Articoli con tag verità

LA RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

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La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso – dalla lettera enciclica Fides et ratio (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

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TRA VERITA’ E TOLLERANZA

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Breve intervista riguardante l’impossibile conciliazione tra verità ed errore e quindi la conseguente assurdità di tollerare l’errore in vista della carità dovuta all’errante.
Singolar cosa è il vedere introdotta nella Filosofia la riverenza allo spirito umano (ed è la sola riverenza che conoscono costoro), come se questo o alcun altro simile sentimento potesse valere assai nel decidere questioni di verità e di falsità”. Solo la verità è “l’onore dello spirito umano, non perché egli la formi ma perché ne è informato” e ciò contro quanti “s’immaginano che lo spirito umano meriti un onore per se stesso, indipendentemente dalla partecipazione della verità, e sembra che onorino questa come una creatura di quello, alla stessa maniera dell’errore, che certamente è una creatura, una pura creatura del medesimo” (Antonio Rosmini).

GOLOSITA’ SPIRITUALE

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La maggioranza delle persone si accosta ad argomenti di calibro spirituale più per golosità che per nobiltà d’animo. Il suo fare assomiglia più a colui che trangugia sapere per soddisfare di piacere il proprio io che non a chi mira a spogliarlo dei suoi appetiti disordinati.
Ciascuno comprende la realtà secondo la capacità della sua propria natura: la verità piu alta diviene nei cuori la piu rozza falsità.
Ecco perché fu detto di non dare le perle in bocca ai porci.

IL PUDORE DEL PENSIERO

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(Mt 7,6)
Questa specie di bullismo del raziocinio, così fieramente insinuato nella società contemporanea, è uno degli insopportabili figli della decadenza del pudore.
La discorsività irruenta, la passionalità dell’opinione, la fretta nell’affermare,  la sfrontatezza nel giudicare, la compiacenza nell’argomentare e affini atteggiamenti dello spirito, non sono che logiche e naturali conseguenze all’assoluta incapacità di intrattenere un rapporto di intimità con il proprio pensiero.
Intimità è profondità, a sua volta portavoce di quella scintilla di semplicità da cui scaturiscono quelle intuizioni su cui l’intelletto va a riflettere. Ne consegue che in ogni vera riflessione dovrebbe sempre aleggiare il ricordo delle doglie attraverso cui il nostro io ha generato il pensiero, vero e proprio figlio a noi idealmente consustanziale, perché esploso dalla totale partecipazione di cuore ed intelletto.
E’ banale la considerazione per cui tutto ciò che è sentito come intimo, profondo e personale non ama gli sguardi facili e maliziosi di spiriti bassi e volgari, proprio perché ciò che è intimo è anche fragile, indifeso, vicino allo stato di innocenza, che, comunque, non deve ad andare a confondersi con l’instabilità emotiva.
Tutto questo affermare, questa esigenza di doversi esprimere per forza, questa necessità di dimostrare qualche cosa sempre e comunque è la plateale dimostrazione di quanto l’uomo abbia perso intimità con se stesso, non abbia più un rapporto di innocenza con il proprio pensiero e, perciò, non senta neppure il bisogno di salvarlo dai bracconieri spirituali del mondo.
Il mondo manca di pudore perché oramai non è più capace di relazionarsi con il tesoro che giace nelle persone.

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