocrisia o da una concettuosità religiosa che presume di cambiare le persone non solo secondo un metro di misura personale, ma anche in vista di un egoismo vestito di religiosità.
L’educazione ad una preghiera vera, disinteressata, libera dalle rigidità autoimposte dagli schemi costruiti a tavolino e dalle ottusità fecondate da ciò che non si è disposti a mutare di sé, deve essere riferimento di una precisa e costante dimensione dell’essere, capace di mutarsi in uno stato di coscienza e di discernimento, ramificato ad ogni strato dell’uomo.
Non vana ricerca di emozioni o religiosità a basso costo, ma impegno reale verso una riforma di se stessi, anche lontani da luoghi che possono facilitare lo sprone a tale riforma.
Una fede che deve sapersi mutare in coscienza, precisa nel discernere e forte nella volontà, indirizzata alla formazione di un pensiero consapevole che possa portare a ragioni solide che aiutino la crescita della fede stessa ed il concreto perseguimento di un ideale, non più fumoso sentimentalismo da sagrestia, ma con matura compenetrazione di mente e cuore.
A ciascuno l’onere di testimoniare il proprio assenso.
LA MIA ESPERIENZA A MEDUGORJE
0
Come annunciato segue la prima delle testimonianze riguardanti il pellegrinaggio a Medugorje appena conclusosi.
___________________
di Annalisa Della Rosa
E’ la prima volta che sono andata in pellegrinaggio a Medugorje e non nascondo di essere stata un po’ nervosa e titubante prima della partenza. Mi avevano raccontato tante cose e vedevo tanto entusiasmo da parte di tutti, ma mai mi sarei aspettata di poter assaporare un’esperienza così intensa.
La bellezza di cui sono stata riempita non è stata data da una realtà facilmente descrivibile, perché è stata una sensazione che pian piano si è impadronita della mia persona: pace.
Eravamo in tantissimi: ben due pulman pieni pieni, ma nel giro di pochissimo tempo eravamo già diventati una bella famigliola allargata, dove i giovani aiutavano i più anziani a raggiungere i luoghi un po’ più difficoltosi e impervi, mentre tutti insieme si pregava e si meditava.
Credo che la famigliarità formatasi, facilitata anche dall’idea degli organizzatori di cambiare sempre posto a tavola, sia stata una delle caratteristiche più autentiche e vissute provate in questa settimana intensissimai: era come se tutti fossimo stati più inclini all’essere gentili e sorridenti, generosi e caritatevoli, vogliosi di aiutare e di partecipare.
Tante le iniziative e conseguentemente la stanchezza si faceva sentire, ma non ci si risparmiava in niente, poiché è come se ciascuno di noi fosse stato consapevole dell’irripetibile opportunità data. Molti si conoscevano ma non si sono chiusi e hanno accettato senza problemi anche i nuovi arrivati, come me e mio marito, con un sorriso e un abbraccio sincero.
Il pellegrinaggio, organizzato dall’Associazione Falco Bianco e dal circolo “Maria il Giglio” era pieno di appuntamenti: dai momenti di preghiera sui monti delle apparizioni, a quelli di catechesi, dai momenti di visita ai centri di accoglienza con i racconti di testimonianze vissute, a quelli di adorazione eucaristica nella chiesa del paese e alla Santa Messa giornaliera.
E’ stata una settimana tanto intensa che sul momento non si riusciva sempre a comprendere profondamente quello che, a posteriori, è rimasto nel cuore pulito da tutte le suggestioni passeggere. Ho avuto comunque la dimostrazione pratica di quello che Falco Bianco cerca di promuovere e cioè lo sviluppo della coscienza di ogni individuo nelle sue particolarità e nei suoi carismi, grazie anche al sostegno dei suoi tutors, che si prodigavano senza sosta sia nel rispondere alle necessità individuali sia nell’insegnamento comunitario.
La validità di un pellegrinaggio, comunque, si valuta a posteriori e cioè valutando in che misura ciascuno di noi, ed io in particolare, riuscirà a tenere fede gli impegni presi. Qui si è chiamati da Maria a un cammino diretto alla semplicità, intesa come eliminazione a ritroso di tutto ciò che ingombra lo spirito e lo appesantisce: il peccato ed il frastuono del mondo.
Ringrazio perciò l’associazione con tutti i suoi membri per il lavoro fatto e spero che continuerete, come già fate, a seguire persone come me in questo lungo e difficile cammino.
RITORNO DA MEDUGORJE
0In tempo quasi reale ecco alcune foto dello sbarco dei pellegrini di ritorno da Medugorje.
_________________________________
.
.
Ore 1,30: all’orizzonte ecco giungere uno dei due pullman mandati in missione, mentre il secondo ha già imboccato la strada per un percorso alternativo.
Stanchi ma felici ciascuno si è recato alla propria abitazione, base da cui si ripartirà per testimoniare quanto si è imparato e vissuto nella breve ma intensa settimana di preghiera e vita comune.
A breve la pubblicazione delle foto del pellegrinaggio e alcune testimonianze da parte dei diretti protagonisti.


















